Secondo voi, se la immaginiamo come un insieme di cose concrete, di beni, la Ricchezza è limitata o illimitata? E’ davvero alla portata di tutti, tanto che basta allungare la mano per avere la nostra parte, o no? E’ solo questione di incapacità e sfigataggine se uno rimane povero?
A dare una rapida occhiata al globo terracqueo verrebbe da dire che la ricchezza è limitata e ben difesa da chi già la possiede, visto che si concentra in poche mani e il resto dell’umanità muore di fame o quasi.

Le risorse, anch’esse, parrebbero limitate, visto che tutti si affannano ad accaparrarsi le ultime (dicono) gocce di petrolio. Il denaro sembra anch’esso una grandezza finita, visto che quando di parla di aumentare gli stipendi di chi non è ricco, i soldi misteriosamente finiscono, non ce ne sono, per carità, dobbiamo (dovete) tirare la cinghia.

A me verrebbe da pensare che la ricchezza si crea solo dallo spostamento della proprietà di un bene da una mano ad un’altra e che i beni a disposizione, le risorse, il denaro, non sono inesauribili ma dati e finiti.
E’ un togliere da una parte per aggiungere dall’altra e la parte che rimane vuota non si riempie di nuovo per miracolo. Chi si appropria della propria parte inevitabilmente priva gli altri della loro. E’ come fare a fette una torta. Una volta fatte le parti la torta non c’è più, c’est fini.

Invece cosa vi vogliono far credere gli economisti liberisti? Che finita la torta che si sono mangiati i ricchi e i loro amici, magicamente la torta continuerà a dare fette e a darne all’infinito, basta dar loro il vostro voto e permettere che i loro amici si arricchiscano ancora di più.
E’ come la storia dell’albero degli zecchini di Pinocchio. Se pianti i tuoi cinque zecchini, domani ne potrai raccogliere mille, duemila. Loro, per altro, sono come il Gatto e la Volpe: “noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri”.

Che c’entra mia zia ricca con questo discorso? C’entra perchè mi viene in mente un suo tipico ragionamento. Sto parlando del mio stipendio di 800 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza in albergo, e lei fa questa osservazione: “Eh, ma PER TE è una bella cifra.”
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E’ relativismo economico.
Nel mondo dei ricchi, il povero (sempre banalizzando i termini) o il non-ricco, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il prinicipio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, cagare. Per cui a lui bastano pochi schei. Per lui 800 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perchè vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e non si può.

Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe?
Un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà, e qui torniamo ai nostri economisti? Li avrete senz’altro sentiti dire:
“E’ meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente”.
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese, gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un’altra parte di popolazione servono per una cenetta per due.
Tenete presente che quella frase non si adatterebbe né ai loro figli né agli amici degli amici, né a loro stessi, per carità.
E’ come il concetto di posto fisso. “Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito”.
Per noi, perchè serve a loro e ai loro figli.

Ecco, sono ritornata a fare la comunista. Tanto per non parlare di ricchi, cammelli, crune degli aghi e Regni dei Cieli.


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