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A me piace molto la Francia, anzi la amo. La considero il grande paese la cui titanica cultura ha contribuito di più alla mia formazione. Forse più dell’America, che è venuta cronologicamente dopo.
Sono cresciuta a film francesi e a libri e film di Maigret. Ho riso con “Mon oncle” di Tati, ho visto e rivisto i crudelissimi film di Henri-Georges Clouzot.
Le prime parole straniere che ho imparato erano quelle di un disco di canzoni popolari francesi che mi era stato regalato da mio padre.
Sono rimasta affascinata dalla Rivoluzione Francese da un lato e dai fasti di Versailles raccontati da mia madre che l’aveva visitata. Parigi per me rimarrà per sempre quella in bianco e nero di Belfagor che si aggira per il Louvre. E’ un’insieme di idee, di immagini, di reverie, di interpretazioni che forse hanno poco a che fare con la vera Francia ma che a me è caro.

Per questo motivo, nonostante mi tenga costantemente informata su blog come quelli di Gabriele e Virginie, che riportano notizie di prima mano da quella parte di Europa, mi domando sempre più spesso se la Francia meriti veramente di non essere mai ricordata nelle news se non per le coglionate di Sarkozy.

Mi rifiuto di credere che non stia succedendo nulla oltralpe, oltre alle cortigianerie di palazzo.
Leggo che anche lì c’è una questione aperta sulla laicità, che a seguito del triste caso di Chantal Sebire che aveva chiesto di poter essere aiutata a morire per porre fine alle proprie sofferenze, si è riacceso il dibattito sul diritto all’eutanasia. Eppure mi tocca leggere anche questo:

Nel giorno in cui Chantal se n’è andata le associazioni che in Francia chiedono una legge sull’eutanasia si sono rivolte ieri a Carla Bruni, sperando che la “sua sensibilità di madre” le aiuti ad ottenere una legge. Un incontro sull’argomento col marito presidente Sarkozy chiesto in forza di 350mila firme a dicembre e rimasto senza neppure una risposta.

Davvero, ma cos’hanno fatto di male i francesi per avere un presidente-ometto sul quale Carla Bruni può appendere i suoi abiti da sfilata? Pare un paese tornato ai tempi della Pompadour, alla quale far arrivare i propri cahiers des doléances, sperando che le lusinghe di madame nel letto dell’ometto possano contare di più della forza delle opinioni?

Non posso credere che, tra un’occhiata e l’altra ad una scollatura, questo piccolo satiro non stia facendo nulla per il suo paese. Tempo fa udimmo l’idea di castrare i pedofili, poi una mezza idea di favorire la tv pubblica tassando le private, poi il nulla sotto vuoto spinto.
Secondo i nostri telecinegiornali Sarkozy è sempre in vacanza a pavoneggiarsi con il figone (stagionato, per altro) in passerella.
Qual’è il motivo che spinge il Grande Fratello mediatico mondiale a trasmettere della Francia un’immagine del genere? E’ un modo per screditarla? Un presidente ometto nel senso di appendiabiti, pare messo lì per non far nulla, se non il servo muto e che deve distrarre continuamente il pubblico con le vicende d’alcova per non dover parlare di cose serie.
Per esempio di cosa sta succedendo nelle banlieues, com’è la situazione economica, se i francesi soffrono dei nostri stessi problemi o sono messi meglio?
Mah, qualcuno mi spieghi, perchè la cosa sta diventando angosciante.


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A me piace molto la Francia, anzi la amo. La considero il grande paese la cui titanica cultura ha contribuito di più alla mia formazione. Forse più dell’America, che è venuta cronologicamente dopo.
Sono cresciuta a film francesi e a libri e film di Maigret. Ho riso con “Mon oncle” di Tati, ho visto e rivisto i crudelissimi film di Henri-Georges Clouzot.
Le prime parole straniere che ho imparato erano quelle di un disco di canzoni popolari francesi che mi era stato regalato da mio padre.
Sono rimasta affascinata dalla Rivoluzione Francese da un lato e dai fasti di Versailles raccontati da mia madre che l’aveva visitata. Parigi per me rimarrà per sempre quella in bianco e nero di Belfagor che si aggira per il Louvre. E’ un’insieme di idee, di immagini, di reverie, di interpretazioni che forse hanno poco a che fare con la vera Francia ma che a me è caro.

Per questo motivo, nonostante mi tenga costantemente informata su blog come quelli di Gabriele e Virginie, che riportano notizie di prima mano da quella parte di Europa, mi domando sempre più spesso se la Francia meriti veramente di non essere mai ricordata nelle news se non per le coglionate di Sarkozy.

Mi rifiuto di credere che non stia succedendo nulla oltralpe, oltre alle cortigianerie di palazzo.
Leggo che anche lì c’è una questione aperta sulla laicità, che a seguito del triste caso di Chantal Sebire che aveva chiesto di poter essere aiutata a morire per porre fine alle proprie sofferenze, si è riacceso il dibattito sul diritto all’eutanasia. Eppure mi tocca leggere anche questo:

Nel giorno in cui Chantal se n’è andata le associazioni che in Francia chiedono una legge sull’eutanasia si sono rivolte ieri a Carla Bruni, sperando che la “sua sensibilità di madre” le aiuti ad ottenere una legge. Un incontro sull’argomento col marito presidente Sarkozy chiesto in forza di 350mila firme a dicembre e rimasto senza neppure una risposta.

Davvero, ma cos’hanno fatto di male i francesi per avere un presidente-ometto sul quale Carla Bruni può appendere i suoi abiti da sfilata? Pare un paese tornato ai tempi della Pompadour, alla quale far arrivare i propri cahiers des doléances, sperando che le lusinghe di madame nel letto dell’ometto possano contare di più della forza delle opinioni?

Non posso credere che, tra un’occhiata e l’altra ad una scollatura, questo piccolo satiro non stia facendo nulla per il suo paese. Tempo fa udimmo l’idea di castrare i pedofili, poi una mezza idea di favorire la tv pubblica tassando le private, poi il nulla sotto vuoto spinto.
Secondo i nostri telecinegiornali Sarkozy è sempre in vacanza a pavoneggiarsi con il figone (stagionato, per altro) in passerella.
Qual’è il motivo che spinge il Grande Fratello mediatico mondiale a trasmettere della Francia un’immagine del genere? E’ un modo per screditarla? Un presidente ometto nel senso di appendiabiti, pare messo lì per non far nulla, se non il servo muto e che deve distrarre continuamente il pubblico con le vicende d’alcova per non dover parlare di cose serie.
Per esempio di cosa sta succedendo nelle banlieues, com’è la situazione economica, se i francesi soffrono dei nostri stessi problemi o sono messi meglio?
Mah, qualcuno mi spieghi, perchè la cosa sta diventando angosciante.


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Io non capisco le conversioni religiose, l’ho detto anche nel post pasquale. Non capisco ma mi adeguo.
Magdi Cristiano Allam si è fatto cristiano. Embé? Una vera notizia sarebbe stata che Calderoli si fosse fatto musulmano. Roberto Mohammed Calderoli. Oppure che Emilio Fede fosse passato al PD. Emilio Uolter Fede.

Era dai tempi della conversione all’Islam di Cassius Clay (divenuto Mohammed Alì) e del Melandri (vedi sotto) che non si parlava di cambi di casacca di fede con altrettanto clamore.
Tuttavia, a parte Hamas che dice sempre ciò che i nemici di Hamas si aspettano che dica, le autorità islamiche chiamate a commentare la (non) notizia hanno detto che la scelta di Allam è e rimane un fatto privato (infatti). Molto rumore per nulla.

Piuttosto mi chiedo: quanto gli sarà costato il tutto, tra prenotazione obbligatoria, affitto di San Pietro, disturbo del Santo Padre e obolo per i pii orfanelli?

http://www.youtube.com/v/usaJEJ_t52s&hl=it


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Io non capisco le conversioni religiose, l’ho detto anche nel post pasquale. Non capisco ma mi adeguo.
Magdi Cristiano Allam si è fatto cristiano. Embé? Una vera notizia sarebbe stata che Calderoli si fosse fatto musulmano. Roberto Mohammed Calderoli. Oppure che Emilio Fede fosse passato al PD. Emilio Uolter Fede.

Era dai tempi della conversione all’Islam di Cassius Clay (divenuto Mohammed Alì) e del Melandri (vedi sotto) che non si parlava di cambi di casacca di fede con altrettanto clamore.
Tuttavia, a parte Hamas che dice sempre ciò che i nemici di Hamas si aspettano che dica, le autorità islamiche chiamate a commentare la (non) notizia hanno detto che la scelta di Allam è e rimane un fatto privato (infatti). Molto rumore per nulla.

Piuttosto mi chiedo: quanto gli sarà costato il tutto, tra prenotazione obbligatoria, affitto di San Pietro, disturbo del Santo Padre e obolo per i pii orfanelli?


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Secondo voi, se la immaginiamo come un insieme di cose concrete, di beni, la Ricchezza è limitata o illimitata? E’ davvero alla portata di tutti, tanto che basta allungare la mano per avere la nostra parte, o no? E’ solo questione di incapacità e sfigataggine se uno rimane povero?
A dare una rapida occhiata al globo terracqueo verrebbe da dire che la ricchezza è limitata e ben difesa da chi già la possiede, visto che si concentra in poche mani e il resto dell’umanità muore di fame o quasi.

Le risorse, anch’esse, parrebbero limitate, visto che tutti si affannano ad accaparrarsi le ultime (dicono) gocce di petrolio. Il denaro sembra anch’esso una grandezza finita, visto che quando di parla di aumentare gli stipendi di chi non è ricco, i soldi misteriosamente finiscono, non ce ne sono, per carità, dobbiamo (dovete) tirare la cinghia.

A me verrebbe da pensare che la ricchezza si crea solo dallo spostamento della proprietà di un bene da una mano ad un’altra e che i beni a disposizione, le risorse, il denaro, non sono inesauribili ma dati e finiti.
E’ un togliere da una parte per aggiungere dall’altra e la parte che rimane vuota non si riempie di nuovo per miracolo. Chi si appropria della propria parte inevitabilmente priva gli altri della loro. E’ come fare a fette una torta. Una volta fatte le parti la torta non c’è più, c’est fini.

Invece cosa vi vogliono far credere gli economisti liberisti? Che finita la torta che si sono mangiati i ricchi e i loro amici, magicamente la torta continuerà a dare fette e a darne all’infinito, basta dar loro il vostro voto e permettere che i loro amici si arricchiscano ancora di più.
E’ come la storia dell’albero degli zecchini di Pinocchio. Se pianti i tuoi cinque zecchini, domani ne potrai raccogliere mille, duemila. Loro, per altro, sono come il Gatto e la Volpe: “noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri”.

Che c’entra mia zia ricca con questo discorso? C’entra perchè mi viene in mente un suo tipico ragionamento. Sto parlando del mio stipendio di 800 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza in albergo, e lei fa questa osservazione: “Eh, ma PER TE è una bella cifra.”
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E’ relativismo economico.
Nel mondo dei ricchi, il povero (sempre banalizzando i termini) o il non-ricco, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il prinicipio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, cagare. Per cui a lui bastano pochi schei. Per lui 800 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perchè vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e non si può.

Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe?
Un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà, e qui torniamo ai nostri economisti? Li avrete senz’altro sentiti dire:
“E’ meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente”.
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese, gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un’altra parte di popolazione servono per una cenetta per due.
Tenete presente che quella frase non si adatterebbe né ai loro figli né agli amici degli amici, né a loro stessi, per carità.
E’ come il concetto di posto fisso. “Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito”.
Per noi, perchè serve a loro e ai loro figli.

Ecco, sono ritornata a fare la comunista. Tanto per non parlare di ricchi, cammelli, crune degli aghi e Regni dei Cieli.


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Secondo voi, se la immaginiamo come un insieme di cose concrete, di beni, la Ricchezza è limitata o illimitata? E’ davvero alla portata di tutti, tanto che basta allungare la mano per avere la nostra parte, o no? E’ solo questione di incapacità e sfigataggine se uno rimane povero?
A dare una rapida occhiata al globo terracqueo verrebbe da dire che la ricchezza è limitata e ben difesa da chi già la possiede, visto che si concentra in poche mani e il resto dell’umanità muore di fame o quasi.

Le risorse, anch’esse, parrebbero limitate, visto che tutti si affannano ad accaparrarsi le ultime (dicono) gocce di petrolio. Il denaro sembra anch’esso una grandezza finita, visto che quando di parla di aumentare gli stipendi di chi non è ricco, i soldi misteriosamente finiscono, non ce ne sono, per carità, dobbiamo (dovete) tirare la cinghia.

A me verrebbe da pensare che la ricchezza si crea solo dallo spostamento della proprietà di un bene da una mano ad un’altra e che i beni a disposizione, le risorse, il denaro, non sono inesauribili ma dati e finiti.
E’ un togliere da una parte per aggiungere dall’altra e la parte che rimane vuota non si riempie di nuovo per miracolo. Chi si appropria della propria parte inevitabilmente priva gli altri della loro. E’ come fare a fette una torta. Una volta fatte le parti la torta non c’è più, c’est fini.

Invece cosa vi vogliono far credere gli economisti liberisti? Che finita la torta che si sono mangiati i ricchi e i loro amici, magicamente la torta continuerà a dare fette e a darne all’infinito, basta dar loro il vostro voto e permettere che i loro amici si arricchiscano ancora di più.
E’ come la storia dell’albero degli zecchini di Pinocchio. Se pianti i tuoi cinque zecchini, domani ne potrai raccogliere mille, duemila. Loro, per altro, sono come il Gatto e la Volpe: “noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri”.

Che c’entra mia zia ricca con questo discorso? C’entra perchè mi viene in mente un suo tipico ragionamento. Sto parlando del mio stipendio di 800 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza in albergo, e lei fa questa osservazione: “Eh, ma PER TE è una bella cifra.”
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E’ relativismo economico.
Nel mondo dei ricchi, il povero (sempre banalizzando i termini) o il non-ricco, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il prinicipio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, cagare. Per cui a lui bastano pochi schei. Per lui 800 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perchè vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e non si può.

Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe?
Un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà, e qui torniamo ai nostri economisti? Li avrete senz’altro sentiti dire:
“E’ meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente”.
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese, gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un’altra parte di popolazione servono per una cenetta per due.
Tenete presente che quella frase non si adatterebbe né ai loro figli né agli amici degli amici, né a loro stessi, per carità.
E’ come il concetto di posto fisso. “Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito”.
Per noi, perchè serve a loro e ai loro figli.

Ecco, sono ritornata a fare la comunista. Tanto per non parlare di ricchi, cammelli, crune degli aghi e Regni dei Cieli.


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Esaurite le menate tipo uova di cioccolato, teneri agnellini, gite fuoriporta e milioni di italiani in viaggio sulle strade con la benzina alle stelle, (gli stessi che due giorni fa non arrivavano a fine mese, sempre secondo i gazzettieri), si può finalmente tornare a parlare di cosa è veramente la Pasqua. Pagato il pegno ai mercanti si può rioccupare il tempio per un momento di spiritualità.

Premetto che io mangio preti regolarmente a pranzo e cena e, trovandomi di fronte al dolore delle persone ogni giorno, Dio lo nomino spesso e volentieri invano ma Gesù è un mio punto fermo culturale oltrechè un faro nella nebbia per i momenti di buio.
Con il massimo rispetto dovuto alle altre religioni, non potrei immaginarmi altro che cristiana.
Si può essere agnostici quindi (io non sono un cazzo e non posso sapere se Dio esiste o non esiste per cui non ho certezze) e amare profondamente l’idea di Gesù.
La chiesa cattolica non c’entra, non c’entra la religione, non c’entra Dio, sto facendo un discorso irrazionale, lo so, ma in questo momento lascio prevalere il cervello emotivo, non la stronzissima corteccia che vuole dare una spiegazione logica a tutto fino a perdere la ragione. Cristo non si spiega e non ci si ragiona sopra. Si accetta e basta. Si segue senza fare domande.

Badate, è irrilevante che Gesù sia esistito o meno, che fosse Dio o meno, quello che conta ed è fondamentale è l’idea del cristianesimo, l’idea del Perdono, del rompere la catena dell’odio, della tolleranza, di un Dio che non è più il feroce tiranno che spiana le città ma che è pronto ad accoglierti senza condizioni, a guarirti dalla malattia, dalla cecità, perfino dalla morte. E’ questa idea RIVOLUZIONARIA, che implica la possibilità di un altro mondo possibile, di un cambiamento dal prima al dopo, e che inequivocabilmente ESISTE nella nostra cultura, che a me piace e che mi dà la fiducia in un domani.

Proprio per questo non sopporto, e lo dico sinceramente, l’attuale revisionismo da baraccone attorno a Gesù. Revisionismo che, tra l’altro, a differenza di altri, non suscita altrettanta indignazione.
Non è esistito, non è morto ma è andato in esilio, hanno inscenato una falsa crocifissione, è morto ma non crocifisso (e di che cosa, di freddo?), nessuno in pratica è responsabile della sua morte.
La religione precristiana era timore di Dio e voglia di ribellarsi ad un Padrone crudele, un mondo di prometei incatenati. Cristo offre una speranza oltre al Dio Padrone, che vi possa essere una pace lontana, che si possa perdonare, che Dio possa scendere allo stesso piano dell’uomo e abbracciarlo con amore. Che siamo tutti uguali di fronte alla morte e tutti fratelli.
Togliete Cristo al mondo, l’idea rivoluzionaria del cristianesimo, l’essenza del Cristo e rimarrà solo aridità e follia e di nuovo tornerà a regnare un Dio Padrone senza cuore, contro il quale si può solo diventare atei. E’ quello il Dio che “è morto”.
E’ curioso tra l’altro che, in questo stesso momento storico, tanti si definiscano cristiani rinati mentre vanno in giro a massacrare altri uomini per guerre basate su menzogne e false guerre di religione.

La Pasqua quindi è la Passione e la Passione cos’é? E’ il momento in cui tutto il dolore dell’Uomo si concentra simbolicamente su uno e ci fa capire cos’è la sofferenza.
Il Cristo flagellato rappresenta tutti i poveri cristi del prima e del poi. Tutte le vittime della tortura, della persecuzione. E’ un Dio che muore immedesimandosi negli uomini che muoiono e soffrono, è EMPATIA. Ogniqualvolta vediamo qualcuno che soffre e sentiamo dentro quel dolore sordo e straziante che ci fa sentire simili a lui, ci muove più velocemente il cuore e fa sgorgare le lacrime, è il ricordo di quella lontana crocifissione.

Non ho scelto a caso l’immagine del Cristo flagellato dal film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Questo film considerato truculento, reazionario, preconciliare e ovviamente tacciato di antisemitismo.
Personalmente la ricostruzione cinematografica della Passione che preferisco è quella, non meno feroce, di Scorsese de “L’ultima tentazione”, della quale ricordo soprattutto l’immagine del demonio che sfila i chiodi a Gesù e l’idea finale dell’uomo che sceglie comunque il suo destino di farsi Dio.
Il film di Gibson, però, è quello che maggiormente sconvolge dal punto di vista più intimo e il più moderno, paradossalmente.
Forse perchè solo il tono iperrealista da snuff-movie può rendere oggi l’idea di cosa sia un sacrificio umano. Troppo sangue, troppo compiacimento? Come se di tale compiacimento sadico non vedessimo i frutti ogni giorno appena un carnefice e una vittima si trovano nella stessa stanza.
Il film è un buon test, anche se un po’ sadico, forse. Se, rimanendo sconvolti da quel martirio, riusciamo ancora a provare pietà per chi soffre, è torturato e muore solo, se ci ricordiamo improvvisamente del messaggio originario del cristianesimo dell’empatia, tutto ciò è un buon segno, vuol dire semplicemente che siamo ancora vivi.


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Esaurite le menate tipo uova di cioccolato, teneri agnellini, gite fuoriporta e milioni di italiani in viaggio sulle strade con la benzina alle stelle, (gli stessi che due giorni fa non arrivavano a fine mese, sempre secondo i gazzettieri), si può finalmente tornare a parlare di cosa è veramente la Pasqua. Pagato il pegno ai mercanti si può rioccupare il tempio per un momento di spiritualità.

Premetto che io mangio preti regolarmente a pranzo e cena e, trovandomi di fronte al dolore delle persone ogni giorno, Dio lo nomino spesso e volentieri invano ma Gesù è un mio punto fermo culturale oltrechè un faro nella nebbia per i momenti di buio.
Con il massimo rispetto dovuto alle altre religioni, non potrei immaginarmi altro che cristiana.
Si può essere agnostici quindi (io non sono un cazzo e non posso sapere se Dio esiste o non esiste per cui non ho certezze) e amare profondamente l’idea di Gesù.
La chiesa cattolica non c’entra, non c’entra la religione, non c’entra Dio, sto facendo un discorso irrazionale, lo so, ma in questo momento lascio prevalere il cervello emotivo, non la stronzissima corteccia che vuole dare una spiegazione logica a tutto fino a perdere la ragione. Cristo non si spiega e non ci si ragiona sopra. Si accetta e basta. Si segue senza fare domande.

Badate, è irrilevante che Gesù sia esistito o meno, che fosse Dio o meno, quello che conta ed è fondamentale è l’idea del cristianesimo, l’idea del Perdono, del rompere la catena dell’odio, della tolleranza, di un Dio che non è più il feroce tiranno che spiana le città ma che è pronto ad accoglierti senza condizioni, a guarirti dalla malattia, dalla cecità, perfino dalla morte. E’ questa idea RIVOLUZIONARIA, che implica la possibilità di un altro mondo possibile, di un cambiamento dal prima al dopo, e che inequivocabilmente ESISTE nella nostra cultura, che a me piace e che mi dà la fiducia in un domani.

Proprio per questo non sopporto, e lo dico sinceramente, l’attuale revisionismo da baraccone attorno a Gesù. Revisionismo che, tra l’altro, a differenza di altri, non suscita altrettanta indignazione.
Non è esistito, non è morto ma è andato in esilio, hanno inscenato una falsa crocifissione, è morto ma non crocifisso (e di che cosa, di freddo?), nessuno in pratica è responsabile della sua morte.
La religione precristiana era timore di Dio e voglia di ribellarsi ad un Padrone crudele, un mondo di prometei incatenati. Cristo offre una speranza oltre al Dio Padrone, che vi possa essere una pace lontana, che si possa perdonare, che Dio possa scendere allo stesso piano dell’uomo e abbracciarlo con amore. Che siamo tutti uguali di fronte alla morte e tutti fratelli.
Togliete Cristo al mondo, l’idea rivoluzionaria del cristianesimo, l’essenza del Cristo e rimarrà solo aridità e follia e di nuovo tornerà a regnare un Dio Padrone senza cuore, contro il quale si può solo diventare atei. E’ quello il Dio che “è morto”.
E’ curioso tra l’altro che, in questo stesso momento storico, tanti si definiscano cristiani rinati mentre vanno in giro a massacrare altri uomini per guerre basate su menzogne e false guerre di religione.

La Pasqua quindi è la Passione e la Passione cos’é? E’ il momento in cui tutto il dolore dell’Uomo si concentra simbolicamente su uno e ci fa capire cos’è la sofferenza.
Il Cristo flagellato rappresenta tutti i poveri cristi del prima e del poi. Tutte le vittime della tortura, della persecuzione. E’ un Dio che muore immedesimandosi negli uomini che muoiono e soffrono, è EMPATIA. Ogniqualvolta vediamo qualcuno che soffre e sentiamo dentro quel dolore sordo e straziante che ci fa sentire simili a lui, ci muove più velocemente il cuore e fa sgorgare le lacrime, è il ricordo di quella lontana crocifissione.

Non ho scelto a caso l’immagine del Cristo flagellato dal film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Questo film considerato truculento, reazionario, preconciliare e ovviamente tacciato di antisemitismo.
Personalmente la ricostruzione cinematografica della Passione che preferisco è quella, non meno feroce, di Scorsese de “L’ultima tentazione”, della quale ricordo soprattutto l’immagine del demonio che sfila i chiodi a Gesù e l’idea finale dell’uomo che sceglie comunque il suo destino di farsi Dio.
Il film di Gibson, però, è quello che maggiormente sconvolge dal punto di vista più intimo e il più moderno, paradossalmente.
Forse perchè solo il tono iperrealista da snuff-movie può rendere oggi l’idea di cosa sia un sacrificio umano. Troppo sangue, troppo compiacimento? Come se di tale compiacimento sadico non vedessimo i frutti ogni giorno appena un carnefice e una vittima si trovano nella stessa stanza.
Il film è un buon test, anche se un po’ sadico, forse. Se, rimanendo sconvolti da quel martirio, riusciamo ancora a provare pietà per chi soffre, è torturato e muore solo, se ci ricordiamo improvvisamente del messaggio originario del cristianesimo dell’empatia, tutto ciò è un buon segno, vuol dire semplicemente che siamo ancora vivi.


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In questo blog, per le festività, si fanno le cose in grande e quindi anche l’uovo (che si chiama Pasquale, per la cronaca), viene di conseguenza.
Nel farvi i miei più affettuosi auguri di Buona Pasqua, mi piace aggiungere questo omaggio.

Nell’ovone, tutto di goduriosa cioccolata della migliore qualità possibile, che virtualmente regalo ad ognuno di voi affinchè tutti possiate abbuffarvici (attenti però perchè si ingrassa anche solo immaginando di mangiare), c’è ovviamente la sorpresa.

Il bello qui è che ognuno può immaginare di trovarci quello che desidera, senza limiti alla fantasia e senza brutte sorprese.
Niente portachiavi, giochini di plastica da montare, braccialettini, collanine, anellini d’argento e quell’espressione inequivocabile di delusione che assume chi ha appena scoperto che la sorpresa era una sorpresa del piffero. Delusione che necessita di essere consolata con un’overdose di cioccolato: fondente, bianco, al latte, nocciolato o al peperoncino.
Ecco spiegato il motivo della bruttezza della sorpresa: più brutta è, più cioccolata si mangia, più uova si comprano sperando che almeno in una la sorpresa sia decente. Un’abile strategia di marketing nascosta dietro a quella che voi credevate essere solo l’avarizia dei fabbricanti di uova.

Pasquale l’ovone, invece, viene accessoriato con il meglio del meglio delle sorprese. Dentro c’è quanto di più bello possiate desiderare. Fate questo gioco di fantasia e vedrete che dopo la cioccolata non la guarderete neppure.

Cosa vorrei trovarci io oggi, dentro ad un uovo così grande? Una cosa piccola piccola, una bottiglia di ammorbidente. Adesso che ci penso, anche una confezione di anticalcare.
Entrambi di un tipo particolare, in grado di sciogliere le incrostazioni mentali e ammorbidire le posizioni ideologiche e che restituissero a tutti i cervelli un meraviglioso senso di relativismo, empatia e capacità di immedesimazione delle posizioni dell’altro.
Da usare a litri su me stessa per prima, per dare il buon esempio, e poi da consigliare a coloro con i quali mi trovo in questi giorni a discutere su argomenti tipo politica ed elezioni, diritti civili e il-solito-antisemitismo-mascherato-da-antisionismo.
Ammorbidire e disincrostare. Potrebbe essere un’idea, non solo per un bucato più morbido e una lavatrice che vive di più.

P.S. A proposito di elezioni. Vota ElfoBruno per Kilombo.


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In questo blog, per le festività, si fanno le cose in grande e quindi anche l’uovo (che si chiama Pasquale, per la cronaca), viene di conseguenza.
Nel farvi i miei più affettuosi auguri di Buona Pasqua, mi piace aggiungere questo omaggio.

Nell’ovone, tutto di goduriosa cioccolata della migliore qualità possibile, che virtualmente regalo ad ognuno di voi affinchè tutti possiate abbuffarvici (attenti però perchè si ingrassa anche solo immaginando di mangiare), c’è ovviamente la sorpresa.

Il bello qui è che ognuno può immaginare di trovarci quello che desidera, senza limiti alla fantasia e senza brutte sorprese.
Niente portachiavi, giochini di plastica da montare, braccialettini, collanine, anellini d’argento e quell’espressione inequivocabile di delusione che assume chi ha appena scoperto che la sorpresa era una sorpresa del piffero. Delusione che necessita di essere consolata con un’overdose di cioccolato: fondente, bianco, al latte, nocciolato o al peperoncino.
Ecco spiegato il motivo della bruttezza della sorpresa: più brutta è, più cioccolata si mangia, più uova si comprano sperando che almeno in una la sorpresa sia decente. Un’abile strategia di marketing nascosta dietro a quella che voi credevate essere solo l’avarizia dei fabbricanti di uova.

Pasquale l’ovone, invece, viene accessoriato con il meglio del meglio delle sorprese. Dentro c’è quanto di più bello possiate desiderare. Fate questo gioco di fantasia e vedrete che dopo la cioccolata non la guarderete neppure.

Cosa vorrei trovarci io oggi, dentro ad un uovo così grande? Una cosa piccola piccola, una bottiglia di ammorbidente. Adesso che ci penso, anche una confezione di anticalcare.
Entrambi di un tipo particolare, in grado di sciogliere le incrostazioni mentali e ammorbidire le posizioni ideologiche e che restituissero a tutti i cervelli un meraviglioso senso di relativismo, empatia e capacità di immedesimazione delle posizioni dell’altro.
Da usare a litri su me stessa per prima, per dare il buon esempio, e poi da consigliare a coloro con i quali mi trovo in questi giorni a discutere su argomenti tipo politica ed elezioni, diritti civili e il-solito-antisemitismo-mascherato-da-antisionismo.
Ammorbidire e disincrostare. Potrebbe essere un’idea, non solo per un bucato più morbido e una lavatrice che vive di più.

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