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“Sarebbe stata la deflagrazione dell’esplosivo portato dai terroristi centrati dai tiri dei militari israeliani a causare la morte di una madre palestinese e dei suoi quattro bambini. È quanto emerge da una prima inchiesta condotta dalle Forze di Difesa israeliane sulle circostanze esatte del tragico incidente occorso lunedì a Beit Hanoun, nella parte nord della striscia di Gaza. Secondo i primi risultati dell’indagine, due terroristi palestinesi sono stati individuati nei pressi alla casa dove si trovava la famiglia Abu Meatak. A quel punto forze aeree israeliane sparavano e colpivano i due terroristi, che però stavano trasportando ordigni esplosivi i quali di conseguenza sono esplosi provocando una seconda deflagrazione che investiva l’edificio e provocava la strage della famiglia.
Una portavoce militare israeliana ha riferito che lunedì i terroristi avevano ripetutamente aperto il fuoco contro i soldati a partire da zone abitate, dalle quali spesso vengono lanciati missili Qassam verso Israele. “Si tratta dell’ennesimo caso di uso dei civili come scudi umani da parte dei terroristi”, ha aggiunto la portavoce”.(Da: Jerusalem Post, YnetNews, Ha’aretez, 28.04.08) tratto da Israele.net)

Ecco, ci chiedevamo da dove Claudio Pagliara, corrispondente dei TG RAI dal medioriente avesse ricavato la storia un tantino sporca della mamma e dei bambini di Gaza saltati in aria perchè capitati per colmo di sfiga all’incrocio tra un missile (altre fonti dell’esercito dicono un carro armato) israeliano e due terroristi palestinesi imbottiti di esplosivo che saltando in aria e coinvolgendo nell’esplosione la sventurata famiglia avevano provvidenzialmente scagionato gli israeliani.

Ma si, che palle, ancora bambini palestinesi morti. Invece di cercare di scoprire come sono andate le cose, andiamo direttamente a prendere la versione ufficiale precotta di Tsahal, la passiamo un tantino al microonde ed è pronta da far ingoiare al pubblico rimminchionito delle otto di sera.
Magari c’era pure una bombola d’ossigeno che ha fatto la sua parte. O una pentola a pressione difettosa. Magari a qualcuno è scappata una scorreggia di troppo.
E poi la devono smettere quelle cazzo di case palestinesi di mettersi sempre davanti al tiro dei tank. Già bastano i fotoreporters, che ti si parano davanti all’improvviso, come quel tale Ciriello, tempo fa.

La prossima volta e i prossimi bambini morti, si può dire, per far prima, che sono scoppiati da soli di salute. Tanto si sa che a Gaza se non salta in aria per sfiga una bombola di gas o un bambino troppo sano, si campa fino a 150 anni.

(nella foto: Raffaele Ciriello, Venosa 1959-Ramallah 2002)

Mi dispiace se qualcuno si sentirà disturbato dalla foto che pubblico in apertura ma è necessario mostrare certe immagini per renderci conto che quelli sono esseri umani, non “bastardi terroristi”.
Ovviamente anche in Israele non tutti si bevono le versioni ufficiali dell’esercito e ne approvano le azioni ma di costoro, ebrei e arabi che si battono assieme da anni per la pace, non si deve parlare. Anzi si fa in modo che non esistano proprio, oscurandoli completamente dall’informazione.
Il nostro Raffaele Ciriello, centrato dal tiro di un tank a Ramallah mentre cercava di documentare i fatti che stavano accadendo, non ha avuto giustizia.


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“Sarebbe stata la deflagrazione dell’esplosivo portato dai terroristi centrati dai tiri dei militari israeliani a causare la morte di una madre palestinese e dei suoi quattro bambini. È quanto emerge da una prima inchiesta condotta dalle Forze di Difesa israeliane sulle circostanze esatte del tragico incidente occorso lunedì a Beit Hanoun, nella parte nord della striscia di Gaza. Secondo i primi risultati dell’indagine, due terroristi palestinesi sono stati individuati nei pressi alla casa dove si trovava la famiglia Abu Meatak. A quel punto forze aeree israeliane sparavano e colpivano i due terroristi, che però stavano trasportando ordigni esplosivi i quali di conseguenza sono esplosi provocando una seconda deflagrazione che investiva l’edificio e provocava la strage della famiglia.
Una portavoce militare israeliana ha riferito che lunedì i terroristi avevano ripetutamente aperto il fuoco contro i soldati a partire da zone abitate, dalle quali spesso vengono lanciati missili Qassam verso Israele. “Si tratta dell’ennesimo caso di uso dei civili come scudi umani da parte dei terroristi”, ha aggiunto la portavoce”.(Da: Jerusalem Post, YnetNews, Ha’aretez, 28.04.08) tratto da Israele.net)

Ecco, ci chiedevamo da dove Claudio Pagliara, corrispondente dei TG RAI dal medioriente avesse ricavato la storia un tantino sporca della mamma e dei bambini di Gaza saltati in aria perchè capitati per colmo di sfiga all’incrocio tra un missile (altre fonti dell’esercito dicono un carro armato) israeliano e due terroristi palestinesi imbottiti di esplosivo che saltando in aria e coinvolgendo nell’esplosione la sventurata famiglia avevano provvidenzialmente scagionato gli israeliani.

Ma si, che palle, ancora bambini palestinesi morti. Invece di cercare di scoprire come sono andate le cose, andiamo direttamente a prendere la versione ufficiale precotta di Tsahal, la passiamo un tantino al microonde ed è pronta da far ingoiare al pubblico rimminchionito delle otto di sera.
Magari c’era pure una bombola d’ossigeno che ha fatto la sua parte. O una pentola a pressione difettosa. Magari a qualcuno è scappata una scorreggia di troppo.
E poi la devono smettere quelle cazzo di case palestinesi di mettersi sempre davanti al tiro dei tank. Già bastano i fotoreporters, che ti si parano davanti all’improvviso, come quel tale Ciriello, tempo fa.

La prossima volta e i prossimi bambini morti, si può dire, per far prima, che sono scoppiati da soli di salute. Tanto si sa che a Gaza se non salta in aria per sfiga una bombola di gas o un bambino troppo sano, si campa fino a 150 anni.

(nella foto: Raffaele Ciriello, Venosa 1959-Ramallah 2002)

Mi dispiace se qualcuno si sentirà disturbato dalla foto che pubblico in apertura ma è necessario mostrare certe immagini per renderci conto che quelli sono esseri umani, non “bastardi terroristi”.
Ovviamente anche in Israele non tutti si bevono le versioni ufficiali dell’esercito e ne approvano le azioni ma di costoro, ebrei e arabi che si battono assieme da anni per la pace, non si deve parlare. Anzi si fa in modo che non esistano proprio, oscurandoli completamente dall’informazione.
Il nostro Raffaele Ciriello, centrato dal tiro di un tank a Ramallah mentre cercava di documentare i fatti che stavano accadendo, non ha avuto giustizia.


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Una portavoce militare israeliana ha riferito che lunedì i terroristi avevano ripetutamente aperto il fuoco contro i soldati a partire da zone abitate, dalle quali spesso vengono lanciati missili Qassam verso Israele. “Si tratta dell’ennesimo caso di uso dei civili come scudi umani da parte dei terroristi”, ha aggiunto la portavoce”.(Da: Jerusalem Post, YnetNews, Ha’aretez, 28.04.08) tratto da Israele.net)

Ecco, ci chiedevamo da dove Claudio Pagliara, corrispondente dei TG RAI dal medioriente avesse ricavato la storia un tantino sporca della mamma e dei bambini di Gaza saltati in aria perchè capitati per colmo di sfiga all’incrocio tra un missile (altre fonti dell’esercito dicono un carro armato) israeliano e due terroristi palestinesi imbottiti di esplosivo che saltando in aria e coinvolgendo nell’esplosione la sventurata famiglia avevano provvidenzialmente scagionato gli israeliani.

Ma si, che palle, ancora bambini palestinesi morti. Invece di cercare di scoprire come sono andate le cose, andiamo direttamente a prendere la versione ufficiale precotta di Tsahal, la passiamo un tantino al microonde ed è pronta da far ingoiare al pubblico rimminchionito delle otto di sera.
Magari c’era pure una bombola d’ossigeno che ha fatto la sua parte. O una pentola a pressione difettosa. Magari a qualcuno è scappata una scorreggia di troppo.
E poi la devono smettere quelle cazzo di case palestinesi di mettersi sempre davanti al tiro dei tank. Già bastano i fotoreporters, che ti si parano davanti all’improvviso, come quel tale Ciriello, tempo fa.

La prossima volta e i prossimi bambini morti, si può dire, per far prima, che sono scoppiati da soli di salute. Tanto si sa che a Gaza se non salta in aria per sfiga una bombola di gas o un bambino troppo sano, si campa fino a 150 anni.

(nella foto: Raffaele Ciriello, Venosa 1959-Ramallah 2002)

Mi dispiace se qualcuno si sentirà disturbato dalla foto che pubblico in apertura ma è necessario mostrare certe immagini per renderci conto che quelli sono esseri umani, non “bastardi terroristi”.
Ovviamente anche in Israele non tutti si bevono le versioni ufficiali dell’esercito e ne approvano le azioni ma di costoro, ebrei e arabi che si battono assieme da anni per la pace, non si deve parlare. Anzi si fa in modo che non esistano proprio, oscurandoli completamente dall’informazione.
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Una delle frasi ricorrenti durante il primo governo Berlusconi, pronunciata da chi l’aveva eletto, era: “lasciatelo lavorare“. Sottotitolo: vedrete cosa riuscirà a fare.
Nei cinque anni del secondo governo Berlusconi, iniziati all’insegna dello stesso slogan: “lasciatelo fare e vedrete“, abbiamo visto per la verità realizzate molte cose che servivano più a lui che a noi.
Non ce lo ricordiamo più perchè giornali e TV sono incaricati di coprire le notizie con tonnellate di spazzatura mediatica tipo il calamarone scongelato ma nel 2006 la gente era scontenta di Berlusconi e votò Prodi per disperazione, non certo per il sex-appeal del professore.

Il governo Prodi, nonostante i media (in gran parte casualmente berlusconiani) che ne hanno parlato male dal primo giorno di vita, ha governicchiato e non ha fatto riforme importanti, è vero ma qualcosina di buono l’ha fatto. Lo scontrino intelligente grazie al quale si può scaricare sul 730 anche l’aspirina sembrerà una cavolata ma è una cosa che esiste in tutti i paesi civili e che prima non c’era. Che poi, grazie ai media solo un poco vicini a Berlusconi, Prodi sia diventato il responsabile di tutti i mali del paese, era una conseguenza inevitabile della mancata soluzione del conflitto di interessi.

Ora inizia il terzo governo Berlusconi, con una maggioranza tale da non permettergli più di sbagliare e con i media quasi totalmente pronti a vantare come miracoli anche le cose che non saranno fatte o che saranno fatte male. L’unica opposizione si chiama Walter Veltroni e ho detto tutto. Questa volta il premier non potrà più nemmeno dare la colpa ai comunisti, a meno che la città di Massa non proclami la secessione, si doti di armi nucelari e dichiari guerra alla repubblica.

In fondo Berlusconi mi ricorda il gabbiano Jonathan Livingston, ossessionato dal voler volare in modo perfetto. Ci riuscirà, nonostante il Grande Gabbiano del Nord?
Questa situazione mi fa piacere. Con questi numeri in Parlamento ora il miracolo che gli italiani aspettano da anni potrà veramente avverarsi. Non ci sono più scuse ed io ci spero proprio.
Ci toglierà i troppi stranieri dalle palle? Toglierà l’ICI, riuscirà a debellare la zanzara tigre? Magari.
Ha promesso di risolvere il problema della monnezza in Campania, benissimo. Bisognerà vedere se la Camorra vorrà collaborare e a che prezzo.
Salverà l’Alitalia e Malpensa, ancora meglio. Si dovrà valutare di quanto si dovrà indebitare lo Stato per la scelta autarchica di rinazionalizzare la compagnia aerea. Ohibò, che ne dicono i liberisti alla Capezzone?
In ogni caso pagheremo noi come sempre e pagheremo caro ma non ce lo faranno sapere. Questa sarà l’unica novità.
Già stasera, in un interessante servizietto sugli spray al peperoncino, il TG1 ci ha detto che “gli stupri sono in calo e avvengono per lo più tra le pareti domestiche”. Una cosa che era vera anche due settimane fa.
In attesa del Grande Miracolo di Berlusconi ecco il primo miracolino di Alemanno e dei suoi sostenitori sventastupri.

Sarebbe veramente bello potersi ricredere su Berlusconi e vederlo governare bene ma temo non sarà possibile.
Lui è una televendita vivente. La tecnica è vendere un prodotto scadente ad un prezzo maggiorato contornandolo però di “omaggi” di ancor più scarso valore. “E solo per oggi ti regaliamo anche la coppia di cuscini anticervicale”. Le sue sono promesse da venditore. E’ più facile che un cammello passi da una cruna di un ago che un piazzista non ti rifili la patacca.
Sempre pronta a ricredermi, per carità, eh?

Vorrei lanciare una sfida agli elettori di Berlusconi. Io mi ricrederò su Berlusconi nel caso governi bene ma se per caso un giorno loro non si considerassero soddisfatti del loro acquisto e magari scoprissero di essere stati buggerati, sarebbero disposti ad ammettere di aver preso una fregatura e ad esercitare il diritto di recesso?
Sarebbe una buona cosa e dimostrerebbe che il loro voto lo hanno dato per convinzione e non alla cavolo di cane.

P.S. In questi giorni di vacanza ho molto invidiato i gabbiani come quello che ho fotografato. Aria buona, buon pesce, umani tutto sommato amichevoli, qualche discussione con corvi e falchi pellegrini ma niente politica. Da che parte si fa la fila per rinascere gabbiani?


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Una delle frasi ricorrenti durante il primo governo Berlusconi, pronunciata da chi l’aveva eletto, era: “lasciatelo lavorare“. Sottotitolo: vedrete cosa riuscirà a fare.
Nei cinque anni del secondo governo Berlusconi, iniziati all’insegna dello stesso slogan: “lasciatelo fare e vedrete“, abbiamo visto per la verità realizzate molte cose che servivano più a lui che a noi.
Non ce lo ricordiamo più perchè giornali e TV sono incaricati di coprire le notizie con tonnellate di spazzatura mediatica tipo il calamarone scongelato ma nel 2006 la gente era scontenta di Berlusconi e votò Prodi per disperazione, non certo per il sex-appeal del professore.

Il governo Prodi, nonostante i media (in gran parte casualmente berlusconiani) che ne hanno parlato male dal primo giorno di vita, ha governicchiato e non ha fatto riforme importanti, è vero ma qualcosina di buono l’ha fatto. Lo scontrino intelligente grazie al quale si può scaricare sul 730 anche l’aspirina sembrerà una cavolata ma è una cosa che esiste in tutti i paesi civili e che prima non c’era. Che poi, grazie ai media solo un poco vicini a Berlusconi, Prodi sia diventato il responsabile di tutti i mali del paese, era una conseguenza inevitabile della mancata soluzione del conflitto di interessi.

Ora inizia il terzo governo Berlusconi, con una maggioranza tale da non permettergli più di sbagliare e con i media quasi totalmente pronti a vantare come miracoli anche le cose che non saranno fatte o che saranno fatte male. L’unica opposizione si chiama Walter Veltroni e ho detto tutto. Questa volta il premier non potrà più nemmeno dare la colpa ai comunisti, a meno che la città di Massa non proclami la secessione, si doti di armi nucelari e dichiari guerra alla repubblica.

In fondo Berlusconi mi ricorda il gabbiano Jonathan Livingston, ossessionato dal voler volare in modo perfetto. Ci riuscirà, nonostante il Grande Gabbiano del Nord?
Questa situazione mi fa piacere. Con questi numeri in Parlamento ora il miracolo che gli italiani aspettano da anni potrà veramente avverarsi. Non ci sono più scuse ed io ci spero proprio.
Ci toglierà i troppi stranieri dalle palle? Toglierà l’ICI, riuscirà a debellare la zanzara tigre? Magari.
Ha promesso di risolvere il problema della monnezza in Campania, benissimo. Bisognerà vedere se la Camorra vorrà collaborare e a che prezzo.
Salverà l’Alitalia e Malpensa, ancora meglio. Si dovrà valutare di quanto si dovrà indebitare lo Stato per la scelta autarchica di rinazionalizzare la compagnia aerea. Ohibò, che ne dicono i liberisti alla Capezzone?
In ogni caso pagheremo noi come sempre e pagheremo caro ma non ce lo faranno sapere. Questa sarà l’unica novità.
Già stasera, in un interessante servizietto sugli spray al peperoncino, il TG1 ci ha detto che “gli stupri sono in calo e avvengono per lo più tra le pareti domestiche”. Una cosa che era vera anche due settimane fa.
In attesa del Grande Miracolo di Berlusconi ecco il primo miracolino di Alemanno e dei suoi sostenitori sventastupri.

Sarebbe veramente bello potersi ricredere su Berlusconi e vederlo governare bene ma temo non sarà possibile.
Lui è una televendita vivente. La tecnica è vendere un prodotto scadente ad un prezzo maggiorato contornandolo però di “omaggi” di ancor più scarso valore. “E solo per oggi ti regaliamo anche la coppia di cuscini anticervicale”. Le sue sono promesse da venditore. E’ più facile che un cammello passi da una cruna di un ago che un piazzista non ti rifili la patacca.
Sempre pronta a ricredermi, per carità, eh?

Vorrei lanciare una sfida agli elettori di Berlusconi. Io mi ricrederò su Berlusconi nel caso governi bene ma se per caso un giorno loro non si considerassero soddisfatti del loro acquisto e magari scoprissero di essere stati buggerati, sarebbero disposti ad ammettere di aver preso una fregatura e ad esercitare il diritto di recesso?
Sarebbe una buona cosa e dimostrerebbe che il loro voto lo hanno dato per convinzione e non alla cavolo di cane.

P.S. In questi giorni di vacanza ho molto invidiato i gabbiani come quello che ho fotografato. Aria buona, buon pesce, umani tutto sommato amichevoli, qualche discussione con corvi e falchi pellegrini ma niente politica. Da che parte si fa la fila per rinascere gabbiani?


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Non ce lo ricordiamo più perchè giornali e TV sono incaricati di coprire le notizie con tonnellate di spazzatura mediatica tipo il calamarone scongelato ma nel 2006 la gente era scontenta di Berlusconi e votò Prodi per disperazione, non certo per il sex-appeal del professore.

Il governo Prodi, nonostante i media (in gran parte casualmente berlusconiani) che ne hanno parlato male dal primo giorno di vita, ha governicchiato e non ha fatto riforme importanti, è vero ma qualcosina di buono l’ha fatto. Lo scontrino intelligente grazie al quale si può scaricare sul 730 anche l’aspirina sembrerà una cavolata ma è una cosa che esiste in tutti i paesi civili e che prima non c’era. Che poi, grazie ai media solo un poco vicini a Berlusconi, Prodi sia diventato il responsabile di tutti i mali del paese, era una conseguenza inevitabile della mancata soluzione del conflitto di interessi.

Ora inizia il terzo governo Berlusconi, con una maggioranza tale da non permettergli più di sbagliare e con i media quasi totalmente pronti a vantare come miracoli anche le cose che non saranno fatte o che saranno fatte male. L’unica opposizione si chiama Walter Veltroni e ho detto tutto. Questa volta il premier non potrà più nemmeno dare la colpa ai comunisti, a meno che la città di Massa non proclami la secessione, si doti di armi nucelari e dichiari guerra alla repubblica.

In fondo Berlusconi mi ricorda il gabbiano Jonathan Livingston, ossessionato dal voler volare in modo perfetto. Ci riuscirà, nonostante il Grande Gabbiano del Nord?
Questa situazione mi fa piacere. Con questi numeri in Parlamento ora il miracolo che gli italiani aspettano da anni potrà veramente avverarsi. Non ci sono più scuse ed io ci spero proprio.
Ci toglierà i troppi stranieri dalle palle? Toglierà l’ICI, riuscirà a debellare la zanzara tigre? Magari.
Ha promesso di risolvere il problema della monnezza in Campania, benissimo. Bisognerà vedere se la Camorra vorrà collaborare e a che prezzo.
Salverà l’Alitalia e Malpensa, ancora meglio. Si dovrà valutare di quanto si dovrà indebitare lo Stato per la scelta autarchica di rinazionalizzare la compagnia aerea. Ohibò, che ne dicono i liberisti alla Capezzone?
In ogni caso pagheremo noi come sempre e pagheremo caro ma non ce lo faranno sapere. Questa sarà l’unica novità.
Già stasera, in un interessante servizietto sugli spray al peperoncino, il TG1 ci ha detto che “gli stupri sono in calo e avvengono per lo più tra le pareti domestiche”. Una cosa che era vera anche due settimane fa.
In attesa del Grande Miracolo di Berlusconi ecco il primo miracolino di Alemanno e dei suoi sostenitori sventastupri.

Sarebbe veramente bello potersi ricredere su Berlusconi e vederlo governare bene ma temo non sarà possibile.
Lui è una televendita vivente. La tecnica è vendere un prodotto scadente ad un prezzo maggiorato contornandolo però di “omaggi” di ancor più scarso valore. “E solo per oggi ti regaliamo anche la coppia di cuscini anticervicale”. Le sue sono promesse da venditore. E’ più facile che un cammello passi da una cruna di un ago che un piazzista non ti rifili la patacca.
Sempre pronta a ricredermi, per carità, eh?

Vorrei lanciare una sfida agli elettori di Berlusconi. Io mi ricrederò su Berlusconi nel caso governi bene ma se per caso un giorno loro non si considerassero soddisfatti del loro acquisto e magari scoprissero di essere stati buggerati, sarebbero disposti ad ammettere di aver preso una fregatura e ad esercitare il diritto di recesso?
Sarebbe una buona cosa e dimostrerebbe che il loro voto lo hanno dato per convinzione e non alla cavolo di cane.

P.S. In questi giorni di vacanza ho molto invidiato i gabbiani come quello che ho fotografato. Aria buona, buon pesce, umani tutto sommato amichevoli, qualche discussione con corvi e falchi pellegrini ma niente politica. Da che parte si fa la fila per rinascere gabbiani?


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In occasione dell’ennesima trombata rimediata dal Cicciobello nazionale, grazie al quale anche Roma va a destra, ripropongo un post in qualche modo profetico dell’anno scorso.
Con la speranza che questa sia veramente l’ultima volta che Francesco Rutelli si presenta come candidato in qualsivoglia competizione elettorale, fosse anche l’elezione ad amministratore del suo condominio.

«La Margherita è un partito centrista e profondamente riformista… Noi siamo liberali, democratici, popolari, socialisti, socialdemocratici, ambientalisti e questo me lo dice la mia esperienza personale frequentando i singoli aderenti della Margherita, non esaminando necessariamente le personalita’ dei nostri vertici nazionali.» (F. Rutelli)

Francesco Rutelli nasce sotto il segno dei Gemelli, caratterizzato da costante irrequietezza, in una famiglia borghese romana.
Il noto soprannome deriva da un episodio dei suoi primi difficili mesi di vita. La sorella maggiore, traumatizzata dal fatto di non aver mai ricevuto in dono il Cicciobello come le sue compagne di scuola, lo veste, lo sveste, lo pettina e gli fa ingurgitare litri d’acqua per fargli fare la pipì. Quando alla piccola peste finalmente una zia ricca regala l’agognato bamboccio, Francesco può crescere in pace e pensare al suo futuro.

Architetto mancato, forse spaventato dall’impossibilità di applicare l’ondivaghezza ai calcoli delle strutture in cemento armato, sceglie quasi naturalmente di dedicarsi alla politica.
Per motivi di tempo riassumerò solo l’ultima parte delle sue avventure in giro per i partiti dell’arco costituzionale.

Esordisce come cattolico ma poi svolta leggermente a sinistra per il Partito Radicale, dove si trattiene qualche anno e partecipa alle sue battaglie, come praticante, quindi sterza un po’ a destra per scegliere un partito dalle larghe vedute, i socialdemocratici.
Nei primi anni ‘90, svoltato ancora a sinistra con i Verdi, diventa ministro per l’Ambiente per un sol giorno, come le rose. Lasciati i Verdi, e salito momentaneamente sulle barricate di Tangentopoli, sembra momentaneamente accasarsi come sindaco di Roma ma poi partecipa al movimento dei sindaci. Non riesce a stare fermo.
Nel frattempo ha trovato la sua anima gemella, la Cicciobella Palombella, con la quale mette su famiglia.

Nel 2001 finalmente la grande occasione, è candidato premier per l’Ulivo. I suoi occhioni blu dominano i poster elettorali e bucano lo schermo televisivo. Un successo, tanto che Berlusconi stravince le elezioni.
Chiunque altro si sarebbe ritirato in cima a un monte a produrre il formaggio di malga ma Francesco no, è un moto perpetuo.
Nel 2002, come se niente fosse, ascoltando una canzone di Cocciante ha l’illuminazione, fondare un grande partito riformista, di centro ma anche di sinistra che all’occorrenza strizzi l’occhio alla destra. Insomma il partito perfetto, che chiama Margherita, in onore del suo motto da eterno indeciso “m’ama, non m’ama, m’ama…”.

Attualmente sta lavorando alla costruzione del Partito Democratico e contemporaneamente alla distruzione totale della sinistra.
A questo punto Crepet direbbe che questi sono atti mancati dell’architetto mancato in lui. Insomma, braccia rubate all’architettura.


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In occasione dell’ennesima trombata rimediata dal Cicciobello nazionale, grazie al quale anche Roma va a destra, ripropongo un post in qualche modo profetico dell’anno scorso.
Con la speranza che questa sia veramente l’ultima volta che Francesco Rutelli si presenta come candidato in qualsivoglia competizione elettorale, fosse anche l’elezione ad amministratore del suo condominio.

«La Margherita è un partito centrista e profondamente riformista… Noi siamo liberali, democratici, popolari, socialisti, socialdemocratici, ambientalisti e questo me lo dice la mia esperienza personale frequentando i singoli aderenti della Margherita, non esaminando necessariamente le personalita’ dei nostri vertici nazionali.» (F. Rutelli)

Francesco Rutelli nasce sotto il segno dei Gemelli, caratterizzato da costante irrequietezza, in una famiglia borghese romana.
Il noto soprannome deriva da un episodio dei suoi primi difficili mesi di vita. La sorella maggiore, traumatizzata dal fatto di non aver mai ricevuto in dono il Cicciobello come le sue compagne di scuola, lo veste, lo sveste, lo pettina e gli fa ingurgitare litri d’acqua per fargli fare la pipì. Quando alla piccola peste finalmente una zia ricca regala l’agognato bamboccio, Francesco può crescere in pace e pensare al suo futuro.

Architetto mancato, forse spaventato dall’impossibilità di applicare l’ondivaghezza ai calcoli delle strutture in cemento armato, sceglie quasi naturalmente di dedicarsi alla politica.
Per motivi di tempo riassumerò solo l’ultima parte delle sue avventure in giro per i partiti dell’arco costituzionale.

Esordisce come cattolico ma poi svolta leggermente a sinistra per il Partito Radicale, dove si trattiene qualche anno e partecipa alle sue battaglie, come praticante, quindi sterza un po’ a destra per scegliere un partito dalle larghe vedute, i socialdemocratici.
Nei primi anni ‘90, svoltato ancora a sinistra con i Verdi, diventa ministro per l’Ambiente per un sol giorno, come le rose. Lasciati i Verdi, e salito momentaneamente sulle barricate di Tangentopoli, sembra momentaneamente accasarsi come sindaco di Roma ma poi partecipa al movimento dei sindaci. Non riesce a stare fermo.
Nel frattempo ha trovato la sua anima gemella, la Cicciobella Palombella, con la quale mette su famiglia.

Nel 2001 finalmente la grande occasione, è candidato premier per l’Ulivo. I suoi occhioni blu dominano i poster elettorali e bucano lo schermo televisivo. Un successo, tanto che Berlusconi stravince le elezioni.
Chiunque altro si sarebbe ritirato in cima a un monte a produrre il formaggio di malga ma Francesco no, è un moto perpetuo.
Nel 2002, come se niente fosse, ascoltando una canzone di Cocciante ha l’illuminazione, fondare un grande partito riformista, di centro ma anche di sinistra che all’occorrenza strizzi l’occhio alla destra. Insomma il partito perfetto, che chiama Margherita, in onore del suo motto da eterno indeciso “m’ama, non m’ama, m’ama…”.

Attualmente sta lavorando alla costruzione del Partito Democratico e contemporaneamente alla distruzione totale della sinistra.
A questo punto Crepet direbbe che questi sono atti mancati dell’architetto mancato in lui. Insomma, braccia rubate all’architettura.


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In occasione dell’ennesima trombata rimediata dal Cicciobello nazionale, grazie al quale anche Roma va a destra, ripropongo un post in qualche modo profetico dell’anno scorso.
Con la speranza che questa sia veramente l’ultima volta che Francesco Rutelli si presenta come candidato in qualsivoglia competizione elettorale, fosse anche l’elezione ad amministratore del suo condominio.

«La Margherita è un partito centrista e profondamente riformista… Noi siamo liberali, democratici, popolari, socialisti, socialdemocratici, ambientalisti e questo me lo dice la mia esperienza personale frequentando i singoli aderenti della Margherita, non esaminando necessariamente le personalita’ dei nostri vertici nazionali.» (F. Rutelli)

Francesco Rutelli nasce sotto il segno dei Gemelli, caratterizzato da costante irrequietezza, in una famiglia borghese romana.
Il noto soprannome deriva da un episodio dei suoi primi difficili mesi di vita. La sorella maggiore, traumatizzata dal fatto di non aver mai ricevuto in dono il Cicciobello come le sue compagne di scuola, lo veste, lo sveste, lo pettina e gli fa ingurgitare litri d’acqua per fargli fare la pipì. Quando alla piccola peste finalmente una zia ricca regala l’agognato bamboccio, Francesco può crescere in pace e pensare al suo futuro.

Architetto mancato, forse spaventato dall’impossibilità di applicare l’ondivaghezza ai calcoli delle strutture in cemento armato, sceglie quasi naturalmente di dedicarsi alla politica.
Per motivi di tempo riassumerò solo l’ultima parte delle sue avventure in giro per i partiti dell’arco costituzionale.

Esordisce come cattolico ma poi svolta leggermente a sinistra per il Partito Radicale, dove si trattiene qualche anno e partecipa alle sue battaglie, come praticante, quindi sterza un po’ a destra per scegliere un partito dalle larghe vedute, i socialdemocratici.
Nei primi anni ‘90, svoltato ancora a sinistra con i Verdi, diventa ministro per l’Ambiente per un sol giorno, come le rose. Lasciati i Verdi, e salito momentaneamente sulle barricate di Tangentopoli, sembra momentaneamente accasarsi come sindaco di Roma ma poi partecipa al movimento dei sindaci. Non riesce a stare fermo.
Nel frattempo ha trovato la sua anima gemella, la Cicciobella Palombella, con la quale mette su famiglia.

Nel 2001 finalmente la grande occasione, è candidato premier per l’Ulivo. I suoi occhioni blu dominano i poster elettorali e bucano lo schermo televisivo. Un successo, tanto che Berlusconi stravince le elezioni.
Chiunque altro si sarebbe ritirato in cima a un monte a produrre il formaggio di malga ma Francesco no, è un moto perpetuo.
Nel 2002, come se niente fosse, ascoltando una canzone di Cocciante ha l’illuminazione, fondare un grande partito riformista, di centro ma anche di sinistra che all’occorrenza strizzi l’occhio alla destra. Insomma il partito perfetto, che chiama Margherita, in onore del suo motto da eterno indeciso “m’ama, non m’ama, m’ama…”.

Attualmente sta lavorando alla costruzione del Partito Democratico e contemporaneamente alla distruzione totale della sinistra.
A questo punto Crepet direbbe che questi sono atti mancati dell’architetto mancato in lui. Insomma, braccia rubate all’architettura.


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Parto, ho la sveglia alle 3,30 per arrivare a prendere un traghetto alle 8,30.
Diciamo le solite banalità di rito: ci voleva un paio di giorni di vacanza dopo tutto questo stress lavorativo; speriamo che il tempo tenga; hai preso tutto e non hai dimenticato niente?

Domani è il 25 aprile. Checchè se ne dica, è ancora una festa importante e chi lo nega è in malafede perchè, per coerenza, non dovrebbe poi menarla con gli americani che ci hanno liberato. Gli americani ci liberarono in quella precisa occasione, non al tempo delle guerre puniche.
E poi ditemi se celebrare la fine di una guerra, una guerra che insanguinò il mondo intero non è sempre una cosa bella anche a tanti anni di distanza.
Per cui buon 25 aprile a tutti.
Buona vacanza a chi si sposterà, a chi rimarrà a casa, a chi lavorerà lo stesso.
Ci risentiamo domenica sera.
Ciao a tutti!

P.S. Tra le oche che starnazzano e le piume che svolazzano


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