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Il lato oscuro della Forza contro la monnezza. O il lato oscuro della monnezza contro la Forza, chi può dirlo? Caro George Lucas, qui ti stanno scrivendo altri sette capitoli del seguito di “Star Wars” con uno sforzo di immaginazione e fantasia che tu, in sei film e con i tuoi potenti mezzi ed effetti speciali, ti sei solo sognato.

Silvio Anakin Berlusconi ha annunciato, con una strana voce ansimante, che a Chiaiano (48,43% di voti per il PdL) e altrove, userà la forza dello Stato per imporre la discarica.
Chi pensava che fossero soltanto moine, bonazze in autoreggenti e tagli di ICI è servito.
Parte la costruzione della Monnezza Nera. Sembra che il Comune di Chiaiano si fosse già impegnato con i costruttori locali per rendere edificabile il sito, e far partire gli appalti. Non c’è problema, ghe pensa lu. Tanto, secondo il TG2, i costruttori da quelle parti sono tutti camorristi di default. Alla faccia di chi magari si sforza di fare l’imprenditore edile onesto in Campania. Ce ne sarà uno, per la legge della probabilità?

Per le galassie ribelli, i pianeti rossi, i cittadini scontenti, disobbedienti vari e le periferie in tumulto c’è sempre la possibilità di ricorrere al lato oscuro delle Forze dell’Ordine.
A proposito di Forza, qualcuno sostiene malignamente (i soliti comunisti) che Silvio Fener, nonostante non li abbia attirati con il raggio traente nel governo, attinga a piene mani per i provvedimenti più cazzuti del suo esecutivo, dagli estensori del programma di Forza Nuova, il lato più che oscuro, nero, della Forza:

Forza Nuova appoggia la proposta di creazione del “reato d’immigrazione clandestina” con Giudizio per direttissima ed auspica un inasprimento delle sanzioni e delle pene nei confronti di coloro che sfruttano manodopera straniera o fanno arrivare immigrati extracomunitari illegalmente nel nostro paese”.

Per la prima parte possiamo dire “fatto!” ma sulla seconda ho dei dubbi. Nei pianeti del Nordest della galassia il negro dà fastidio ma è come la serva, serve. Specialmente all’imprenditore.

Dubito anche che Darth Berlusconi seguirebbe questo consiglio:

“Forza Nuova chiede l’immediata espulsione di tutte le strutture ed i mezzi militari stranieri dal suolo patrio, e la rottura repentina di qualsiasi patto o alleanza strategica che mira solamente alla supremazia dell’interesse anglo-americano in Europa.
La nuova Europa non dovrà essere asservita a logiche imperialiste eredi della guerra fredda; l’Italia dovrà essere promotrice di un esercito unico europeo formato da professionisti e svincolato dalle decisioni della Casa Bianca”.

L’Italia paese canaglia? Proprio ora che lo zerbino potrebbe diventare emblema nazionale? Muahahaha!
Quindi sono solo maldicenze, questo non è un governo di estrema destra. Solo di destra. Il che non è poco, accontentiamoci.

Nel frattempo, sarà una coincidenza ma come si ripresenta Bertolaso alla ribalta, esondano i fiumi. Un passaggio di decontaminazione a Sarsina, con il collare di S. Vicinio, io lo farei.
Anche Palpatine XVI è contento del nuovo clima politico che si respira. Finalmente l’opposizione si è convertita al principio evangelico del porgere l’altra guancia. Era l’ultima cosa che rimaneva da concedere a Darth Silvio.


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Il lato oscuro della Forza contro la monnezza. O il lato oscuro della monnezza contro la Forza, chi può dirlo? Caro George Lucas, qui ti stanno scrivendo altri sette capitoli del seguito di “Star Wars” con uno sforzo di immaginazione e fantasia che tu, in sei film e con i tuoi potenti mezzi ed effetti speciali, ti sei solo sognato.

Silvio Anakin Berlusconi ha annunciato, con una strana voce ansimante, che a Chiaiano (48,43% di voti per il PdL) e altrove, userà la forza dello Stato per imporre la discarica.
Chi pensava che fossero soltanto moine, bonazze in autoreggenti e tagli di ICI è servito.
Parte la costruzione della Monnezza Nera. Sembra che il Comune di Chiaiano si fosse già impegnato con i costruttori locali per rendere edificabile il sito, e far partire gli appalti. Non c’è problema, ghe pensa lu. Tanto, secondo il TG2, i costruttori da quelle parti sono tutti camorristi di default. Alla faccia di chi magari si sforza di fare l’imprenditore edile onesto in Campania. Ce ne sarà uno, per la legge della probabilità?

Per le galassie ribelli, i pianeti rossi, i cittadini scontenti, disobbedienti vari e le periferie in tumulto c’è sempre la possibilità di ricorrere al lato oscuro delle Forze dell’Ordine.
A proposito di Forza, qualcuno sostiene malignamente (i soliti comunisti) che Silvio Fener, nonostante non li abbia attirati con il raggio traente nel governo, attinga a piene mani per i provvedimenti più cazzuti del suo esecutivo, dagli estensori del programma di Forza Nuova, il lato più che oscuro, nero, della Forza:

Forza Nuova appoggia la proposta di creazione del “reato d’immigrazione clandestina” con Giudizio per direttissima ed auspica un inasprimento delle sanzioni e delle pene nei confronti di coloro che sfruttano manodopera straniera o fanno arrivare immigrati extracomunitari illegalmente nel nostro paese”.

Per la prima parte possiamo dire “fatto!” ma sulla seconda ho dei dubbi. Nei pianeti del Nordest della galassia il negro dà fastidio ma è come la serva, serve. Specialmente all’imprenditore.

Dubito anche che Darth Berlusconi seguirebbe questo consiglio:

“Forza Nuova chiede l’immediata espulsione di tutte le strutture ed i mezzi militari stranieri dal suolo patrio, e la rottura repentina di qualsiasi patto o alleanza strategica che mira solamente alla supremazia dell’interesse anglo-americano in Europa.
La nuova Europa non dovrà essere asservita a logiche imperialiste eredi della guerra fredda; l’Italia dovrà essere promotrice di un esercito unico europeo formato da professionisti e svincolato dalle decisioni della Casa Bianca”.

L’Italia paese canaglia? Proprio ora che lo zerbino potrebbe diventare emblema nazionale? Muahahaha!
Quindi sono solo maldicenze, questo non è un governo di estrema destra. Solo di destra. Il che non è poco, accontentiamoci.

Nel frattempo, sarà una coincidenza ma come si ripresenta Bertolaso alla ribalta, esondano i fiumi. Un passaggio di decontaminazione a Sarsina, con il collare di S. Vicinio, io lo farei.
Anche Palpatine XVI è contento del nuovo clima politico che si respira. Finalmente l’opposizione si è convertita al principio evangelico del porgere l’altra guancia. Era l’ultima cosa che rimaneva da concedere a Darth Silvio.


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Il lato oscuro della Forza contro la monnezza. O il lato oscuro della monnezza contro la Forza, chi può dirlo? Caro George Lucas, qui ti stanno scrivendo altri sette capitoli del seguito di “Star Wars” con uno sforzo di immaginazione e fantasia che tu, in sei film e con i tuoi potenti mezzi ed effetti speciali, ti sei solo sognato.

Silvio Anakin Berlusconi ha annunciato, con una strana voce ansimante, che a Chiaiano (48,43% di voti per il PdL) e altrove, userà la forza dello Stato per imporre la discarica.
Chi pensava che fossero soltanto moine, bonazze in autoreggenti e tagli di ICI è servito.
Parte la costruzione della Monnezza Nera. Sembra che il Comune di Chiaiano si fosse già impegnato con i costruttori locali per rendere edificabile il sito, e far partire gli appalti. Non c’è problema, ghe pensa lu. Tanto, secondo il TG2, i costruttori da quelle parti sono tutti camorristi di default. Alla faccia di chi magari si sforza di fare l’imprenditore edile onesto in Campania. Ce ne sarà uno, per la legge della probabilità?

Per le galassie ribelli, i pianeti rossi, i cittadini scontenti, disobbedienti vari e le periferie in tumulto c’è sempre la possibilità di ricorrere al lato oscuro delle Forze dell’Ordine.
A proposito di Forza, qualcuno sostiene malignamente (i soliti comunisti) che Silvio Fener, nonostante non li abbia attirati con il raggio traente nel governo, attinga a piene mani per i provvedimenti più cazzuti del suo esecutivo, dagli estensori del programma di Forza Nuova, il lato più che oscuro, nero, della Forza:

Forza Nuova appoggia la proposta di creazione del “reato d’immigrazione clandestina” con Giudizio per direttissima ed auspica un inasprimento delle sanzioni e delle pene nei confronti di coloro che sfruttano manodopera straniera o fanno arrivare immigrati extracomunitari illegalmente nel nostro paese”.

Per la prima parte possiamo dire “fatto!” ma sulla seconda ho dei dubbi. Nei pianeti del Nordest della galassia il negro dà fastidio ma è come la serva, serve. Specialmente all’imprenditore.

Dubito anche che Darth Berlusconi seguirebbe questo consiglio:

“Forza Nuova chiede l’immediata espulsione di tutte le strutture ed i mezzi militari stranieri dal suolo patrio, e la rottura repentina di qualsiasi patto o alleanza strategica che mira solamente alla supremazia dell’interesse anglo-americano in Europa.
La nuova Europa non dovrà essere asservita a logiche imperialiste eredi della guerra fredda; l’Italia dovrà essere promotrice di un esercito unico europeo formato da professionisti e svincolato dalle decisioni della Casa Bianca”.

L’Italia paese canaglia? Proprio ora che lo zerbino potrebbe diventare emblema nazionale? Muahahaha!
Quindi sono solo maldicenze, questo non è un governo di estrema destra. Solo di destra. Il che non è poco, accontentiamoci.

Nel frattempo, sarà una coincidenza ma come si ripresenta Bertolaso alla ribalta, esondano i fiumi. Un passaggio di decontaminazione a Sarsina, con il collare di S. Vicinio, io lo farei.
Anche Palpatine XVI è contento del nuovo clima politico che si respira. Finalmente l’opposizione si è convertita al principio evangelico del porgere l’altra guancia. Era l’ultima cosa che rimaneva da concedere a Darth Silvio.


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Visto che l’argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c’è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c’è sentore di agents provocateurs.
Per carità, prima che salti su la solita testina di cazzetto anonima, sono esistiti ed esistono picchiatori comunisti, chi lo nega. Mica per niente quando ero piccola si sentiva cantare “il fascio è ancor più bello con la spranga nel cervello”.

Però, però, però, questo signore dello sgub di Repubblica sembra uscito da un film di Verdone, da una delle magistrali interpretazioni dell’indimenticato Mario Brega, oppure da un gruppo di comparse di Cinecittà. Poteva vestirsi da gladiatore (nel senso di quelli che stazionano fuori dal Colosseo con la spada e l’elmo di latta) e sarebbe forse stato più credibile.

http://www.youtube.com/v/RzFZu84X5t8&hl=it

Prima di tutto il tatuaggio. O ha cercato di farselo cancellare oppure sembra falso. Me lo diceva oggi un amico che se ne intende, visto che credo abbia rimasto solo un decimetro quadro di pelle libera da scritte e simboli. Addirittura abbiamo rievocato assieme quei tatuaggi che si comperavano in edicola da bambini.

Poi la creazione del personaggio.

“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so’ nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’ avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.

Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell’extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.

Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’ angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ ho mica chiamati o invitati».
“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’ occhio. «Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’ erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l’ ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’ indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».

Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.

Magari è tutto vero, l’episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è “communista così” e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.

Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.

P.S. Anche Maradona fa parte della banda?


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Però, però, però, questo signore dello sgub di Repubblica sembra uscito da un film di Verdone, da una delle magistrali interpretazioni dell’indimenticato Mario Brega, oppure da un gruppo di comparse di Cinecittà. Poteva vestirsi da gladiatore (nel senso di quelli che stazionano fuori dal Colosseo con la spada e l’elmo di latta) e sarebbe forse stato più credibile.
Prima di tutto il tatuaggio. O ha cercato di farselo cancellare oppure sembra falso. Me lo diceva oggi un amico che se ne intende, visto che credo abbia rimasto solo un decimetro quadro di pelle libera da scritte e simboli. Addirittura abbiamo rievocato assieme quei tatuaggi che si comperavano in edicola da bambini.

Poi la creazione del personaggio.

“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so’ nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’ avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.

Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell’extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.

Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’ angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ ho mica chiamati o invitati».
“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’ occhio. «Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’ erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l’ ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’ indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».

Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.

Magari è tutto vero, l’episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è “communista così” e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.

Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.

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Visto che l’argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c’è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c’è sentore di agents provocateurs.
Per carità, prima che salti su la solita testina di cazzetto anonima, sono esistiti ed esistono picchiatori comunisti, chi lo nega. Mica per niente quando ero piccola si sentiva cantare “il fascio è ancor più bello con la spranga nel cervello”.

Però, però, però, questo signore dello sgub di Repubblica sembra uscito da un film di Verdone, da una delle magistrali interpretazioni dell’indimenticato Mario Brega, oppure da un gruppo di comparse di Cinecittà. Poteva vestirsi da gladiatore (nel senso di quelli che stazionano fuori dal Colosseo con la spada e l’elmo di latta) e sarebbe forse stato più credibile.
Prima di tutto il tatuaggio. O ha cercato di farselo cancellare oppure sembra falso. Me lo diceva oggi un amico che se ne intende, visto che credo abbia rimasto solo un decimetro quadro di pelle libera da scritte e simboli. Addirittura abbiamo rievocato assieme quei tatuaggi che si comperavano in edicola da bambini.

Poi la creazione del personaggio.

“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so’ nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’ avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.

Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell’extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.

Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’ angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ ho mica chiamati o invitati».
“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’ occhio. «Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’ erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l’ ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’ indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».

Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.

Magari è tutto vero, l’episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è “communista così” e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.

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Càpita a volte che un film che sulle prime ti era sembrato un tantino verboso, del quale magari te ne eri dormita un pezzo, nei giorni successivi ti scavi dentro come una talpa. A me succede spesso e di solito con i film che alla fine mi piacciono e ricordo di più.
E’ l’effetto che mi ha fatto “Leoni per agnelli” di Robert Redford.

I critici cinematografici con i controcoglioni ci tengono a sottolineare che è un film schierato, di parte, ohibò di quel democratico incallito di Redford. Quindi non gli piace perchè, se è bello e cool scoprire il lato buono dell’ex carognone Ispettore Callaghan ammorbiditosi con l’età, si meravigliano che chi è stato democratico in gioventù non diventi un fascistaccio da vecchio.
Redford magari non ha il coraggio di gridare in faccia quel vaffanculo alla classe dirigente della quale racconta in questo film i misfatti perchè è un signore ma usa comunque allusioni sottili, e un finale che è peggio di una rasoiata che ti porta via l’orecchio.

E’ un film in parallelo. Due soldatini volontari (metaforicamente rappresentati dal nero e dall’ispanico) mandati al macello, un giovane senatore ‘rrampante con il cuore in pelle di coccodrillo che finisce per credere alle balle che racconta; una giornalista come non se ne fanno più, con i neuroni che si accendono di luce propria e che perlamadonna producono domande! che intervista il senatore per la sua rete televisiva; un professore socratico che cerca di risvegliare lo studentello brillante ma svogliato, quello capace in potenza di grandi cose, “che potrebbe fare di più” ma che ne ha per il cazzo. C’è un America da ricostruire (anche una sinistra?) e bisogna darsi da fare con il materiale che si ha a disposizione.

Qual’è la tesi di fondo del film? Questa guerra, queste guerre, venute dopo l’11 settembre, sono costruite sulle menzogne.
Il grande impero militare americano manda ancora i soldatini allo sbaraglio come nel Vietnam. “Mi sembra militarese per esca” fa notare la Streep al senatore Cruise quando lui spaccia la trovata di mandare piccoli gruppi di militari in mezzo ai talebani in cima ad una montagna come una grande campagna risolutiva della guerra. Campagna studiata a tavolino a Washington da gente che al massimo può rischiare la pelle scivolando nella doccia e che è specializzata nel mandare gli altri a morire per i suoi porci interessi. Quegli altri che riescono ad essere comunque eroi, i leoni del titolo, appunto.

Il duello dialettico tra Streep e Cruise è il pezzo chiave del puzzle, quello che mette a nudo il ruolo della politica e della stampa come complici nel trascinare il destino dei popoli nel baratro della guerra. E’ solo quando i due agiscono in sinergia che il trucco funziona alla meraviglia.
“Quand’è che siete diventati così?” chiede Cruise ironicamente alla sua interlocutrice, intendendo “così bravi a bervi qualunque balla”.
“Eravamo stati attaccati, c’erano i ragazzi impegnati al fronte”, è la giustificazione che dà la Streep e che chiunque darebbe, in certe condizioni e soprattutto essendo americano. Facile pensare che se i leoni venissero a sapere fino a che punto gli agnelli li hanno raggirati non tarderebbero a sbranarli senza pietà.
Quando Meryl torna in redazione e parla al suo capo dell’intervista realizzata con il senatore, delle sue perplessità e dice “non possiamo riportare automaticamente tutto ciò che il governo ci dice”, Redford ci mostra un’America ancora disperatamente aggrappata ai valori democratici, che però forse non resisterà alle logiche della scelta dei titoli delle breaking news.

Credo che questo film mi stia scavando dentro perchè, anche se parla dell’America, della guerra in Afghanistan, dell’eroismo dei marines, della patria e dei media a stelle e strisce è un film che riguarda l’Italia e quello che è diventata da noi l’informazione.
In quale buco nero è scomparsa la nostra stampa? Dove sono finiti i giornalisti che facevano le domande e mettevano in buca il potente intervistato, come faceva la buonanima dell’Oriana ai vecchi tempi? Che direbbero “no, questo non lo posso scrivere”?
Potremmo chiederci dove sono finiti i giornalisti e basta, sostituiti da una razza di reggitori di code e microfoni, con la testa che fa si-si come i cagnolini a molla delle automobili anni ’60. Cagnolini da riporto di balle preconfezionate.

A questo punto immagini lo stesso film ambientato in Italia. Una giornalista entra nello studio del senatore per intervistarlo. Si sdraia a pelle di leone o si inginocchia e a questo punto non riesci ad immaginare altro, come seguito, che un film porno.


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Càpita a volte che un film che sulle prime ti era sembrato un tantino verboso, del quale magari te ne eri dormita un pezzo, nei giorni successivi ti scavi dentro come una talpa. A me succede spesso e di solito con i film che alla fine mi piacciono e ricordo di più.
E’ l’effetto che mi ha fatto “Leoni per agnelli” di Robert Redford.

I critici cinematografici con i controcoglioni ci tengono a sottolineare che è un film schierato, di parte, ohibò di quel democratico incallito di Redford. Quindi non gli piace perchè, se è bello e cool scoprire il lato buono dell’ex carognone Ispettore Callaghan ammorbiditosi con l’età, si meravigliano che chi è stato democratico in gioventù non diventi un fascistaccio da vecchio.
Redford magari non ha il coraggio di gridare in faccia quel vaffanculo alla classe dirigente della quale racconta in questo film i misfatti perchè è un signore ma usa comunque allusioni sottili, e un finale che è peggio di una rasoiata che ti porta via l’orecchio.

E’ un film in parallelo. Due soldatini volontari (metaforicamente rappresentati dal nero e dall’ispanico) mandati al macello, un giovane senatore ‘rrampante con il cuore in pelle di coccodrillo che finisce per credere alle balle che racconta; una giornalista come non se ne fanno più, con i neuroni che si accendono di luce propria e che perlamadonna producono domande! che intervista il senatore per la sua rete televisiva; un professore socratico che cerca di risvegliare lo studentello brillante ma svogliato, quello capace in potenza di grandi cose, “che potrebbe fare di più” ma che ne ha per il cazzo. C’è un America da ricostruire (anche una sinistra?) e bisogna darsi da fare con il materiale che si ha a disposizione.

Qual’è la tesi di fondo del film? Questa guerra, queste guerre, venute dopo l’11 settembre, sono costruite sulle menzogne.
Il grande impero militare americano manda ancora i soldatini allo sbaraglio come nel Vietnam. “Mi sembra militarese per esca” fa notare la Streep al senatore Cruise quando lui spaccia la trovata di mandare piccoli gruppi di militari in mezzo ai talebani in cima ad una montagna come una grande campagna risolutiva della guerra. Campagna studiata a tavolino a Washington da gente che al massimo può rischiare la pelle scivolando nella doccia e che è specializzata nel mandare gli altri a morire per i suoi porci interessi. Quegli altri che riescono ad essere comunque eroi, i leoni del titolo, appunto.

Il duello dialettico tra Streep e Cruise è il pezzo chiave del puzzle, quello che mette a nudo il ruolo della politica e della stampa come complici nel trascinare il destino dei popoli nel baratro della guerra. E’ solo quando i due agiscono in sinergia che il trucco funziona alla meraviglia.
“Quand’è che siete diventati così?” chiede Cruise ironicamente alla sua interlocutrice, intendendo “così bravi a bervi qualunque balla”.
“Eravamo stati attaccati, c’erano i ragazzi impegnati al fronte”, è la giustificazione che dà la Streep e che chiunque darebbe, in certe condizioni e soprattutto essendo americano. Facile pensare che se i leoni venissero a sapere fino a che punto gli agnelli li hanno raggirati non tarderebbero a sbranarli senza pietà.
Quando Meryl torna in redazione e parla al suo capo dell’intervista realizzata con il senatore, delle sue perplessità e dice “non possiamo riportare automaticamente tutto ciò che il governo ci dice”, Redford ci mostra un’America ancora disperatamente aggrappata ai valori democratici, che però forse non resisterà alle logiche della scelta dei titoli delle breaking news.

Credo che questo film mi stia scavando dentro perchè, anche se parla dell’America, della guerra in Afghanistan, dell’eroismo dei marines, della patria e dei media a stelle e strisce è un film che riguarda l’Italia e quello che è diventata da noi l’informazione.
In quale buco nero è scomparsa la nostra stampa? Dove sono finiti i giornalisti che facevano le domande e mettevano in buca il potente intervistato, come faceva la buonanima dell’Oriana ai vecchi tempi? Che direbbero “no, questo non lo posso scrivere”?
Potremmo chiederci dove sono finiti i giornalisti e basta, sostituiti da una razza di reggitori di code e microfoni, con la testa che fa si-si come i cagnolini a molla delle automobili anni ’60. Cagnolini da riporto di balle preconfezionate.

A questo punto immagini lo stesso film ambientato in Italia. Una giornalista entra nello studio del senatore per intervistarlo. Si sdraia a pelle di leone o si inginocchia e a questo punto non riesci ad immaginare altro, come seguito, che un film porno.


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Càpita a volte che un film che sulle prime ti era sembrato un tantino verboso, del quale magari te ne eri dormita un pezzo, nei giorni successivi ti scavi dentro come una talpa. A me succede spesso e di solito con i film che alla fine mi piacciono e ricordo di più.
E’ l’effetto che mi ha fatto “Leoni per agnelli” di Robert Redford.

I critici cinematografici con i controcoglioni ci tengono a sottolineare che è un film schierato, di parte, ohibò di quel democratico incallito di Redford. Quindi non gli piace perchè, se è bello e cool scoprire il lato buono dell’ex carognone Ispettore Callaghan ammorbiditosi con l’età, si meravigliano che chi è stato democratico in gioventù non diventi un fascistaccio da vecchio.
Redford magari non ha il coraggio di gridare in faccia quel vaffanculo alla classe dirigente della quale racconta in questo film i misfatti perchè è un signore ma usa comunque allusioni sottili, e un finale che è peggio di una rasoiata che ti porta via l’orecchio.

E’ un film in parallelo. Due soldatini volontari (metaforicamente rappresentati dal nero e dall’ispanico) mandati al macello, un giovane senatore ‘rrampante con il cuore in pelle di coccodrillo che finisce per credere alle balle che racconta; una giornalista come non se ne fanno più, con i neuroni che si accendono di luce propria e che perlamadonna producono domande! che intervista il senatore per la sua rete televisiva; un professore socratico che cerca di risvegliare lo studentello brillante ma svogliato, quello capace in potenza di grandi cose, “che potrebbe fare di più” ma che ne ha per il cazzo. C’è un America da ricostruire (anche una sinistra?) e bisogna darsi da fare con il materiale che si ha a disposizione.

Qual’è la tesi di fondo del film? Questa guerra, queste guerre, venute dopo l’11 settembre, sono costruite sulle menzogne.
Il grande impero militare americano manda ancora i soldatini allo sbaraglio come nel Vietnam. “Mi sembra militarese per esca” fa notare la Streep al senatore Cruise quando lui spaccia la trovata di mandare piccoli gruppi di militari in mezzo ai talebani in cima ad una montagna come una grande campagna risolutiva della guerra. Campagna studiata a tavolino a Washington da gente che al massimo può rischiare la pelle scivolando nella doccia e che è specializzata nel mandare gli altri a morire per i suoi porci interessi. Quegli altri che riescono ad essere comunque eroi, i leoni del titolo, appunto.

Il duello dialettico tra Streep e Cruise è il pezzo chiave del puzzle, quello che mette a nudo il ruolo della politica e della stampa come complici nel trascinare il destino dei popoli nel baratro della guerra. E’ solo quando i due agiscono in sinergia che il trucco funziona alla meraviglia.
“Quand’è che siete diventati così?” chiede Cruise ironicamente alla sua interlocutrice, intendendo “così bravi a bervi qualunque balla”.
“Eravamo stati attaccati, c’erano i ragazzi impegnati al fronte”, è la giustificazione che dà la Streep e che chiunque darebbe, in certe condizioni e soprattutto essendo americano. Facile pensare che se i leoni venissero a sapere fino a che punto gli agnelli li hanno raggirati non tarderebbero a sbranarli senza pietà.
Quando Meryl torna in redazione e parla al suo capo dell’intervista realizzata con il senatore, delle sue perplessità e dice “non possiamo riportare automaticamente tutto ciò che il governo ci dice”, Redford ci mostra un’America ancora disperatamente aggrappata ai valori democratici, che però forse non resisterà alle logiche della scelta dei titoli delle breaking news.

Credo che questo film mi stia scavando dentro perchè, anche se parla dell’America, della guerra in Afghanistan, dell’eroismo dei marines, della patria e dei media a stelle e strisce è un film che riguarda l’Italia e quello che è diventata da noi l’informazione.
In quale buco nero è scomparsa la nostra stampa? Dove sono finiti i giornalisti che facevano le domande e mettevano in buca il potente intervistato, come faceva la buonanima dell’Oriana ai vecchi tempi? Che direbbero “no, questo non lo posso scrivere”?
Potremmo chiederci dove sono finiti i giornalisti e basta, sostituiti da una razza di reggitori di code e microfoni, con la testa che fa si-si come i cagnolini a molla delle automobili anni ’60. Cagnolini da riporto di balle preconfezionate.

A questo punto immagini lo stesso film ambientato in Italia. Una giornalista entra nello studio del senatore per intervistarlo. Si sdraia a pelle di leone o si inginocchia e a questo punto non riesci ad immaginare altro, come seguito, che un film porno.


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Chissà perchè ogni tanto i paesi democratici, per allentare la tensione e lo sforzo di sembrare appunto democratici, come in preda ad un impulso irrefrenabile, si comportano come se democratici non lo fossero assolutamente.
Norman Finkelstein, professore americano di scienze politiche e autore di testi molto critici sulla politica di Israele verso i palestinesi e teorico di quello che lui definisce lo sfruttamento della Shoah a fini utilitaristici, per giustificare cioè qualunque atto dello stato di Israele, è stato fermato venerdì scorso all’aeroposto di Tel Aviv da agenti del servizio segreto Shin Bet, arrestato, trattenuto 24 ore e infine notificato del divieto per i prossimi 10 anni a entrare in Israele.

Finkelstein, che è figlio di un’ebrea polacca sopravvissuta ai campi di sterminio e quindi come tale avrebbe diritto, per la cosiddetta “legge del ritorno”, a diventare automaticamente cittadino israeliano, è stato trattato come terrorista e interrogato su presunti legami con Al Qaeda ed Hamas. Pare che in questi casi basta che i servizi decidono che una persona è non grata per bypassare qualunque legge.
Il giornale progressista “Haaretz” si è domandato perchè negare l’ingresso in Israele a uno studioso, pur controverso, e lasciare invece campo libero agli estremisti di destra kahanisti. Forse Haaretz finge di essere ingenuo. I kahanisti non mettono in dubbio la bontà intrinseca del sionismo.

Non c’è molto da meravigliarsi su questo clamoroso ostracismo, un pò da ex regime sovietico più che da “unico paese democratico dell’area mediorientale”.
Finkelstein è uno che con i suoi scritti ha pestato piedi illustri. Difende i palestinesi (ohibò), ha amici arabi (che avrebbe dovuto incontrare nei territori nel corso del suo viaggio, assieme agli israeliani della associazione B’Tselem), si è inimicato i sepolcri imbiancati come Elie Wiesel e ha smontato pezzo per pezzo un best-seller come i “volonterosi carnefici” di Daniel J. Goldhagen.

Il suo peggior nemico, comunque, è Alan Dershovitz, grande difensore di Israele in primis e avvocato di grido, per arrotondare. La specialità dello studio Dershovitz è riuscire a far assolvere uxoricidi illustri. Grazie ai suoi servigi l’hanno fatta franca O.J. Simpson e Claus Von Bulow.
Dershovitz non dorme la notte per studiare il modo di danneggiare Finkelstein.
E’ riuscito, la scorsa estate, a far annullare una serie di lezioni che il rivale avrebbe dovuto tenere alla De Paul University, tanto che alla fine questi ha dovuto dare le dimissioni. E’ talmente ossessionato da lui che se uno si apposta sotto le sue finestre e grida “Finkelstein!!!” si sente il suo cavallo nitrire.

Al di là delle dispute accademiche, è comunque inquietante che si venga arrestati per un’opinione e che soprattutto il fatto non diventi notizia. Chi ha sentito parlare di questo fatto in tv? La cosa diventa normale se accade in Israele? La tesi sarebbe interessante da discutere.
Immagino il casino se un intellettuale cubano anticastrista fosse stato fermato all’Avana e bandito per 10 anni dall’isola. Voi no?


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