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Chissà perchè ogni tanto i paesi democratici, per allentare la tensione e lo sforzo di sembrare appunto democratici, come in preda ad un impulso irrefrenabile, si comportano come se democratici non lo fossero assolutamente.
Norman Finkelstein, professore americano di scienze politiche e autore di testi molto critici sulla politica di Israele verso i palestinesi e teorico di quello che lui definisce lo sfruttamento della Shoah a fini utilitaristici, per giustificare cioè qualunque atto dello stato di Israele, è stato fermato venerdì scorso all’aeroposto di Tel Aviv da agenti del servizio segreto Shin Bet, arrestato, trattenuto 24 ore e infine notificato del divieto per i prossimi 10 anni a entrare in Israele.

Finkelstein, che è figlio di un’ebrea polacca sopravvissuta ai campi di sterminio e quindi come tale avrebbe diritto, per la cosiddetta “legge del ritorno”, a diventare automaticamente cittadino israeliano, è stato trattato come terrorista e interrogato su presunti legami con Al Qaeda ed Hamas. Pare che in questi casi basta che i servizi decidono che una persona è non grata per bypassare qualunque legge.
Il giornale progressista “Haaretz” si è domandato perchè negare l’ingresso in Israele a uno studioso, pur controverso, e lasciare invece campo libero agli estremisti di destra kahanisti. Forse Haaretz finge di essere ingenuo. I kahanisti non mettono in dubbio la bontà intrinseca del sionismo.

Non c’è molto da meravigliarsi su questo clamoroso ostracismo, un pò da ex regime sovietico più che da “unico paese democratico dell’area mediorientale”.
Finkelstein è uno che con i suoi scritti ha pestato piedi illustri. Difende i palestinesi (ohibò), ha amici arabi (che avrebbe dovuto incontrare nei territori nel corso del suo viaggio, assieme agli israeliani della associazione B’Tselem), si è inimicato i sepolcri imbiancati come Elie Wiesel e ha smontato pezzo per pezzo un best-seller come i “volonterosi carnefici” di Daniel J. Goldhagen.

Il suo peggior nemico, comunque, è Alan Dershovitz, grande difensore di Israele in primis e avvocato di grido, per arrotondare. La specialità dello studio Dershovitz è riuscire a far assolvere uxoricidi illustri. Grazie ai suoi servigi l’hanno fatta franca O.J. Simpson e Claus Von Bulow.
Dershovitz non dorme la notte per studiare il modo di danneggiare Finkelstein.
E’ riuscito, la scorsa estate, a far annullare una serie di lezioni che il rivale avrebbe dovuto tenere alla De Paul University, tanto che alla fine questi ha dovuto dare le dimissioni. E’ talmente ossessionato da lui che se uno si apposta sotto le sue finestre e grida “Finkelstein!!!” si sente il suo cavallo nitrire.

Al di là delle dispute accademiche, è comunque inquietante che si venga arrestati per un’opinione e che soprattutto il fatto non diventi notizia. Chi ha sentito parlare di questo fatto in tv? La cosa diventa normale se accade in Israele? La tesi sarebbe interessante da discutere.
Immagino il casino se un intellettuale cubano anticastrista fosse stato fermato all’Avana e bandito per 10 anni dall’isola. Voi no?


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Chissà perchè ogni tanto i paesi democratici, per allentare la tensione e lo sforzo di sembrare appunto democratici, come in preda ad un impulso irrefrenabile, si comportano come se democratici non lo fossero assolutamente.
Norman Finkelstein, professore americano di scienze politiche e autore di testi molto critici sulla politica di Israele verso i palestinesi e teorico di quello che lui definisce lo sfruttamento della Shoah a fini utilitaristici, per giustificare cioè qualunque atto dello stato di Israele, è stato fermato venerdì scorso all’aeroposto di Tel Aviv da agenti del servizio segreto Shin Bet, arrestato, trattenuto 24 ore e infine notificato del divieto per i prossimi 10 anni a entrare in Israele.

Finkelstein, che è figlio di un’ebrea polacca sopravvissuta ai campi di sterminio e quindi come tale avrebbe diritto, per la cosiddetta “legge del ritorno”, a diventare automaticamente cittadino israeliano, è stato trattato come terrorista e interrogato su presunti legami con Al Qaeda ed Hamas. Pare che in questi casi basta che i servizi decidono che una persona è non grata per bypassare qualunque legge.
Il giornale progressista “Haaretz” si è domandato perchè negare l’ingresso in Israele a uno studioso, pur controverso, e lasciare invece campo libero agli estremisti di destra kahanisti. Forse Haaretz finge di essere ingenuo. I kahanisti non mettono in dubbio la bontà intrinseca del sionismo.

Non c’è molto da meravigliarsi su questo clamoroso ostracismo, un pò da ex regime sovietico più che da “unico paese democratico dell’area mediorientale”.
Finkelstein è uno che con i suoi scritti ha pestato piedi illustri. Difende i palestinesi (ohibò), ha amici arabi (che avrebbe dovuto incontrare nei territori nel corso del suo viaggio, assieme agli israeliani della associazione B’Tselem), si è inimicato i sepolcri imbiancati come Elie Wiesel e ha smontato pezzo per pezzo un best-seller come i “volonterosi carnefici” di Daniel J. Goldhagen.

Il suo peggior nemico, comunque, è Alan Dershovitz, grande difensore di Israele in primis e avvocato di grido, per arrotondare. La specialità dello studio Dershovitz è riuscire a far assolvere uxoricidi illustri. Grazie ai suoi servigi l’hanno fatta franca O.J. Simpson e Claus Von Bulow.
Dershovitz non dorme la notte per studiare il modo di danneggiare Finkelstein.
E’ riuscito, la scorsa estate, a far annullare una serie di lezioni che il rivale avrebbe dovuto tenere alla De Paul University, tanto che alla fine questi ha dovuto dare le dimissioni. E’ talmente ossessionato da lui che se uno si apposta sotto le sue finestre e grida “Finkelstein!!!” si sente il suo cavallo nitrire.

Al di là delle dispute accademiche, è comunque inquietante che si venga arrestati per un’opinione e che soprattutto il fatto non diventi notizia. Chi ha sentito parlare di questo fatto in tv? La cosa diventa normale se accade in Israele? La tesi sarebbe interessante da discutere.
Immagino il casino se un intellettuale cubano anticastrista fosse stato fermato all’Avana e bandito per 10 anni dall’isola. Voi no?


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Nel febbraio scorso lanciai questa campagna per la difesa della laicità, definita “campagna per svegliare i laici che dormono un sonno profondo al limite del coma dépassée, con una scarica bella forte per rianimarli, prima di perderli per sempre”.

Da allora sono passati quasi quattro mesi. Abbiamo avuto le elezioni che hanno visto la solenne trombata dell’instant-party antiabortista di Ferrara, la vittoria del Sire Berlusconi e le esternazioni delle Ministre Pompadour sulla non necessità di difendere i diritti dei gay perchè secondo loro non ne hanno bisogno. Basta andare dal notaio. “Quelli che con una bella dormita passa anche il cancro”, cantava Jannacci.

Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
Mmmh, non c’è male, come inizio. Dimenticavo le coliche anti-pride di Gianni AleMagno e gli appelli della Chiesa a contrastare la “deriva eugenetica”.
Vi prego, togliete a Bagnasco il DVD de “I ragazzi venuti dal Brasile” e spiegategli che è fantascienza. Magari ricordategli anche che Mengele scappò da Genova grazie anche alla rete messa in piedi da fascisti croati, peronisti argentini, Vaticano e servizi segreti alleati. Questa volta storia vera, non fantascienza.

Famiglia Cristiana (altro che Washington Post) dice che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto (e sappiamo cosa intenderebbero per “mettere mano”). Se sono contrari perfino alla pillola del giorno dopo che, se proprio vogliamo esagerare, ti spiaccica per strada un ovetto che magari non è nemmeno ancora arrivato nella tuba, figuriamoci se non vorranno proibire l’aborto del tutto.
Sugli altri fronti, il governo è ancora impegnato con i provvedimenti che festeggiano l’incoronazione di Re Silvio III, ma possiamo attenderci a breve la ridiscussione della legge 40 sulla fecondazione assistita alla quale aveva tentato di porre parziale rimedio un decreto dell’ex Ministro Turco.

Intendiamoci, non è che se avesse vinto Veltroni, con la Binetti in pole position con il giro più veloce contro la laicità e i minuettti del PD su Dico Pacs eccetera, avremmo potuto stare tranquilli. Siamo messi male comunque la si guardi e dobbiamo vigilare, dando la scossa ai laici che ancora sopravvivono, quando ce n’è bisogno.

Riassumo i punti essenziali della campagna “Rianimate i laici”:

– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
– diritto all’utilizzo, per chi sceglie l’aborto, in alternativa all’aborto chirurgico, della pillola RU486;
– diritto ad una seria informazione sulla contraccezione e i metodi che dovrebbero sempre evitare di giungere alla scelta dolorosa dell’aborto;
– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
– diritto per le coppie di fatto, gay ed etero ad una legge che tuteli il diritto di assistenza reciproca, le questioni ereditarie, funerarie, i subentri nei contratti d’affitto e tutte le altre questioni che non si pongono per le coppie sposate eterosessuali, senza che nessuna velina venga a dirci che basta andare dal notaio per queste cose. Queste cose devono essere accessibili a tutti e non solo ai ricchi.
– diritto al divorzio breve, come esiste nei paesi civili, senza bisogno di periodi limbici di separazione che servono solo ad ingrassare gli avvocati matrimonialisti;
– diritto a poter decidere in piena coscienza e in libertà di porre fine alle proprie sofferenze mediante il suicidio assistito e diritto ad una legge di regolamentazione dell’eutanasia, come avviene in altri paesi Europei. La fine dello scandalo di odissee come quella di Piergiorgio Welby;
– diritto al pieno riconoscimento legale delle unioni omosessuali;
– diritto ad uno stato pienamente laico, che rispetta il credo religioso ma non se ne fa condizionare per quelle che sono leggi fondamentali del suo ordinamento.

Chi è d’accordo con questa campagna a favore della laicità, può rilanciarla e riprenderla sul proprio spazio, utilizzando il banner che ho realizzato e l’apposito codice qui di seguito.


Segnalatemi, per favore, le vostre adesioni nei commenti, così vi aggiungo alla lista. Se avete già aderito ma il vostro blog non appare in elenco fatemelo sapere. Potete ovviamente aderire anche se non avete un blog.

Riassunto delle adesioni precedenti, con un ringraziamento a tutti:

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Da allora sono passati quasi quattro mesi. Abbiamo avuto le elezioni che hanno visto la solenne trombata dell’instant-party antiabortista di Ferrara, la vittoria del Sire Berlusconi e le esternazioni delle Ministre Pompadour sulla non necessità di difendere i diritti dei gay perchè secondo loro non ne hanno bisogno. Basta andare dal notaio. “Quelli che con una bella dormita passa anche il cancro”, cantava Jannacci.

Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
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Famiglia Cristiana (altro che Washington Post) dice che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto (e sappiamo cosa intenderebbero per “mettere mano”). Se sono contrari perfino alla pillola del giorno dopo che, se proprio vogliamo esagerare, ti spiaccica per strada un ovetto che magari non è nemmeno ancora arrivato nella tuba, figuriamoci se non vorranno proibire l’aborto del tutto.
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Intendiamoci, non è che se avesse vinto Veltroni, con la Binetti in pole position con il giro più veloce contro la laicità e i minuettti del PD su Dico Pacs eccetera, avremmo potuto stare tranquilli. Siamo messi male comunque la si guardi e dobbiamo vigilare, dando la scossa ai laici che ancora sopravvivono, quando ce n’è bisogno.

Riassumo i punti essenziali della campagna “Rianimate i laici”:

– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
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– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
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– diritto al divorzio breve, come esiste nei paesi civili, senza bisogno di periodi limbici di separazione che servono solo ad ingrassare gli avvocati matrimonialisti;
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Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
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Famiglia Cristiana (altro che Washington Post) dice che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto (e sappiamo cosa intenderebbero per “mettere mano”). Se sono contrari perfino alla pillola del giorno dopo che, se proprio vogliamo esagerare, ti spiaccica per strada un ovetto che magari non è nemmeno ancora arrivato nella tuba, figuriamoci se non vorranno proibire l’aborto del tutto.
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Intendiamoci, non è che se avesse vinto Veltroni, con la Binetti in pole position con il giro più veloce contro la laicità e i minuettti del PD su Dico Pacs eccetera, avremmo potuto stare tranquilli. Siamo messi male comunque la si guardi e dobbiamo vigilare, dando la scossa ai laici che ancora sopravvivono, quando ce n’è bisogno.

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– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
– diritto all’utilizzo, per chi sceglie l’aborto, in alternativa all’aborto chirurgico, della pillola RU486;
– diritto ad una seria informazione sulla contraccezione e i metodi che dovrebbero sempre evitare di giungere alla scelta dolorosa dell’aborto;
– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
– diritto per le coppie di fatto, gay ed etero ad una legge che tuteli il diritto di assistenza reciproca, le questioni ereditarie, funerarie, i subentri nei contratti d’affitto e tutte le altre questioni che non si pongono per le coppie sposate eterosessuali, senza che nessuna velina venga a dirci che basta andare dal notaio per queste cose. Queste cose devono essere accessibili a tutti e non solo ai ricchi.
– diritto al divorzio breve, come esiste nei paesi civili, senza bisogno di periodi limbici di separazione che servono solo ad ingrassare gli avvocati matrimonialisti;
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Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
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Famiglia Cristiana (altro che Washington Post) dice che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto (e sappiamo cosa intenderebbero per “mettere mano”). Se sono contrari perfino alla pillola del giorno dopo che, se proprio vogliamo esagerare, ti spiaccica per strada un ovetto che magari non è nemmeno ancora arrivato nella tuba, figuriamoci se non vorranno proibire l’aborto del tutto.
Sugli altri fronti, il governo è ancora impegnato con i provvedimenti che festeggiano l’incoronazione di Re Silvio III, ma possiamo attenderci a breve la ridiscussione della legge 40 sulla fecondazione assistita alla quale aveva tentato di porre parziale rimedio un decreto dell’ex Ministro Turco.

Intendiamoci, non è che se avesse vinto Veltroni, con la Binetti in pole position con il giro più veloce contro la laicità e i minuettti del PD su Dico Pacs eccetera, avremmo potuto stare tranquilli. Siamo messi male comunque la si guardi e dobbiamo vigilare, dando la scossa ai laici che ancora sopravvivono, quando ce n’è bisogno.

Riassumo i punti essenziali della campagna “Rianimate i laici”:

– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
– diritto all’utilizzo, per chi sceglie l’aborto, in alternativa all’aborto chirurgico, della pillola RU486;
– diritto ad una seria informazione sulla contraccezione e i metodi che dovrebbero sempre evitare di giungere alla scelta dolorosa dell’aborto;
– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
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Nel febbraio scorso lanciai questa campagna per la difesa della laicità, definita “campagna per svegliare i laici che dormono un sonno profondo al limite del coma dépassée, con una scarica bella forte per rianimarli, prima di perderli per sempre”.

Da allora sono passati quasi quattro mesi. Abbiamo avuto le elezioni che hanno visto la solenne trombata dell’instant-party antiabortista di Ferrara, la vittoria del Sire Berlusconi e le esternazioni delle Ministre Pompadour sulla non necessità di difendere i diritti dei gay perchè secondo loro non ne hanno bisogno. Basta andare dal notaio. “Quelli che con una bella dormita passa anche il cancro”, cantava Jannacci.

Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
Mmmh, non c’è male, come inizio. Dimenticavo le coliche anti-pride di Gianni AleMagno e gli appelli della Chiesa a contrastare la “deriva eugenetica”.
Vi prego, togliete a Bagnasco il DVD de “I ragazzi venuti dal Brasile” e spiegategli che è fantascienza. Magari ricordategli anche che Mengele scappò da Genova grazie anche alla rete messa in piedi da fascisti croati, peronisti argentini, Vaticano e servizi segreti alleati. Questa volta storia vera, non fantascienza.

Famiglia Cristiana (altro che Washington Post) dice che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto (e sappiamo cosa intenderebbero per “mettere mano”). Se sono contrari perfino alla pillola del giorno dopo che, se proprio vogliamo esagerare, ti spiaccica per strada un ovetto che magari non è nemmeno ancora arrivato nella tuba, figuriamoci se non vorranno proibire l’aborto del tutto.
Sugli altri fronti, il governo è ancora impegnato con i provvedimenti che festeggiano l’incoronazione di Re Silvio III, ma possiamo attenderci a breve la ridiscussione della legge 40 sulla fecondazione assistita alla quale aveva tentato di porre parziale rimedio un decreto dell’ex Ministro Turco.

Intendiamoci, non è che se avesse vinto Veltroni, con la Binetti in pole position con il giro più veloce contro la laicità e i minuettti del PD su Dico Pacs eccetera, avremmo potuto stare tranquilli. Siamo messi male comunque la si guardi e dobbiamo vigilare, dando la scossa ai laici che ancora sopravvivono, quando ce n’è bisogno.

Riassumo i punti essenziali della campagna “Rianimate i laici”:

– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
– diritto all’utilizzo, per chi sceglie l’aborto, in alternativa all’aborto chirurgico, della pillola RU486;
– diritto ad una seria informazione sulla contraccezione e i metodi che dovrebbero sempre evitare di giungere alla scelta dolorosa dell’aborto;
– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
– diritto per le coppie di fatto, gay ed etero ad una legge che tuteli il diritto di assistenza reciproca, le questioni ereditarie, funerarie, i subentri nei contratti d’affitto e tutte le altre questioni che non si pongono per le coppie sposate eterosessuali, senza che nessuna velina venga a dirci che basta andare dal notaio per queste cose. Queste cose devono essere accessibili a tutti e non solo ai ricchi.
– diritto al divorzio breve, come esiste nei paesi civili, senza bisogno di periodi limbici di separazione che servono solo ad ingrassare gli avvocati matrimonialisti;
– diritto a poter decidere in piena coscienza e in libertà di porre fine alle proprie sofferenze mediante il suicidio assistito e diritto ad una legge di regolamentazione dell’eutanasia, come avviene in altri paesi Europei. La fine dello scandalo di odissee come quella di Piergiorgio Welby;
– diritto al pieno riconoscimento legale delle unioni omosessuali;
– diritto ad uno stato pienamente laico, che rispetta il credo religioso ma non se ne fa condizionare per quelle che sono leggi fondamentali del suo ordinamento.

Chi è d’accordo con questa campagna a favore della laicità, può rilanciarla e riprenderla sul proprio spazio, utilizzando il banner che ho realizzato e l’apposito codice qui di seguito.


Rianimate

Segnalatemi, per favore, le vostre adesioni nei commenti, così vi aggiungo alla lista. Se avete già aderito ma il vostro blog non appare in elenco fatemelo sapere. Potete ovviamente aderire anche se non avete un blog.

Riassunto delle adesioni precedenti, con un ringraziamento a tutti:

Sacro Profano (Uyulala)
Guccia
Polvere di GG
John John Lukich’s Weblog
Non contro ma per!
Nannerl Mozart (Rita Charbonnier)
Una bomba al Cantagiro (Marco Amato)
Summertime – Tempo d’estate
Eva Carriego
Mamma sull’orlo di una crisi di nervi
Omnia munda mundis
TMG – Truce Magazine
Febbre a Novanta
di CRONACHE e LIBERO PENSIERO
La strega Nocciola
Tisbe
La Casa Gramatica
dicolamia
ladytux
Francamente
Finazio
MattBecken
Pasquale Caterisano
GiovinEuropa
niente di meglio da fare
il blog di cristian
senza paura
miss kappa
Giuseppina
Saccozzi Roberto
io scendo qui
La Casa della Sinistra Adelfiese
Donne protagoniste
il Russo
Blog a 2 Piazze
Musicamaniacalmente
Esercizi di stile
RiGiTaN’s
Il Furioso di Agugliano
Italia Laica
Amber;
Parole Libere
Enrico Torrielli
GianLucaVisconti
Verso il baratro
fiammifero
lulubliss
virginie
c@zzi & sc@zzi
Noi no
Vivere la verità
Blacksun
Le veglie di Bonaventura
Kalibros
Storia – Fatti e misfatti
Klam
A Bologna una sinistra per fare


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Hanno mandato avanti Scajola a dare l’annuncio e la scelta mi sembra ottima, non c’era persona più adatta di lui.
Il nostro paese risolverà la crisi energetica non con le fonti rinnovabili e con l’energia pulita ma con l’uranio. Si torna al nucleare.

No, non pensate subito a Chernobyl e ai gemelli Michael e Vladimir, 16 anni, uno sordo e l’altro idrocefalo, di Minsk (foto Robert Knoth). Se sono così dopo tanti anni, è a causa del comunismo, non delle radiazioni uscite dal reattore numero quattro nel lontano 1986.
Il nucleare è assolutamente sicuro. Scommetto che per convincerci, faranno dei chupa-chupa al plutonio da far ciucciare ai bambini e li pubblicizzeranno in TV.

L’uranio è meno dannoso per i polmoni delle sigarette. Lo scrivono i ricercatori.
Le città coinvolte nel disastro sono a distanza di vent’anni ancora troppo irradiate per viverci. In Bielorussia muoiono ancora oggi per leucemia e cancri alla tiroide? Nascono bambini ritardati, deformi, psicotici? Finchè uno scienziato non troverà il marchio Made in Chernobyl guardando le cellule tumorali al microscopio pagatogli dalla multinazionale che magari ha una zampa anche nel nucleare, non ci crederà. Non ci sono prove, dicono, come quelli che sanno di essere colpevoli.

Certo, l’incidente di Chernobyl fu dovuto alla rimozione delle sicurezze, ad uno sciagurato “esperimento”, al fatto che la centrale era di prima generazione, a grafite, che il tutto era fatiscente come il regime comunista già in preagonia.
Ma ora che il vecchio sarcofago che copre il reattore ancora in ebollizione, costruito mescolando cemento e il sangue di migliaia di “liquidatori” sta marcendo e andrebbe sostituito ma nessuno fa niente, nonostante che a Mosca regnino i boss della moderna Russia, è ancora colpa del comunismo?

In quei giorni di Chernobyl ci fu gente nel nord Italia che si vide schizzare i valori dei leucociti verso livelli leucemici ma poi, passata la paura dell’insalata a foglia larga e del latte che pensavamo dovesse diventare fosforescente di notte nel frigo mentre noi dormivamo, fu tutto dimenticato. Sono rimasti i “bambini di Chernobyl” (quelli bellini e biondi, non quelli inguardabili che nascevano con un occhio solo in mezzo alla fronte) da invitare generosamente a passare qualche giorno sulla spiaggia di Rimini.
Poi più nulla. Come sempre quando c’è di mezzo il nucleare, non si sa. Le radiazioni nessuno nega siano pericolose ma non sappiamo nemmeno quanti morirono esattamente dei gran botti di Hiroshima e Nagasaki, figuriamoci se ci deve fregare di quattro contadini e matrioske bielorussi. Quando un disastro coinvolge i poveri state tranquilli che non è successo niente. Si, un pianto e un lamento e un paternoster e poi si pensa di nuovo al nostro culo.

Ora che vogliono ritornare al nucleare diranno che Chernobyl deve essere dimenticato. Ancora di più, se è possibile. Stanno già dicendo (la Marcegaglia) che le scelte antinucleari di allora furono troppo “emotive”.
Si potrebbe dire che Chernobyl rappresenta il passato. In teoria, si potrebbe anche essere favorevoli ad un uso limitato e coscienzioso del nucleare.
Sarebbe sciocco negare che dal 1986 non siano stati fatti progressi nella progettazione delle centrali. E’ vero che le più moderne sono relativamente sicure ma ci sono comunque dei problemi pratici, che si possono riassumere brevemente nei concetti che seguono.

Le centrali di terza generazione (quelle di quarta sono solo in via di studio e se ne parlerà forse nel 2030) costano moltissimo, necessitano di molti anni per il loro completamento e prima di iniziare a dare i frutti desiderati in termini di produzione di energia, devono passare ancora degli anni, anche cinquanta. Funzionano ad uranio, che deve essere lavorato per arricchirlo. L’uranio non è una risorsa economica ed ubiquitaria, che si trova al supermercato con il 3×2, ma è sempre più rara e costosa.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio di paese nuclearizzato, dipendono solo per il 40% del fabbisogno energetico dal nucleare. Le automobili continuano comunque ad andare a benzina. Le centrali necessitano di grandi quantità di acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso. Rimane insoluto il problema delle scorie che vanno smaltite e non bastano certo le discariche di Bertolaso.

Se permettete, se parliamo di nucleare mi fido di più di Carlo Rubbia che di Claudio Scajola.

http://www.youtube.com/v/F7nO1D9zfnw&hl=it
http://www.youtube.com/v/tcVYtygPF4E&hl=it
E allora, perchè i dirigenti delle società energetiche italiane, all’annuncio del governo sulla ripresa del nucleare le hanno sparate grosse?

”Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica”.
“Con l’atomo l’Italia può raggiungere l’indipendenza energetica che oggi e’ uno dei nostri maggiori problemi”.

Strano, vero? Non si trovano quattro stracci di aziende italiane pronte a salvare la compagnia di bandiera Alitalia subito ma c’è grande entusiasmo in Edison, Enel ecc. nell’infilarsi in una impresa che se darà frutti lo farà tra non meno di trent’anni, ad essere ottimisti. Un investimento a lungo periodo che così male si adatta alla voglia di “tutto e subito” degli italiani. Mmmh, ci deve essere sotto qualcosa.
Non è che per far presto e senza il tempo per centrali ultramoderne e sicure ci si accontenterebbe di qualcosa di meno raffinato? Non è che per lesinare sui costi si ripiegherebbe su roba meno sicura? Che si risparmierebbe sulla sicurezza?

Un’altra malignità. Magari non c’entra niente, ma dai prodotti di scarto dell’arricchimento dell’uranio si ricava uranio impoverito, ingrediente sempre più apprezzato nella fabbricazione degli armamenti e non solo. Non importa se il DU (depleted uranium) è sospettato di tossicità e fa morire i reduci dalle zone di guerra bombardate con tali armi e fa nascere creature malformate e tumori nelle popolazioni colpite.
Sempre a disposizione, si trovano plotoni di ricercatori aviotrasportati da pronto intervento che giurano sulla innocuità del DU, pronti a mangiarsene intere barrette in diretta tv.
Intanto i soldatini perdono i capelli e muoiono, con gli alti comandi che negano, e a Quirra in Sardegna detengono il record nazionale delle leucemie.
L’uranio impoverito può essere ricavato dalle scorie derivanti dalle centrali nucleari.
E allora non sarà che il vero interesse e il treno da prendere al volo, con la trentennale guerra globale al terrorismo in corso e in attesa di clamorosi sviluppi, sia quello? Dopo tutto siamo un paese che con le industrie di armi facciamo la nostra porca figura.

Non deve stupire la sparata sul nucleare facile facile. Questo è un governo che pensa e realizza in grande.
Il dubbio è che più che realizzare grandi opere, realizzi grandi sparate mediatiche, tanto nessuno poi andrà a controllare se ciò che è stato millantato si è poi effettivamente realizzato. Si potrà sempre dire di essere stati fraintesi o che “abbiamo ereditato i guasti della sinistra”.
Si tratta, guarda caso, di progetti per i quali non risultano esservi i soldi, a meno di andare a mettere le mani nelle tasche di Pantalone o praticare altri tipi più estremi di fist-fucking fiscale. Altro che abolizione dell’ICI per festeggiare l’incoronazione.
Si riparla del Ponte sullo Stretto, della TAV poi delle megacentrali nucleari di quarta generazione che esistono soltanto nei sogni.
Prossimamente: le piramidi.


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Hanno mandato avanti Scajola a dare l’annuncio e la scelta mi sembra ottima, non c’era persona più adatta di lui.
Il nostro paese risolverà la crisi energetica non con le fonti rinnovabili e con l’energia pulita ma con l’uranio. Si torna al nucleare.

No, non pensate subito a Chernobyl e ai gemelli Michael e Vladimir, 16 anni, uno sordo e l’altro idrocefalo, di Minsk (foto Robert Knoth). Se sono così dopo tanti anni, è a causa del comunismo, non delle radiazioni uscite dal reattore numero quattro nel lontano 1986.
Il nucleare è assolutamente sicuro. Scommetto che per convincerci, faranno dei chupa-chupa al plutonio da far ciucciare ai bambini e li pubblicizzeranno in TV.

L’uranio è meno dannoso per i polmoni delle sigarette. Lo scrivono i ricercatori.
Le città coinvolte nel disastro sono a distanza di vent’anni ancora troppo irradiate per viverci. In Bielorussia muoiono ancora oggi per leucemia e cancri alla tiroide? Nascono bambini ritardati, deformi, psicotici? Finchè uno scienziato non troverà il marchio Made in Chernobyl guardando le cellule tumorali al microscopio pagatogli dalla multinazionale che magari ha una zampa anche nel nucleare, non ci crederà. Non ci sono prove, dicono, come quelli che sanno di essere colpevoli.

Certo, l’incidente di Chernobyl fu dovuto alla rimozione delle sicurezze, ad uno sciagurato “esperimento”, al fatto che la centrale era di prima generazione, a grafite, che il tutto era fatiscente come il regime comunista già in preagonia.
Ma ora che il vecchio sarcofago che copre il reattore ancora in ebollizione, costruito mescolando cemento e il sangue di migliaia di “liquidatori” sta marcendo e andrebbe sostituito ma nessuno fa niente, nonostante che a Mosca regnino i boss della moderna Russia, è ancora colpa del comunismo?

In quei giorni di Chernobyl ci fu gente nel nord Italia che si vide schizzare i valori dei leucociti verso livelli leucemici ma poi, passata la paura dell’insalata a foglia larga e del latte che pensavamo dovesse diventare fosforescente di notte nel frigo mentre noi dormivamo, fu tutto dimenticato. Sono rimasti i “bambini di Chernobyl” (quelli bellini e biondi, non quelli inguardabili che nascevano con un occhio solo in mezzo alla fronte) da invitare generosamente a passare qualche giorno sulla spiaggia di Rimini.
Poi più nulla. Come sempre quando c’è di mezzo il nucleare, non si sa. Le radiazioni nessuno nega siano pericolose ma non sappiamo nemmeno quanti morirono esattamente dei gran botti di Hiroshima e Nagasaki, figuriamoci se ci deve fregare di quattro contadini e matrioske bielorussi. Quando un disastro coinvolge i poveri state tranquilli che non è successo niente. Si, un pianto e un lamento e un paternoster e poi si pensa di nuovo al nostro culo.

Ora che vogliono ritornare al nucleare diranno che Chernobyl deve essere dimenticato. Ancora di più, se è possibile. Stanno già dicendo (la Marcegaglia) che le scelte antinucleari di allora furono troppo “emotive”.
Si potrebbe dire che Chernobyl rappresenta il passato. In teoria, si potrebbe anche essere favorevoli ad un uso limitato e coscienzioso del nucleare.
Sarebbe sciocco negare che dal 1986 non siano stati fatti progressi nella progettazione delle centrali. E’ vero che le più moderne sono relativamente sicure ma ci sono comunque dei problemi pratici, che si possono riassumere brevemente nei concetti che seguono.

Le centrali di terza generazione (quelle di quarta sono solo in via di studio e se ne parlerà forse nel 2030) costano moltissimo, necessitano di molti anni per il loro completamento e prima di iniziare a dare i frutti desiderati in termini di produzione di energia, devono passare ancora degli anni, anche cinquanta. Funzionano ad uranio, che deve essere lavorato per arricchirlo. L’uranio non è una risorsa economica ed ubiquitaria, che si trova al supermercato con il 3×2, ma è sempre più rara e costosa.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio di paese nuclearizzato, dipendono solo per il 40% del fabbisogno energetico dal nucleare. Le automobili continuano comunque ad andare a benzina. Le centrali necessitano di grandi quantità di acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso. Rimane insoluto il problema delle scorie che vanno smaltite e non bastano certo le discariche di Bertolaso.

Se permettete, se parliamo di nucleare mi fido di più di Carlo Rubbia che di Claudio Scajola.



E allora, perchè i dirigenti delle società energetiche italiane, all’annuncio del governo sulla ripresa del nucleare le hanno sparate grosse?

”Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica”.
“Con l’atomo l’Italia può raggiungere l’indipendenza energetica che oggi e’ uno dei nostri maggiori problemi”.

Strano, vero? Non si trovano quattro stracci di aziende italiane pronte a salvare la compagnia di bandiera Alitalia subito ma c’è grande entusiasmo in Edison, Enel ecc. nell’infilarsi in una impresa che se darà frutti lo farà tra non meno di trent’anni, ad essere ottimisti. Un investimento a lungo periodo che così male si adatta alla voglia di “tutto e subito” degli italiani. Mmmh, ci deve essere sotto qualcosa.
Non è che per far presto e senza il tempo per centrali ultramoderne e sicure ci si accontenterebbe di qualcosa di meno raffinato? Non è che per lesinare sui costi si ripiegherebbe su roba meno sicura? Che si risparmierebbe sulla sicurezza?

Un’altra malignità. Magari non c’entra niente, ma dai prodotti di scarto dell’arricchimento dell’uranio si ricava uranio impoverito, ingrediente sempre più apprezzato nella fabbricazione degli armamenti e non solo. Non importa se il DU (depleted uranium) è sospettato di tossicità e fa morire i reduci dalle zone di guerra bombardate con tali armi e fa nascere creature malformate e tumori nelle popolazioni colpite.
Sempre a disposizione, si trovano plotoni di ricercatori aviotrasportati da pronto intervento che giurano sulla innocuità del DU, pronti a mangiarsene intere barrette in diretta tv.
Intanto i soldatini perdono i capelli e muoiono, con gli alti comandi che negano, e a Quirra in Sardegna detengono il record nazionale delle leucemie.
L’uranio impoverito può essere ricavato dalle scorie derivanti dalle centrali nucleari.
E allora non sarà che il vero interesse e il treno da prendere al volo, con la trentennale guerra globale al terrorismo in corso e in attesa di clamorosi sviluppi, sia quello? Dopo tutto siamo un paese che con le industrie di armi facciamo la nostra porca figura.

Non deve stupire la sparata sul nucleare facile facile. Questo è un governo che pensa e realizza in grande.
Il dubbio è che più che realizzare grandi opere, realizzi grandi sparate mediatiche, tanto nessuno poi andrà a controllare se ciò che è stato millantato si è poi effettivamente realizzato. Si potrà sempre dire di essere stati fraintesi o che “abbiamo ereditato i guasti della sinistra”.
Si tratta, guarda caso, di progetti per i quali non risultano esservi i soldi, a meno di andare a mettere le mani nelle tasche di Pantalone o praticare altri tipi più estremi di fist-fucking fiscale. Altro che abolizione dell’ICI per festeggiare l’incoronazione.
Si riparla del Ponte sullo Stretto, della TAV poi delle megacentrali nucleari di quarta generazione che esistono soltanto nei sogni.
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Hanno mandato avanti Scajola a dare l’annuncio e la scelta mi sembra ottima, non c’era persona più adatta di lui.
Il nostro paese risolverà la crisi energetica non con le fonti rinnovabili e con l’energia pulita ma con l’uranio. Si torna al nucleare.

No, non pensate subito a Chernobyl e ai gemelli Michael e Vladimir, 16 anni, uno sordo e l’altro idrocefalo, di Minsk (foto Robert Knoth). Se sono così dopo tanti anni, è a causa del comunismo, non delle radiazioni uscite dal reattore numero quattro nel lontano 1986.
Il nucleare è assolutamente sicuro. Scommetto che per convincerci, faranno dei chupa-chupa al plutonio da far ciucciare ai bambini e li pubblicizzeranno in TV.

L’uranio è meno dannoso per i polmoni delle sigarette. Lo scrivono i ricercatori.
Le città coinvolte nel disastro sono a distanza di vent’anni ancora troppo irradiate per viverci. In Bielorussia muoiono ancora oggi per leucemia e cancri alla tiroide? Nascono bambini ritardati, deformi, psicotici? Finchè uno scienziato non troverà il marchio Made in Chernobyl guardando le cellule tumorali al microscopio pagatogli dalla multinazionale che magari ha una zampa anche nel nucleare, non ci crederà. Non ci sono prove, dicono, come quelli che sanno di essere colpevoli.

Certo, l’incidente di Chernobyl fu dovuto alla rimozione delle sicurezze, ad uno sciagurato “esperimento”, al fatto che la centrale era di prima generazione, a grafite, che il tutto era fatiscente come il regime comunista già in preagonia.
Ma ora che il vecchio sarcofago che copre il reattore ancora in ebollizione, costruito mescolando cemento e il sangue di migliaia di “liquidatori” sta marcendo e andrebbe sostituito ma nessuno fa niente, nonostante che a Mosca regnino i boss della moderna Russia, è ancora colpa del comunismo?

In quei giorni di Chernobyl ci fu gente nel nord Italia che si vide schizzare i valori dei leucociti verso livelli leucemici ma poi, passata la paura dell’insalata a foglia larga e del latte che pensavamo dovesse diventare fosforescente di notte nel frigo mentre noi dormivamo, fu tutto dimenticato. Sono rimasti i “bambini di Chernobyl” (quelli bellini e biondi, non quelli inguardabili che nascevano con un occhio solo in mezzo alla fronte) da invitare generosamente a passare qualche giorno sulla spiaggia di Rimini.
Poi più nulla. Come sempre quando c’è di mezzo il nucleare, non si sa. Le radiazioni nessuno nega siano pericolose ma non sappiamo nemmeno quanti morirono esattamente dei gran botti di Hiroshima e Nagasaki, figuriamoci se ci deve fregare di quattro contadini e matrioske bielorussi. Quando un disastro coinvolge i poveri state tranquilli che non è successo niente. Si, un pianto e un lamento e un paternoster e poi si pensa di nuovo al nostro culo.

Ora che vogliono ritornare al nucleare diranno che Chernobyl deve essere dimenticato. Ancora di più, se è possibile. Stanno già dicendo (la Marcegaglia) che le scelte antinucleari di allora furono troppo “emotive”.
Si potrebbe dire che Chernobyl rappresenta il passato. In teoria, si potrebbe anche essere favorevoli ad un uso limitato e coscienzioso del nucleare.
Sarebbe sciocco negare che dal 1986 non siano stati fatti progressi nella progettazione delle centrali. E’ vero che le più moderne sono relativamente sicure ma ci sono comunque dei problemi pratici, che si possono riassumere brevemente nei concetti che seguono.

Le centrali di terza generazione (quelle di quarta sono solo in via di studio e se ne parlerà forse nel 2030) costano moltissimo, necessitano di molti anni per il loro completamento e prima di iniziare a dare i frutti desiderati in termini di produzione di energia, devono passare ancora degli anni, anche cinquanta. Funzionano ad uranio, che deve essere lavorato per arricchirlo. L’uranio non è una risorsa economica ed ubiquitaria, che si trova al supermercato con il 3×2, ma è sempre più rara e costosa.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio di paese nuclearizzato, dipendono solo per il 40% del fabbisogno energetico dal nucleare. Le automobili continuano comunque ad andare a benzina. Le centrali necessitano di grandi quantità di acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso. Rimane insoluto il problema delle scorie che vanno smaltite e non bastano certo le discariche di Bertolaso.

Se permettete, se parliamo di nucleare mi fido di più di Carlo Rubbia che di Claudio Scajola.

E allora, perchè i dirigenti delle società energetiche italiane, all’annuncio del governo sulla ripresa del nucleare le hanno sparate grosse?

”Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica”.
“Con l’atomo l’Italia può raggiungere l’indipendenza energetica che oggi e’ uno dei nostri maggiori problemi”.

Strano, vero? Non si trovano quattro stracci di aziende italiane pronte a salvare la compagnia di bandiera Alitalia subito ma c’è grande entusiasmo in Edison, Enel ecc. nell’infilarsi in una impresa che se darà frutti lo farà tra non meno di trent’anni, ad essere ottimisti. Un investimento a lungo periodo che così male si adatta alla voglia di “tutto e subito” degli italiani. Mmmh, ci deve essere sotto qualcosa.
Non è che per far presto e senza il tempo per centrali ultramoderne e sicure ci si accontenterebbe di qualcosa di meno raffinato? Non è che per lesinare sui costi si ripiegherebbe su roba meno sicura? Che si risparmierebbe sulla sicurezza?

Un’altra malignità. Magari non c’entra niente, ma dai prodotti di scarto dell’arricchimento dell’uranio si ricava uranio impoverito, ingrediente sempre più apprezzato nella fabbricazione degli armamenti e non solo. Non importa se il DU (depleted uranium) è sospettato di tossicità e fa morire i reduci dalle zone di guerra bombardate con tali armi e fa nascere creature malformate e tumori nelle popolazioni colpite.
Sempre a disposizione, si trovano plotoni di ricercatori aviotrasportati da pronto intervento che giurano sulla innocuità del DU, pronti a mangiarsene intere barrette in diretta tv.
Intanto i soldatini perdono i capelli e muoiono, con gli alti comandi che negano, e a Quirra in Sardegna detengono il record nazionale delle leucemie.
L’uranio impoverito può essere ricavato dalle scorie derivanti dalle centrali nucleari.
E allora non sarà che il vero interesse e il treno da prendere al volo, con la trentennale guerra globale al terrorismo in corso e in attesa di clamorosi sviluppi, sia quello? Dopo tutto siamo un paese che con le industrie di armi facciamo la nostra porca figura.

Non deve stupire la sparata sul nucleare facile facile. Questo è un governo che pensa e realizza in grande.
Il dubbio è che più che realizzare grandi opere, realizzi grandi sparate mediatiche, tanto nessuno poi andrà a controllare se ciò che è stato millantato si è poi effettivamente realizzato. Si potrà sempre dire di essere stati fraintesi o che “abbiamo ereditato i guasti della sinistra”.
Si tratta, guarda caso, di progetti per i quali non risultano esservi i soldi, a meno di andare a mettere le mani nelle tasche di Pantalone o praticare altri tipi più estremi di fist-fucking fiscale. Altro che abolizione dell’ICI per festeggiare l’incoronazione.
Si riparla del Ponte sullo Stretto, della TAV poi delle megacentrali nucleari di quarta generazione che esistono soltanto nei sogni.
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