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Anche i bloggers si prendono le ferie. Vado in vacanza per una settimana.
Desidero una sola cosa: riposo, seguito da buon cibo, sole, passeggiate e natura. Niente pioggia please, perchè in montagna ti vengono due marron glacés così.
Come lettura mi porto dietro qualcosa di impegnato: “Bollito misto con mostarda” di Luttazzi. Un po’ di musica gaya anni 80 per la spensieratezza.

Come al solito è toccato a me, preparare le valige, anche le sue. “Sei più brava di me a farle, lo sai”. Bella scusa. Gli uomini, se gli dai un dito ti prendono anche la cistifellea. Però sanno farsi perdonare, via.

Buone ferie a tutti coloro che le prendono in questo periodo. Chi continua a lavorare ha tutta la mia umana comprensione e spero si rifarà abbondantemente in Agosto.

Buone vacanze a tutti, amici! A presto.

Lameduck

Anche i bloggers si prendono le ferie. Vado in vacanza per una settimana.
Desidero una sola cosa: riposo, seguito da buon cibo, sole, passeggiate e natura. Niente pioggia please, perchè in montagna ti vengono due marron glacés così.
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Come al solito è toccato a me, preparare le valige, anche le sue. “Sei più brava di me a farle, lo sai”. Bella scusa. Gli uomini, se gli dai un dito ti prendono anche la cistifellea. Però sanno farsi perdonare, via.

Buone ferie a tutti coloro che le prendono in questo periodo. Chi continua a lavorare ha tutta la mia umana comprensione e spero si rifarà abbondantemente in Agosto.

Buone vacanze a tutti, amici! A presto.

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Anche i bloggers si prendono le ferie. Vado in vacanza per una settimana.
Desidero una sola cosa: riposo, seguito da buon cibo, sole, passeggiate e natura. Niente pioggia please, perchè in montagna ti vengono due marron glacés così.
Come lettura mi porto dietro qualcosa di impegnato: “Bollito misto con mostarda” di Luttazzi. Un po’ di musica gaya anni 80 per la spensieratezza.

Come al solito è toccato a me, preparare le valige, anche le sue. “Sei più brava di me a farle, lo sai”. Bella scusa. Gli uomini, se gli dai un dito ti prendono anche la cistifellea. Però sanno farsi perdonare, via.

Buone ferie a tutti coloro che le prendono in questo periodo. Chi continua a lavorare ha tutta la mia umana comprensione e spero si rifarà abbondantemente in Agosto.

Buone vacanze a tutti, amici! A presto.

Lameduck

Anche i bloggers si prendono le ferie. Vado in vacanza per una settimana.
Desidero una sola cosa: riposo, seguito da buon cibo, sole, passeggiate e natura. Niente pioggia please, perchè in montagna ti vengono due marron glacés così.
Come lettura mi porto dietro qualcosa di impegnato: “Bollito misto con mostarda” di Luttazzi. Un po’ di musica gaya anni 80 per la spensieratezza.

Come al solito è toccato a me, preparare le valige, anche le sue. “Sei più brava di me a farle, lo sai”. Bella scusa. Gli uomini, se gli dai un dito ti prendono anche la cistifellea. Però sanno farsi perdonare, via.

Buone ferie a tutti coloro che le prendono in questo periodo. Chi continua a lavorare ha tutta la mia umana comprensione e spero si rifarà abbondantemente in Agosto.

Buone vacanze a tutti, amici! A presto.

Lameduck

El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l’affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.
Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l’affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.
Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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Mi sembra doveroso accogliere anch’io l’invito a dar voce su questo blog a Paolo Ravasin ed al proprio testamento biologico affidato a questo video.
Ravasin, presidente della cellula di Treviso dell’Associazione Luca Coscioni è affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e, come già Piergiorgio Welby, si batte affinchè venga riconosciuto ai malati senza possibilità di guarigione il diritto (sacrosanto, aggiungo io) di poter decidere di rinunciare all’alimentazione forzata e ad altre forme di prolungamento artificiale dell’esistenza in vita, compresa la somministrazione di farmaci non strettamente atti a lenire il dolore. A tutto ciò insomma che si definisce ,per comodità, accanimento terapeutico.

Questo appello arriva qualche giorno dopo la sentenza che ha finalmente preso in considerazione la richiesta del padre di Eluana Englaro, costretta da sedici anni in uno stato vegetativo permanente, di poter interrompere l’alimentazione artificiale della donna, l’unica cosa che la tiene materialmente in vita, scatenando l’ira di coloro che vogliono continuare a poter decidere per gli altri quando, dove e come questi possono finalmente morire.

Non fossero bastati Ferrara con le sue bottiglie e i soliti Don Budget e Bozzo, ci si è messa per ultima pure la Carfagna a dire che la Vita deve’essere rispettata e che non è il caso di fare una legge che regolamenti le ultime volontà dei malati con una cosa come il testamento biologico. Pari opportunità per sani e malati, insomma.
Non è la Vita che interessa a questi soloni, è il mantenimento del potere sulla vita degli altri, senza il quale non sarebbero più nessuno. Chiamano in causa Dio dimenticando quanto Dio possa essere cattivo (avrei voluto usare un termine molto più crudo) nel condannare i suoi figli ad un’esistenza come quella di Piergiorgio, di Paolo o di Eluana e di migliaia di altri.
Siccome sono per la massima parte i cattolici che pensano di potersi ergere a giudici dell’esistenza altrui, giova ricordare come al Santo Padre Giovanni Paolo II sia stato concesso di rifiutare l’accanimento terapeutico negli ultimi giorni della sua malattia. “Lasciatemi andare”, pare abbia detto. Sarebbe bello che fossero lasciati andare anche loro, i malati comuni, quelli senza la tiara in testa.

Mi sono chiesta in questi giorni, nel caso di Eluana, se per caso non sia colpa delle immagini che di lei vengono diffuse se ci si ostina, nel campo dei difensori a zona della Vita, a negarle il diritto ad andar via con un furibondo pressing.

Eluana in quelle foto è bellissima. Sorridente, giovane, radiosa, piena di vita. Chi mai vorrebbe “condannare a morire di fame e sete” una così bella ragazza. Ma quella Eluana non esiste più, non solo perchè ora ha sedici anni di più.
La sua condizione in neurologia si riassume con un termine terribile: coma decorticato. La corteccia, ovvero la parte di cervello che ci permette di muoverci, parlare, pensare, udire, vedere è permanentemente disconnessa dai centri più elementari sottocorticali di sopravvivenza. E’ un corpo che respira e continua a vivere, ormai separato per sempre dalla mente che lo governava, solo grazie a quella che Beppino Englaro ha definito “una violenza fatta alla natura”. Una condizione che comporta una grave limitazione alla dignità della persona.

“Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l’intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.” (da La storia di Eluana Englaro di Luca Carra)

Non abbiamo immagini di quella Eluana e forse non si può chiedere alla famiglia di mostrarcele ma forse farebbero capire a coloro ai quali le parole non bastano ma che sulle cose hanno bisogno di sbatterci contro il grugno, la condizione che questa donna è costretta a vivere. Con la beffa di aver oltretutto confidato un giorno a suo padre, ancora sana e perfetta, di provare orrore a pensare di trovarsi in una situazione così. E’ in nome di quella intenzione, di quel desiderio, che Beppino pensa di dover rispettare la volontà di sua figlia. Accettando oltre tutto, accordandogliela con un enorme atto d’amore, di perderla per sempre.

Piergiorgio e Paolo si sono mostrati ed immolati nella loro difficoltà, nella loro impotenza, con le loro voci metalliche che ci hanno ferito il cuore. Cosa faremmo noi nei loro panni? Potremmo volere ancora vivere, ancora un giorno, ancora un minuto, prego, disperatamente aggrappati alla vita. Oppure, potremmo desiderare solo di morire e porre fine alla sofferenza e ad una vita che non è più vita.
La nostra opinione in fondo non conta nulla, come quella dei filosofi o dei teologi anche se penso nessuno si augurerebbe di vivere da corpo inerte senza più la luce del pensiero. Io non lo vorrei.

L’unica cosa che conta è che se questi malati desiderano che tutto finisca, perdio, noi abbiamo il dovere di aiutarli a compiere fino in fondo la loro scelta.
Paolo, Piergiorgio e il babbo di Eluana si battono affinchè ognuno di noi possa decidere, volendolo, con un testamento biologico, cosa fare della propria esistenza qualora non vi fosse più speranza di guarigione o uscita da un coma depassée. Potremmo anche non scegliere, lasciar fare al destino. E’ una battaglia di libertà, non di assolutismo.
Negare ai malati aiuto in nome di una cieca ortodossia ideologica, di un ottuso attaccamento al potere di vita e di morte sugli altri è non solo incivile, ma profondamente disumano.


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Ravasin, presidente della cellula di Treviso dell’Associazione Luca Coscioni è affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e, come già Piergiorgio Welby, si batte affinchè venga riconosciuto ai malati senza possibilità di guarigione il diritto (sacrosanto, aggiungo io) di poter decidere di rinunciare all’alimentazione forzata e ad altre forme di prolungamento artificiale dell’esistenza in vita, compresa la somministrazione di farmaci non strettamente atti a lenire il dolore. A tutto ciò insomma che si definisce ,per comodità, accanimento terapeutico.

Questo appello arriva qualche giorno dopo la sentenza che ha finalmente preso in considerazione la richiesta del padre di Eluana Englaro, costretta da sedici anni in uno stato vegetativo permanente, di poter interrompere l’alimentazione artificiale della donna, l’unica cosa che la tiene materialmente in vita, scatenando l’ira di coloro che vogliono continuare a poter decidere per gli altri quando, dove e come questi possono finalmente morire.

Non fossero bastati Ferrara con le sue bottiglie e i soliti Don Budget e Bozzo, ci si è messa per ultima pure la Carfagna a dire che la Vita deve’essere rispettata e che non è il caso di fare una legge che regolamenti le ultime volontà dei malati con una cosa come il testamento biologico. Pari opportunità per sani e malati, insomma.
Non è la Vita che interessa a questi soloni, è il mantenimento del potere sulla vita degli altri, senza il quale non sarebbero più nessuno. Chiamano in causa Dio dimenticando quanto Dio possa essere cattivo (avrei voluto usare un termine molto più crudo) nel condannare i suoi figli ad un’esistenza come quella di Piergiorgio, di Paolo o di Eluana e di migliaia di altri.
Siccome sono per la massima parte i cattolici che pensano di potersi ergere a giudici dell’esistenza altrui, giova ricordare come al Santo Padre Giovanni Paolo II sia stato concesso di rifiutare l’accanimento terapeutico negli ultimi giorni della sua malattia. “Lasciatemi andare”, pare abbia detto. Sarebbe bello che fossero lasciati andare anche loro, i malati comuni, quelli senza la tiara in testa.

Mi sono chiesta in questi giorni, nel caso di Eluana, se per caso non sia colpa delle immagini che di lei vengono diffuse se ci si ostina, nel campo dei difensori a zona della Vita, a negarle il diritto ad andar via con un furibondo pressing.

Eluana in quelle foto è bellissima. Sorridente, giovane, radiosa, piena di vita. Chi mai vorrebbe “condannare a morire di fame e sete” una così bella ragazza. Ma quella Eluana non esiste più, non solo perchè ora ha sedici anni di più.
La sua condizione in neurologia si riassume con un termine terribile: coma decorticato. La corteccia, ovvero la parte di cervello che ci permette di muoverci, parlare, pensare, udire, vedere è permanentemente disconnessa dai centri più elementari sottocorticali di sopravvivenza. E’ un corpo che respira e continua a vivere, ormai separato per sempre dalla mente che lo governava, solo grazie a quella che Beppino Englaro ha definito “una violenza fatta alla natura”. Una condizione che comporta una grave limitazione alla dignità della persona.

“Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l’intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.” (da La storia di Eluana Englaro di Luca Carra)

Non abbiamo immagini di quella Eluana e forse non si può chiedere alla famiglia di mostrarcele ma forse farebbero capire a coloro ai quali le parole non bastano ma che sulle cose hanno bisogno di sbatterci contro il grugno, la condizione che questa donna è costretta a vivere. Con la beffa di aver oltretutto confidato un giorno a suo padre, ancora sana e perfetta, di provare orrore a pensare di trovarsi in una situazione così. E’ in nome di quella intenzione, di quel desiderio, che Beppino pensa di dover rispettare la volontà di sua figlia. Accettando oltre tutto, accordandogliela con un enorme atto d’amore, di perderla per sempre.

Piergiorgio e Paolo si sono mostrati ed immolati nella loro difficoltà, nella loro impotenza, con le loro voci metalliche che ci hanno ferito il cuore. Cosa faremmo noi nei loro panni? Potremmo volere ancora vivere, ancora un giorno, ancora un minuto, prego, disperatamente aggrappati alla vita. Oppure, potremmo desiderare solo di morire e porre fine alla sofferenza e ad una vita che non è più vita.
La nostra opinione in fondo non conta nulla, come quella dei filosofi o dei teologi anche se penso nessuno si augurerebbe di vivere da corpo inerte senza più la luce del pensiero. Io non lo vorrei.

L’unica cosa che conta è che se questi malati desiderano che tutto finisca, perdio, noi abbiamo il dovere di aiutarli a compiere fino in fondo la loro scelta.
Paolo, Piergiorgio e il babbo di Eluana si battono affinchè ognuno di noi possa decidere, volendolo, con un testamento biologico, cosa fare della propria esistenza qualora non vi fosse più speranza di guarigione o uscita da un coma depassée. Potremmo anche non scegliere, lasciar fare al destino. E’ una battaglia di libertà, non di assolutismo.
Negare ai malati aiuto in nome di una cieca ortodossia ideologica, di un ottuso attaccamento al potere di vita e di morte sugli altri è non solo incivile, ma profondamente disumano.


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