Quando il premier se la prende con la Giustizia ed i suoi famigerati teoremi, disquisendo in termini oncologici, non si tratta di un fenomeno automatico, un riflesso patellare sollecitato dal martello di un giudice qualsiasi. Non è un’allergia generalizzata alle toghe ma solo a quelle ostili. Giova ricordarlo sempre.

Abbiamo avuto la prova in questi giorni che lo sdegno berlusconiano viene innescato con un meccanismo ON/OFF, con un interruttore che lui preme volentieri ogniqualvolta lo ritiene opportuno. Condizione fondamentale: che siano intaccati i suoi interessi personali o politici.
Appena premuto l’interruttore centrale, come dei salvavita difettosi, scattano tutti quelli dei sodali, dei soci, degli avvocati, dei giannizzeri e, per proprietà transitiva, quelli dei suoi simpatizzanti ed elettori.

Per affinità elettive, nel senso di eletti, di casta, in rari casi l’interruttore può essere premuto quando ad essere accusato ed arrestato è un esponente dell’opposizione che però si è presumibilmente macchiato di reati come corruzione, concussione e tangenti. Le affinità estorsive, per così dire.

IN/OUT. La magistratura può essere un cancro oppure no. In questi giorni gli inquirenti sono stati un cancro quando hanno arrestato Ottaviano Del Turco per tangenti ma l’interruttore è rimasto sull’OFF quando altri giudici hanno condannato a pene lievi 15 imputati su 45 per le violenze perpetrate sugli arrestati durante il G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, senza nemmeno definirle torture perchè il reato di tortura in Italia si sono dimenticati di inserirlo nel codice penale. In quel caso, siccome la sentenza poteva essere politicamente gradita al centrodestra, la giustizia è guarita dal cancro. Anzi, la gamba amputata è miracolosamente ricresciuta.
Basterebbe ammetterlo e ricordare agli italiani di avercela solo con i giudici ostili al proprio particulare. Invece ogni volta che l’interrruttore fa “clac” è tutta la Giustizia ad andarci di mezzo. Come oggi Gasparri che ha definito il CSM una cloaca.

Facciamo un altro esempio di indignazione a corrente alternata: la questione intercettazioni che si intreccia con quella più generale della giustizia. Quando si minaccia di rendere pubbliche le intercettazioni che riguardano il premier e le sue delicatessen al viagra, che magari configurano reati di corruzione, si progettano leggi che manderebbero i giornalisti che osassero pubblicarle in carcere nella cella di Cagliostro a San Leo, a pane e frustate.
Ancora una volta si fa credere che è nell’interesse di tutti gli italiani non essere intercettati dalla giustizia cancerosa. Ma non è sempre così. Non tutte le intercettazioni sono cattive. A volte sono come la serva, servono.

Facciamo un esempio, ormai storico. Il 20 luglio del 2006, a pagina 11, nell’anniversario dei fatti di Piazza Alimonda, il “Giornale” pubblicò il seguente articolo: “Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani” .
Premesso che il telefono di casa Giuliani era stato messo sotto controllo nel 2000 per un’indagine (poi archiviata) della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, l’articolo pubblicava ampi stralci di conversazioni private tra i coniugi Giuliani che, estrapolate dal loro contesto, dipingevano un ritratto talmente negativo del ragazzo da suggerire che i loro genitori non sapessero più cosa fare con lui. Il pezzo terminava con una frase agghiacciante attribuita al padre.
Intercettazioni appartenenti ad un’inchiesta archiviata, che avrebbero dovuto quindi rimanere secretate e mandate al macero come quelle famose dei fantomatici servizietti ministeriali.

L’articolo causò alla testata il seguente richiamo del garante della privacy. Molti blog ne parlarono, ne parlai anch’io nel mio ma all’elettorato di centrodestra che commentò quello che a molti parve una forma di sciacallaggio, non parve affatto uno scandalo l’aver fatto del gossip funerario molto ma molto di cattivo gusto.
E’ proprio questione di interessi. Se è uno dei nostri, “clac”, la magistratura ci fa orrore, la privacy è stata violata. Se è un “nemico”, uno che tutto sommato ha meritato quello che gli è accaduto perchè i bravi ragazzi sarebbero rimasti a casa, che si lavino pure i panni sporchi in pubblico. E se proprio si deve, che si sciorinino.


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