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Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.

http://www.youtube.com/v/sCXj4M8vbQs&hl=it&fs=1


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Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.


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In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
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Quando l’ho vista ieri sera per la prima volta in TV, con quella pettinatura demodé da ommioddio, ha cominciato a ronzarmi in testa, settori memoria a lungo termine ed imprinting televisivo, una fastidiosissima mosca cavallina che mi diceva: “ma dove l’hai già vista?”
Sarah Palin (peccato che porti lo stesso cognome di uno dei geni Pythons), il governatore dell’Alaska made in Idaho scelta da patatone McCain come vicepresidente repubblicano, si nota prima di tutto per la pettinatura che arriva dieci minuti prima di lei, dicevo. Era dai tempi dei B52’s e da quando ha chiuso bottega una parrucchiera della mia città che non si vedevano “conci” simili. O meglio, c’è Amy Winehouse, certamente, ma lei è una trasgressiva. Che ci fa la cazzuta serial mom Sarah con il soppalco pilifero?

Serial mom, si, la signora ammazzatutti. A parte i discorsi da parrucchiere sul look, Sarah fa venire in mente il personaggio di John Waters, la casalinga perfetta americana che uccide la vicina perchè ha osato mettere le scarpe bianche in settembre.
Per prima cosa è membro della NRA, la National Rifle Association, l’associazione di cazzoni della quale era stato presidente il compianto Ben Hur, quelli che vorrebbero gli M16 in mano ai bambini in nome della libertà di girare armati. E anche a Sarah, oh si, a lei piacciono a canna lunga e duri, full metal jacket. Perchè si sa, queste casalinghe forcaiole in tailleur sono in fondo delle maialone, potete giurarci.

In termini di ambientalismo c’è da mettersi le mani nel toupet. Considera le tesi sul riscaldamento globale inattendibili e il medesimo non dovuto all’azione dell’uomo; è a favore dello sfruttamento a manetta dei giacimenti di gas e petroliferi in Alaska (il marito lavora per la BP) , si è rifiutata di includere gli orsi polari nelle specie da preservare, si nutre di hamburger d’alce e durante il suo mandato ha fatto una legge che permetteva di cacciare i lupi sparandogli dagli elicotteri. Immagino che adori l’odore del napalm la mattina presto.

Poi le sue idee sul senso della vita. Qualcuno dovrebbe spiegarmi come fa una ad essere allo stesso tempo contro l’aborto e a favore della pena di morte e che razza di coerenza è questa. Già, la coerenza.
Alla gente piacciono tanto questo soggetti perchè rassicurano la loro schizofrenia. Difendiamo la morale ma non il plantigrado, difendiamo la morula, ogni spermatozoo è sacro ma friggiamo il negro con mucho gusto e al massimo voltaggio.

Sarah riesce a far convivere in sé l’iniezione letale con l’antiabortismo e forse saprebbe fare ancor meglio di Tipper Gore (quella che censurava i testi delle canzoni) in fatto di difesa della morale e dei costumi prendendo gli zozzoni a colpi di cotonatura.
Disclaimer: Non c’è bisogno di far notare che Tipper è moglie di un candidato democratico (Al) e Sarah repubblicana. Il bigottismo è rigorosamente bipartisan.
La morona dal reggiseno corazzato difende la famiglia. Nel suo stato ha bandito i matrimoni gay (alla faccia di quei frocioni della California) ma, per la legge della coerenza, assicura che ha un casino di amici gay. Magari proprio tra i parrucchieri.

Sarah non è che l’ultimo esempio di donne politiche di destra che vogliono passare per dure, per quelle maggiormente affette da celodurismo clitorideo. Niente di nuovo anzi, un noiosissimo revival. In fondo anche la signora Thatcher, la lady di ferro, amava cotonarsi i capelli.

Finalmente ho avuto l’illuminazione su chi mi ricordava la vicepresidenta: Mariarosa, l’antagonista pasticciona e tanticchia stronza di Olivella, la brava mogliettina del Carosello Bertolli. Sputata.

Update – Geniale il Tafanus sulla celodurista: “… una sorta di OGM ottenuto incrociando la Poli Portone con la Binetti, poi con Mara Carfagna, con Simona Ventura e con Roberto Formigoni.”

http://www.youtube.com/v/nM06csR74cA&hl=it&fs=1

EXTRA, EXTRA! Oggi è un giorno di letizia. E’ tornato A.I.U.T.O.


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Quando l’ho vista ieri sera per la prima volta in TV, con quella pettinatura demodé da ommioddio, ha cominciato a ronzarmi in testa, settori memoria a lungo termine ed imprinting televisivo, una fastidiosissima mosca cavallina che mi diceva: “ma dove l’hai già vista?”
Sarah Palin (peccato che porti lo stesso cognome di uno dei geni Pythons), il governatore dell’Alaska made in Idaho scelta da patatone McCain come vicepresidente repubblicano, si nota prima di tutto per la pettinatura che arriva dieci minuti prima di lei, dicevo. Era dai tempi dei B52’s e da quando ha chiuso bottega una parrucchiera della mia città che non si vedevano “conci” simili. O meglio, c’è Amy Winehouse, certamente, ma lei è una trasgressiva. Che ci fa la cazzuta serial mom Sarah con il soppalco pilifero?

Serial mom, si, la signora ammazzatutti. A parte i discorsi da parrucchiere sul look, Sarah fa venire in mente il personaggio di John Waters, la casalinga perfetta americana che uccide la vicina perchè ha osato mettere le scarpe bianche in settembre.
Per prima cosa è membro della NRA, la National Rifle Association, l’associazione di cazzoni della quale era stato presidente il compianto Ben Hur, quelli che vorrebbero gli M16 in mano ai bambini in nome della libertà di girare armati. E anche a Sarah, oh si, a lei piacciono a canna lunga e duri, full metal jacket. Perchè si sa, queste casalinghe forcaiole in tailleur sono in fondo delle maialone, potete giurarci.

In termini di ambientalismo c’è da mettersi le mani nel toupet. Considera le tesi sul riscaldamento globale inattendibili e il medesimo non dovuto all’azione dell’uomo; è a favore dello sfruttamento a manetta dei giacimenti di gas e petroliferi in Alaska (il marito lavora per la BP) , si è rifiutata di includere gli orsi polari nelle specie da preservare, si nutre di hamburger d’alce e durante il suo mandato ha fatto una legge che permetteva di cacciare i lupi sparandogli dagli elicotteri. Immagino che adori l’odore del napalm la mattina presto.

Poi le sue idee sul senso della vita. Qualcuno dovrebbe spiegarmi come fa una ad essere allo stesso tempo contro l’aborto e a favore della pena di morte e che razza di coerenza è questa. Già, la coerenza.
Alla gente piacciono tanto questo soggetti perchè rassicurano la loro schizofrenia. Difendiamo la morale ma non il plantigrado, difendiamo la morula, ogni spermatozoo è sacro ma friggiamo il negro con mucho gusto e al massimo voltaggio.

Sarah riesce a far convivere in sé l’iniezione letale con l’antiabortismo e forse saprebbe fare ancor meglio di Tipper Gore (quella che censurava i testi delle canzoni) in fatto di difesa della morale e dei costumi prendendo gli zozzoni a colpi di cotonatura.
Disclaimer: Non c’è bisogno di far notare che Tipper è moglie di un candidato democratico (Al) e Sarah repubblicana. Il bigottismo è rigorosamente bipartisan.
La morona dal reggiseno corazzato difende la famiglia. Nel suo stato ha bandito i matrimoni gay (alla faccia di quei frocioni della California) ma, per la legge della coerenza, assicura che ha un casino di amici gay. Magari proprio tra i parrucchieri.

Sarah non è che l’ultimo esempio di donne politiche di destra che vogliono passare per dure, per quelle maggiormente affette da celodurismo clitorideo. Niente di nuovo anzi, un noiosissimo revival. In fondo anche la signora Thatcher, la lady di ferro, amava cotonarsi i capelli.

Finalmente ho avuto l’illuminazione su chi mi ricordava la vicepresidenta: Mariarosa, l’antagonista pasticciona e tanticchia stronza di Olivella, la brava mogliettina del Carosello Bertolli. Sputata.

Update – Geniale il Tafanus sulla celodurista: “… una sorta di OGM ottenuto incrociando la Poli Portone con la Binetti, poi con Mara Carfagna, con Simona Ventura e con Roberto Formigoni.”

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Sarah Palin (peccato che porti lo stesso cognome di uno dei geni Pythons), il governatore dell’Alaska made in Idaho scelta da patatone McCain come vicepresidente repubblicano, si nota prima di tutto per la pettinatura che arriva dieci minuti prima di lei, dicevo. Era dai tempi dei B52’s e da quando ha chiuso bottega una parrucchiera della mia città che non si vedevano “conci” simili. O meglio, c’è Amy Winehouse, certamente, ma lei è una trasgressiva. Che ci fa la cazzuta serial mom Sarah con il soppalco pilifero?

Serial mom, si, la signora ammazzatutti. A parte i discorsi da parrucchiere sul look, Sarah fa venire in mente il personaggio di John Waters, la casalinga perfetta americana che uccide la vicina perchè ha osato mettere le scarpe bianche in settembre.
Per prima cosa è membro della NRA, la National Rifle Association, l’associazione di cazzoni della quale era stato presidente il compianto Ben Hur, quelli che vorrebbero gli M16 in mano ai bambini in nome della libertà di girare armati. E anche a Sarah, oh si, a lei piacciono a canna lunga e duri, full metal jacket. Perchè si sa, queste casalinghe forcaiole in tailleur sono in fondo delle maialone, potete giurarci.

In termini di ambientalismo c’è da mettersi le mani nel toupet. Considera le tesi sul riscaldamento globale inattendibili e il medesimo non dovuto all’azione dell’uomo; è a favore dello sfruttamento a manetta dei giacimenti di gas e petroliferi in Alaska (il marito lavora per la BP) , si è rifiutata di includere gli orsi polari nelle specie da preservare, si nutre di hamburger d’alce e durante il suo mandato ha fatto una legge che permetteva di cacciare i lupi sparandogli dagli elicotteri. Immagino che adori l’odore del napalm la mattina presto.

Poi le sue idee sul senso della vita. Qualcuno dovrebbe spiegarmi come fa una ad essere allo stesso tempo contro l’aborto e a favore della pena di morte e che razza di coerenza è questa. Già, la coerenza.
Alla gente piacciono tanto questo soggetti perchè rassicurano la loro schizofrenia. Difendiamo la morale ma non il plantigrado, difendiamo la morula, ogni spermatozoo è sacro ma friggiamo il negro con mucho gusto e al massimo voltaggio.

Sarah riesce a far convivere in sé l’iniezione letale con l’antiabortismo e forse saprebbe fare ancor meglio di Tipper Gore (quella che censurava i testi delle canzoni) in fatto di difesa della morale e dei costumi prendendo gli zozzoni a colpi di cotonatura.
Disclaimer: Non c’è bisogno di far notare che Tipper è moglie di un candidato democratico (Al) e Sarah repubblicana. Il bigottismo è rigorosamente bipartisan.
La morona dal reggiseno corazzato difende la famiglia. Nel suo stato ha bandito i matrimoni gay (alla faccia di quei frocioni della California) ma, per la legge della coerenza, assicura che ha un casino di amici gay. Magari proprio tra i parrucchieri.

Sarah non è che l’ultimo esempio di donne politiche di destra che vogliono passare per dure, per quelle maggiormente affette da celodurismo clitorideo. Niente di nuovo anzi, un noiosissimo revival. In fondo anche la signora Thatcher, la lady di ferro, amava cotonarsi i capelli.

Finalmente ho avuto l’illuminazione su chi mi ricordava la vicepresidenta: Mariarosa, l’antagonista pasticciona e tanticchia stronza di Olivella, la brava mogliettina del Carosello Bertolli. Sputata.

Update – Geniale il Tafanus sulla celodurista: “… una sorta di OGM ottenuto incrociando la Poli Portone con la Binetti, poi con Mara Carfagna, con Simona Ventura e con Roberto Formigoni.”

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http://www.youtube.com/v/EchU-2S4SwA&hl=it&fs=1

Chissà se anche questo fa parte del pacchetto impunità recentemente approvato. Poter andare ad immergersi in riserve marine protette interdette alla navigazione, facendo finta di non sapere che lo siano ma facendosi scortare da un mezzo dei Vigili del Fuoco, comme d’habitude.
Strano che nemmeno loro sapessero che quella era una “zona 1”, totalmente interdetta alla navigazione, figuriamoci alle immersioni subacquee.

Non siamo forse ai Giovani Leone che sparavano ai cervi protetti nella tenuta di San Rossore, vecchio scandalo anni settanta raccontato, non senza conseguenze giudiziarie, dalla giornalista Camilla Cederna, ma comunque colpisce il fatto che, invece di sprofondare nella vergogna, il Fini sgamato da Legambiente abbia mandato a dire: “pagherò la multa”.
Nei fumetti di Paperino, quando Donald finisce davanti al giudice, il togato gli impone sempre di scegliere tra la prigione e qualche centinaio di dollari di multa. Paperino immancabilmente finisce in prigione perchè è sempre al verde.
Non è certo il caso dei privilegiati immunopresidenti acquisiti. Qualsiasi cosa facciano, quelli della casta non giurano di non farlo più (come forse farebbero i loro colleghi stranieri se mai trovassero il coraggio di infrangere un regolamento in maniera così eclatante) ma sono pronti a firmare cambiali che poi pretendono noi gli avalliamo.
Pagherò. Tanto loro possono.


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Chissà se anche questo fa parte del pacchetto impunità recentemente approvato. Poter andare ad immergersi in riserve marine protette interdette alla navigazione, facendo finta di non sapere che lo siano ma facendosi scortare da un mezzo dei Vigili del Fuoco, comme d’habitude.
Strano che nemmeno loro sapessero che quella era una “zona 1”, totalmente interdetta alla navigazione, figuriamoci alle immersioni subacquee.

Non siamo forse ai Giovani Leone che sparavano ai cervi protetti nella tenuta di San Rossore, vecchio scandalo anni settanta raccontato, non senza conseguenze giudiziarie, dalla giornalista Camilla Cederna, ma comunque colpisce il fatto che, invece di sprofondare nella vergogna, il Fini sgamato da Legambiente abbia mandato a dire: “pagherò la multa”.
Nei fumetti di Paperino, quando Donald finisce davanti al giudice, il togato gli impone sempre di scegliere tra la prigione e qualche centinaio di dollari di multa. Paperino immancabilmente finisce in prigione perchè è sempre al verde.
Non è certo il caso dei privilegiati immunopresidenti acquisiti. Qualsiasi cosa facciano, quelli della casta non giurano di non farlo più (come forse farebbero i loro colleghi stranieri se mai trovassero il coraggio di infrangere un regolamento in maniera così eclatante) ma sono pronti a firmare cambiali che poi pretendono noi gli avalliamo.
Pagherò. Tanto loro possono.


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Chissà se anche questo fa parte del pacchetto impunità recentemente approvato. Poter andare ad immergersi in riserve marine protette interdette alla navigazione, facendo finta di non sapere che lo siano ma facendosi scortare da un mezzo dei Vigili del Fuoco, comme d’habitude.
Strano che nemmeno loro sapessero che quella era una “zona 1”, totalmente interdetta alla navigazione, figuriamoci alle immersioni subacquee.

Non siamo forse ai Giovani Leone che sparavano ai cervi protetti nella tenuta di San Rossore, vecchio scandalo anni settanta raccontato, non senza conseguenze giudiziarie, dalla giornalista Camilla Cederna, ma comunque colpisce il fatto che, invece di sprofondare nella vergogna, il Fini sgamato da Legambiente abbia mandato a dire: “pagherò la multa”.
Nei fumetti di Paperino, quando Donald finisce davanti al giudice, il togato gli impone sempre di scegliere tra la prigione e qualche centinaio di dollari di multa. Paperino immancabilmente finisce in prigione perchè è sempre al verde.
Non è certo il caso dei privilegiati immunopresidenti acquisiti. Qualsiasi cosa facciano, quelli della casta non giurano di non farlo più (come forse farebbero i loro colleghi stranieri se mai trovassero il coraggio di infrangere un regolamento in maniera così eclatante) ma sono pronti a firmare cambiali che poi pretendono noi gli avalliamo.
Pagherò. Tanto loro possono.


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Secondo i dati ufficiali, i reati sono diminuiti in Italia, in un anno, del 10%, dai 1.485.080 del primo semestre 2007 ai 1.379.258 dello stesso periodo del 2008.
La diminuzione della criminalità è un dato costante negli ultimi due anni e ne viene dato il merito anche ai “patti per la sicurezza” voluti durante il governo di centrosinistra, ministro degli Interni Amato.
In realtà, se andiamo a spulciare le cifre, se è vero che diminuiscono le notizie di reato per lesioni dolose, furti, estorsioni e truffe informatiche pur tuttavia rimangono sostanzialmente stabili i furti d’auto, le rapine nei negozi e in banca, i reati d’usura, le associazioni per delinquere, gli stupri e la prostituzione. Un lieve calo anche nei reati legati agli stupefacenti ma non certamente tale da giustificare canti di vittoria nella lotta alla droga.

E’ per questo motivo che non si dà la dovuta evidenza a questa notizia, che è comunque positiva, su giornali e soprattutto telegiornali, i più pericolosi propagandisticamente parlando, perchè vengono fruiti quando il sangue lascia il cervello per accorrere alle viscere impegnate a digerire lo spaghetto alla carbonara?

Ho sentito dire che anche Bobo Maroni, nell’ultima conferenza sulla sicurezza tenuta al Viminale, non avrebbe enfatizzato più di tanto i dati sul calo della criminalità, preferendo lodare l’azione dell’esercito nelle strade con i ben 37 arresti effettuati dai militari negli ultimi giorni e quella dei sindaci sceriffi e supereroi. Tutti provvedimenti troppo recenti per giustificare il calo su base annua.

Ricordiamo tutti che prima del ritorno del Nostro, era tutto un volteggiar di rumeni come draculiani pipistrelli sopra la nostra incolumità di onesti cittadini. Tutti impegnati in rapine, violenze e stupri, raccontati con compiaciuto raccapriccio e profusione di dettagli dai gazzettieri della nera.
I facciaferoce della destra in odor di elezioni promettevano che con loro al governo per questi bastardi sarebbe stata la fine. Tolleranza zero. La gente li ha votati e Roma ha un sindaco con tanto di croce celtica al collo. Veramente da paura.

Quindi, se la destra governa con il pugno di ferro da Petrus Boonekamp e diminuiscono i reati, sarebbe cosa buona e giusta darne notizia ai cittadini, per tranquillizzarli.
E invece no. Stranamente, se da un lato notiamo la sparizione completa dei rom dalle cronache serali, come se fossero stati tutti rapiti dagli alieni e ufotrasportati oltre Alpha Centauri, per non parlare di mafiosi e camorristi d’alto livello (a parte qualche regolamento di conti che ancora buca lo schermo), i rumeni continuano ad ossessionarci e a farci borbottare tra i denti propositi razzisti di vendetta. Magari un bel funghetto atomico sopra Bucarest o l’uso sistematico del trinciapollo per scongiurare ulteriori violenze carnali.
La dose di ansiogenico ci viene regolarmente somministrata ai pasti principali, come se avessimo ancora un governo di centrosinistra.
Segno che dobbiamo continuare ad avere paura, come da bambini con l’Uomo Nero. Con la storia dell’Uomo Nero i genitori ci tenevano per le palle. Con l’opinione pubblica da una parte e il potere dall’altra è lo stesso.
Funziona così anche negli Stati Uniti, come ce l’ha ben raccontato Michael Moore. Là è la criminalità dei neri ad essere enfatizzata ed usata per mantenere sempre viva una miscela esplosiva di insicurezza, paura e razzismo in un popolo che il potere vuole composto di paranoici borderline.

Dato che tutto il mondo è diventato paese, coloro che devono continuare a farci paura in senso globale sono i terroristi in genere e quelli islamici in particolare, la fantomatica Al Qaeda (“non si sa chi sia stato, ma si pensa ad Al Qaeda”) e, per quanto riguarda l’Italia, a livello di bassa criminalità e per una sorta di localizzazione dello spauracchio, i rumeni.
Mentre però i terroristi islamici agiscono per la maggior parte nella mente dei progettisti della “guerra al terrorismo”, i rumeni delinquono veramente, per la gioia delle cronache nere e di chi ha interesse ad alimentare l’insicurezza e la paura. Il rumeno delinquente è diventato una costante che serve per mantenere alta la tensione.

L’ultimo delitto, particolarmente odioso, a Roma in periferia ai danni di una coppia di turisti olandesi, aggrediti e seviziati da un trio di pastori clandestini e rumeni.
Qui però succede una cosa strana. Grande rilievo sulla stampa, come si addice all’ennesima efferatezza transilvanica ma il sindaco dal cognome teutonico e la celtica al collo che fa? E’ costretto a spiegare il perchè di questo episodio efferato in una città finalmente sicura dopo le mollezze ed il “lassa fa’ ” veltroniani e allora dice, in soldoni, che la colpa è stata dei turisti, che non dovevano stare là, che non dovevano accamparsi in una zona isolata, quindi pericolosa.
Ciò che assomiglia tanto ad un imbarazzante “cazzi loro”.

Veda, io penso che anche la povera signora Reggiani forse non avrebbe dovuto avventurarsi da sola la sera in quella stazione ma non mi sognerei certo di dire che la violenza se l’è cercata, perchè sarebbe una cosa brutta e parecchio stronza da dire.
Ricordiamo benissimo per altro che allora lo stesso Alemanno, con Fini e tutto il cucuzzaro, disse che l’episodio di Tor di Quinto era stata colpa del degrado di una città governata dai mollaccioni di centrosinistra, chiedendo dimissioni a destra e a manca e via speculando.

Quando agiva il mostro di Firenze nella campagna toscana, si affiggevano manifesti con scritto “Occhio, ragazzi!” e si invitavano i giovani ad evitare le camporelle appartate. Nessuno però, tantomeno il sindaco di Firenze, si sognò mai di dire che una qualsiasi di quelle coppie massacrate in fondo se l’era cercata. Ma forse erano altri tempi e altri sindaci.


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