Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.


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