Bollettino sanitario della laicità e dell’antifascismo, attualmente ricoverati in rianimazione ed in prognosi riservata. Per non parlare dell’informazione che ormai attende la visita del medico necroscopo.

Il Papa è andato in Francia ad impicciarsi di laicismi altrui e noi al massimo ci siamo interrogati, con pezzi di giornalismo sublime, sul mistero delle mutande “tagliachiappa” sfoggiate da Carla Bruni nel corso dell’incontro tra Benedetto e Sarko, il cui succo ideologico era: “Come mai ha evitato il perizoma?”

Poco male in fondo. Se Benedetto parlava da Lourdes credendo di trovarsi nel cortile di Castelgandolfo, quei pochi francesi che non avevano le mani sulle orecchie e facevano “blablablabla” ad alta voce, erano più preoccupati dell’ipotesi Edvige, un sistema di controllo di dati sensibili di milioni di cittadini, ben più pericoloso dei proclami di un vecchio porporato che è ossessionato dagli amori impuri. Ci torneremo.

Intanto, nel silenzio generale, in Italia è trascorso l’anniversario della Breccia di Porta Pia, ovvero il ricordo del momento in cui, grazie alla riconquista di Roma all’Italia, la laicità dello Stato divenne valore nazionale.
A chi volesse obiettare che non si trattò di scelta di popolo ricordo il Plebiscito che seguì il 2 ottobre 1870 e che vide uscire dalle urne 40.785 si per Roma capitale del Regno d’Italia e solo 46 no. Come dire, non ci fu partita.

Ora, dobbiamo ringraziare quell’adorabile e irascibile rompicoglioni di Marco Pannella se uno straccetto di notizia sulla ricorrenza è passata di straforo nelle agenzie.
Cosa è successo intanto, a livello di commemorazioni?
Da una parte i radicali ed altre organizzazioni che si riconoscono nel valore della laicità avevano indetto una manifestazione a Roma per ricordare il significato del 20 settembre. Manifestazione andata quasi deserta, per ammissione stessa degli organizzatori. E va bene, gli italiani sono più propensi a ricordare il 20 settembre come la data di nascita di Sophia Loren che come data nazionale e fine dello strapotere dello stato pontificio. I telegiornali infatti hanno fatto gli auguri alla Pizzaiola e non alla vecchia Signora Pia Porta. Sign of the times.

Sul fronte delle celebrazioni ufficiali, il sindaco Alemanno, da vero principe delle pari opportunità, altro che il ministro Carfagna, ha pensato di far indossare alla Capitale il suo peggior pastrano revisionista.
Questa volta non c’erano repubblichini da coccolare e giustificare ma pur sempre combattenti da mettere nello stesso calderone, questa volta conditi in salsa clericale. Così Alemanno ha inviato a commemorare la Breccia il suo vice, Cutrufo, un generale che ha pensato di leggere i nomi dei soldati papalini morti in battaglia nel corso degli scontri e non quelli dei terroristi bersaglieri.

Lo so che il paragone farà arricciare le dita dei piedi a qualcuno ma sarebbe come se il sindaco di New York decidesse di far recitare i nomi degli attentatori degli aerei di fronte alla voragine di Ground Zero, l’11 settembre.
Di questo passo, il 25 aprile sentiremo leggere i nomi degli stupratori marocchini al seguito delle truppe alleate e citare in ordine alfabetico i fucilatori di S. Anna di Stazzema e Marzabotto.

Alemanno e Nanìa, tutte le brecce si portan via.


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