(Avvertenze: la prima parte di questo post potrebbe indurre, in alcuni soggetti predisposti, allucinazioni e false percezioni sensoriali di tipo veltroniano. Leggere con moderazione.
Non somministrare la seconda parte a pazienti con pregressa depressione maggiore e a rischio di suicidio. )
Fase maniacale

Dio, che bella immagine, questo mio coetaneo sorridente e dai tratti meravigliosamente misti, nella sua nuova veste di imperatore d’occidente.
Avevamo osato fantasticarlo solo nei film, soprattutto in quelli di fantascienza, perchè fino a ieri pareva una cosa impossibile da vivere nella vita reale. Ieri sera facevo le prove ripetendo tra me “il presidente degli Stati Uniti Barack Obama…” e pensavo “no, non è possibile”.
Finchè si tratta di Morgan Freeman che salva il mondo del futuro dall’asteroide va bene ma qui abbiamo a che fare con incrostazioni di razzismo, di ingiustizia, di spocchia da bianchi schiavisti in un paese che solo fino a cinquant’anni fa impediva ai neri di sedersi accanto ai bianchi sugli autobus.

Invece adesso è vero, abbiamo un presidente nero. Dico abbiamo perchè anche noi province dell’impero abbiamo qualche diritto di esultare per questa novità.
Stamattina sono andata a lavorare in bici, come al solito, con la sensazione di pedalare in una giornata storica e con una grande soddisfazione dentro. La stessa soddisfazione che dà una bella scopata. D’accordo, Obama non farà certo i miracoli, passata l’euforia iniziale dovrà affrontare la routine quotidiana e pagare le bollette e pagherò che gli invieranno tutte le lobbies che lo hanno supportato. Può darsi che non riesca a fare la rivoluzione che forse molti suoi elettori si aspettano da lui. Però, il solo fatto che un giovane afroamericano sia il presidente degli Stati Uniti è una cosa enorme, gigantesca, quasi incredibile. E’ quasi il monolito di 2001.
E’ vero ed è bello. Così bello che viene addosso un’incontrollabile tristezza, pensando a noi, all’Italia che invece viaggia all’indietro sempre più velocemente. Gli americani hanno un presidente nero: bene, noi tra poco avremo autobus per soli bianchi, anzi padani.

Fase depressiva

Obama ha 47 anni. Ma i morti che parlano sono da noi, in questa Italia politica trasformata in un’immensa Catacomba dei Cappuccini, dove i governanti sono cadaveri eccellenti portatori di idee vecchie e putrefatte come il fascismo. Morti viventi che più che altro straparlano.
Nei giorni scorsi ci hanno deliziato i resti mortali di Cossiga, Gelli e Andreotti. Poi è scoppiata la cassa anche al fine bibliofilo e spacciatore di diari falsi Dell’Utri, e fu tutto un disquisir mafiando di inutilità dell’antimafia, di elogi al cadavere di Mussolini, di intimidazioni e teste di cavallo mozzate per l’unico telegiornale che non ha dato il culo a Berlusconi. Strano che a dei vampiri non piaccia il look dark gotico.

Inevitabile che in una giornata come questa, che vede un afroamericano per la prima volta alla Casa Bianca, un atto di grandissimo coraggio per un’America in piena crisi ma capace comunque di reagire alla depressione, risaltasse il putridume nostrano, l’arretratezza di mentalità e di costume, l’ottusità fascista e il razzismo di ritorno.
Un giornalaccio come Libero mette in prima pagina una copertina da “difesa della razza” in puro stile anni trenta: un Obama dai tratti somatici estremizzati e un commento stizzito ed ammuffito di Feltri come contorno.

Ad un’assoluta nullità cadaverica come Gasparri, che è stato pure ministro della Repubblica, non dimentichiamolo, è scappato di dire che “con Obama alla Casa Bianca, Al Qaeda è contenta“.
L’apposito nano, da parte sua, dopo aver detto che darà consigli ad Obama come ne ha dati a Bush (sempre modesto nel suo sputare menzogne) sogna di mandare i picchiatori a menare chi si oppone alle “grandi opere”. “Le garantiremo anche con l’uso della forza“, ha detto. Domani dirà che non l’ha mai detto.
Pensano solo a reprimere e picchiare. Era questo che l’Italia voleva? I fascisti?
Obama ha 47 anni. Berlusconi è un vecchio, con i capelli tinti e finti, i tacchi, le gorge stiracchiate, uno che vorrebbe tormentarci per altri cinquant’anni e condannarci a diventare un popolo di badanti.

Se in America bianchi e neri, giovani e vecchi si abbracciano in nome di Obama, la meglio gioventù che esprime il regime è quella dei manganellatori tricolori, dei manipoli di fascistacci zombie che assaltano la RAI, ovvero la televisione pubblica, come nei golpe sudamericani, per minacciare i giornalisti che ancora fanno il loro mestiere e non gli aiutanti parrucchieri della Maison Silvio, il salone delle dive.
Che senso di sgomento questa Italia. Morta, putrida, che butta liquami da ogni buco. Che puzza da farti star male.

I have a dream, che un giorno questa Italia possa essere seppellita per sempre. Six feet under.

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