Cronaca di ieri sera, nel sempre più impudico TG1, anche se noto un certo calo di entusiasmo nel Pagliara, forse per la stanchezza dopo giorni e giorni di incessante manipolazione dei fatti.

Alla fine dicitrice di comunicati propagandistici, quella che dice “gli isdraeliani” e “Isdraele”, è scappato un curioso lapsus linguae, di quelli cari al Professor Freud. Ha detto dunque, commentando l’orrenda bruciatura delle bandiere isdraeliane durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina, a Milano: “Diverse bandiere sono state sconciate con la svastica e la stella di David.” Curioso, vero?
Inutile dire che il crimine del giorno non era l’attacco israeliano alla moschea a Gaza con morti (che palle) ma il rogo del sacro pezzo di stoffa.

Nel paese in cui governa un ministro che, con la propria bandiera nazionale, nemmeno con quella di uno stato estero, ha espresso più volte il desiderio di “pulircisi il culo“, fatto penso inedito non solo nel mondo ma in tutta la galassia, intendo il fatto che un tale signore venga premiato con un ministero per questo pensiero, stiamo paradossalmente ancora a menarla con la storia delle bandiere bruciate, senza dire una parola sul perchè si brucia la bandiera di quello specifico stato piuttosto che, facciamo l’esempio, il drappo nazionale islandese.
Non sopporto questa ipocrisia e userò tutto il fiato che ho in corpo per continuare a dirlo.

Pur venendomi l’orticaria anarchica da fulminato di mercurio quando sento la retorica del dio-patria-famiglia, io non brucio bandiere e mi disturba profondamente essere governata dal ministro Bossi. Però, mi disturba ancora di più il fatto che bruciare una bandiera di uno stato che commette crimini contro i civili spacciandoli per autodifesa possa essere più grave dei crimini stessi.

Ieri Israele (manco più lo shabbat si rispetta), ha bombardato una moschea. Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi luogo di culto, anche nei tempi più bui del Medioevo, si poteva stare relativamente al sicuro. Poi si cominciò a dare alle fiamme le chiese con i fedeli e tutto, evvai!, ed anche il rispetto per questo luogo simbolico, nonchè la nostra verginità morale, furono perduti per sempre.
Credete che questo freghi a qualcuno? Che cioè non si abbia più rispetto per i civili, ovunque si trovino, anche nella casa di Dio? No, il crimine è bruciare la bandiera di chi brucia i civili.

Anche chi magari sarebbe in buona fede, non si rende conto dell’enormità della differenza che passa tra un bambino centrato da un missile, una ragazzina morta di stenti e un pezzo di stoffa?
C’è chi si schiera contro il neofascismo e il razzismo e difende i rom dalle persecuzioni rievocando vecchi orrori. Bene, bravi, Ovadia e Colombo. Però, quando si tratta di Sion, prevale sempre il richiamo della foresta, l’appartenenza alla tribù e quindi giù ad esprimere orrore per il drappo in fiamme e non per i civili colpiti dal fuoco. Tanto sono palestinesi, mica rom.

E’ vero, in moltissimi paesi del mondo è reato bruciare le bandiere. Facendo una piccola ricerca per questo post, ho trovato il sito di questo americano, Warren S. Apel, che ha messo online una piccola ed interessantissima enciclopedia del flag burning.
Il suo intento, ma sarà difficile comprenderlo per chi mastica e sputa tutti i giorni la gomma della propaganda, non è di proclamare l’apologia del vilipendio ma, state bene attenti, di denunciare il tentativo, ricorrente nel suo paese, di introdurre un emendamento nella Costituzione degli Stati Uniti (ergo modificarla), per rendere illegale non solo il rogo della bandiera ma qualunque suo uso improprio e, di straforo, impedire il diritto alla libertà di espressione.

La questione è semplice ma di estrema importanza. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce appunto il diritto alla libertà di espressione.
Quando, nel 1989, un cittadino fu condannato da una legge del Texas per aver dato alle fiamme la bandiera americana, la Corte Suprema (mica il giudice di “Forum”) stabilì che la condanna era anticostituzionale, perchè violava il primo emendamento. Se un cittadino ritiene che bruciare la bandiera sia un modo per esprimere le sue opinioni politiche, questa scelta va rispettata. Qualora si volesse rendere illegale il bruciare la bandiera occorrerebbe modificare la Costituzione.
Da allora, periodicamente, il governo americano tenta di introdurre l’emendamento liberticida e, come racconta Warren, ultimamente i tentativi si sono ripetuti sempre più di frequente, (l’ultimo nel 2006), con il provvedimento passato alla Camera e respinto sempre in extremis al Senato. Secondo voi è solo per amore della bandiera? Warren si chiede giustamente perchè, con tutti i problemi che vi sono, il Congresso perda tanto tempo dietro ad una quisquilia che però andrebbe ad intaccare la Costituzione, il pilastro fondamentale della democrazia americana.

Modificare la Costituzione per limitare la libertà di espressione. Intaccare i principi fondamentali di una democrazia per scopi particulari. Non vi fischiano le italiche orecchie? Qui si chiamano riforme, ma il succo è lo stesso.

Ovunque nel mondo un potere ipocrita e supponente tenta di impedire la critica e l’opposizione popolare ai suoi progetti, compresi quelli che richiedono in pegno le nostre vite e lo fa rendendo sacre le bandiere ed irrisori gli esseri umani.


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