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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.
http://www.youtube.com/v/X0iMddLdpGg&hl=it&fs=1


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.


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L’avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d’attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all’auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l’amica a chiamare subito aiuto. “L’ho già fatto”, annuncia l’altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E’ in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E’ un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall’ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
Un caso di instant marketing o campagna pronta già da tempo?

Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell’effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.
http://www.youtube.com/v/ThwNXJewpUI&hl=it&fs=1


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L’avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d’attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all’auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l’amica a chiamare subito aiuto. “L’ho già fatto”, annuncia l’altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E’ in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E’ un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall’ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
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Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell’effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.


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L’avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d’attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all’auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l’amica a chiamare subito aiuto. “L’ho già fatto”, annuncia l’altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E’ in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E’ un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall’ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
Un caso di instant marketing o campagna pronta già da tempo?

Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell’effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.


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Ecco, come volevasi dimostrare. Il presunto violentatore pedofilo di Napoli non è un barbone, come si erano affrettati ad espettorare l’altra sera certi cronisti, purtroppo anche quelli che informano sui tg di maggiore ascolto.
La vittima lo ha riconosciuto ed inoltre l’uomo ha precedenti per reati sessuali. Un maniaco, insomma, che oltretutto è il convivente della nonna di un amico del ragazzo. Non è improbabile che avesse adocchiato il ragazzino proprio a casa dell’amico. In questi casi, a sparare vicino a casa delle vittime si centra quasi sempre il colpevole.
Colpevole che, in questo caso, è un operaio comunale addetto alle fognature ma poteva essere chiunque, in quanto a professione.
La prossima volta definiamo sui media questi soggetti più semplicemente PEDOFILI, visto che la pedofilia è trasversale ed alligna in tutte le classi sociali, dal lumpenproletariat all’alta borghesia e quindi non ci si può nemmeno aggrappare alle attenuanti del degrado sociale.

Visto che è mercoledì delle ceneri, non sarebbe male che chi ha il vizio di additare intere categorie, guarda caso poi sempre le stesse, come mostri, se ne cospargesse il capo.


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Ecco, come volevasi dimostrare. Il presunto violentatore pedofilo di Napoli non è un barbone, come si erano affrettati ad espettorare l’altra sera certi cronisti, purtroppo anche quelli che informano sui tg di maggiore ascolto.
La vittima lo ha riconosciuto ed inoltre l’uomo ha precedenti per reati sessuali. Un maniaco, insomma, che oltretutto è il convivente della nonna di un amico del ragazzo. Non è improbabile che avesse adocchiato il ragazzino proprio a casa dell’amico. In questi casi, a sparare vicino a casa delle vittime si centra quasi sempre il colpevole.
Colpevole che, in questo caso, è un operaio comunale addetto alle fognature ma poteva essere chiunque, in quanto a professione.
La prossima volta definiamo sui media questi soggetti più semplicemente PEDOFILI, visto che la pedofilia è trasversale ed alligna in tutte le classi sociali, dal lumpenproletariat all’alta borghesia e quindi non ci si può nemmeno aggrappare alle attenuanti del degrado sociale.

Visto che è mercoledì delle ceneri, non sarebbe male che chi ha il vizio di additare intere categorie, guarda caso poi sempre le stesse, come mostri, se ne cospargesse il capo.


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Ecco, come volevasi dimostrare. Il presunto violentatore pedofilo di Napoli non è un barbone, come si erano affrettati ad espettorare l’altra sera certi cronisti, purtroppo anche quelli che informano sui tg di maggiore ascolto.
La vittima lo ha riconosciuto ed inoltre l’uomo ha precedenti per reati sessuali. Un maniaco, insomma, che oltretutto è il convivente della nonna di un amico del ragazzo. Non è improbabile che avesse adocchiato il ragazzino proprio a casa dell’amico. In questi casi, a sparare vicino a casa delle vittime si centra quasi sempre il colpevole.
Colpevole che, in questo caso, è un operaio comunale addetto alle fognature ma poteva essere chiunque, in quanto a professione.
La prossima volta definiamo sui media questi soggetti più semplicemente PEDOFILI, visto che la pedofilia è trasversale ed alligna in tutte le classi sociali, dal lumpenproletariat all’alta borghesia e quindi non ci si può nemmeno aggrappare alle attenuanti del degrado sociale.

Visto che è mercoledì delle ceneri, non sarebbe male che chi ha il vizio di additare intere categorie, guarda caso poi sempre le stesse, come mostri, se ne cospargesse il capo.


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Bisognerebbe ricordarsene quando si scrivono le articolesse sui fatti di cronaca più efferati. Altrimenti poi capita che se un sindaco annuncia frettolosamente che il colpevole dello stupro è probabilmente rom, senza alcun indizio preciso ma perchè lui se lo sente, quando si scopre che il colpevole rom non lo era, ma rumeno, non c’è nessuno che si scusa per l’abbaglio.

Per dare un colpo ai rom e un altro ai barboni, stasera ho sentito al TG1, nel corso della notizia dello stupro ai danni di un ragazzino a Napoli, dire che si stava setacciando la zona frequentata dai barboni.
Spero che, se il colpevole risulterà essere non un senzatetto ma un regolare qualunque in cerca di brividi pedofili, qualcuno si scusi con la categoria ingiustamente accusata di un delitto atroce.

Il triangolo nero a corredo di questo post è puramente casuale. Ricordiamo però che esso veniva appuntato addosso a Rom e sinti (che in seguito furono segnati con il triangolo marrone), Elementi asociali (vagabondi) Ritardati mentali, Alcolisti, Donne con “comportamenti asociali” come lesbiche e prostitute, anarchici. Nella Germania nazista, ovviamente. Che avevate pensato?

La colonna sonora è affidata a due grandissimi artisti di etnia rom: Django Reinhardt e Roby Lakatos.

http://www.youtube.com/v/ccJHWKltPKM&hl=it&fs=1
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