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Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla “crisi”, cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d’alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci… d’aprile.


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Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla “crisi”, cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d’alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
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Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O.. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci… d’aprile.


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Un grazie di cuore a tutti coloro che oggi mi hanno inviato, per email, sul blog e su Facebook, i loro auguri di Buon Compleanno. Grazie, amici, li ho graditi moltissimo!

Mi piace fantasticare di avere avuto il tempo di preparare questa torta per voi. Immaginatela buonissima e non lasciatene nemmeno una briciola.
Però, non siate indiscreti, non chiedetevi da dove proviene la piuma…

Un grazie di cuore a tutti coloro che oggi mi hanno inviato, per email, sul blog e su Facebook, i loro auguri di Buon Compleanno. Grazie, amici, li ho graditi moltissimo!

Mi piace fantasticare di avere avuto il tempo di preparare questa torta per voi. Immaginatela buonissima e non lasciatene nemmeno una briciola.
Però, non siate indiscreti, non chiedetevi da dove proviene la piuma…

Un grazie di cuore a tutti coloro che oggi mi hanno inviato, per email, sul blog e su Facebook, i loro auguri di Buon Compleanno. Grazie, amici, li ho graditi moltissimo!

Mi piace fantasticare di avere avuto il tempo di preparare questa torta per voi. Immaginatela buonissima e non lasciatene nemmeno una briciola.
Però, non siate indiscreti, non chiedetevi da dove proviene la piuma…

E’ incredibile come dalle cose più orrende possano nascere associazioni che ci riportano a sublimi opere d’ingegno creativo. Si ascoltano delle note, inconfondibili, ad accompagnare un congresso che è il trionfo del tronfio della libertà, si legge un post di un’amica che ci rimanda a paragoni con ben altri nefasti congressi e si giunge infine all’arte sublime di un genio, a ristorarci e confortarci.
Stamattina ho ascoltato il congresso del PDL alla radio ma con molta fatica e per fortuna che mi sono persa il discorso finale del nanoduce.
Mi è comunque bastato ed avanzato sentire una giovane deputatessa, o figurante che fosse, lamentarsi del fatto che nelle università loro, poveri ggiovani di centrodestra, vengono impediti di studiare dagli “arroganti”.
Meschinelli, sarà davvero per colpa dei comunisti che appaiono comunque, quando parlano ed agiscono, vacui e leggeri come soffioni in un campo di grano? Sarà stata l’emozione a far dire alla medesima giovincella, plaudendo alla fantomatica legge contro la violenza sulle donne, che si è fatto “qualcosa per le donne che vengono abusate ingiustamente”? Quelle che sono state stuprate o menate perchè in fondo sono delle stronze o se la sono cercata, tacciano e non rompano più i coglioni.

Si, lo so, era solo l’emozione, siamo dei malpensanti che non comprendono la grande svolta italiana. Però, ci consentano, se qualcuno su quel palco avesse detto qualcosa di intelligente, come sarebbe potuta risaltare in tutta la sua magnificenza la retorica del Piccolo Padre, ovvero del Padrino?
Infatti ieri Fini aveva detto una cosa che aveva scosso la nuova Fiera di Roma dalle fondamenta, quella bagattella sulla laicità dello stato e lo stato etico (bravo Gianfranco), e oggi non ne parlava più nessuno, tranne il cerchioBattista Bondi che esclude l’eutanasia perlamordiddìo però se l’alimentazione è forzata allora è accanimento terapeutico e vedremo non mettiamo limiti alla provvidenza. Sembrava quel filmatino satirico su Ratzi e HIV: “Padre, ho peccato. Ho ucciso trenta milioni di persone dal 1980″ ,”Non è niente, dì un Paternoster e un paio di Ave Marie”.

Nel suo pezzo di stamattina, Fikasicula parlava del congresso del PDL ed il suo ragionamento, ma soprattutto la scelta delle immagini, mi hanno suggerito una riflessione. I congressi dei quali ha postato le immagini (Gesù è un caso a parte, secondo me), e in generale le manifestazioni delle Ideologie (mettiamoci pure anche le varie parate sovietiche e cinesi) avevano tutte la caratteristica di svolgersi all’aperto, in larghissimi spazi predisposti: piazze, arene, stadi, agorà enormemente dilatate e con la partecipazione attiva del Popolo.
Il congresso del partito nazista filmato da Leni Riefenstahl in “Triumph des Willens” mostra il carattere oceanico del consenso popolare al nazismo, ed è quella la cosa che fa più spavento, assieme alla foga con la quale i tamburini di latta picchiano il loro fervore per il Fueher ed alla innegabile bellezza maligna di quelle immagini, non a caso copiate in decine di film a tematica imperiale, da “Guerre Stellari” al “Gladiatore“.

Questo congressuccio che ha sancito il trionfo del tronfio della volontà si svolgeva al chiuso di una Fiera, come una convention di venditori di pentole qualsiasi, e non aveva neppure una genia del cinema come la Leni a riprenderlo ma una semplice Susanna Petruni a raccontarlo dai microfoni mansueti ed innocui del TG1.
Per carità, Silvio non è Adolfo e oggi non c’è più bisogno di folle oceaniche e scenografie imperiali ma è sufficiente una platea teatrale di figuranti, comparse, generici e caratteristi. Tutti ad applaudire il capocomico, nel senso di un capo che fa ridere. Sono più i tempi del Nerone di Petrolini che dell’Hitler della Riefenstahl. I milioni che non compaiono in carne ed ossa stanno davanti allo schermo televisivo e, cosa strabiliante, sono ancora più innamorati del Piccolo Padre dei loro nonni che andavano ad applaudire Benito a piazza Venezia.

La cosa che comunque ha chiuso il cerchio delle associazioni e che ha coinciso con la sensazione in assoluto più sgradevole data dal congresso del tronfio, al limite della nausea, è stato l’utilizzo della musica inconfondibile di cui parlavo all’inizio. La musica sacra ed inviolabile di Ludovico Van e le note dell’Inno alla Gioia.
Ma come si sono permessi? Aaaaaaaaaaaargh!


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E’ incredibile come dalle cose più orrende possano nascere associazioni che ci riportano a sublimi opere d’ingegno creativo. Si ascoltano delle note, inconfondibili, ad accompagnare un congresso che è il trionfo del tronfio della libertà, si legge un post di un’amica che ci rimanda a paragoni con ben altri nefasti congressi e si giunge infine all’arte sublime di un genio, a ristorarci e confortarci.
Stamattina ho ascoltato il congresso del PDL alla radio ma con molta fatica e per fortuna che mi sono persa il discorso finale del nanoduce.
Mi è comunque bastato ed avanzato sentire una giovane deputatessa, o figurante che fosse, lamentarsi del fatto che nelle università loro, poveri ggiovani di centrodestra, vengono impediti di studiare dagli “arroganti”.
Meschinelli, sarà davvero per colpa dei comunisti che appaiono comunque, quando parlano ed agiscono, vacui e leggeri come soffioni in un campo di grano? Sarà stata l’emozione a far dire alla medesima giovincella, plaudendo alla fantomatica legge contro la violenza sulle donne, che si è fatto “qualcosa per le donne che vengono abusate ingiustamente”? Quelle che sono state stuprate o menate perchè in fondo sono delle stronze o se la sono cercata, tacciano e non rompano più i coglioni.

Si, lo so, era solo l’emozione, siamo dei malpensanti che non comprendono la grande svolta italiana. Però, ci consentano, se qualcuno su quel palco avesse detto qualcosa di intelligente, come sarebbe potuta risaltare in tutta la sua magnificenza la retorica del Piccolo Padre, ovvero del Padrino?
Infatti ieri Fini aveva detto una cosa che aveva scosso la nuova Fiera di Roma dalle fondamenta, quella bagattella sulla laicità dello stato e lo stato etico (bravo Gianfranco), e oggi non ne parlava più nessuno, tranne il cerchioBattista Bondi che esclude l’eutanasia perlamordiddìo però se l’alimentazione è forzata allora è accanimento terapeutico e vedremo non mettiamo limiti alla provvidenza. Sembrava quel filmatino satirico su Ratzi e HIV: “Padre, ho peccato. Ho ucciso trenta milioni di persone dal 1980″ ,”Non è niente, dì un Paternoster e un paio di Ave Marie”.

Nel suo pezzo di stamattina, Fikasicula parlava del congresso del PDL ed il suo ragionamento, ma soprattutto la scelta delle immagini, mi hanno suggerito una riflessione. I congressi dei quali ha postato le immagini (Gesù è un caso a parte, secondo me), e in generale le manifestazioni delle Ideologie (mettiamoci pure anche le varie parate sovietiche e cinesi) avevano tutte la caratteristica di svolgersi all’aperto, in larghissimi spazi predisposti: piazze, arene, stadi, agorà enormemente dilatate e con la partecipazione attiva del Popolo.
Il congresso del partito nazista filmato da Leni Riefenstahl in “Triumph des Willens” mostra il carattere oceanico del consenso popolare al nazismo, ed è quella la cosa che fa più spavento, assieme alla foga con la quale i tamburini di latta picchiano il loro fervore per il Fueher ed alla innegabile bellezza maligna di quelle immagini, non a caso copiate in decine di film a tematica imperiale, da “Guerre Stellari” al “Gladiatore“.

Questo congressuccio che ha sancito il trionfo del tronfio della volontà si svolgeva al chiuso di una Fiera, come una convention di venditori di pentole qualsiasi, e non aveva neppure una genia del cinema come la Leni a riprenderlo ma una semplice Susanna Petruni a raccontarlo dai microfoni mansueti ed innocui del TG1.
Per carità, Silvio non è Adolfo e oggi non c’è più bisogno di folle oceaniche e scenografie imperiali ma è sufficiente una platea teatrale di figuranti, comparse, generici e caratteristi. Tutti ad applaudire il capocomico, nel senso di un capo che fa ridere. Sono più i tempi del Nerone di Petrolini che dell’Hitler della Riefenstahl. I milioni che non compaiono in carne ed ossa stanno davanti allo schermo televisivo e, cosa strabiliante, sono ancora più innamorati del Piccolo Padre dei loro nonni che andavano ad applaudire Benito a piazza Venezia.

La cosa che comunque ha chiuso il cerchio delle associazioni e che ha coinciso con la sensazione in assoluto più sgradevole data dal congresso del tronfio, al limite della nausea, è stato l’utilizzo della musica inconfondibile di cui parlavo all’inizio. La musica sacra ed inviolabile di Ludovico Van e le note dell’Inno alla Gioia.
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Stamattina ho ascoltato il congresso del PDL alla radio ma con molta fatica e per fortuna che mi sono persa il discorso finale del nanoduce.
Mi è comunque bastato ed avanzato sentire una giovane deputatessa, o figurante che fosse, lamentarsi del fatto che nelle università loro, poveri ggiovani di centrodestra, vengono impediti di studiare dagli “arroganti”.
Meschinelli, sarà davvero per colpa dei comunisti che appaiono comunque, quando parlano ed agiscono, vacui e leggeri come soffioni in un campo di grano? Sarà stata l’emozione a far dire alla medesima giovincella, plaudendo alla fantomatica legge contro la violenza sulle donne, che si è fatto “qualcosa per le donne che vengono abusate ingiustamente”? Quelle che sono state stuprate o menate perchè in fondo sono delle stronze o se la sono cercata, tacciano e non rompano più i coglioni.

Si, lo so, era solo l’emozione, siamo dei malpensanti che non comprendono la grande svolta italiana. Però, ci consentano, se qualcuno su quel palco avesse detto qualcosa di intelligente, come sarebbe potuta risaltare in tutta la sua magnificenza la retorica del Piccolo Padre, ovvero del Padrino?
Infatti ieri Fini aveva detto una cosa che aveva scosso la nuova Fiera di Roma dalle fondamenta, quella bagattella sulla laicità dello stato e lo stato etico (bravo Gianfranco), e oggi non ne parlava più nessuno, tranne il cerchioBattista Bondi che esclude l’eutanasia perlamordiddìo però se l’alimentazione è forzata allora è accanimento terapeutico e vedremo non mettiamo limiti alla provvidenza. Sembrava quel filmatino satirico su Ratzi e HIV: “Padre, ho peccato. Ho ucciso trenta milioni di persone dal 1980″ ,”Non è niente, dì un Paternoster e un paio di Ave Marie”.

Nel suo pezzo di stamattina, Fikasicula parlava del congresso del PDL ed il suo ragionamento, ma soprattutto la scelta delle immagini, mi hanno suggerito una riflessione. I congressi dei quali ha postato le immagini (Gesù è un caso a parte, secondo me), e in generale le manifestazioni delle Ideologie (mettiamoci pure anche le varie parate sovietiche e cinesi) avevano tutte la caratteristica di svolgersi all’aperto, in larghissimi spazi predisposti: piazze, arene, stadi, agorà enormemente dilatate e con la partecipazione attiva del Popolo.
Il congresso del partito nazista filmato da Leni Riefenstahl in “Triumph des Willens” mostra il carattere oceanico del consenso popolare al nazismo, ed è quella la cosa che fa più spavento, assieme alla foga con la quale i tamburini di latta picchiano il loro fervore per il Fueher ed alla innegabile bellezza maligna di quelle immagini, non a caso copiate in decine di film a tematica imperiale, da “Guerre Stellari” al “Gladiatore“.

Questo congressuccio che ha sancito il trionfo del tronfio della volontà si svolgeva al chiuso di una Fiera, come una convention di venditori di pentole qualsiasi, e non aveva neppure una genia del cinema come la Leni a riprenderlo ma una semplice Susanna Petruni a raccontarlo dai microfoni mansueti ed innocui del TG1.
Per carità, Silvio non è Adolfo e oggi non c’è più bisogno di folle oceaniche e scenografie imperiali ma è sufficiente una platea teatrale di figuranti, comparse, generici e caratteristi. Tutti ad applaudire il capocomico, nel senso di un capo che fa ridere. Sono più i tempi del Nerone di Petrolini che dell’Hitler della Riefenstahl. I milioni che non compaiono in carne ed ossa stanno davanti allo schermo televisivo e, cosa strabiliante, sono ancora più innamorati del Piccolo Padre dei loro nonni che andavano ad applaudire Benito a piazza Venezia.

La cosa che comunque ha chiuso il cerchio delle associazioni e che ha coinciso con la sensazione in assoluto più sgradevole data dal congresso del tronfio, al limite della nausea, è stato l’utilizzo della musica inconfondibile di cui parlavo all’inizio. La musica sacra ed inviolabile di Ludovico Van e le note dell’Inno alla Gioia.
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