Visto che giaccio da giorni in un letto di dolore, riciclo e copincollo da un mio post di due anni fa ma pur sempre d’attualità.

Si parlava di quanto s’intascano comme d’abitude i nostri amati parlamentari, nemmeno più scelti amorevolmente da noi, come i migliori sanmarzano, ma designati a monte per ukase imperiale, per meriti familiari, di lavorìo di chiappe e ganasce. Esercito di eunuchi al servizio di un impero, più che decadente, ormai putrefatto.

Ricordiamo, a mo’ di mantra, i numeri del privilegio.

Indennità parlamentare corrisposta per 12 mesi: € 5.486,58 al mese (10.623.500 lire) + Diaria di soggiorno: 4.003,11 al mese* (7.751.101 lire)
(*Da questa diaria vengono detratti, bontà loro, € 206,58 per ogni seduta nella quale il deputato non abbia partecipato almeno al 30% delle votazioni che in essa sono effettuate)

Ad ogni deputato vengono inoltre corrisposti:
mensilmente un rimborso forfetario di € 4.190,00 per le spese sostenute al fine di mantenere il rapporto con gli elettori (chissà, se la squillo è un’elettrice, magari si fanno anche rimborsare le trombate).
Ogni tre mesi, (per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio) un rimborso spese pari a € 3.323,70, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a € 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di € 3.100,00.
Si pagano almeno la ricaricabile del telefonino? Macchè, annualmente ricevono un rimborso di € 3.098,74 per spese telefoniche.
I deputati inoltre usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Siamo a circa € 15.269,72 al mese. Diciamolo in lire, che fa ancora più effetto a noi vecchi: quasi una trentina di milioni al mese. Paragonateli al mazzo che ci dobbiamo fare noi ogni mese per portare a casa un migliaio di euro striminziti in media e, quando avrete finito di tirar giù i santissimi e le madonne boscaiole, ditemi, per tornare all’attualità: se questi cialtroni non avessero un esercito di lacchè disposti a perdonargli tutto, anche i più disgustosi privilegi, non sarebbe giusto svergognarli sulla pubblica piazza mediatica, ricordando questi privilegi ai coglioni che li hanno votati?

Sia sa che con 15.000 euro al mese non rimane molto per i pasti e, con la crisi economica che ci minaccia, bisogna stringere la cinghia. Così l’ultima trovata di questi giorni per i senatori è di applicare un ribasso del 20% sul costo del tramezzino, del caffè e della pasta al pomodoro, consumati alla buvette di Palazzo Madama.

Un primo piatto 1,50 centesimi, un secondo di roast beef € 2,00 e un bel caffè 0,40 centesimi. In pratica un pasto completo al prezzo che il popolaccio paga per un panino con il salame.

Ovviamente il TG non ne ha parlato. In compenso ci ha fatto sentire quello del centrodestra dire che di indennità di disoccupazione non se ne parla. Ma che scherziamo?

Bravi, continuate così. E’ in questo modo che, ciclicamente nella Storia, ad un certo punto cominciano a rotolare le teste.

Update. Il quotidiano giacobino La Repubblica ci informa che il presidente del Senato Schifani, forse schifato dallo sconcio dei prezzi da Caritas della buvette, ha ordinato che fosse annullata la riduzione del 20% sui prezzi. Quindi, la pasta al ragù torna a € 1,80 invece che 1,50. I trenta centesimi dello sconto saranno, attenzione, devoluti in beneficienza! Trenta centesimi. Nemmeno il prezzo di una briosche.
Arrotate le lame.


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