Domenica mattina, mentre mi dedicavo alla stiratura delle camicie ed alla preparazione di uno stufatino con funghi porcini, ho ascoltato alla Radio Radicale, con estremo interesse, il congresso di scioglimento e confluenza di Alleanza Nazionale nel PDL. Congresso terminato con il discorso di Gianfranco Fini.
Per tutta la durata degli interventi dei relatori non ho potuto fare a meno di avere una certa sensazione. Quella di una trasformazione avvenuta a metà, da parte di una classe dirigente dal volto e dalle fattezze umane ma che, se la giri, scopri che ha la coda.

Oramai penso si possa credere nella definitiva conversione di Fini alla democrazia, con tutti i Punti Pacatezza e Buoni Saggezza che accumula di giorno in giorno.
Se Fini non è sincero quando dice che oggi non direbbe più che Mussolini è stato un grande statista, allora vuol dire che è uno dei più grandi attori viventi e il cinema non se n’è ancora accorto.
Fini è pienamente accettabile, quindi, anche da chi non è di destra. Mi spingo oltre. Se gli alieni domani rapissero Berlusconi per fargli fare un giro tra le stelle nane e dovessimo essere governati da Fini per il tempo astrale del suo ritorno, qualche milione di anni luce, accetterei volentieri la sfida.
Mi sbaglierò ma, in assenza di una credibile alternativa di sinistra, che dovrebbe anche schiodare gli italiani dalla convinzione che solo la destra può governarli, io vedo in futuro un’alleanza Fini-Casini (che sembra la pubblicità di un network di case di tolleranza, è vero) molto votata alla bolognesità di entrambi. Con magari un Bersani come terzino fluidificante.

Insomma Fini ha passato il collaudo. Ma gli altri? Oddìo, a me sembra che, per quanto si sforzino e si sforzano poco per la verità, la maggior parte siano i soliti vecchi fasci.
Ovverosia, fanno di tutto all’inizio per sembrare Fini, per tagliare i ponti con il passato ma è più forte di loro, non possono fare a meno di tirare fuori il revanscismo, il “siamo dovuti stare nascosti per troppo tempo”, la contabilità dei morti “loro” senza nominare i morti da loro causati con il “loro” terrorismo. E poi Almirante, il passato, sempre il passato. Eccheppalle!
Hanno il braccio che gli parte in automatico, come al Peter Sellers di “Dottor Stranamore”, e fanno una fatica boia a tenerlo giù.

Basta sentire Gianni Alemanno, imparentato con il Pino Rauti, il che non è poco, gracchiare come un vecchio grammofono la solita retorica missina ed espettorare l’ennesimo tritume anticomunista. Come li ha chiamati? Luogocomunisti? Roba vecchia. Che tristezza.
Oppure il La Russa Benito Maria a cui scappa di citare il passato ed invocare la rottura delle reni al Brasile, reo di non consegnare il terrorista Battisti. Davvero il problema più importante dell’Italia è fare la raccolta differenziata dei residuati degli opposti estremismi?
Perchè allora non chiedere il reimpatrio anche di Delfo Zorzi al paese del Sol Levante?

Sempre grande il duo Gasparri & Bocchino, ma qui siamo nel territorio del puro genio e possiamo solo inchinarci al suo mistero. Come davanti al Santo Protettore degli Italiani all’Estero, Mirko Tremaglia, che quando gli italo-foresti hanno potuto finalmente votare, con suo grande disdoro, hanno votato a sinistra.

Ora, tutto il cucuzzaro ex missino confluisce nel Partito della Libertà, ovvero nel feudo politico di Silvio Berlusconi I, Imperatore delle Frequenze.
Gianfranco studia da leader ed io gli faccio i migliori auguri di succedere presto. Poi magari tra qualche milione di anni anche Alemanno riporrà la croce celtica in un cassetto. Noi non abbiamo fretta.


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