“Non credo che ci siano state delle situazioni tali da far presumere responsabilità nelle costruzioni degli edifici”. Silvio Berlusconi, l’Aquila, 9 aprile 2009.

290 sono le vittime ufficiali. C’è chi sospetta vi siano altre persone sepolte sotto le macerie. Quelle che, magari straniere e clandestine o affittuarie in nero, nessuno va a cercare.

La tentazione di limitare il commento di questa giornata all’immagine qui sopra era forte. Però non si possono tacere alcune cose, in margine alla tragedia del terremoto e a questa giornata di lutto nazionale, e sono proprio le cose che dovranno farci discutere e lottare nei prossimi mesi, quando il ricordo di questi terribili giorni andrà affievolendosi e questa generosa e fatalista gente d’Abruzzo rischierà di essere dimenticata.

Ho dovuto spegnere il televisore, stasera. Ho troppa dimestichezza con la morte ed il lutto quotidiani per sopportare la vista di quelle centinaia di bare allineate, di quelle bianche dei bimbi appoggiate sopra quelle dei genitori. Davvero, chi conosce veramente il volto della morte sa che non si può reggere un lutto moltiplicato per 290 senza sentirsene sopraffare. Chi finge di poterlo fare, finge, appunto. Davvero, ammiro chi riesce a reggere per più di cinque minuti lo strazio di una madre che ha perso un figlio guardando il tutto in televisione come fosse il più macabro dei reality.
Non ci sono stati risparmiati i commenti degli inevitabili cannibali necrofili deamicisiani e astuti giornalisti, quelli stessi che il giorno dopo il terremoto, sullo sfondo delle macerie ancora calde giuravano che quelli sotto “erano sicuramente già tutti morti e non c’era più speranza di ritrovarli in vita”, nonostante in ogni catastrofe del genere vi sia sempre chi viene salvato dopo giorni e giorni.

I funerali non andrebbero mai spettacolarizzati e qui si è rischiato il gran varietà necrofilo, con la parata dei soliti politici in prima fila e le varie bocche di rosa poco lontano; un Papa che brillava per la sua assenza nonostante si sia compiaciuto di offrirci padre Georg in sostituzione, e un capo del governo nella parte dell’uomo distrutto.
Uomo distrutto e in lacrime che anche oggi ha fatto tante promesse e giuramenti, addirittura sulle bare, pur se nel farlo pesare nell’immancabile conferenza stampa, ha comprendibilmente avuto un attimo di timor di Dio.
Ha promesso addirittura di mettere a disposizione dei terremotati le proprie case, quelle sue di lui. Ne ha così tante da ospitare tutti o estrarrà a sorte i fortunati nominativi di alcuni eletti, e tutti gli altri fuori? Scusate l’ironia fuori posto ma davvero si può credere a sparate del genere quando poi, di fronte ai palazzi in cosiddetto cemento sbriciolatisi come crackers ci si affretta a dire, come direbbe un palazzinaro qualsiasi, che “non credo vi siano responsabilità dei costruttori”, vedi citazione iniziale?

Vogliamo parlare del meccanismo perverso degli appalti al ribasso, delle conclamate infiltrazioni del Sistema (mafia e camorra) negli appalti e dell’immenso problema della corruzione che permette alle ditte appaltatrici disoneste di risparmiare un 15% sui costi del cemento, facendolo con sabbia di mare? Un 15 % che, sui grandi numeri di un mega-appalto, può significare milioni di euro?
Volete sapere perchè l’ospedale dell’Aquila è inagibile? Un ingegnere ne spiega i motivi qui e qui.
A proposito, Impregilo avrà solo dato una mano di bianco agli infissi ed attaccato i fili della luce, però, se abbiamo pensato male è solo per colpa della vaghezza dei termini usati sul suo sito. La frase “realizzato ospedali a l’Aquila” non trae in inganno, obiettivamente? Realizzare fa pensare ad un percorso dal progetto su carta al nastro tagliato dell’inaugurazione. In ogni caso, se metti giù dei fili dentro dei muri di pasta frolla qualcuno dovrebbe accorgersene lo stesso che la struttura non è a norma.

La magistratura indaga, giustamente, e speriamo individui ed eventualmente punisca i responsabili dei crolli colposi. Un’idea sicuramente popolare per un governo sarebbe quella di cogliere questa tristissima occasione per lanciare una campagna di controlli severi sul rispetto delle norme antisismiche a livello nazionale. Magari finanziando progetti come questo. Sempre che l’uomo distrutto voglia colpire veramente qualche palazzinaro troppo amante dei litorali sabbiosi. Perchè non ci dà modo di ricrederci sul suo conto?

Per nostra parte, nei prossimi mesi bisognerà vigilare sulla messa in concreto delle tante, troppe promesse fatte in questi giorni: ricostruzioni a tempo di record, new towns, giardini per tutti con tanto di nanetti. Basterebbe che chi vive ora nel gioioso camping di concentramento berlusconiano, possa presto riavere una casa vera e non le villette prefabbricate di legno, tanto belline ma soltanto come rimesse per gli attrezzi.

Questa sera però, a parte tutto, voglio rivolgere un pensiero affettuoso ad Anna, ovvero MissKappa, blogger aquilana che ci sta raccontando il suo dopo terremoto con parole come queste:

“Eccomi, amici. E’ la vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da’ quel tocco di originalità. E poi ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce attonite e terrificate di alcuni sono l’inusuale coreografia.E poi non hai neanche l’incubo di pensare che, finito il campeggio, dovrai tornare alla routine casalinga. Niente letti da rifare, lavatrici da avviare, piatti da lavare. Nessun pensiero. Abbiamo eliminato il problema alla radice. Radice compresa. Ovviamente l’ottimismo nasce dalla consapevolezza che la vacanza in campeggio sarà molto lunga. Lunghissima. Vacanza di anni. E vi sembra poco non avere più un lavoro? Finalmente liberi. Potremo dormire fino a mattina inoltrata. E il pomeriggio si potranno fare passeggiate fra i campi. Campi di sfollati, naturalmente…”

Il resto sul suo blog, che invito tutti a visitare, per farle sentire che ci siamo.


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