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In quel tempo Papi disse ai suoi discepoli: “Lasciate che le vergini vengano a me”.

Ho letto una cosa inquietante, a margine dei supposti baccanali tiberini in quel di Villa Certosa con le donnine ignude e i capi di stato esteri con la bava alla bocca, ovverosia lo stile Las Figas delle relazioni pubbliche del nostro paese. Mancavano solo le fiches in omaggio per farli giocare a volontà.
Parentesi: se non c’era nulla di male nelle foto, perchè mandare Lurch a colpi di “mavalaaa” rotanti a chiederne il sequestro? E se poi un giudice volesse indagare sull’età di una Papigirl a random e venisse fuori che era minore all’epoca dei fatti o magari provvista di un clamoroso 24×17?
Il fotografo che ha paparazzato il nano e le sue 40 Biancaneve ha chiesto un milione di euro, per vendere le foto ma, benedetto uomo, perchè offrirle a Panorama, che ha subito fatto la spia a Papi? Mi ricorda i protagonisti del film dei Cohen “Burn after reading“: “Pronto, parlo con Osborne Cox?”

Digressioni a parte, la notizia inquietante è la seguente. Pare che la farfalla, tatuata su lombata o stinco o ciondoloni in oro e affini sull’affannoso petto, sia il segno distintivo delle Papigirl, ma solo di coloro che avrebbero fatto l’incontro ravvicinato del terzo tipo. Quelle proprio abducted sull’astronave della Libertà con bonus di 2000 euro a testa da spendere poi in un’unica sessione di shopping come premio, non si sa di che cosa. Forse per essere riuscite a sopportare le strimpellate di Apicella (aviotrasportato a spese dello stato, cioè dei Papiminkia) e le barzellette di Papi Tiberio per più di venti minuti senza accasciarsi al suolo? Sicuramente, chi dovesse pensare a pagamenti di altre robe di natura piccante sarebbe solo un malpensante komunista demmerda.
A pensarci bene 2000 euro sono quasi una miseria, certe cose non hanno prezzo se non hai un antiemetico a portata di mano.
Ecco, una delle papigirl avrebbe proprio un tatuaggio con farfalla e seguente motto: “S.B. l’incontro che mi ha cambiato la vita”. S. B. uhm, vediamo. Chi potrebbe mai essere S. B.? San Benedetto, quello della rondine sul tetto? Si, sicuramente. Chi ha pensato Silvio Berlusconi è uno zozzo malpensante sinistro prono a Franceschini (muahahaha!) e kommunista demmerda.
Postilla dedicata a Tremontino, il quale stasera ha detto al TG1, che “Se Silvio Berlusconi avesse usato la sua influenza internazionale (muhahaha!) nel caso Opel-Fiat, sicuramente le cose sarebbero andate diversamente”. Una assoluta genialità da mandare in orgasmo i Papiminkia. Un governo non fa un cazzo (perchè nun ci ha un euro da rischiare), il premier si perde dietro a questioni di figa, però se Marchionne ha rimediato una trombata è colpa dei comunisti.
Poveretto, il supermanager, come Angela ha preso su la cornetta e dall’altra parte Barack gli ha sussurrato con la voce da Barry White “Ciao, sono ioooo, amore miooo”, quella non ha più capito niente.

Già, si sa che è tutto un Magna Magna.

Comunicazione di servizio – Mi prendo una meritata vacanza senza computer. A mercoledì.


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Ho letto una cosa inquietante, a margine dei supposti baccanali tiberini in quel di Villa Certosa con le donnine ignude e i capi di stato esteri con la bava alla bocca, ovverosia lo stile Las Figas delle relazioni pubbliche del nostro paese. Mancavano solo le fiches in omaggio per farli giocare a volontà.
Parentesi: se non c’era nulla di male nelle foto, perchè mandare Lurch a colpi di “mavalaaa” rotanti a chiederne il sequestro? E se poi un giudice volesse indagare sull’età di una Papigirl a random e venisse fuori che era minore all’epoca dei fatti o magari provvista di un clamoroso 24×17?
Il fotografo che ha paparazzato il nano e le sue 40 Biancaneve ha chiesto un milione di euro, per vendere le foto ma, benedetto uomo, perchè offrirle a Panorama, che ha subito fatto la spia a Papi? Mi ricorda i protagonisti del film dei Cohen “Burn after reading“: “Pronto, parlo con Osborne Cox?”

Digressioni a parte, la notizia inquietante è la seguente. Pare che la farfalla, tatuata su lombata o stinco o ciondoloni in oro e affini sull’affannoso petto, sia il segno distintivo delle Papigirl, ma solo di coloro che avrebbero fatto l’incontro ravvicinato del terzo tipo. Quelle proprio abducted sull’astronave della Libertà con bonus di 2000 euro a testa da spendere poi in un’unica sessione di shopping come premio, non si sa di che cosa. Forse per essere riuscite a sopportare le strimpellate di Apicella (aviotrasportato a spese dello stato, cioè dei Papiminkia) e le barzellette di Papi Tiberio per più di venti minuti senza accasciarsi al suolo? Sicuramente, chi dovesse pensare a pagamenti di altre robe di natura piccante sarebbe solo un malpensante komunista demmerda.
A pensarci bene 2000 euro sono quasi una miseria, certe cose non hanno prezzo se non hai un antiemetico a portata di mano.
Ecco, una delle papigirl avrebbe proprio un tatuaggio con farfalla e seguente motto: “S.B. l’incontro che mi ha cambiato la vita”. S. B. uhm, vediamo. Chi potrebbe mai essere S. B.? San Benedetto, quello della rondine sul tetto? Si, sicuramente. Chi ha pensato Silvio Berlusconi è uno zozzo malpensante sinistro prono a Franceschini (muahahaha!) e kommunista demmerda.
Postilla dedicata a Tremontino, il quale stasera ha detto al TG1, che “Se Silvio Berlusconi avesse usato la sua influenza internazionale (muhahaha!) nel caso Opel-Fiat, sicuramente le cose sarebbero andate diversamente”. Una assoluta genialità da mandare in orgasmo i Papiminkia. Un governo non fa un cazzo (perchè nun ci ha un euro da rischiare), il premier si perde dietro a questioni di figa, però se Marchionne ha rimediato una trombata è colpa dei comunisti.
Poveretto, il supermanager, come Angela ha preso su la cornetta e dall’altra parte Barack gli ha sussurrato con la voce da Barry White “Ciao, sono ioooo, amore miooo”, quella non ha più capito niente.

Già, si sa che è tutto un Magna Magna.

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Parentesi: se non c’era nulla di male nelle foto, perchè mandare Lurch a colpi di “mavalaaa” rotanti a chiederne il sequestro? E se poi un giudice volesse indagare sull’età di una Papigirl a random e venisse fuori che era minore all’epoca dei fatti o magari provvista di un clamoroso 24×17?
Il fotografo che ha paparazzato il nano e le sue 40 Biancaneve ha chiesto un milione di euro, per vendere le foto ma, benedetto uomo, perchè offrirle a Panorama, che ha subito fatto la spia a Papi? Mi ricorda i protagonisti del film dei Cohen “Burn after reading“: “Pronto, parlo con Osborne Cox?”

Digressioni a parte, la notizia inquietante è la seguente. Pare che la farfalla, tatuata su lombata o stinco o ciondoloni in oro e affini sull’affannoso petto, sia il segno distintivo delle Papigirl, ma solo di coloro che avrebbero fatto l’incontro ravvicinato del terzo tipo. Quelle proprio abducted sull’astronave della Libertà con bonus di 2000 euro a testa da spendere poi in un’unica sessione di shopping come premio, non si sa di che cosa. Forse per essere riuscite a sopportare le strimpellate di Apicella (aviotrasportato a spese dello stato, cioè dei Papiminkia) e le barzellette di Papi Tiberio per più di venti minuti senza accasciarsi al suolo? Sicuramente, chi dovesse pensare a pagamenti di altre robe di natura piccante sarebbe solo un malpensante komunista demmerda.
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Ecco, una delle papigirl avrebbe proprio un tatuaggio con farfalla e seguente motto: “S.B. l’incontro che mi ha cambiato la vita”. S. B. uhm, vediamo. Chi potrebbe mai essere S. B.? San Benedetto, quello della rondine sul tetto? Si, sicuramente. Chi ha pensato Silvio Berlusconi è uno zozzo malpensante sinistro prono a Franceschini (muahahaha!) e kommunista demmerda.
Postilla dedicata a Tremontino, il quale stasera ha detto al TG1, che “Se Silvio Berlusconi avesse usato la sua influenza internazionale (muhahaha!) nel caso Opel-Fiat, sicuramente le cose sarebbero andate diversamente”. Una assoluta genialità da mandare in orgasmo i Papiminkia. Un governo non fa un cazzo (perchè nun ci ha un euro da rischiare), il premier si perde dietro a questioni di figa, però se Marchionne ha rimediato una trombata è colpa dei comunisti.
Poveretto, il supermanager, come Angela ha preso su la cornetta e dall’altra parte Barack gli ha sussurrato con la voce da Barry White “Ciao, sono ioooo, amore miooo”, quella non ha più capito niente.

Già, si sa che è tutto un Magna Magna.

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“Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti ‘piccanti’. E ho risposto: ‘Assolutamente no’. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli.”

Ha ragione. Alla sua età si mangia in bianco.

“I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky”. (Bill Clinton)


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Ha ragione. Alla sua età si mangia in bianco.

“I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky”. (Bill Clinton)


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“Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti ‘piccanti’. E ho risposto: ‘Assolutamente no’. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli.”

Ha ragione. Alla sua età si mangia in bianco.

“I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky”. (Bill Clinton)


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“Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo “viso angelico”, dalla sua “purezza”; le dice che deve conservarsi così com’è, “pura”. (Dall’intervista all’ex fidanzatino.)
Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L’ex di Noemi, dopo l’intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l’ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo “cugino”, appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa “amicizia” con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare “cugino” uno che fino a cinque minuti prima era il tuo “porcellino” sulla letterina d’amore è un atteggiamento da puttanella, non da “pura siccome un angelo”. Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull’illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente “perchè era sua figlia”, lui parla dell’invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C’è, in quell’invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell’allevamento intensivo di conigliette di Playboy ma c’è anche, vista la minore età dimostrata di almeno una delle partecipanti, l’ombra inquietante di Jacko e di Neverland. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos’altro? Dispiace dover pensar male, ma quando un adulto invita dei minori in una specie di paese dei balocchi, Jacko insegna, qualche dubbio viene.

L’offerta di “vergini al drago”, concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L’interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.
Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così “meravigliosamente corrompente” ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l’uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualche pervertito potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E’ vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un’amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d’altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente, o una conoscente oppure un interesse sessuale.

Se è sua figlia o nipote, cioè figlia di una figlia naturale (come altrettanto possibile), che lo dica. Ammettere che la pulzella è di sangue reale toglierebbe un bel po’ di argomenti ai detrattori del re. Ammettere la parentela con la ragazzina sarebbe fonte di ulteriori attriti famigliari e di problemi di ordine tecnico ereditario e dinastico, ma fugherebbe il più infamante dei sospetti. Magari con un bell’esame del DNA a reti unificate a chiudere tutte le malelingue dentro le rispettive boccacce.

Dire la verità qualunque essa sia, soprattutto se si tratta di parentela o conoscenza, è necessario, perchè purtroppo, e può confermarlo chiunque ne abbia fatto la triste esperienza, anche i pedofili quando vogliono agganciare la preda ti dicono che sei stupenda, così innocente e viso d’angelo. E’ ovvio, altrimenti che gusto c’è a spezzare le ali a chi non le ha?

Quando ero ragazzina, quattordici o quindici anni, per il solo fatto di aver pubblicato un annuncio per la ricerca di amici di penna su una rivista femminile (allora Internet era ancora una roba militare), fui tampinata da un tizio che, oltre alle lettere ed ai mazzi di fiori, voleva a tutti i costi conoscermi di persona, perchè ero speciale, un angelo e via dicendo.
Quando qualcuno parla di malattia, ricordo che spesso il pedofilo non si rende conto di essere nel torto. Per lui è, tra virgolette, normale corteggiare minorenni. E’ una persona che non sta bene, in un certo senso.

Ripensando a questo episodio lontano ma ancora inquietante mi rendo conto di quanto sia sacrosanta la lotta alla pedofilia che su Internet trova prede ancora più disponibili ed abbondanti di una volta.
Per questo motivo, mi meraviglia che il partito dove milita l’onorevole Carlucci, quella che augura ai figli degli oppositori politici l’incontro con un pedofilo, non si alzi in piedi come un sol uomo per chiedere a gran voce al suo re di parlare chiaro e fugare i dubbi che per prima ha insinuato una donna che lo conosce molto bene da trent’anni.

Non abbiamo bisogno di zelanti papiboys negatori della realtà come Carlo Rossella che dice, senza vergognarsene, e prendendoci per il culo: “Non userei la parola minorenne a vanvera. E’ un termine vecchio, semmai direi che la ragazza di cui si sparla aveva meno di 18 anni…”

Sapere se per caso a Berlusconi piacciono le ragazzine non è una questione da poco, come sottolinea anche la “stampa disonesta” straniera, preoccupata anche delle sue tendenze dispotiche.
Dietro ai meccanismi di fascinazione che dominatori e dittatori esercitano sulle folle vi sono schemi che sono molto simili a quelli della seduzione pedofila, la quale utilizza l’adulazione, la promessa e l’ottenimento della fiducia da parte della vittima attraverso la promessa di qualcosa.
Una volta ottenuto il suo scopo, il dittatore non ha più bisogno del consenso del popolo, lo tiene soggiogato con il terrore, esattamente come fa il pedofilo con il bambino abusato. Ogni popolo caduto nelle grinfie di un dittatore ne è stato prima sedotto.

L’omino di burro di Pinocchio, ritratto da manuale di pedofilo, promette ai bambini che rapisce e trasforma in somari, metafora della vergogna dell’abusato, un mondo meraviglioso, fatto di giochi, ozio, zucchero filato e soprattutto assenza di responsabilità.
Non ricorda il politico che chiede carta bianca per il ghe pensi mi agli elettori stanchi di politica ed in cambio promette il benessere, la felicità e la ricchezza senza fatica, basta solo agitargli bene l’entusiasmo?
Siamo già un popolo di somari, non abbiamo bisogno di politici di burro.


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Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L’ex di Noemi, dopo l’intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l’ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo “cugino”, appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa “amicizia” con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare “cugino” uno che fino a cinque minuti prima era il tuo “porcellino” sulla letterina d’amore è un atteggiamento da puttanella, non da “pura siccome un angelo”. Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull’illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente “perchè era sua figlia”, lui parla dell’invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C’è, in quell’invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell’allevamento intensivo di conigliette di Playboy ma c’è anche, vista la minore età dimostrata di almeno una delle partecipanti, l’ombra inquietante di Jacko e di Neverland. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos’altro? Dispiace dover pensar male, ma quando un adulto invita dei minori in una specie di paese dei balocchi, Jacko insegna, qualche dubbio viene.

L’offerta di “vergini al drago”, concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L’interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.
Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così “meravigliosamente corrompente” ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l’uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualche pervertito potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E’ vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un’amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d’altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente, o una conoscente oppure un interesse sessuale.

Se è sua figlia o nipote, cioè figlia di una figlia naturale (come altrettanto possibile), che lo dica. Ammettere che la pulzella è di sangue reale toglierebbe un bel po’ di argomenti ai detrattori del re. Ammettere la parentela con la ragazzina sarebbe fonte di ulteriori attriti famigliari e di problemi di ordine tecnico ereditario e dinastico, ma fugherebbe il più infamante dei sospetti. Magari con un bell’esame del DNA a reti unificate a chiudere tutte le malelingue dentro le rispettive boccacce.

Dire la verità qualunque essa sia, soprattutto se si tratta di parentela o conoscenza, è necessario, perchè purtroppo, e può confermarlo chiunque ne abbia fatto la triste esperienza, anche i pedofili quando vogliono agganciare la preda ti dicono che sei stupenda, così innocente e viso d’angelo. E’ ovvio, altrimenti che gusto c’è a spezzare le ali a chi non le ha?

Quando ero ragazzina, quattordici o quindici anni, per il solo fatto di aver pubblicato un annuncio per la ricerca di amici di penna su una rivista femminile (allora Internet era ancora una roba militare), fui tampinata da un tizio che, oltre alle lettere ed ai mazzi di fiori, voleva a tutti i costi conoscermi di persona, perchè ero speciale, un angelo e via dicendo.
Quando qualcuno parla di malattia, ricordo che spesso il pedofilo non si rende conto di essere nel torto. Per lui è, tra virgolette, normale corteggiare minorenni. E’ una persona che non sta bene, in un certo senso.

Ripensando a questo episodio lontano ma ancora inquietante mi rendo conto di quanto sia sacrosanta la lotta alla pedofilia che su Internet trova prede ancora più disponibili ed abbondanti di una volta.
Per questo motivo, mi meraviglia che il partito dove milita l’onorevole Carlucci, quella che augura ai figli degli oppositori politici l’incontro con un pedofilo, non si alzi in piedi come un sol uomo per chiedere a gran voce al suo re di parlare chiaro e fugare i dubbi che per prima ha insinuato una donna che lo conosce molto bene da trent’anni.

Non abbiamo bisogno di zelanti papiboys negatori della realtà come Carlo Rossella che dice, senza vergognarsene, e prendendoci per il culo: “Non userei la parola minorenne a vanvera. E’ un termine vecchio, semmai direi che la ragazza di cui si sparla aveva meno di 18 anni…”

Sapere se per caso a Berlusconi piacciono le ragazzine non è una questione da poco, come sottolinea anche la “stampa disonesta” straniera, preoccupata anche delle sue tendenze dispotiche.
Dietro ai meccanismi di fascinazione che dominatori e dittatori esercitano sulle folle vi sono schemi che sono molto simili a quelli della seduzione pedofila, la quale utilizza l’adulazione, la promessa e l’ottenimento della fiducia da parte della vittima attraverso la promessa di qualcosa.
Una volta ottenuto il suo scopo, il dittatore non ha più bisogno del consenso del popolo, lo tiene soggiogato con il terrore, esattamente come fa il pedofilo con il bambino abusato. Ogni popolo caduto nelle grinfie di un dittatore ne è stato prima sedotto.

L’omino di burro di Pinocchio, ritratto da manuale di pedofilo, promette ai bambini che rapisce e trasforma in somari, metafora della vergogna dell’abusato, un mondo meraviglioso, fatto di giochi, ozio, zucchero filato e soprattutto assenza di responsabilità.
Non ricorda il politico che chiede carta bianca per il ghe pensi mi agli elettori stanchi di politica ed in cambio promette il benessere, la felicità e la ricchezza senza fatica, basta solo agitargli bene l’entusiasmo?
Siamo già un popolo di somari, non abbiamo bisogno di politici di burro.


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Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L’ex di Noemi, dopo l’intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l’ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo “cugino”, appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa “amicizia” con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare “cugino” uno che fino a cinque minuti prima era il tuo “porcellino” sulla letterina d’amore è un atteggiamento da puttanella, non da “pura siccome un angelo”. Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull’illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente “perchè era sua figlia”, lui parla dell’invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C’è, in quell’invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell’allevamento intensivo di conigliette di Playboy ma c’è anche, vista la minore età dimostrata di almeno una delle partecipanti, l’ombra inquietante di Jacko e di Neverland. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos’altro? Dispiace dover pensar male, ma quando un adulto invita dei minori in una specie di paese dei balocchi, Jacko insegna, qualche dubbio viene.

L’offerta di “vergini al drago”, concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L’interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.
Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così “meravigliosamente corrompente” ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l’uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualche pervertito potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E’ vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un’amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d’altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente, o una conoscente oppure un interesse sessuale.

Se è sua figlia o nipote, cioè figlia di una figlia naturale (come altrettanto possibile), che lo dica. Ammettere che la pulzella è di sangue reale toglierebbe un bel po’ di argomenti ai detrattori del re. Ammettere la parentela con la ragazzina sarebbe fonte di ulteriori attriti famigliari e di problemi di ordine tecnico ereditario e dinastico, ma fugherebbe il più infamante dei sospetti. Magari con un bell’esame del DNA a reti unificate a chiudere tutte le malelingue dentro le rispettive boccacce.

Dire la verità qualunque essa sia, soprattutto se si tratta di parentela o conoscenza, è necessario, perchè purtroppo, e può confermarlo chiunque ne abbia fatto la triste esperienza, anche i pedofili quando vogliono agganciare la preda ti dicono che sei stupenda, così innocente e viso d’angelo. E’ ovvio, altrimenti che gusto c’è a spezzare le ali a chi non le ha?

Quando ero ragazzina, quattordici o quindici anni, per il solo fatto di aver pubblicato un annuncio per la ricerca di amici di penna su una rivista femminile (allora Internet era ancora una roba militare), fui tampinata da un tizio che, oltre alle lettere ed ai mazzi di fiori, voleva a tutti i costi conoscermi di persona, perchè ero speciale, un angelo e via dicendo.
Quando qualcuno parla di malattia, ricordo che spesso il pedofilo non si rende conto di essere nel torto. Per lui è, tra virgolette, normale corteggiare minorenni. E’ una persona che non sta bene, in un certo senso.

Ripensando a questo episodio lontano ma ancora inquietante mi rendo conto di quanto sia sacrosanta la lotta alla pedofilia che su Internet trova prede ancora più disponibili ed abbondanti di una volta.
Per questo motivo, mi meraviglia che il partito dove milita l’onorevole Carlucci, quella che augura ai figli degli oppositori politici l’incontro con un pedofilo, non si alzi in piedi come un sol uomo per chiedere a gran voce al suo re di parlare chiaro e fugare i dubbi che per prima ha insinuato una donna che lo conosce molto bene da trent’anni.

Non abbiamo bisogno di zelanti papiboys negatori della realtà come Carlo Rossella che dice, senza vergognarsene, e prendendoci per il culo: “Non userei la parola minorenne a vanvera. E’ un termine vecchio, semmai direi che la ragazza di cui si sparla aveva meno di 18 anni…”

Sapere se per caso a Berlusconi piacciono le ragazzine non è una questione da poco, come sottolinea anche la “stampa disonesta” straniera, preoccupata anche delle sue tendenze dispotiche.
Dietro ai meccanismi di fascinazione che dominatori e dittatori esercitano sulle folle vi sono schemi che sono molto simili a quelli della seduzione pedofila, la quale utilizza l’adulazione, la promessa e l’ottenimento della fiducia da parte della vittima attraverso la promessa di qualcosa.
Una volta ottenuto il suo scopo, il dittatore non ha più bisogno del consenso del popolo, lo tiene soggiogato con il terrore, esattamente come fa il pedofilo con il bambino abusato. Ogni popolo caduto nelle grinfie di un dittatore ne è stato prima sedotto.

L’omino di burro di Pinocchio, ritratto da manuale di pedofilo, promette ai bambini che rapisce e trasforma in somari, metafora della vergogna dell’abusato, un mondo meraviglioso, fatto di giochi, ozio, zucchero filato e soprattutto assenza di responsabilità.
Non ricorda il politico che chiede carta bianca per il ghe pensi mi agli elettori stanchi di politica ed in cambio promette il benessere, la felicità e la ricchezza senza fatica, basta solo agitargli bene l’entusiasmo?
Siamo già un popolo di somari, non abbiamo bisogno di politici di burro.


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Sabato pomeriggio, mentre trovavo ristoro dal sole africano in una gelateria dotata di condizionatore a temperatura da pack antartico, ho dato una scorsa al più venduto giornale locale e mi sono soffermata a leggere un articolo che parlava di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima, caduto sotto la lente d’ingrandimento del Fisco per sospetta evasione di 6 milioni di euro.

Fermo restando che tutti sono innocenti fino a prova contraria e fino alla conclusione dell’accertamento, sono rimasta perplessa dal tono dell’articolo, totalmente appecorinato in difesa dei presunti evasori.
Un’arringa in Ghedini mode, stile: “mavalaaaa, ma andiamoooo”, come fosse stata scritta direttamente dall’avvocato degli inquisiti. Tutto un “ma quanto sono cattivi gli inquirenti”, “gli hanno perfino clonato l’hard disk del computer di casa”, “erano bottiglie di vinaccio da supermercato, non di pregiato champagne”.

Quando il Fisco si domanda: “Ma questi hanno comperato mille casse di gassosa e non ne hanno più in magazzino, l’avranno venduta, dove sono gli scontrini?”, la Gazzetta del Furbetto si straccia le vesti per conto terzi e attacca la tirata contro lo Stato che vuole sono rovinare gli onesti imprenditori, assieme ai giudici rossi, i finanzieri gialli d’invidia e i clienti che sicuramente hanno fatto la spia e non sono figli di Maria. E conclude suggerendo: ” Perchè pensar male? E’ evidente che 10.000 euro di cocacola se la sono bevuta loro perchè avevano caldo”.

Bravo, chi ha scritto il peana in difesa (perchè alla fine l’impressione è quella) dei frodatori di clienti e Fisco, non solo non si sente un po’ frodato anche lui visto che, se loro non pagano, a lui come stipendiato tocca comunque, ma probabilmente non si è mai avvicinato al bancone di uno di quegli stabilimenti rivierasco-romagnoli sempre più in stile Billionaire. Quelli che ti fanno pagare tre euro una minerale in bottiglietta da mezzo litro, non ti fanno lo scontrino perchè adesso c’è troppa gente e se provi a farti un cocktail ti ci vuole poi un finanziamento della Comunità Europea.

Davvero, da un anno all’altro scopri che quello che una volta si chiamava “Bagno Marisa” ora si chiama molto più finemente “Mururoa Island”, che ha comperato anche gli stabilimenti accanto e che le piscine sono diventate due e mezza (la mezza per i nani e i bambini.)
C’è la palestra con il personal trainer anche personal fucker se càpita (quelli che una volta erano i gloriosi bagnini), l’insalatona in coppetta da macedonia a 10 euro (senza scontrino se non insisti e li minacci con un M16 Viper sotto il mento) e l’euro tondo per la doccia calda; 10 secondi netti e poi fiotto gelido stile carcere turco.
Che non è più il “Bagno Marisa” con le bocce, il jukebox e le cabine con la serratura che non si chiude lo capisci non solo dall’offerta di divertimento da spiaggia ma dall’impressionante assembramento di figa del genere: “la dò ma solo a penemuniti da un certo reddito in su, astenersi cassintegrati perditempo”.

Sempre il famigerato Fisco si chiede: “Ma tutti questi soldi come li ha fatti il Bagno Marisa?” E ti parte l’accertamento che si fonda su calcoli molto semplici. Pagare gassosa, vedere scontrino.
Scusate se quando si parla di tasse sembro fissata con l’America e lo Zio Sam ma a me parrebbe quanto meno bizzarro che, per tornare ai giornali che combattono la legalità, il New York Post, per esempio, si lanciasse in una appassionata filippica contro la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate (ben più temibile delle Fiamme Gialle, mi dicono), gli inquirenti, i giudici e in generale chi tenta di far rispettare l’eguaglianza di tutti di fronte ai doveri di cittadino.
Da noi invece è normale. Del resto abbiamo un Piccolo Papi che una volta disse che “evadere humanum est”. Un po’ si, ma sei milioni di euro a me pare tanto.


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