Va bene, non parliamo più di corna, di lolite, di vecchi pistolini viagradipendenti e mogli tradite ma che mostravano le tette in teatro quindi in fondo erano zoccole anche loro, parliamo di cose serie. Non indulgiamo più nel gossip moralistico, che i compagni si incazzano. Non attacchiamo più il piccolo Peron sul piano personale, se no i nanofili frantumano ogni record e riescono ad amarlo ancora di più.

Freghiamocene del leader che dovrebbe dare il buon esempio (principio valido in tutte le culture umane ma non in Italia, dove il mascalzonismo sessuale è virtù teologale), fottiamocene della CEI (e del suo doppiopesismo) e soprattutto dell’uso criminoso del servizio pubblico radiotelevisivo, ridotto a semplice dependance dell’ufficio relazioni pubbliche di Mediaset. Sbattiamocene allegramente di tutto e passiamo a roba pesa da mandar giù con un bel bicchier d’acqua, se basta.

Parliamo della presa in giro degli abruzzesi terremotati. Siccome i mezzi di disinformazione di massa televisivi non ce lo raccontano, limitandosi a dire ciò che il regime del pistolino miliardario dice loro di dire, per sapere ciò che accade veramente dobbiamo rivolgerci ai pochi giornali rimasti che insistono caparbiamente con il fare giornalismo ed ai bloggers che raccolgono le fonti e le rielaborano, mettendoci del proprio, nel grande tam tam della controinformazione.

Il decreto sul terremoto d’Abruzzo, dunque. Le magagne che nasconde le racconta brillantemente Alessandro Tauro in questo post che vi invito a leggere.
Riassumento al massimo, si tratta, per non dire proprio di bugie, di altisonanti promesse costruite su fondamenta di sabbia marina, basate su soldi che non ci sono, come ha denunciato il sindaco dell’Aquila Cialente e che potranno venir fuori in tempi brevi (quelli strombazzati dalla propaganda) solo grazie ad una una tantum, cioè ad una tassa straordinaria da far pagare agli italiani e non con le lotterie, le riffe e il terno al lotto. No tassa, no party.

Estrapolo solo un paio di brani dall’articolo di Alessandro, per me assai significativi della mentalità da “clausole scritte in piccolo” che caratterizza il modus operandi del governo dell’apparenza e delle passerelle, cioè di un governo da avanspettacolo:
“Le case distrutte sulle quali gravava un mutuo verranno ricostruite, ma la porzione di casa corrispondente alla percentuale di mutuo non pagato diverrà proprietà della società finanziaria Fintecna (società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze). Se il cittadino vorrà, come è logico aspettarsi, tornare ad essere proprietario di tutto lo stabile, dovrà far fronte pertanto ad un mutuo aggiuntivo da chiudere con la Fintecna.”

“Metà dei costi per le abitazioni previste per ottobre non saranno disponibili prima del 2010.”
Allora, l’eterno frainteso disse qualcosa a riguardo del termine entro il quale sarebbero state di nuovo agibili le case dei terremotati: il 10 settembre (e perchè non l’11, già che c’era?).
Se per quella data non saranno ancora pronte, non potremmo contestargli nulla. Non aveva mica specificato il 10 settembre di quale anno. Infatti si potrebbe dover parlare non solo del 2010 ma addirittura del 2033, come spiegano gli articoli che ho citato e linkato e che analizzano il decreto da marinaio.

Le ultime notizie sono che, mentre l’umido Bondi pensa alle chiese da ricostruire, Bertolaso, in un sussulto di coscienza, invoca la modifica al decreto legge affinchè i risarcimenti dei danni subiti dalle abitazioni siano totali e non parziali.

Intanto, mentre gli abruzzesi non sono affatto contenti di come stanno andando le cose, ma a noi non ci risulta perchè filtrano solo i resoconti dei miracoli della moltiplicazione delle dentiere, diciamo anche che molti sfollati aquilani sono costretti a ripararsi dentro gli scompartimenti di treni e a dormire nelle cuccette dei vagoni letto (sperando che siano stati almeno disinfestati dalle zecche, visti i poco edificanti episodi accaduti di recente con Trenitalia).
Va bene che, dopo un mese, siamo ancora in emergenza ma siamo sicuri che la gestione di questo terremoto non sia molto diversa da quella dei terremoti precedenti, checchè che dicano le televisioni? Se gli Aquilani vogliono stare qui, perchè li volete mandare nel vagon-lit?

L’11 settembre 2009 non prendete impegni che si va a controllare alla stazione dell’Aquila se le cuccette sono ancora ferme sui binari.


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