“Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo “viso angelico”, dalla sua “purezza”; le dice che deve conservarsi così com’è, “pura”. (Dall’intervista all’ex fidanzatino.)
Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L’ex di Noemi, dopo l’intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l’ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo “cugino”, appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa “amicizia” con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare “cugino” uno che fino a cinque minuti prima era il tuo “porcellino” sulla letterina d’amore è un atteggiamento da puttanella, non da “pura siccome un angelo”. Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull’illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente “perchè era sua figlia”, lui parla dell’invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C’è, in quell’invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell’allevamento intensivo di conigliette di Playboy ma c’è anche, vista la minore età dimostrata di almeno una delle partecipanti, l’ombra inquietante di Jacko e di Neverland. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos’altro? Dispiace dover pensar male, ma quando un adulto invita dei minori in una specie di paese dei balocchi, Jacko insegna, qualche dubbio viene.

L’offerta di “vergini al drago”, concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L’interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.
Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così “meravigliosamente corrompente” ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l’uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualche pervertito potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E’ vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un’amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d’altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente, o una conoscente oppure un interesse sessuale.

Se è sua figlia o nipote, cioè figlia di una figlia naturale (come altrettanto possibile), che lo dica. Ammettere che la pulzella è di sangue reale toglierebbe un bel po’ di argomenti ai detrattori del re. Ammettere la parentela con la ragazzina sarebbe fonte di ulteriori attriti famigliari e di problemi di ordine tecnico ereditario e dinastico, ma fugherebbe il più infamante dei sospetti. Magari con un bell’esame del DNA a reti unificate a chiudere tutte le malelingue dentro le rispettive boccacce.

Dire la verità qualunque essa sia, soprattutto se si tratta di parentela o conoscenza, è necessario, perchè purtroppo, e può confermarlo chiunque ne abbia fatto la triste esperienza, anche i pedofili quando vogliono agganciare la preda ti dicono che sei stupenda, così innocente e viso d’angelo. E’ ovvio, altrimenti che gusto c’è a spezzare le ali a chi non le ha?

Quando ero ragazzina, quattordici o quindici anni, per il solo fatto di aver pubblicato un annuncio per la ricerca di amici di penna su una rivista femminile (allora Internet era ancora una roba militare), fui tampinata da un tizio che, oltre alle lettere ed ai mazzi di fiori, voleva a tutti i costi conoscermi di persona, perchè ero speciale, un angelo e via dicendo.
Quando qualcuno parla di malattia, ricordo che spesso il pedofilo non si rende conto di essere nel torto. Per lui è, tra virgolette, normale corteggiare minorenni. E’ una persona che non sta bene, in un certo senso.

Ripensando a questo episodio lontano ma ancora inquietante mi rendo conto di quanto sia sacrosanta la lotta alla pedofilia che su Internet trova prede ancora più disponibili ed abbondanti di una volta.
Per questo motivo, mi meraviglia che il partito dove milita l’onorevole Carlucci, quella che augura ai figli degli oppositori politici l’incontro con un pedofilo, non si alzi in piedi come un sol uomo per chiedere a gran voce al suo re di parlare chiaro e fugare i dubbi che per prima ha insinuato una donna che lo conosce molto bene da trent’anni.

Non abbiamo bisogno di zelanti papiboys negatori della realtà come Carlo Rossella che dice, senza vergognarsene, e prendendoci per il culo: “Non userei la parola minorenne a vanvera. E’ un termine vecchio, semmai direi che la ragazza di cui si sparla aveva meno di 18 anni…”

Sapere se per caso a Berlusconi piacciono le ragazzine non è una questione da poco, come sottolinea anche la “stampa disonesta” straniera, preoccupata anche delle sue tendenze dispotiche.
Dietro ai meccanismi di fascinazione che dominatori e dittatori esercitano sulle folle vi sono schemi che sono molto simili a quelli della seduzione pedofila, la quale utilizza l’adulazione, la promessa e l’ottenimento della fiducia da parte della vittima attraverso la promessa di qualcosa.
Una volta ottenuto il suo scopo, il dittatore non ha più bisogno del consenso del popolo, lo tiene soggiogato con il terrore, esattamente come fa il pedofilo con il bambino abusato. Ogni popolo caduto nelle grinfie di un dittatore ne è stato prima sedotto.

L’omino di burro di Pinocchio, ritratto da manuale di pedofilo, promette ai bambini che rapisce e trasforma in somari, metafora della vergogna dell’abusato, un mondo meraviglioso, fatto di giochi, ozio, zucchero filato e soprattutto assenza di responsabilità.
Non ricorda il politico che chiede carta bianca per il ghe pensi mi agli elettori stanchi di politica ed in cambio promette il benessere, la felicità e la ricchezza senza fatica, basta solo agitargli bene l’entusiasmo?
Siamo già un popolo di somari, non abbiamo bisogno di politici di burro.


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