Nella città di Girolimoni si arresta un presunto colpevole di stupro ma per tutti è il colpevole e basta.
Eppure il diritto, nato proprio nella città di Girolimoni, vorrebbe che si andasse cauti nel marchiare i semplici indiziati come colpevoli. Ciò indipendentemente dal reato, si parli financo di odiosi criminali come stupratori e pedofili.

E’ un vecchio mal vezzo italiano. Il primo che viene additato come sospetto, magari perchè il primo indagato non si scorda mai e ci si affeziona, diventa l’unico responsabile. Che venga tradotto alle patrie galere e si getti via la chiave.

Senza stare sempre a rivangare sul caso Tortora, ricordate il caso di Elvo Zornitta, sbattuto a più riprese sui giornali come l’inafferrabile Unabomber e poi scagionato per mancanza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa?
E Massimo Carlotto? Perseguitato per anni perchè ritenuto l’omicida di Margherita Magello (solo perchè schedato come estremista di sinistra) e oggi uomo libero non dopo aver subìto 18 anni di carcere, la tortura e l’esilio in Sudamerica?

Girolimoni fu un caso da manuale perchè il regime aveva bisogno assoluto di un colpevole e se lo creò su misura. Purtroppo succede anche questo, quando si deve dare da mangiare al moloch dell’opinione pubblica, magari per sviare l’attenzione da altre questioni che riguardano il regime stesso. Capita perfino che se il mostro non lo si trova ci si dia un aiutino.
Che mi dite dei proiettili fatti cadere da manina esperta nel cortile di casa Pacciani, megamostro di Firenze ad honorem e per forza?

In quest’ultimo caso di Roma stiamo parlando, non come ha superficialmente minimizzato Gianni Alemanno, di un mostriciattolo, ma di un personaggio sicuramente affetto da un catalogo completo di ossessioni e manie, di un malato e di un individuo socialmente pericoloso, la cui corrispondenza identitaria con il sospettato Bianchini dovrà comunque essere dimostrata.
Eh si, lo so che ciò comporta un pò più di pazienza prima di accendere il rogo ma bisogna capire che se bastasse avere libri di Massimo Picozzi e film porno in casa allora ci salveremmo in pochi.

Per questo, fintanto che non sarà dimostrata la colpevolezza di Bianchini, tramite piena confessione o prove a carico, parlare di questione morale nel PD prendendo spunto da questo arresto o dire, come fanno i papiminchia “eh, se fosse stato di destra chissà che casino avreste fatto”, è un’idiozia con il botto.
Se ne parli, di questione morale, piuttosto, riferendosi a ben altre questioni. Che ne so, all’urlo fassiniano “Ha toccato!” quando il modulo Piddì atterrò felicimente sul pianeta Unipol.
Il Parlamento è pieno di inquisiti. Grazie, dottor Marino, lo sospettavamo. Cominciamo quindi veramente da lì e non dai circoli e circoletti che non contano un beneamato. L’infezione è a monte e ha già mandato l’arto in cancrena. Eccole il coltello di Liston.

La questione morale che io vedo, nel caso specifico dello stupratore seriale di Roma, sbattuto in prima pagina a far abbaiare e sbavare i castratori seriali della padania, è trasversale e contamina tutti i partiti. Si chiama voglia di giustizia sommaria.
La presunzione di innocenza salvo prova contraria è un fondamento del diritto non romano ma galattico. Se viene meno quello crolla tutta l’impalcatura della Giustizia. Chi partecipa al gioco di condannare senza processo sta, senza volerlo, partecipando allo stupro della Giustizia.

Si lasci che le forze dell’ordine completino le indagini. Che un GIP rinvii a giudizio. Che si giunga a processo. Spero vivamente che non si ripeta la figura di cacca rimediata con i due rumeni anch’essi additati come mostri e poi riabilitati ob torto collo dalla folla delle tricoteuses assetate di sangue che li avevano già condannati al patibolo.


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