Eh, che volete. Io non sono un polso normale. Sono il polso del Santo Padre, quindi in un certo senso sono un Santo Polso. Si, sono proprio quello della foto, così rigido nel saluto nazi. Una ragazzata. Eravamo giovani entrambi, io ed il principale.
Sono un Santo Polso con tutti i vantaggi del caso, eppure mi sono rotto.
Rotto nel vero senso della parola. Il mio principale è un Sant’Uomo e per fortuna non corro certi rischi come altri VIPpolsi, è stata una banalissima scivolata.

Ah, Benedetto uomo, le scarpe firmate possono fare brutti scherzi, con quelle tenere suole in vero cuoio. Ed io ci sono andato di mezzo. Glielo dicevo che erano meglio delle rudi e teutoniche Birkenstock con quella bella suola gommata e non starei qui a soffrire.
Comunque è andata bene, lo dicevo prima al mio amico femore. “Eh, se ti rompevi tu, a quell’età, sai, potevano essere guai seri”. “Già, tanto sapevo che ti saresti fatto avanti tu”, mi ha risposto quel paraculo.

Mi hanno trattato con tutte le cure, non posso lamentarmi. Mica come un polso qualsiasi di un cristiano o musulmano o cingalese qualsiasi al Pronto Soccorso.
Se capita ad un tizio qualunque, senza importanza, di rompersi uno dei fratelli, di solito il medico di guardia è uno più stronzo di Dr. House: “Le fa male? Su, non è nulla, non vorrà mica la morfina per una stupidaggine del genere? Su, su, stia fermo che tra un attimo abbiamo finito. Si è già rotto il polso, non rompa anche i nostri coglioni.”
Ti bendano in quattro e quattr’otto, dopo averti fatto aspettare quattro ore in piedi, senza nemmeno metterti a posto la frattura, anzi, chi ti fa il gesso te lo fissa proprio alla cavolo di cane, guardando dall’altra parte mentre intorta l’infermiera, così quando guarirai terrai per ricordo un bel polso storto, picassiano. ‘Na sciccheria.

Noi invece, ah, tutta un’altra cosa. Per un uomo di polso come il mio ospite ci vuole un polso perfettamente funzionante. Si, per quella cosa del piano ma non crediate che il Benedetto uomo faccia chissà che sull’avorio bicolore. Suoniamo roba tranquilla alla Bach, mica dobbiamo eseguire le ottave del finale del Rach3.
Mi hanno operato. Si, proprio perchè ero io. Dice che mi ero tutto scomposto e mi hanno riparato. Il chirurgo era tutto sudato al pensiero di lasciarmi una scheggetta fuori posto, così addio clienti in arrivo in massa dalla Curia. E il gesso che mi hanno messo dopo mica è uno così, è in vetroresina, me coj…. Si sto un pò stretto ma devo avere pazienza. Ho avuto anch’io il mio quarto d’ora di celebrità.

Ho guardato il TG1 l’altra sera mentre Benedetto stava in poltrona. Parlavano di me. Erano tutti preoccupati, sembrava una tragedia.
“Ehi, ragazzi, è solo un polso!” mi è scappato.
Parlavano di sofferenza, di anestesia. Così mi è venuto un pensiero cattivo. Tempo fa ho visto un film, c’era il principale del mio principale che veniva frustato ma proprio di brutto, a sangue, una cosa che ho dovuto farmi coprire dagli occhi per non vedere. Ecco, durante la mia lunga carriera di polso di prete ho sentito anche robe tipo che Cristo ha accolto su di sé la sofferenza del Mondo, che è morto per noi sulla croce con i chiodi e tante altre cose.
Così ho pensato: se il principale doveva farsi operare, ma dato che lui è il vicario di Cristo e deve associarsi a lui nella sofferenza, non dovevano negargli l’anestesia ma fargli vedere, come antidolorifico, “La Passione di Cristo” di Mel Gibson?


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