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“…noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni…” (Il Giornale, agosto 2009)

Mi meraviglia che si meraviglino. Omosessuali schedati in Italia? Dossier illegali sui fatti privati di cittadini comuni? Ma quando mai!
Eppure, basta googlare “schedatura omosessuali” e viene fuori, ad esempio, un articolo del Corriere del 1998, dove si parla della denuncia da parte dell’Arcigay dell’esistenza di fascicoli su cittadini schedati solo perchè omosessuali; dossier non ancora distrutti nonostante le ripetute richieste del Parlamento.
Avete presente quando un gay viene assassinato e la polizia indaga “negli ambienti omosessuali”? Come vengono identificati questi ambienti? Come si fa a sapere chi li frequenta ed andare a colpo sicuro ad interrogare proprio le persone giuste?
C’era, e dovremo dire, c’è ancora, il sospetto che le inclinazioni sessuali degli individui vengano sottoposte a controllo, schedatura e vidimazione da parte di organismi investigativi che operano in maniera non proprio lecita.
Tanta meraviglia, eppure si era parlato recentemente del maxi-archivio illegale di Tavaroli, con migliaia di dati sensibili raccolti sui potenziali “nemici”: industriali, politici, semplici cittadini. Un’inchiesta della magistratura che risale al 2006 e che, inspiegabilmente, non è ancora stata evidenziata in tutta la sua importanza dalla stampa. Una faccenda di intercettazioni e registrazione abusiva di dati sensibili. Alla faccia della privacy sempre sbattutaci in faccia.

Il potere lo ha sempre fatto, di schedare i suoi potenziali nemici e le minoranze per soggiogarli meglio, ed il pregiudizio anti-omosessuale ha sempre fornito un assist alla repressione.
Lo si è visto nelle dittature come la Germania nazista, dove Martin Boorman possedeva i dossier sui vizi privatissimi di ogni gerarca, incluso il Fuhrer in persona; nei regimi comunisti, dove l’omosessualità era considerata un vizio borghese contrario alla rivoluzione proletaria, fino all’America bacchettona e preda del furore anticomunista del COINTELPRO di Hoover, il capo dell’F.B.I. che faceva tesoro delle informazioni raccolte sui gusti sessuali dei suoi nemici, per tenerli per le palle.
Recentemente, il presidente Sarkozy è stato criticato per aver messo a punto, nella democraticissima Francia, un sistema di schedatura di soggetti “a rischio” tra i quali rischiano di rientrare anche gli omosessuali.

In Italia la schedatura dei cittadini, anche sulla base dell’orientamento sessuale, la si praticava durante il Fascismo ma il vizio è continuato durante quel lungo periodo di democlericalpostfascismo che ha dominato il paese fino al flagello Craxiano ed alla catastrofe Berlusconiana.
Anche allora, anni ’60-’70, era pratica comune diffamare gli avversari puntando sulla diversità. Ricordo riviste che grufolavano nella vita privata dei politici avversi (soprattutto quelli di centrosinistra, è ovvio, essendo sport praticato soprattutto dalle gazzette della destra). Era tutto un leggere di “balletti rosa” e “balletti verdi”, questi ultimi di tipo omosessuale.
Le insinuazioni non risparmiavano, nemmeno allora, le gerarchie vaticane, specialmente quando queste venivano percepite come troppo spostate a sinistra. Uno dei gossip più sussurrati di quegli anni riguardava addirittura un Papa e un famoso attore di teatro. E’ dimostrato ormai che si trattò di una campagna ricattatoria orchestrata dai servizi segreti manovrati da altissime cariche dello Stato, forse addirittura il presidente della Repubblica di allora, contro un Papa che aveva osato “aprire alla Sinistra”.

I giornali di oggi danno giusto rilievo alla porcata del “Giornale”, che ha usato una velina (in omaggio alla satiriasi del capo, immagino) farlocca spacciandola per documento di tribunale, per colpire uno dei pochi direttori di giornale che si era permesso di far notare la scarsa attinenza con i principi cristiani delle avventure del Pornoduce con le escort e le deputatesse alla visita militare. Non l’avesse mai fatto. Chissà quanti avvocati D’Amore (vedi filmato), segugi e cani da trifola saranno stati sguinzagliati in cerca del vizietto nascosto da buttare in prima pagina.
Dopo le tette della Veronica, gettate al pubblico ludibrio, dopo la denuncia del presunto amante della stessa (oggi scopriamo che erano in regime di coppia aperta consensualmente da almeno dieci anni), questo ed altro.

Pensate come è democratico Berlusconi. Permette al suo giornale personale di infangare l’onore della moglie, di farsi attribuire le corna, pur di non limitare l’informazione libera. Talmente libera, a volte da essere inventata o costruita a tavolino su sussuri e bisbigli. Sempre e comunque da lanciare come una bomba caricata a merda contro chi si schiera contro il Pornoduce.

“Non ho mai parlato con Feltri”. Già quel “mai” ridondante, rafforzativo, denota la bugia, essendo Feltri, dopotutto, un suo dipendente con il quale deve aver scambiato, in un giorno x, qualche parola.
Infatti dopo la nomina a direttore del “Giornale”, Feltri rimase a colloquio a Palazzo Chigi con Berlusconi per più di un’ora.
Sicuramente non avranno parlato della campagna di autunno, della strategia mediatica di contrattacco contro i nemici del satiro, di come utilizzare i giornali di famiglia a guisa di manganello contro mogli ribelli e giornalisti che si ostinano a fare i giornalisti e non le puttane.
Forse hanno parlato di libertà di stampa. O di un posto nel Circolo dell’Amicizia del mausoleo di Arcore, chissà.


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Lo ammetto, quando sento parlare dei fatti del G8 di Genova e soprattutto ascolto i commenti della ggente a riguardo, con il solito mantra dell’estintore e del “era solo un delinquente”, mi va il sangue alla testa e divento più cattiva del solito.
Quindi ho provato un carto sollievo quando ho letto i due post di Alessandro Tauro e Fikasicula, che hanno scritto in maniera impeccabile ciò che avrei voluto dire io stessa sulla sentenza europea riguardo al ricorso presentato dalla famiglia Giuliani per la morte del figlio Carlo.

La verità sulla morte di Carlo Giuliani occultata dallo Stato italiano

Il caso Carlo Giuliani, nell’informazione peggiore del mondo – nota di Giuliano Giuliani

Aggiungo solo qualche riflessione a margine.
La sentenza, se da un lato riconosce come le autorità italiane abbiano condotto in maniera scellerata la gestione dell’ordine pubblico in quei giorni, pecca di eccessiva fiducia nella tesi governativa che sostiene sia stato solo Placanica a sparare, visti i tanti dubbi a riguardo.
Dubbi soffocati da una pronta archiviazione della pratica e, come giustamente osserva la Corte, da una frettolosa cremazione del cadavere di Carlo, quando sarebbe stato più prudente, anche nell’interesse della famiglia, scegliere l’inumazione o la tumulazione in modo da poter procedere eventualmente ad ulteriori perizie.

Il punto è che, ripetutamente nel corso di questi otto anni, come ricorda questo post di Anita Richeldi, Placanica ha buttato là, nel corso di svariate interviste, che forse non era stato lui a sparare. Che forse è stato qualcuno fuori dal defender; che il proiettile, risultato di tipo speciale alle perizie, non poteva essere in dotazione ad un militare di leva come lui ma solo ad un ufficiale.
Nel 2008, assistito da Taormina (altro motivo per noi di inquietudine) ha addirittura presentato denuncia contro ignoti per l’omicidio di Carlo Giuliani presentandosi come parte lesa.

Ora dice che è contento di essere stato scagionato dalla sentenza europea che gli ha riconosciuto l’esercizio della legittima difesa ma, solo due mesi fa, il suo difensore chiedeva al tribunale di Genova di ottenere il proiettile che uccise Carlo per sottoporlo a perizia e forse dimostrare che non poteva essere stato sparato dall’arma in dotazione a Mario.
Quindi, a meno di non pensare al povero Placanica (un ragazzo che io ho sempre considerato una vittima delle circostanze) usato cinicamente da avvocati marpioni per annebbiare e depistare ancor di più la verità, sarebbe interessante proseguire l’indagine fino a giungere ad una ragionevole certezza sul reale svolgimento dei fatti.
Nell’interesse di tutti; di Placanica, della famiglia Giuliani, delle forze dell’ordine, dei politici che in quei giorni erano ospitati in questura e dirigevano le operazioni ed eventualmente stabilivano le regole d’ingaggio. Come quella di poter sparare con proiettili veri, anzi speciali, sui manifestanti, invece che con proiettili non letali di gomma. Non sono quisquilie.

Mi rendo conto, però, che qui si sta ragionando. Si sta facendo i Perry Mason, i tenenti Colombo, i commissari Montalbani della situazione. Agli italiani invece non frega un cazzo di come sono andate le cose. Loro hanno già le loro certezze: “ha fatto bene il carabiniere perchè il delinquente voleva ucciderlo”. Non pensano che avere una polizia che spara in piazza potrebbe mettere a repentaglio la vita di chiunque, anche di una ragazzina che sta manifestando per i diritti civili, in maniera pacifica. E’ già successo, si chiamava Giorgiana Masi e lì non c’era alcun estintore.

L’informazione di regime, quella dei TG delle venti dove si parla di bolle di sapone (Busi, ma davvero non provi mai vergogna?), deve solo confermare le certezze fallaci degli Itagliani. Quindi, nessun ragionamento ed analisi dei dubbi sui fatti di piazza Alimonda. Nessun cenno alla condanna comminata dalla Corte Europea allo Stato italiano per le colpe sulla gestione dell’ordine pubblico al G8 di Genova. E’ una notizia contraria a Berlusconi, meglio tacere.
Solo un unico grande slogan ad effetto, che faccia presa come la colla del bisonte nell’elettore medio e fortifichi il sano atteggiamento italico contro la deriva progressista:

In Italia uccidere un comunista in piazza è legittima difesa.


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Il significato del Sesso Ludico non richiedeva il Q.I. di Newton per essere compreso. (Paolo Barnard, agosto 2009)

E te pareva che non era un problema di comprendonio?
Insomma siamo le solite cretine. E pure delle infami stronze kapò torturatrici sadiche belve delle ss inquisitrici domine implacabili madri snaturate pedofile infanticide penicide catfighters traditrici infami troie e soprattutto streghe.
Uhm, ci sono alcune cose della risposta di Paolo Barnard che titillano il mio psicoclitoride e mi ispirano qualche commentuccio. Da QI 40, ovviamente, niente di importante.

Non abbiamo capito (noi donne) cosa intendeva lui con Sesso Ludico, gnè gnè. Siccome sono cretina ammetto che anche dopo aver letto l’accorata risposta alle streghe in procinto di riunirsi per il sabba agostano non ho ancora ben afferrato ma qualcosa forse comincia ad illuminarsi.
Cito:

Il potere per esempio di stoppargli l’uccello mentre vi sbattono da onanisti ignoranti e di dirgli “così non sento niente, possiamo fare un gioco diverso? Te lo insegno”.

Te lo insegno? E’ quello il problema? Cioè dovremmo essere noi ad insegnarvi come fare l’amore? Scusa ma, e le ragazzine che cominciano adesso e non hanno ancora, poverine, a dodici anni, l’esperienza di una consumata professionista dell’hardcore, che dovrebbero fare? Frequentare un corso, uno stage?
Lo sapete benissimo cosa ci piace. Guardate tonnellate di film porno con i migliori scopatori del mondo e non riuscite ad imparare un cazzo (scusandomi per la licenza poetica). Qualche lezioncina da Linda Lovelace noi l’abbiamo imparata ma voi quando guardate Rocco in azione dove guardate?
Lo sai che fintanto che non incontriamo uno che ci fa godere veramente (perchè evidentemente ci sa fare di natura, non perchè si è diplomato alle serali con Moana) conosciamo solo l’orgasmo clitorideo self-made?
Il piacere che proviamo lo apprendiamo con l’esperienza e con un maschio che, scusa se rigiro il coltello nella piaga, ci sa fare.
Sono d’accordo che sia necessario a volte guidare il maschio verso cosa ci piace e magari rifiutare ciò che a noi non va ma cosa c’entra questo con Ilse la belva delle SS e Leonarda Cianciulli la saponificatrice?
Eh si, perchè nella tua risposta ci tieni a ricordare che anche noi sappiamo essere crudeli e inanelli una serie di Orrori del Femminilismo che fa invidia a quelli del comunismo. Che c’entra questo con la nostra riottosità a diventare Maestre della Tecnica Sessuale Tantrica?
Siamo crudeli. Grazie al cappero. Lo sapevamo. Siamo capaci di accoltellarci l’un l’altra, ok ma, ripeto, che c’entra con il Sesso Ludico?

Dopo il rant misogino arriva il nocciolo della questione. Cito di nuovo:

E rimanendo nei paraggi, avete dimostrato una callosa indifferenza di fronte all’appello che ho riportato nell’articolo a nome di tantissimi uomini. Trattava dell’estenuante fatica e del dolore intenso che soffriamo lungo un’intera vita di abbordi, corteggiamenti, contatti, dove l’implacabilità statistica delle vostre reazioni a “occhi scocciati, o girate di spalle, i ‘non mi stressare’, ‘non è il caso’, la rigidità, la freddezza o addirittura il disprezzo” è ingiustificabile qui, oggi, in Italia. Quella vostra indifferenza, dicevo, è un faro puntato sulla vostra perfidia, care belle e avanzatissime donne (ne riparlo più sotto). Perché non ci vorrebbe tanto a calarsi per un minuto nei panni dell’altro e arrivare alla conclusione cui arrivò una meravigliosa e bellissima donna ‘marziana’, che una volta mi disse: “Se io dovessi fare lo sforzo emotivo che fate voi tutte le volte che ci abbordate, sarei paralizzata dal terrore. E se a ‘cacciare’ in questa cultura dovessero essere le femmine invece degli uomini, credo che sarei stata sola tutta la vita”.

Il cri de coeur è meraviglioso. Siamo kapò schifose perchè vi diciamo di no. Ora, aspetta, siccome sono sadica, accendo la radio su “Stuck in the middle with you” e metto mano al rasoio.
Noi generalmente diciamo no a chi:
1) non ci piace (nel range che va dal non ci attizza al ci fa proprio ribrezzo);
2) non vuole nemmeno fare la fatica di conquistarci ma vuole soltanto che glielo sgrulliamo dicendogli pure grazie.

Hai presente i Casanova, i Don Giovanni, quelli che con un battito di ciglia ci stendono a mo’ di tappeto? Te lo sei mai chiesto come ci riescono? Non sarà che a qualcuna piace ancora essere conquistata dal trivialissimo “uomo-che-non-deve-chiedere-mai”?
Fatica a conquistare? A noi piace un casino, sai, impegnarci nella conquista dei vostri bastioni di Orione.
Vi diciamo di no? Conosco un mucchio di uomini che non fanno che dirmi che hanno il problema opposto al tuo: non sanno come difendersi dalle donne. E, tieni presente che non sono dei Viggo Mortensen o dei Johnny Depp.

Sono maschi normali, magari con la grana ma normali. Anche grassocci, bassetti e avanti negli anni. Magari rimorchiano dei cancri ma, credimi, di donne che hanno voglia di divertirsi ce n’è a vagonate oggigiorno. Quindi mi fa specie questa lamentazione nei confronti delle donne che non la danno.
Non sarà che vi brucia solo quella che non ve l’ha data perchè era l’unica che vi interessava davvero? E allora vedi che non è Sesso Ludico, è qualcosa di più. Chiamalo interesse, amore, come ti pare.

Non per menarla con la par condicio ma noi donne ne riceviamo di due di picche, hai voglia! Sai quando riuscite ad essere veramente stronzi? Quando non vi piaciamo. Ci trattate come fossimo altri maschi, come i commilitoni in camerata, raccontate le barzellette sconce e ci fate pure vedere i filmetti porno, tanto siamo per voi come sorelle, anzi ancora meno. E tutto perchè non siamo il vostro tipo. Pensa se per caso a qualcuna di noi piacesse un tipo del genere.

Infine, mi pare tu ci rimproveri di non riuscire, oltre ad insegnarvi il perfetto cunnilingus e l’arte della stimolazione del punto G, anche di non togliervi l’imbarazzo di tutto questo troiaio commercial-sessuale che tanto ci fa schifo.
Come dire: perchè, oltre a lavare, stirare, scaccherare i figlioli e i vecchi, lavorare otto-ore-otto, far da mangiare, raccogliere i vostri panni sporchi, farvi i bagagli quando si parte, pulire l’asse del cesso dopo che avete pisciato perchè è troppa fatica alzarla, darvi lezioni di Sesso Selvaggio Corso Avanzato ogni sera, anche e soprattutto quando abbiamo mal di pancia, curarvi un semplice raffreddore come se fosse un’infezione da Ebola e insomma servirvi di tutto punto, dopo tutto questo, “perchè cara non vai di là a farmi pure la Rivoluzione”?

Con amore,
Lameduck

P.S. Dimenticavo la dedica musicale. Penso che questo video di Robbie Williams esprima bene la nostra crudeltà e disumana indifferenza verso i poveri uomini, che si svenano per noi

UPDATE – Povero Paolo, ci si è messa pure Galatea


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“Non ho nulla contro i gay, anzi ho molti amici omosessuali, ma quelli mi hanno provocato.” (Svastichella, agosto 2009).

Un capolavoro. Un perfetto concentrato di tutto il pensiero omofobo del vero machofascio. Il senso è: ho tanti amici gay purchè non siano troppo carini, altrimenti magari mi eccito e quindi, lo capite, sono loro a provocarmi.
Anche stasera in fondo si parla di deresponsabilizzazione e scaricabarile.

A parte tutte le motivazioni di moralità, di difesa di una cosiddetta “normalità”, la violenza omofoba e soprattutto quella apparentemente irrazionale, nasce solo dalla paura di essere a nostra volta omosessuali. Essere gay è ancora una cosa orrenda, in questa (in)cultura dominante color marrone dove, per esempio, i cantanti e gli attori di successo accettano la misera pantomima mediatica con la provvidenziale ragazza-copertura per non dover ammettere che amano altri uomini e solo pochi hanno il coraggio di “venire fuori” senza problemi.
Bisogna nascondersi perchè mostrare il proprio orientamento sessuale in pubblico è offensivo ma solo se si è omosessuali.

L’omofobia è frutto dell’inconoscenza e dell’angoscia. Grazie come sempre alla fenomenale ignoranza sessuale nella quale siamo conservati fin da piccoli, come esseri mostruosi in formalina, non ci rendiamo conto di una cosa molto semplice.
Si può essere perfettamente eterosessuali, andare regolarmente fuori di testa alla presenza di un appetitosissimo esponente del sesso opposto e ritrovarsi una sera a fare una fantasia erotica su una persona del nostro stesso sesso. Oddìo, che mi succede? Niente, non succede niente. E’ la straordinaria capacità che abbiamo di cercare sempre nuove varianti alla routine sessuale.

Per troppi, invece, scoprirsi “tendenze”, pensieri, improvvise attrazioni omosessuali è più scioccante che scoprirsi un melanoma maligno perchè pensano sia l’inizio di una malattia che li porterà inevitabilmente a cadere in un abisso di vergogna e depravazione. senza ritorno.
Come se alcuni esponenti della mitologia eterosessuale e campioni di utilizzo finale di esponenti del sesso opposto non fossero monumenti alla perversione ed alla degradazione propria e di chi si accompagna a loro.
Una volta raggiunta una ben riconoscibile identità sessuale (etero o omo) può insomma capitare qualche deviazione e se ciò capitasse non c’è alcun bisogno di andare in giro ad accoltellare le fonti della tentazione.
Per evitare tragedie irrimediabili sarebbe sufficiente insegnare alle persone a gestire senza angoscia eventuali pulsioni contrarie all’orientamento sessuale dominante. A considerarle normali espressioni della nostra sessualità, sia che si limitino al campo delle fantasie, sia che si realizzino in esperienze concrete.

Anche agli omosessuali infatti capita la stessa cosa, di fare cioè fantasie etero. Andiamo, a noi ragazze non è mai capitato un ragazzo gay che ci facesse il filo e anche qualcosa di più? Non risulta però che avvengano così sovente accoltellamenti di donne da parte di orsi o leathers improvvisamente eccitati da un’autoreggente agganciata ad una coscia irrimediabilmente femmina. Il vero maschio normale invece si sente in diritto di eliminare la tentazione con la violenza.

In un bellissimo film di dieci anni fa, “American Beauty”, il protagonista viene ucciso in maniera apparentemente inspiegabile dal vicino di casa, un rude colonnello dei marines ossessionato più dal dubbio che il figlio sia gay che dalla certezza che sia tossicodipendente e spacciatore. In una delle scene chiave del film scopriamo come l’ossessione omofoba del marine derivi niente altro che da una propria irrisolta pulsione omosessuale. Il pensiero di essere eccitato dal vicino di casa fino a perdere ogni controllo, fargli delle avances ed esserne gentilmente ma fermamente respinto è qualcosa che non si può tollerare. Mi ecciti ed io ti uccido così ucciderò forse anche la mia debolezza, quel tratto della mia personalità che così poco si accompagna all’essere un campione di virilità: marine, machoman o fascista.


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Trovo veramente fastidioso che in questo paese nessuno più accetti di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e, quando succede una disgrazia, la colpa non sia mai delle circostanze, del fato o dei propri errori ma sempre degli altri, dello Stato, della collettività, della magistratura e dei massimi sistemi. Anche se nella disgrazia c’è stato un concorso di colpa nostra, di scarsa valutazione del rischio, semplice incoscienza o stupidità conclamata.
Come quelli che si schiantano contro il platano perchè messaggiano al cellulare con una mano, guidano con l’altra, fumano e programmano il navigatore. Tutti a dire: “Maledetto alberaccio, perchè gli ti sei parato contro?”
Quando vado in montagna non infilo la mano sotto ogni sasso che vedo a margine del sentiero perchè so che una vipera che se ne sta buona buona lì sotto a farsi i cavoli suoi potrebbe aversene a male e mordermi. E’ una cosa che non faccio perchè so che è pericolosa. Una vipera può sempre mordermi lo stesso ma almeno so che non sono stata io a darle l’idea.
Allo stesso modo, non do retta a chiunque, quando attraverso la strada guardo a destra e a sinistra, non infilo le dita nella presa di corrente, non faccio il bagno in mare nell’ora della digestione.

Noi bambini anni ’60 siamo stati cresciuti sotto il terrorismo del: “non accettare le caramelle dagli sconosciuti”, “non accettare di seguire sconosciuti nemmeno se ti dicono che tua madre è moribonda all’ospedale e ti accompagneranno da lei”, “non appartarsi con gli sconosciuti”.
Magari poi ci è successo lo stesso qualcosa di brutto perchè il colpevole era il meno sospettabile, con un bel colpo di scena alla Hitchcock era qualcuno della tua stessa famiglia ma intanto ci siamo cautelati il più possibile verso altri brutti incontri, quelli con i generici malintenzionati modello standard.

Oggi invece, siccome i figli non bisogna stressarli con questo tipo di raccomandazioni da vecchie cariatidi, devono essere spensierati e vivere la loro vita spericolata senza cinture, regole e divieti, nemmeno le semplici raccomandazioni, magari in uno stato semicosciente da bimbominkia a cui tutto è concesso e cui nulla potrà mai accadere di male, in una sorta di delirio di onnipotenza, succede che una ragazzina di sedici anni si ubriachi come una ceppa e accetti di appartarsi con un ragazzotto appena conosciuto, finendo per essere stuprata.

Quando si fanno le giustissime campagne contro l’abuso di alcool dei minori, c’è nessuno che si prenda la briga di spiegare agli adolescenti che due degli effetti collaterali dell’ubriacatura sono la perdita di coscienza e di consapevolezza di ciò che ci sta accadendo intorno e la caduta dei freni inibitori?
Significa rovinar loro la serata raccomandare di non mettersi (soprattutto le ragazzine) in condizioni di poter essere facilmente sopraffatte? Vogliamo dirlo che non ci si dovrebbe sbronzare perchè si corre il rischio, tra le altre cose, di essere stuprate?

Volevano linciare il rumeno che ha violentato la ragazzina ubriaca. Già, ormai in Italia mancano solo gli sceriffi e i saloon. Non è un paese del G8, è uno spaghetti western e di quelli scarsi, tipo “Sono Sartana, il tuo becchino”.
Oltre ai rumeni infoiati, bisognerebbe linciare anche chi non è capace di assumersi la responsabilità di correre dei rischi e chi non avverte gli altri dei rischi che corrono. Lo stupro non è questione di rumeni o italiani: è questione che l’occasione (ragazzina ubriaca dura e nessuno che vi vede) fa l’uomo stupratore.

In un altro caso, un padre disperato dice che qualcuno dovrà rispondere del fatto che sua figlia ha attraversato i binari e non ha sentito il treno che arrivava perchè aveva su le cuffiette dell’i-Pod. Magari si potrebbe suggerire alla Apple di scrivere sulla confezione: “Ricordati che con le cuffiette e la musica a tutto volume è meglio non attraversare i binari. E nemmeno la strada o il cortile, sveglia!”
Ma mio Dio, non sarà che questi ragazzini bisognerebbe anche un attimo addestrarli alla più elementare tecnica di sopravvivenza, quella che ogni specie animale insegna ai propri cuccioli? Roba come “stai vicino agli altri”, “non ti allontanare”, “questo non lo devi mangiare”, “non ti avvicinare al fuoco perchè brucia”, ecc.

I genitori considerano i figli dei geni nati già preprogrammati di tutto lo scibile conosciuto e già pronti per l’uso. Alcuni di essi invece sono degli emeriti cretini. Voi non ve ne rendete conto perchè l’amor genitoriale è cieco ma gli altri si. Hanno bisogno di insegnamento ed addestramento perchè a volte non ci arrivano, non ci pensano proprio e bisogna dir loro cosa fare.
I genitori non li addestrano perchè hanno paura di dover dire loro dei no. Noi abbiamo mandato giù più no che Ciokorì, da piccoli. Però oggi qualche rischio siamo in grado di riconoscerlo in tempo. Stando in campana non si eviteranno tutte le disgrazie, ma le più stupide forse si.


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Mi intrometto volentieri nel dibattito a distanza tra i post di Paolo Barnard “Sono andato a puttane” e la replica di Nicoletta Forcheri “Paolo B va a puttane ed io sono rimasta al palo” con qualche riflessione a margine.

Paolo Barnard ci ha raccontato nel suo post l’avventura con una signorina dell’Est a pagamento, dedicando l’esperienza a noi donne e spiegandoci che si è sottoposto al sacrificio per farci capire che se gli uomini vanno a puttane è perchè noi donne la facciamo troppo lunga e non ci dedichiamo al sesso ludico. Ho riassunto sicuramente troppo e male ma, centrifugando, il succo era quello.
Nicoletta Forcheri gli ha già risposto con uno splendido testo che sottoscrivo parola per parola e che qui applaudo. Nulla da dichiarare dunque? No, qualcosa voglio dirla, giusto per ribadire il concetto espresso da Nicoletta.

Guarda Paolo, sarebbe bellissimo poter sfogare l’uzzolo del momento senza pensieri, senza noiosi e complicati seguiti o addirittura saghe a puntate. La classica botta e via perchè mi andava di farlo e perchè quel tipo mi attizza proprio, non mi fa dormire la notte dalle fantasie.
Purtroppo è verissimo ciò che scrive Nicoletta, e cioè che, se una donna vi fa capire che ci starebbe, magari senza impegno, soddisfatti o rimborsati e amici come prima, voi o fuggite o ci trattate da mignotte. Inoltre, se non siamo ventenni e modello velina, ci tocca in più sentirci considerare delle vecchie troie in calore. Siccome non siamo di plastica e alle umiliazioni siamo abituate fin da piccole ma non riusciamo ancora ad accettarle, preferiamo andarci con i piedi di piombo e magari usare le tecniche che ben conosciamo per cuocervi bene a puntino prima di mangiarvi.
Perchè, scusa, dovremmo correre il rischio di farci umiliare quando possiamo avervi come schiavi a tempo indeterminato? Il bello è che vi lamentate della schiavitù, del legame, del matrimonio ma in fondo non potete farne a meno. Le vostre fantasie di sesso ludico, di botte e via, di sveltine, di donne che non chiedono nulla sono solo un modo per fantasticare ed esorcizzare una libertà che in realtà vi terrorizza.

Eh si, mi devi spiegare perchè, se voi uomini ambireste davvero a questo tipo di logica mordi e fuggi e scacciapensieri, siete poi quelli che, quando una donna vi molla per i più svariati motivi, magari perchè è finita o perchè il primo appuntamento è stato un disastro cosmico, o perchè dopo tanti anni si è trovata un altro che la soddisfa di più, ve la prendete a morte, ne fate una questione da lavare con il sangue e spesso vi dedicate ad uno sport molto di moda e che rischia di diventare più popolare del calcio: il femminicidio.
Gli uomini arrivano a massacrare le ex mogli ed ex fidanzate, compiono stragi stile Columbine, accoltellano, danno di matto. E solo perchè sono stati lasciati, perchè è finita, perchè magari, ironia della sorte, per lei era solo sesso ludico e lui invece si era affezionato come una tellina allo scoglio.

E’ solo orgoglio ferito, oppure l’uomo non sopporta di non essere o non essere più il sole attorno al quale orbita il pianeta donna? E’ una bella contraddizione, non trovi? Noi dovremmo essere le vostre lune, essere buone per una botta contro il muro e poi continuare ad orbitarvi adoranti attorno.
Ricordi la “Carmen”? La sigaraia di Bizet è una donna che pratica il sesso ludico. Si diverte con il bel soldato José e poi trova negli occhi di smeraldo del torero Escamillo un nuovo motivo di interesse e ci si butta senza problemi. Ah, qui c’è un dettaglio importante da cogliere. Quando a noi donne un uomo non interessa più, non esiste più, è terminato, c’est fini, kaputt. “Je ne t’aime plus” grida Carmen a Josè e lui l’ammazza in preda all’ira funesta.
Non è raro che noi donne ci dimentichiamo completamente di vecchi amori, amorazzi e perfino amanti. Li rimuoviamo: hai presente “se mi lasci ti cancello”? Qui è “se non mi piaci più ti cancello”. Per ricordarci certi volti ci vuole una seduta di regressione ipnotica.

E’ questo, temo, che vi fa perdere il lume degli occhi. Perchè voi invece, avete la memoria a lungo termine intasata da ogni gnocca che vi siete fatti, che conservate gelosamente come un collezionista custodisce i suoi gingilli.
C’è una scena de “La Città delle Donne” di Fellini dove Snaporaz visita il castello di Katzone, con una specie di museo memoriale con tutte le fighe conquistate, accuratamente catalogate dal vecchio casanova. Sono addirittura registrati i mugolii e gli orgasmi di ognuna ed ognuna provoca nel vecchio Katzone dolcissimi ricordi e rimpianto infinito. Non ricorda un poco, tra parentesi, il celebre “questa è stata mia, questa anche e pure questa” del nostro satiro del consiglio, raccontato da Jacques Chirac?
Questa smania da collezionisti si unisce a volte a vere e proprie fissazioni tipo anatroccolo di Lorenz al momento dell’imprinting su una donna che vi ha spezzato il cuore e che mai dimenticherete, nemmeno dopo un trauma cranico frontale. E’ la sindrome di “Rebecca la prima moglie”, che nessun’altra potrà mai eguagliare. Siete capaci di torturarvi un’intera vita impedendovi di amare di nuovo perchè lei non vi amato abbastanza o vi ha lasciato. Anestetizzati da una stronza, cantava Elio.

Sarebbe bello, si, dedicarsi al sesso ludico, come i bonobo che nomina Nicoletta. Noi donne per esempio siamo piene di curiosità e spesso ci chiediamo se quello là non sarebbe un amante migliore di quello che abbiamo attualmente. Ci chiediamo come sarebbe il sesso con uno più giovane o di un’altro colore. Tutti questi discorsi sulle meraviglie del Viagra ci fanno diventare ancora più curiose. Qualcuna potrebbe pensare a come sarebbe con una donna.
La realtà però è dannatamente complicata e non è solo questione del sentimento che può sempre metterci la coda.

Per praticare il sesso ludico come lo intendiamo e come lo intendono i bonobo, dovremmo prima sapere cos’è la sessualità, esserne educati e non esserne più terrorizzati a causa di una cultura sessuofobica.
Chi si incarica di insegnarci cosa è il vero piacere sessuale, qual’è il significato di una piena maturità sessuale? Nessuno. La famiglia se ne lava le mani, la scuola idem, i preti non ne parliamo. La società ha interesse a mantenere l’ignoranza sessuale perchè una popolazione sessualmente ignorante è meno libera e più manipolabile. In questo senso la sessualità è rivoluzionaria, come sosteneva Reich.

A colmare la nostra ignoranza rimane la pornografia che è disponibile in grande quantità ma è un’arma a doppio taglio.
Io considero l’utilizzo della pornografia un ottimo mezzo per superare le inibizioni, scoprire il lato ludico del sesso ed impadronirsi di qualche tecnica ma la considero potenzialmente deleteria se essa viene fruita da soggetti sessualmente ignoranti.
La pornografia fa credere all’uomo che le donne siano sempre disponibili, pronte, bagnate e disposte a farsi penetrare in ogni buco. Fa pensare che tutte le donne gradiscano fare sesso di gruppo e se lo stupro lo chiamiamo gang bang non è più una cosa brutta.
Fa perfino credere alle donne che gli uomini siano tutti superdotati, a lunga durata e disposti a praticare lunghi ed estenuanti cunnilingus.
E’ questo l’influsso negativo della pornografia che non sussiste su soggetti coscienti ed educati su cosa è la sessualità e sono capaci di distinguere la fantasia e il gioco dalla realtà.
Come inizia un film porno? Degli sconosciuti si incontrano, raramente si scambiano qualche parola e poi fanno sesso secondo schemi abbastanza triti e ripetitivi. Non è altro che la rappresentazione iperrealistica delle nostre fantasie masturbatorie, condita dalle nostre personali perversioni. Ed esattamente come per le fantasie, lo scopo della pornografia dovrebbe essere quello di divertirci, darci piacere, sfogo e rilassamento. Una sorta di valore aggiunto alla quota di divertimento quotidiano.

Lo ribadisco. L’uomo vorrebbe volare di fiore in fiore senza problemi perchè desidera sfuggire alla dipendenza da un rapporto stabile, senza il quale si sente perduto. Chi pratica il sesso ludico, ne conosco una caterva, ti affligge poi con i lamenti di quanto però in fondo si senta solo e magari ignorato dall’unica che gli interessa e gli si nega.
Questo per dire che il maschio non è meno complicato della femmina in quanto ad affettività.
Anzi, essendo vissuto con l’affettività frenata per secoli penso ci sarebbe tutto un mondo da scoprire.


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Lo dico sempre. Non bisognerebbe mai chiudere le scuole d’estate. E’ in questo periodo che i soggetti meno dotati, quelli che la scuola custodisce pietosamente a mo’ di stalla si ritrovano senza un cazzo da fare e finiscono per far danni. Non che durante l’inverno si impegnino ma almeno assumono la posizione ultimo banco in coma vigile e sono capaci di tenerla per quattro ore dando l’impressione perfino di stare seguendo la lezione. E almeno non li hai a ciondolare tutto il giorno esattamente in mezzo ai due coglioni.
Fuori dal corral e senza uno scopo, i diversamente cavalli (ovvero i somari) , per la disperazione si ingegnano nei passatempi tipici della loro generazione, tra i quali il computer.

Ecco, che Renzo “die forelle” fosse anche un nerd non lo avremmo mai detto. Eravamo fermi alla sua passione per il calcio giocato da nazioni in cerca di libertà come la provincia di Brescia, al fatto che si definisce imprenditore ed alla recente nomina a controllore della trasparenza nelle fiere lombarde nell’ambito dell’Expo. Una specie di somaro di Troia inviato alla corte di Re Priamo-Formigoni. Grazie a papi Umberto, ça va sans dire.

Eppure questo infaticabile “son of” che finalmente, al quarto tentativo, ha superato l’asticella della maturità, pare aver scoperto un suo insospettato talento, per serendipità, la sera che per sbaglio riuscì ad accendere il computer. Mesi e mesi di indefesso lavoro su codici e linguaggi, purtroppo non ancora espressi in uno dei deliziosi accenti padani ed ecco il capolavoro. Un gioco, “Rimbalza il clandestino”, dove chi riesce a ricacciare in acque infestate da squali il maggior numero di odiosi extracomunitari che minacciano la gloriosa razza padana, vince. Hehehe…

Volevo giocarci per rendermi conto di persona ma, oplà, Facebook stasera mi rimanda questo messaggio: “L’applicazione Rimbalza il clandestino! non è al momento disponibile a causa di un problema con il programmatore esterno. Stiamo investigando nella situazione e ci scusiamo per l’inconvenienza.”
No, non cominciate a dire che babbino ha preso Renzino per un orecchio e gli ha rifilato quattro sganassoni a tarantella. Sarebbe troppo e mi farebbe ricredere un cicinìn su Bossi, almeno come padre. E’ più probabile che il Gran Faccialibraio abbia inserito la modalità “non voglio noie nel mio locale”.

Che altro si può dire di questo prototipico esemplare della futura classe dirigente del nostro paese che non abbia già detto Betty Moore in questo definitivo ritratto della trota Renzo, la cui lettura è da far seguire da un minuto di religioso silenzio?
Forse si potrebbe aggiungere che potrebbe essere un testimonial perfetto per una campagna a favore della vasectomia. Troppo crudele?

Del resto anche altri celebri “son of” che si apprestano a contare qualcosa e sempre di più nel nostro futuro non sono messi meglio. Chissà perchè mi viene in mente Lapo Elkann e la sua parlantina logodepistica. Anche qui un ringraziamento alle Malvestite per il perfido montaggio video, mentre qui c’è la versione originale extended director’s cut. (Non meno esilarante).

UPDATE – Macchè sganassoni. Sentite come l’Umberto difende a spadone tratto come il guerriero celtico il figlioletto nemmeno tanto prodigo, denunciato per istigazione al razzismo a causa del giochino in flash. (Ecco il motivo della sparizione da Facebook del gioco.)
“Papà, mi attaccano ma lo fanno contro di te”. Furba la trota, ha subito inserito il chiagni e fotti mode come da manuale. Una modalità poco celtica e molto marocchina ma in situazioni di emergenza saltano tutte le regole.
Al grido d’aiuto del cucciolo che vuole a sua volta denunciare chi l’ha denunciato (per leso nepotismo, chissà), risponde lo squillo di papà: “La giustizia è piccola (?) vedrai che li assolveranno”.
E alla stampa che gli chiede conto della birbonata del piccolo: “Lui non c’era, era [in Gallia, nda] ad EuroDisney con il fratellino”. Lui non c’era, e se c’era dormiva. Anche se pareva sveglio.

Ah, questa sarebbe la nuova classe dirigente.


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Prendo spunto da un articolo pubblicato su “L’Espresso” e ripreso dal Tafanus, dove si narra della simbologia massonica sparsa a piene grembialate nella Villa Certosa e soprattutto nel giardino mausoleo di Arcore del presdelcons per qualche riflessione a margine di stampo necrofilo.
So che è brutto parlare di certe cose, mi riferisco al mausoleo ed alla sua funzione ultima, quella cioè di configurarsi come l’utilizzatore finale delle spoglie mortali del premier, però siete pregati di non volgere il capo dall’altra parte come al solito quando si parla di certi argomenti e di far partire la manina verso le parti basse perchè non è il caso. Prima o poi è un argomento che dovremo affrontare noi Italiani. La sua dipartita, intendo. Anche perchè temo si tratterà di funerali di Stato a nostro carico. Tenendo conto che per Pavarotti si dice siano stati spesi 50.000,00 euro per le esequie, fatevi una botta di conti.

Una delle poche volte a memoria d’uomo nelle quali Vittorio Feltri rise di gusto (forse nervosamente ed in modo catartico come spesso accade quando si parla di morte) fu ascoltando il racconto di Marco Travaglio della visita al famoso mausoleo a lui raccontata da Indro Montanelli.

Per farvi un’idea delle alte vette di architettura cimiteriale raggiunte dal mausoleo di Berlusconi non perdetevi i filmati incastonati nel post. Ce n’è uno incredibilmente profetico del 1989 con la visita di Ugo Gregoretti al luogo del commiato della libertà e un contributo di Enrico Deaglio sull’argomento.
“Non mi faccia una cosa macabra”, aveva ordinato il cavaliere al suo Imhotep e lui obbedì riempiendogli il giardino con un tripudio di marmi, un’accozzaglia di simboletti massonici messi alla rinfusa così c’era pure il divertimento di andare a scovarli, come in un cubo di Rubik funerario, e addirittura, secondo alcuni, un simbolo svasticheggiante sulla scalinata che conduce all’avello. Una cosa orrenda, diciamolo. Meglio la classica tomba di famiglia con la donna piangente e un grande uccello ad ali spiegate sulla croce in travertino. Vuoi mettere?

Come raccontano i fortunati che l’hanno visitato, appena si scende nella cripta compare il sarcofago, o meglio l’arca destinata a raccogliere il di lui corpo. Un coso informe molto rozzo che ingombra tutta la stanza. Attorno una sezione loculi per ospitare i 36 sodali più fedeli.
Una cosa strana: dei nomi che sono stati fatti finora per un posto salma accanto a Lui non compaiono donne ma solo uomini: Dell’Utri, Fede, Confalonieri, Montanelli (che pose il gran rifiuto) e Feltri (che forse oramai l’offerta del loculo l’ha ricevuta assieme, chissà, a Minzolini, Vespa, Ferrara, Cicchitto, Bondi). Escludendo che, al momento del trapasso, il faraone Silvio decida di seppellire vive tutte le sue protette e concubine per portarsele dietro, cosa che metterebbe in evidenza problemi logistici di spazio, ci si domanda se chi ha amato tanto la f..emmina in vita possa tollerare di trascorrere l’eternità in mezzo a cadaveri eccellenti si ma maleodoranti come tutti gli altri e soprattutto maschi.

Di questo però hanno parlato un po’ tutti. Del mausoleo, intendo. Adesso mi pongo la domanda cruciale. Come pensa tecnicamente di affrontare l’Aldilà il nostro eroe? Escludendo evidentemente la sepoltura in terra e la troppo definitiva cremazione, si farà tumulare nell’arca o sceglierà l’ipotesi che io considero più probabile, ovvero opterà per l’imbalsamazione?
Ad Arcore gira una leggenda metropolitana secondo la quale nel mausoleo vi sarebbe un’anomalo consumo elettrico tale da far pensare a qualche diavoleria atta a conservare criogenicamente in eterno (a scanso di black-out svizzeri) l’illustre salma. L’ibernazione però sembra di difficile realizzazione. Intanto non bisogna essere morti ma quasi, essere lì lì per e si dovrebbe cogliere esattamente il momento adatto a surgelare il soggetto prima che venga dichiarata la morte cerebrale. Non è certo questione di soldi ma di difficoltà di realizzazione.
Scartata l’ipotesi del nano ghiacciato, quella più probabile per chi è sempre voluto rimanere sul palcoscenico è l’imbalsamazione. E chi se ne frega se Deaglio ci ricorda che i più famigerati dittatori comunisti sono tutti imbalsamati. Io lo dico sempre che Silvio, segretamente, oltre che interista è comunista.

Risolta eventualmente una disputa tra i fautori della plastinazione a base di siliconi e quelli della imbalsamazione classica, un pool di professionisti venuti dall’America e coadiuvati dai grandi artigiani nostrani della scuola dei Signoracci compirà il miracolo di fissare per l’eternità il nostro Silvio nell’espressione che più lo caratterizza e che già oggi ricorda vagamente il lavoro del tanatoprattore.
Secondo me l’anonimo sarcofagone in marmo di Arcore nasconde un meccanismo interno. Un pulsante nascosto farà risalire al momento opportuno una teca in cristallo da favola con dentro lui, il Biancanano in un meraviglioso Caraceni blu e cravatta di Marinella. Talmente realistico che, avvicinandosi alla bara trasparente e guardando l’eterno sorriso da stregatto fissato con il formolo qualcuno penserà che si tratti di uno scherzo. Adesso si tira su e ci stressa ancora con una barzelletta sconcia. Ma no, tranquilli, era solo un’impressione.


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Sono malata e perfino febbricitante* e non ho la forza di commentare lo schifo dell’informazione televisiva che perde minuti preziosi di democrazia per dirci che quest’anno sono così di moda i sandali alla schiava che ce l’hanno tutte le mogli dei calciatori. Ma annatevene…
Oppure pensare al Gran Bugiardo Matricolato che racconta l’ennesima spudorata menzogna smentendo il gossip addirittura da un giornale di gossip come “Chi”; con il “Giornale” che riprende l’intervista come fosse una cosa seria e tuona contro i giornali che con i pettegolezzi fanno cadere un PIL al giorno. E’ sempre colpa di qualcun’altro, si sa.

Pinocchioni non avrà organizzato i festini ma vi ha certamente partecipato. I colloqui intimi con la Patty li abbiamo sentiti, siamo mica sordi. E quando raccomandava alla signora di toccarsi di più a cosa si riferiva? A me viene in mente la Moana della Guzzanti: “C. Ti tocchi?

Sono malata, raffreddata e con una tosse da Dame aux Camelias all’ultimo atto ma accolgo l’invito del presidente neapolitaner, giustamente preoccupato a causa dei legaioli e del bugiardone che rischiano di non organizzare nulla per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, neanche una bicchierata in compagnia.

Vi offro una mia ricetta, con i nostri tre bei colori: bianco, rosso e verde.

Maritati della Papera Tricolore

maritati pugliesi freschi (misto di maccheroncini e orecchiette)
1 pomodoro bello rosso e maturo
2 zucchine
2 cipolline fresche
olio, sale, peperoncino

Mentre cuociono i maritati in acqua salata bollente (7-8 minuti), in una padella capiente (io uso il wok) versate un po’ d’olio, tritateci le cipolline e unite le zucchine e il pomodoro anch’essi a dadini. Fate cuocere a fuoco vivo, salate e peperoncinate (con cuidado). Una volta cotti i maritati versateli nella padella e mescolateli bene affinchè siano ben conditi.

* Maledetta aria condizionata. Oppure, visto che ho fatto pensieri suini l’altro giorno, che sia influenza maiala?

Che cosa tiene incomprensibilmente assieme nello stesso consiglio dei ministri uno che con la bandiera italiana, lo ha già detto più volte, ci si pulirebbe le terga e chi la bandiera nazionale, l’inno nazionale, il nazionalismo li ha sempre avuti come cardini della propria ideologia politica tanto da usarli come simbolo in tutte le salse?

E cosa permette che dei nazirazzisti con il mito farlocco del “Nord” duro e puro facciano lingua-linguetta ogni giorno con esponenti del più profondo Sud, compresi personaggi più o meno presentabili e collusi con le consorterie, le mafie e i sistemi? Insomma, dimenticando la loro missione di lotta al terronismo?

Cosa, infine, permette ad un anticomunista che ha iniziato addirittura come “uomo di sinistra”, che si è iscritto ad ogni circolo e loggia possibili pur di diventare imperatore d”Italia di essere un paradosso della fisica, ovvero di essere capace di tenere assieme materia ed antimateria?
Il segreto è un solo e si racchiude in una parola: opportunismo.

L’Italia pare aver finalmente trovato una sua stabilità politica all’insegna del più puro e bieco opportunismo. Altro che illuminismo, eminence.
Non che l’opportunismo politico non esistesse ai tempi di Andreotti e Berlinguer, però allora non avresti mai e poi mai potuto confondere la destra con la sinistra. C’era perfino l’opposizione, pensate.

Oggi, ognuno applica il metodo del proprio particulare machiavellico e tira a campà. Cosa voglio ottenere? Questo e quello. Per ottenerli devo accompagnarmi a persone che non frequenterei mai volontariamente. Anzi, devo proprio dar loro il culo. Ebbene lo faccio senza alcun imbarazzo nè vergogna.
Aggiungiamoci il tornaconto in denaro e abbiamo anche il caro vecchio incentivo economico.
Abbiamo un presidente puttaniere ma è la politica che è puttana e puttane sono tutti i politici.
Compresi quelli dell’opposizione che, o fanno i contemplativi e non sono quindi meno sporcaccioni, o reggono il moccolo.
Qualcuno che osserva questo panorama desolante ancora riesce a scandalizzarsi, come succede quando vedi certi numeri estremi nei film porno e ti chiedi: “Ma come faranno?”
Loro invece non conoscono la vergogna. Fanno tutto, basta pagarli. Ogni tanto si trova una prostituta che rifiuta certe pratiche. I politici di oggi no. Amano tutti i canali e non hanno mai fretta. Non rifiutano nemmeno il bacio alla francese e, ovviamente, fanno tutto senza guanto.

Prendiamo per primi i leghisti.
Negli anni novanta consideravano Berlusconi un mafioso. Ogni giorno pari chiedevano al Berlusconi mafioso conto delle origini delle sue fortune. I giorni dispari si chiedevano anche se non si fosse venduto agli aborriti mafiosi del Sud, contaminando il Nord con gli interessi delle cosche. E’ tutto vero, basta rileggere i vecchi numeri della “Padania”.
Bossi, il padre di Renzo, cioè, era il più scatenato. Oggi non parla più di mafia e non per colpa dell’ictus. Anzi, il suo ministro degli opportunismi interni è capace di dire che praticamente, grazie al governo Berlusconi, la mafia è sparita. Davvero, gli hanno sequestrato una mappata di conti correnti con qualche milione di euro, hanno arrestato qualche boss e credono di aver tagliato le gambe a ‘O Sistema.
Silvio ha detto loro, certamente in uno degli stage settimanali per aspiranti opportunisti: “Andate lì e sparatele grosse. Tanto nessuno controlla e i giornali e le tv sono cose nostre”.
Oltre al mafioso Berlusconi, i leghisti di una volta ce l’avevano anche con i fascisti. Ora, a parte gli aennini che sono riusciti a smettere e quelli in via di disintossicazione completa dalla scimmia fascista, ogni tanto ai leghisti tocca frequentare anche personaggini più hard, tipo Forza Nuova.
Nessun problema, si fa anche quello. Si sta così bene a Roma Ladrona seduti su quelle poltrone così comode e a 13.000 euro di marchette al mese.

Gli ex fascisti ora. Sono disposti a frequentare i leghisti, che con quella menata della Padania e della secessione fanno venire un prurito al manganello nazionalista… Tuttavia bisogna trattenersi ed ingoiare. Dopo sessant’anni di quarantena essere di nuovo al potere è una cosa troppo eccitante. Poter parlar male della Resistenza, andare in giro liberamente con l’anticomunismo di fuori. Una goduria. Se dobbiamo frequentare quei matti della Lega, pazienza.
Tanto, basta dire che sono personaggi pittoreschi, che quando dicono che si ficcherebbero la bandiera nel didietro stanno solo scherzando. E’ satira, cazzo! Non capite la satira?

INTERMEZZO MUSICALE

Con tutto il rispetto per il “Va pensiero”, tra l”inno di Mameli e questo, con la sua tiritera “poveropiero, poveropiero, poveropiero…” in crescendo, non è che stiamo parlando delle armonie immortali di Ludovico Van o Amadeus Mozart. Non ci capisce poi perchè tanta fascinazione per un pezzo che non è affatto cosa padana ma una roba dal sapor mediorientale, in quanto a significato. Ah, forse perchè l’ha scritta VERDI, come le camicie? Visto che piace il Peppino, e visti i tempi da lupanare, non sarebbe più adatto “questa donna pagata io l’ho” dalla Traviata?

FINE INTERMEZZO

Ed ora veniamo al fisico dell’impossibile, al paradosso vivente, all’uomo capace di tenere assieme nazionalisti e secessionisti.
Il suo vero merito, lo suggerisco a chi ne scriverà la biografia postuma, sarà quello di aver portato l’opportunismo a vette mai raggiunte prima in Italia e di averne contagiato il paese fin nelle più piccole unità. L’opportunismo di politici alcuni mediocri ed altri disonesti che si sono riciclati in quella immensa Isola Ecologica che è il Sistema Berlusconiano della Politica, con quotidiani salti della quaglia, hop! di quà, hop! di là. L’importante è esserci, arricchirsi da vomitare e non vergognarsi di nulla nell’immenso puttanaio del “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”. Clientelismo, mimandapiconismo sfrenato, perfino l’assistenzialismo elevati a doti di governo. Con gli italiani che battono le manone e gridano “Bravi! questa si che è nuova politica. Lasciatelo lavorare. Lui almeno sa fare qualcosa”.

Leggete quell’horror alla Stephen King che è “Papi“. La prossima volta che guardate una fiction, una qualunque, capirete il perchè quella biondona e quella brunetta così cagne che non sarebbero andate bene neppure per uno spot pubblicitario di cibo per cani hanno avuto la parte da protagonista: perchè l’hanno data. A chi, potete immaginarlo.
Anche qui, basta non far mancare l’ingrediente che condisce l’opportunismo e lo rende così saporito: la menzogna. Le signore che l’hanno data a Silvio non lavorano in Raiset per quella cosa lì ma perchè bisognava riparare un’ingiustizia. Non le facevano lavorare perchè erano di destra.
Capite? Oltre al danno, la presa per il cosiddetto.

E’ sempre più inspiegabile come la Chiesa tolleri questa sfacciata spudoratezza, questo ciarpame di ipocrisia e non faccia roteare le scomuniche in stile ninja contro il responsabile di tutto ciò.
Ma già, credevate che Oltretevere avessero gli anticorpi contro il virus dell’opportunismo?

Gli italiani poi, pur di non far funzionare il cervello ed evitare di occuparsi di politica, quindi per opportunismo, sono disposti a farsi governare da inquisiti, concussi, mafiosi, razzisti, fascisti, corpivendole et similia. Soprattutto da gente che non ha alcuna idea della politica. Esattamente come i suoi elettori.


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