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Guardala in grande

Non lasciatevi fuorviare dal tono satirico e burlesco della vignetta. Il divertimento per oggi finisce lì. Da questa riga in giù si parlerà di cose tragiche.
Halloween non è mai capitato più a fagiolo di quest’anno. Di orrori, questo scorcio di ottobre ce ne sta offrendo tanti.

L’orrore della crisi economica che è come l’influenza, non si sa se c’è veramente o è solo una scusa per vendere vaccini e licenziare persone che non si saprebbe altrimenti come eliminare dal ciclo produttivo per risparmiare sui costi (ed aumentare i profitti?)
“C’è la crisi, trovati un altro lavoro” è la frase che sempre più gente si sente dire. Vera o non vera la motivazione, è l’alibi perfetto. L’Irap? Ma certo. Tagliatela solo a chi non licenzia e dimezzatela a chi addirittura assume. Non ci vuole Einstein.
La crisi c’è ma non per tutti, colpisce duro solo alcuni settori. Non è generalizzata altrimenti Berlusconi non direbbe che è già alle spalle. Lui, a parte le multe da pagare, va a gonfie vele.
La crisi è alle spalle si, ma dei lavoratori, pronta ad inchiappettarli.

A proposito di crisi, operai ed orrore. L’orrido ministro Scajola è in visita all’Atitech.

Scajola si stava intrattenendo con alcuni operai quando è stato contestato da uno di questi. «Tanto sappiamo come finisce – ha inveito il dipendente – che voi politici vi arricchite e che gli imprenditori si arricchiscono». «Perchè generalizza?», è stata risposta del ministro.- «Perchè tutti? È come se io dicessi che sono tutti stronzi come lei. Ma non lo dirò».

Anche spiritoso, chi l’avrebbe mai detto?

Orrore e Arroganza. L’arroganza del potere. “Lei non sa chi sono io”. “Io sono io e voi…” Così se la cavò un politico pizzicato nella zona dei trans a Roma. Pare di centrodestra quindi sfalsante la leggenda metropolitana del maschio destro che va solo a donne con la vagina autentica originale in vera pelle.

L’orrore è la Camorra. A Napoli, nei Quartieri Spagnoli, un’esecuzione nell’indifferenza generale diventa un video tra i più cliccati. Un morto sparato a terra e la gente che continua a grattare il gratta-e-vinci. Non solo ‘o cazzo nun vo’ penzieri.

L’orrore è un ragazzo morto per pochi grammi di droga, Stefano Cucchi. Morto come Federico Aldrovandi e Riccardo Rasman. Morto in carcere in un paese dove ufficialmente non c’è la pena di morte. Trattato post-mortem senza un briciolo di pietà – come fecero con Carlo Giuliani, massacrato in Piazza Alimonda, dal popolo dei borghesi sempre più piccoli, questi mostri merdosi senz’anima che scrivono sui forum, vantandosene: “Quante storie per un balordo. Non era un bravo ragazzo padre di famiglia“.
Un altro ministro orrorifico del “Silvio Horror Picture Show”, La Russa, dice a proposito del caso Cucchi che “lui non c’era ma sicuramente le forze dell’ordine si sono comportate bene.” In che paese siamo finiti, se perfino Roberto Fiore ammette che l’onniscente ministro “ha perso un’occasione per stare zitto”?

E’ lo stesso orrore del paesello che si stringe attorno ad un gruppetto di stupratori, quelli si bravi ragazzi di famiglia, e crocifigge la vittima che “sicuramente ci stava”. Come no, una gang-bang è il sogno di ogni ragazza.

Oppure è l’orrore del medico baciapile che si permette di dare delle assassine a donne che hanno deciso di abortire avvalendosi di una legge nazionale. Dello Stato italiano, non della Repubblica Cattolica Fondamentalista d’Italia.

Eccoli i veri mostri di Halloween, altro che zombie, mummie e vampiri in maschera.

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Ok, è l’ultima volta che parliamo di Marrazzo ma, a pensar male, se l’appuntamento è in Via Gradoli a casa di un trans facilmente ricattabile e reclutabile nel novero dei soffia a causa della mancanza di permesso di soggiorno, i dubbi sull’esistenza di un bel trappolone organizzato ai danni dell’ormai ex presidente del Lazio, magari with a little help of my 007 friends, diventano quasi certezze.
In attesa di ulteriori sviluppi su altri politici coinvolti e del fantomatico director’s cut extended version del famigerato video, godiamoci la versione strappalacrime del buon premier di famiglia che, avvisato dell’immonda pellicola dalla figlia premurosa: “Oh babbo, ho qui sulla scrivania un filmino su Marrazzo e dei trans. Che faccio, lo metto sul mulo o te lo passo?”, decide di non denunciare un reato (il ricatto subito da Marrazzo), commettendone uno egli stesso (omessa denuncia) e fa il bel gesto di non pubblicarlo sulla prestigiosa rivista filosofica “Chi”. Solidarietà tra clienti spacciata per senso dello Stato.

Sempre per pensar male, la Prestigiacomina che ci rassicura sull’identità del relitto affondato al largo della Calabria, non nave dei veleni ma innocua nave passeggeri affondata fin dal 1917 (e meno male che non era al largo di Terranova se no dicevano che era il Titanic), fa sparire in un tocco di bacchetta magica tutta la questione ecomafie e rende il pentito che aveva denunciato la sparizione ed affondamento di carichi pericolosi, solo un bugiardo. Così domani, se a qualcuno venisse in mente di andare a cercare altri relitti inquinanti basterà ricordare le trecce morbide sparse sull’affannoso petto della ministra turchina che bacchetta il pentito-pinocchio e si risparmierà la fatica. Se quella non era una nave tossica non lo saranno neppure le altre. Saranno navi fenicie, barchini veneziani, la prima canoa degli Abbagnale.
In questi giorni dove altri pentiti stanno raccontando ben altri fatti relativi alla stagione delle stragi capita a fagiolo una bella reputazione da ballisti da estendere a tutti i collaboratori di giustizia.

L’influenza maiala è un altro bell’arnese propagandistico molto carasciò, in questi giorni. Prima terrorizzano con il bollettino del beccamorto: “Oggi altri due morti per l’H1N1.” I medici intervistati spergiurano sulle testoline dei figli che, anche senza tampone e prova scientifica dell’identità del virus, non può essere stato che l’H1N1. Tadaà!
Un secondo dopo il servizio televisivo rassicura. (Terror mode off). No, tranquilli, sono morti perchè erano già marci. E’ un’influenza blanda, assolutamente non pericolosa, però (terror mode on) bisogna vaccinare tutti i bambini, anzi anche i pesci rossi e il criceto.
Non c’è da avere paura, però i governi hanno già ammassato tonnellate di vaccino inutile, costoso e probabilmente dannoso. Bisognerebbe vaccinarsi tutti però, se parli con amici medici o infermieri loro col cazzo che la fanno, la vaccinazione anti-maiala.
Alla fine chi ci avrà guadagnato sarà stata solo la Gran Troia Big Pharma e se vi saranno conseguenze alla salute per i vaccinati c’è la legge promulgata da Bush che mette il culone della suddetta al riparo da azioni legali. Sul serio, c’è una legge in USA che mette al riparo le aziende farmaceutiche dal rispondere di danni provocati ai pazienti da farmaci o vaccini. Insomma, se vi viene la Guillain-Barré postvaccinica sono cazzi vostri.

Non parliamo poi del fotogramma dell’uomo in turbante e barbone che così tanto assomiglia ad Osama Bin Laden e che, secondo i tenutari di tg dovrebbe essere la prova dell’esistenza in vita del fin troppo morto leader di Al Quaeda. Se tirano fuori queste immagini sfuocate che fanno pensare al solito Padre Pio che occhieggia dietro la finestra, alla Madonna che appare nella frittata o al Bigfoot che passa dietro alla tenda del campeggio è perchè sanno che la gente non approfondirà, non si chiederà: “Un momento, ma chi ci dice che non siano immagini “vecchie” di Osama? E’ veramente lui o è solo una rassomiglianza?”
E’ come per le navi dei veleni e il senso civico di Berlusconi. Bisogna fidarsi.

E’ commovente il nostro premier rinfanciullito, questo anziano affetto da una malattia da poppanti, quasi un Benjamin Button che invece di invecchiare regredisce verso una pericolosa prima infanzia.
Cosa dovremo attenderci adesso? Un’assenza dall’agone politico a causa dei dentini che fanno male? Morbillo, rosolia ed orecchioni in rapida sequenza? Un rigurgito da latte? Che tenero. Scatena quasi l’istinto materno.

Nonostante la lingua a lampone e la gola infiammata che, in altri tempi ed in ben altre condizioni igienico-sanitarie provocava l’exitus da soffocamento – ricordate signore mie coetanee la dolce Beth, la sorella angelo di “Piccole Donne”, morta per i postumi tubercolosi di una scarlattina, quante lacrime ci provocava? – il nostro bimbetto non perde la tradizionale cattiveria.

Ieri sera a “Ballarò”, nonostante appunto un lievissimo impeciamento linguale, non ha mancato di riprendere con la solita arroganza del padrun il conduttore che si ostinava a non assumere la posizione a pelle di leone ed ha appiccicato la lettera “C” scarlatta di “COMUNISTI” sul petto dei giudici cattivi che hanno il torto di considerare ancora la corruzione di testimoni e giudici un reato. “COMUNISTI!, COMUNISTI!” inveiva, e chissà che dolore quella c dura da pronunciare con la lingua ancora sofferente. L’ennesimo crimine del comunismo.
Ha addirittura invitato Floris a casa sua per contagiarlo meglio. E’ per questo allora che ha ricevuto Tremonti?

Che poi sarà malato per davvero? Dopo la fantomatica tempesta di neve (o nebbia, in una seconda versione) postsovietica che nessuna webcam ha catturato, questa strana infermità da semidivezzo.
Nessuna meraviglia, l’ha contratta dai nipotini. Ne ha a vagonate. I Berlusconi si riproducono per scissione. Villa San Martino è un kinderheim.
E’ Marcello Veneziani che si è fatto un brutto viaggio, ma proprio da acidi scaduti, una fantasia un sacco losca su presunti contatti pedofili attribuendo poi la propria fantasia malata alla sinistra. Lo so, è difficile da credere che siano ridotti così ma il delirante articolo è qui sul “Giornale”.

Auguri al piccolo Silvio e complimenti a Dio che, dovendo inviargli una malattia stagionale, ha pensato a qualcosa di ROSSO. Quasi una divina zingarata.
I piddini, quelli che “aspettiamo di vedere cosa fa il partito democratico prima di giudicarlo”, e intanto Berlusconi diventa Imperatore dell’Universo, hanno votato alle primarie, di tre possibili candidati alla segreteria, quello più a destra, colui che rappresenta la continuità con il passato.

Se Franceschini era il centro e Marino la sinistra (fate molto male a ridere), Bersani è il trionfo del cattocomunismo porchettato. Don Camillo e Peppone cellophanati nella stessa confezione, con l’unica differenza rispetto agli originali che dietro Peppone c’era Baffone, qui c’è baffino, ovvero Minimo D’Alema.
Hanno eletto insomma, per rifondare la SINISTRA, un bel pretone di campagna reloaded, il comunista con la laurea sul papa santo. Quello che, con le migliori intenzioni, gliene diamo atto, voleva liberalizzare il liberalizzabile ma appena un tassista gli ha sguainato sotto il naso il kris malese dicendogli: Ma dici a meee?“, è tornato buono a cuccia.
Insomma ce lo siamo presi nel culatello un’altra volta.

Vanno di moda le dieci domande e allora io sottopongo il mio decalogo a Don Bersani. Possono rispondere anche la perpetua ed i chierichetti in sua vece, va bene lo stesso.

1) Perchè, nelle due volte che il centrosinistra ha avuto la fortuna di governare, non ha fatto nulla per rimediare alla madre di tutti i problemi: il conflitto di interessi? Si prega di non rispondere come Fassino “ci arriviamo” perchè è roba da mettere mano alle katane.

2) Cosa ne pensa della vergognosa frase di Violante detta in Parlamento sul fatto che a Berlusconi fin dal 1994 era stata data piena assicurazione che nessuno gli avrebbe toccato le televisioni?

3) Cosa ci fa ancora la Binetti nel Partito Democratico?

4) Perchè, nella notte buia delle elezioni del 2006, quando perfino Pisanu si accorse di qualcosa di strano attorno allo spoglio dei voti, il centrosinistra, nonostante le grida “ci stanno rubando le elezioni” non ha poi chiesto un’indagine sui presunti tentativi di broglio? Perchè non gridò allo scandalo sventolando certi grafici più che eloquenti? Perchè accettò di governare con una minoranza risicatissima, costringendo Prodi ad una scomoda posizione di anatra zoppa, con le televisioni lasciate tutte in mano a Berlusconi in modo da esserne ancor più danneggiati?

5) Perchè dovremmo abbandonare l’antiberlusconismo? Per inciuciarti meglio?

6) Un problemino di aritmetica. Sapendo che i politici italiani di centrosinistra non vogliono concedere pari opportunità alle persone omosessuali, alle coppie di fatto omosessuali e non, il diritto al testamento biologico a tutti i cittadini e si oppongono a ciò che rende civile e moderno un paese, perchè il Vaticano li tiene per le palle, quanti anni luce separano il segretario del PD (chiunque egli sia, niente di personale) da Zapatero?

7) Perchè il partito democratico non ha contrastato le più infami leggi porcata di Berlusconi ed anzi ha dato il suo sciagurato contributo alla loro promulgazione, ultimi esempi Lodo Alfano e Legge sullo scudo fiscale?

8) Perchè Rutelli, già sonoramente trombato come leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2001 è ancora in grado di fare danni nel Partito Democratico e non si sta dedicando invece all’hobby della coltivazione della fragola rampicante gigante?

9) Perchè Veltroni, già sonoramente trombato come leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2008 ha atteso fino a febbraio del 2009 prima di dimettersi da segretario e dedicarsi al sano passatempo della potatura dei succhioni di albero da frutto?

10) Se dico la parola inciucio, quale altra parola le viene in mente? Senza pensarci troppo, mi raccomando.
Vedete, non è per il fatto che mentono alle loro mogli, magari infettandole perchè pagando quelle cifre d’alto bordo non usano di certo il guanto.
Non è perchè spendono fortune per farsi massacrare le chiappe a svergate e usano pompette magiche e misteriose iniezioni per tentare di rianimare il pisello in morte erettile.
Non è neppure perchè se sono di sinistra vanno a trans e se sono di destra sono dei gran chiavatori di femmine. Femminucce froce i primi e veri masculi i secondi.
Tra parentesi, come tutte le papiminkiate questa è una credenza fasulla che però si installa come un trojan nel tenero e gelatinoso cervellino di papiminkia.
C’è un piccolo dettaglio. Pare che anche al rigoroso puttaniere tipico di doppie x, femmine genetiche insomma, piaccia da morire il secondo canale. Quindi, anche se il culo è geneticamente femmineo, sempre di sodomia si tratta, cari i miei veri uomini di ‘sta minchia tanta.

Non è insomma perchè siamo governati da dei clienti compulsivi ed il maggiore di essi, il più grande cliente degli ultimi 150 anni, ci fa le battutine parlando di giornali che “sputtanano” il paese, che viene da pensare che forse se al governo vi fossero più donne ce ne sarebbero meno di questi troiai.

E’ perchè questi politisex-addicted non sanno proprio tenere l’ordigno a freno. Ne sono schiavi, si fanno portare al guinzaglio da LUI.
Tuttavia, a scanso di equivoci, non è una questione solamente di sesso e morale o peggio di moralismo.
Comincia a venire il dubbio che per andare a sfogare la sex addiction, i nostri politiclienti trascurino i loro doveri di governanti.

Ormai non si può più stare tranquilli.
Chi ci dice che in una remota dacia una qualche miracolosa pozione rimasta dai tempi di RasPUTIN non stesse facendo il miracolo e per questo il Papik abbia ritardato il rientro in patria dando, da buon italiano, la colpa al maltempo?
Non viene il dubbio che la figura di merda con i sovrani di Giordania fosse dovuta ad un’improvvisa crisi d’astinenza? Qualcosa tipo: ho finalmente un appuntamento con quel gran figone. Non sono mica hashemita da rinunciarvi.

Non si salva nessuno. Ci sono manipoli di investigatori deviati, di spioni, di coronaboys che setacciano i bordelli e i territori di battuta di tutta Italia alla ricerca del politico della parte avversa da colpire ed affondare. Sempre tenendo presente che bisogna rispettare la leggenda metropolitana del “trans de sinistra”, naturalmente.
E’ in atto una guerra, non c’è dubbio. Combattuta a colpi di escort e trans, soubrette, calendariste e ragazze immagine.
Chiunque in questo clima di caccia al cliente da ricattare starebbe in campana. Invece i politici, sembrano andarsele a cercare.
Sembrano senza speranza. In futuro, perchè governino in serenità, si dovrà forse provvedere alla loro castrazione chimica?

Marrazzo si è autosospeso. Dimettersi e basta senza porre indugi pareva eccessivo, così si è scelta la formula del contentino che forse eviterà l’ignominiosa cacciata ufficiale dal tempio del PD, già paventata oggi da Franceschiello.
Ne ha ben donde comunque il Marrazzo a levarsi dai cabbasisi. Fermo restando il reato commesso dai suoi ricattatori, le sue dimissioni giungono gradite perchè:

Prima di tutto ora dovremo sorbirci le battute dei papiminkia sul fatto che i Komunisti vanno con i trans. Ci toccheranno risatine e battute a sfondo omofobico. Solo per questo Piero meriterebbe una sana fustigazione pubblica mediante flagrum.

Perchè non sono solo debolezze personali. Ogni personaggio pubblico dovrebbe ricordarselo, dal nano in giù fino a Marrazzo, che tanto va il politico a trans o ad escort che ci lascia lo zampetto.

Perchè allora Sircana si – che oltretutto si stava informando solo sulle tariffe, e Marrazzo no?

Perchè siamo stufi di una politica che va a puttane (con tutto il rispetto per le professioniste del sesso).

Perchè per molto meno, per una marchetta non pagata alla babysitter, all’estero si dimettono ministri.

Perchè di una par condicio dove sia destra che sinistra hanno una classe dirigente formata da “clienti” non sappiamo che farcene.

Ma soprattutto Marrazzo fa bene a dimettersi perchè se sei un politico con il vizietto ed uno ti invita ad un convegno clandestino in Via Gradoli, in una strada dove il Sisde possedeva e forse possiede ancora molti appartamenti, e gli informatori fioccano come nespole, non sei imprudente o debole, sei solo un pirla.

Mi dispiace ma il PD non mi frega più. Sul serio, ogni limite ha una pazienza. Altro che seconda chance se no il nano ha vinto, è finita, non ci salviamo più. Ne hanno avute fin troppe, di occasioni. Eleggano chi vogliono, tanto l’indomani ricominceranno a pomiciare con chi fanno finta di contrastare.

Votare per le primarie? Neanche se Franceschini venisse a casa mia in tanga leopardato. Nemmeno se Marino mi regalasse questa Aston Martin cromata a specchio.
Neanche se Bersani mi recitasse tutto il Mahābhārata in ginocchio sui ceci.
E se incontrassi D’Alema nel deserto, lui quasi morto di sete, agli ultimi spasimi, ed io con una bella coca fresca in mano, piuttosto la darei al cammello. (La cocacola).

Io non dimentico.

“Ha ragione Tremonti, senza posto fisso non si campa”. Questa è la risposta che i lettori di Repubblica hanno votato in maggioranza nel sondaggio dedicato alla domanda lapalissiana* se fosse meglio il posto fisso o la precarietà.

Aspetta un momento. Tremonti??? Ma chi, “quel” Tremonti? Il ministro delle finanze del governo a chiacchiere liberista e che vorrebbe scatenare nelle sue fantasie erotico-economiche l’ultraviolenza thatcheriana? Quello stesso governo che comprende anche il mini-Torquemada e castigamatti tascabile degli statali fannulloni, Fra Brunettolo da Venezia? Colui, il Brunettolo, che, potendolo, licenzierebbe tutti tranne lui e i suoi vecchi compagni di merende socialisti?

Si, proprio quel Tremonti lì, che studia con profitto da no-global ormai da qualche anno, ha sposato l’eresia dolciniana e la frase sul posto fisso l’ha buttata là così, a tradimento fra i tacchi della Signorina Emmo Marcegaglia, che per poco non ci sbatteva gli occhiali sullo stipite.
“No, no, non si può, è roba vecchia, macchè posto fisso”, si è giustamente risentita la Signora Confindustria che non corre certo il rischio di essere licenziata.

Berlusconi, che per paura di perdere un punto della patente di miglior premier dell’universo prometterebbe chissà che cosa e ormai un pò precario ci si sente, è scattato come un pupazzo a molla e ha detto subito: “Si, si, è vero, che schifo la precarietà, viva il posto fisso, anzi il posto a vita, l’ergastolo lavorativo.”
Salvo poi, il giorno dopo, riavutosi dal momento di smarrimento, prendere le distanze da Fra Tremontino da Sondrio, il neo-dolciniano no global, l’eretico del posto fisso, il profeta dell’ovvia conclusione che è meglio avere la certezza del domani piuttosto che vivere sul filo del rasoio.

Di questo si tratta, in fondo. Avere un contratto a tempo indeterminato, con le sue belle tutele, ti permette di fare qualche progettino per l’immediato futuro come l’acquisto della casa, il matrimonio, il togliersi qualche sfizio. Se sei ancora in età da riproduzione ti permette di figliare e mantenere la prole. Non si parla del fatto di entrare in una ditta e lavorarci quarant’anni come succedeva una volta. Cambiare lavoro, se lo si desidera, è cosa buona e giusta.
C’è un tipo di capitalismo, però, che ti costringe a campare alla giornata, senza sapere se domani lavorerai ancora o no. Un sistema che se ne frega delle tue esigenze di programmazione di vita. Ti usa, ti spreme e poi ti getta.

Chi è soggetto a questa tortura della precarietà non è certo la Signorina Emmo o Fra Brunettolo e nemmeno l’eretico Fra Tremontino. Loro fanno parte di una casta che il posto fisso non l’ha mai abbandonato. Anzi, se lo tramanda di padre in figlio, di marito in moglie. Gente abbarbicata alla sua posizione di privilegio e che non ha alcuna intenzione di dividerla con gli altri. Loro stipendiati lautamente a vita e gli altri sotto il giogo della precarietà.

Una visione molto medievale, in fondo, altro che tardocapitalistica. Il popolo che paga le decime alla nobiltà ed al clero ed il Signore che per magnanimità decide di togliere le tasse a suo puro capriccio. Oggi a te, domani a quelli laggiù. Toh, quanto sono buono e giusto.
Apro una parentesi. Per continuare con le ovvietà, sarebbe meglio tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati più che ai professionisti ed ai commercianti. Cioè privilegiare coloro che non possono materialmente evaderle, le tasse.

Rimane il dubbio sul tipo di gioco che stanno giocando Fra Tremontino l’Eretico con il suo grido “de-licenziagite!” e il suo compare Umbertino da Varese, pronto a schierare i carrocci a testuggine a difesa del ministro del PDL. Ci fanno o ci sono?
Che Iddio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto sta avvenendo in un luogo remoto a nord del continente africano, in un paese di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

Ed ora un po’ di sana musica medievale, Salvatore Remix.

* Mannaggia al Tafanus che mi ha bruciato l’associazione con Catalano e “Quelli della Notte”. Ci avevo pensato anch’io!
Grande preoccupazione in Italia per le minacce all’incolumità del premier arrivate per via informatica su un noto social network. Il terrore corre sulla tastiera.
Al più presto l’ordinanza che vieta il CTRL-ALT-CANC. Non si sa mai.
Sono interessanti i dati di un sondaggio pubblicato oggi su Repubblica e realizzato da Demos & Pi su “Gli italiani e l’informazione” che riassumerò in breve.
Premesso che la ricerca è stata effettuata su un campione di 1337 persone maggiori di 15 anni, emerge ancora una volta il ruolo fondamentale, ai fini informativi, della maledetta televisione.

Vediamo prima di tutto quanta gente guarda la tv. Spulciando le tabelle pubblicate emerge che il 46% del campione rappresentativo della popolazione italiana sta davanti alla tv dalle due alle quattro ore al giorno. Il 17,8% trascorre più di quattro ore attaccato allo schermo in modalità geco, ed il 27,3% di costoro vota Berlusconi. Forse per riconoscenza per tante ore di divertimento spappolaneuroni che gli offre gratis.
Gli elettori della Lega sono meno teledipendenti (15,2% con più di quattro ore al giorno) dei pidiellini. Troppo moderna, la diavoleria. I druidi non avevano la tv.
Chi la guarda di meno, tra gli stakhanovisti del tubo catodico o dell’LCD, sono gli elettori dell’Italia dei Valori.
Un fortunato 1,7% di italiani intervistati dichiara di non guardare la tv.

Rispetto alla rilevazione precedente del 2007, per quanto riguarda le fonti di informazione quotidiana del campione, in generale aumenta la fiducia nella tv satellitare, digitale terrestre e per Internet. In crescita anche i giornali quotidiani mentre calano radio e televisione analogica (RAISET, La7).
Ho sempre l’impressione che queste ricerche di mercato diano risultati un po’ schizofrenici. Infatti, se tra i TG ai quali gli ipnotizzati dalla tv danno maggiore fiducia calano il TG1 e il TG5 ma aumentano Studio Aperto (ahimé), il TG de La7, SkyTG24 e soprattutto RAINews24, con un clamoroso +13,4%, il programma di informazione del quale gli italiani pare si fidino di più è “Report” della Gabanelli.

Una bella domanda del sondaggio riguardava il grado di indipendenza politica dei mezzi di informazione. In generale gli italiani indicano come fonte maggiormente obiettiva Internet. Scorporando i dati per appartenenza politica, la fiducia ad Internet viene data a maggioranza dagli elettori dei partiti d’opposizione e dei partiti minori, mentre gli elettori di centrodestra (PDL e Lega) credono alla televisione. Addirittura più i leghisti dei papiboys, con un bel 37,5%.

Sul conflitto di interessi di Berlusconi e se esso condizioni la libertà di informazione e l’andamento della politica, il numero di coloro che percepiscono il problema è, in generale, in aumento. Più che lo stato della libertà di espressione, comunque, preoccupa il condizionamento della politica.
Gli elettori dell’opposizione e coloro che meno guardano la tv sono coloro che maggiormente si preoccupano del conflitto di interessi. Gli elettori del PDL e i teledipendenti hard sono coloro che meno sentono il problema. Forse, ammettendone l’esistenza, temono che gli possa venire meno la dose.

In definitiva, si dimostra per l’ennesima volta che non è vero che “le televisioni non contano”. Contano, eccome se contano. Conta soprattutto uniformare la poltiglia da far trangugiare ai telespettatori che stanno lì davanti come uccellini di nido aspettando qualsiasi cosa purchè si possa ingoiare. E se è merda non se ne accorgono nemmeno. Anzi dicono, come Mina in quella famosa canzoncina: “Ma che bontà!”
Ecco perchè ci si sbatte tanto per piazzare le persone nostre in RAI, per mettere i papiboys e le papigirls a leggere il telegiornale delle 20, perchè i tg stanno assomigliando sempre di più a contenitori di vuoto spinto farciti di nulla. E perchè infine la tv non serve più per informare ma per disinformare, per tenere assieme il proprio elettorato, pour épater le papiminkia’, manipolarlo e mantenerlo dipendente dalla dose quotidiana di propaganda. E serve anche, ultimamente, per mazzolare gli avversari.

Alcune considerazioni finali.
In generale, secondo i dati del sondaggio, gli italiani sembrano guardare meno la tv per affidarsi invece ad Internet ed ai mezzi di informazione più innovativi. Si accorgono del cambiamento in senso peggiorativo dell’obiettività dei telegiornali, leggono i giornali quotidiani ed apprezzano il giornalismo di inchiesta à la Gabanelli. Sembra quasi un’altra Italia, un paese più maturo di quanto appaia a sentire il suo peronetto di riferimento.
Solo il 17,8% del campione intervistato risulta teledipendente a livelli da comunità di recupero, appartenente alla specie “l’ha detto la televisione” ed è infine a maggioranza berlusconiano.
Non sarà, come sospettavo giorni fa, che il papipeople rappresenti proprio una minoranza gonfiata dagli steroidi televisivi nel tentativo di emergere da una maggioranza kommunista?
Ci mancava solo di essere un paese dopato.

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