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Confesso che se dovessi scegliere chi buttar giù da una torre, se un complottista o un debunker, ovvero uno smascheratore di bufale, soprattutto uno di quelli che lo fanno per professione sentendosi in missione per conto di Occam e del suo cazzo di rasoio, non avrei dubbi. Salverei il complottista perchè i complottisti sono dei creativi, sono più simpatici e, come le cattive ragazze, si divertono di più.

Non sopporto invece chi considera l’Autorità, a prescindere e per definizione, sempre attendibile in tutto ciò che racconta. Che siano le grandi Balle Imperiali sulla guerra al terrorismo o le piccole balle, le ballette del nostro nano di servizio, tipo che lui in tre secondi netti ti risana un bilancio statale e ti ricostruisce una città terremotata con l’imposizione delle mani.
In ogni caso, su larga o piccola scala, bastano due colpetti di propaganda ben assestati sui lobi frontali con il lobotomo televisivo e la certezza che nessun giornalista rompipalle andrà a controllare se i miracoli sono veri e non millantato credito e il gioco è fatto.

Se a qualcuno non tornano i conti o non si fa persuaso di ciò che gli viene ammannito dalla cosiddetta Informazione radiotelevisiva, a ristabilire l’Ordine ci pensa il debunker, il disinfestatore mediatico di bufale, colui che viene considerato dalla massa lobotomizzata alla stregua delle antiche Sibille e degli Oracoli.
Se il bambino si domanda come mai tutti ammirino gli abiti sciccosi dell’Imperatore, quando di luccicante c’è solo il bianco delle sue chiappe, il debunker, rapido ed infallibile come il sommergibile, dice che il bambino sbaglia ad avere dei dubbi. Quella che l’imperatore sia nudo è solo una bufala, un’illusione ottica facilmente spiegabile consultando “Popular Mechanics” e visitando il sito di Attivissimo. Nel vocabolario del debunker con il termine “bufala” si intende qualunque cosa che non venga ufficialmente approvata con il sacro sigillo dell’Autorità. Questo li rende ai miei occhi molto simili ai vecchi e gloriosi “servi del potere” ed altrettanto antipatici.

Ora, dal punto di vista psicologico, siccome la bugia esiste ed è caratteristica di ogni essere umano, siccome anche gli uomini di potere sono esseri umani, di conseguenza anch’essi possono mentire. Per i debunkers invece mentono solo i complottisti e perchè? Per fare un dispetto ai debunkers. Per paradosso, i debunkers non vedono altro che il grande complotto dei complottisti. Se noi complottisti abbiamo un grosso vissuto persecutorio, anche loro non scherzano.

Per spiegare l’incrollabile dabbenaggine (ma sarà vera idiozia?) che rende ciechi, sordi e muti i debunkers e i loro seguaci di fronte alle più colossali evidenze di frode e mendacio, si tira in ballo il Super-Io e la deferenza verso il Potere. Insomma l’essere un po’ schiavi dentro e farsela sotto appena il nostro piccolo mondo fatto di casette di lego e certezze incontrovertibili, compresa l’esistenza di Babbo Natale, viene disturbato da un paradosso che apre una porticina verso un altro universo possibile. Anzi, a volte gli universi potrebbero essere infiniti. Meglio quindi serrare la porta e prendersela con il Relativismo che corrompe la gioventù. Meglio che solo uno abbia ragione, possibilmente il Duce.

In questi ultimi giorni siamo inondati da notizie che puzzano lontano un miglio di propaganda. Che sia in atto una campagna d’inverno vera e propria è molto probabile. Forse qualcosa di grosso bolle in pentola e forse c’entra l’Iran e un nuovo capitolo della Guerra al Terrorismo che, ultimamente, era stata un pò messa da parte con l’avvento di Obama e l’uscita di scena (forse) dei neocon. Sparita la Palestina dalle news – e forse anche dal Medio Oriente, chissà – con le guerre in Iraq ed in Afghanistan che languono in un immoto pantano, ci vuole una scossa. Rianimare Osama Bin Laden sarà difficile a meno di non trovare qualche Fran-ken-stin capace di farlo ma Al Qaeda è sempre pronta all’uso, come la polenta istantanea.
Non dimentichiamo che tutti parlano di una crisi ormai passata ma se ciò non fosse vero e si preparassero sconvolgimenti economici con conseguenti tumulti di popolo da sedare, una bella minaccia terroristica islamica da sventolare come spauracchio ormai collaudato sarebbe la scelta più logica da seguire, da parte del potere costituito.
Intanto si può costruire un clima non di odio ma di paura, di incertezza che spingerà il popolo a starsene acquattato in casa perchè le piazze possono essere pericolose.

Abbiamo avuto vari attentati ad un campione di importanti figure di potere ma attenzione, si è trattato di attentatucoli, di bagattelle, di un manipolo di pazzerelli bastErdi, di “personal psaicolabails” che girano il mondo tirando souvenir, placcando anziani in gonnella, nascondendosi provette di esplosivo nelle mutande – “vuoi far saltare l’aereo o sei contento di vedermi?” ed hanno pure babbi banchieri nigeriani, come quelli delle mail spam dove ti scrive il Principe del Burundi in persona.
Quando l’attentatore picchiatello e grande fruitore di “social network” (ci arrivo) si siede al suo posto sull’aereo che dovrà far esplodere chi si trova a fianco? Un regista olandese che, nel momento in cui scatta l’allarme, agisce con un sangue freddo ed una conoscenza delle regole di ingaggio da fare invidia ad un membro di un corpo speciale. E ovviamente, come nella mitologia dell’11 settembre, anche su questo aereo i passeggeri ti disarmano l’attentatore con quattro mosse di kung-fu.

Le notizie relative a questo rifiorire di Terrorismo sono strane e fatte di dettagli incongruenti ma, intanto, il solo nominare aerei ed esplosivo fa crescere il livello di paura generale. Casualmente vengono annunciate nuove restrizioni alle libertà personali; chi andrà in aeroporto sarà scannerizzato come in “Total Recall” ed immagino che chi costruisce gli impianti all’uopo sarà contento delle commesse miliardarie che gli arriveranno.
A Roma, nel nostro piccolo, si eliminano le fermate degli autobus perchè il nano si agita al pensiero che il prossimo souvenir, magari una miniatura del Colosseo, gli arrivi nel coppino da un attentatore giunto a Via del Plebiscito con il “64”.
La libertà che più bisogna limitare, però, è quella di espressione non direttamente controllabile dal Potere, e cioè il mondo della controinformazione e del libero scambio di idee ed opinioni su Internet. Qui il Potere diventa schizofrenico. Facebook è un grande strumento in Iran perchè permette di mettere in luce la stronzaggine di Ahmadinejad, però in Italia Facebook è uno strumento eversivo perchè vi si inneggia a Tartaglia e alla Maiolo (la spintonatrice del Papa, non Tiziana).
Sarebbe sufficiente questa scissione ideologica per capire che il Potere non vuole cittadini liberi ma subordinati e che per ottenere lo scopo di creare paura e conseguente sottomissione ogni mezzo è lecito, sapendo di farla franca alla fine.

I complottisti sono paranoici, senz’altro, ma i paranoici come Philip K. Dick (nella foto) a volte riescono a vedere oltre e a prevedere la guerra preventiva, l’invasività del controllo del potere sul cittadino, gli scanner negli aeroporti, il potere dei media e della televisione in particolare. In fondo, quando sono profeti, hanno una funzione di pubblica utilità e sono come quel bambino che non ci stava a farsi prendere per il culo dal culo nudo dell’Imperatore.

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“Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo.” (Paolo Guzzanti)

“E’ un sadico porco che odia le donne” (Lisbeth Salander)

L’estremo sadismo dell’egocentrico amatore di sé stesso ed odiatore del resto del mondo, perchè inadeguato a compararvisi, è tormentare la sua vittima affinchè il malcapitato o la malcapitata alla fine cedano e si sottomettano. Devi amarmi per forza. Io ti disprezzo perchè non mi ami, perciò tu devi amarmi. Ho il potere di farmi amare, anche a bastonate, se fosse necessario.

Pover’ometto, quale abisso di complesso di inferiorità cela tale smania di sopraffazione. Amore? Non scherziamo. Anche se penso che questa stronzata dell'”AMORE” e relativo partito gli sia stata suggerita da qualche suo prete baciaricchi oppure da quei creativi bolliti di cui si circonda, per fortuna si capisce subito che il suo amore, come tutto ciò che da egli emana, è falso come l’ottone.
Non a caso un sacco di gente non ci crede, al suo amore. Non tutti sono affetti dalla perversione complementare al sadismo, il masochismo e tantomeno desiderano sottomettersi a lui.

Eh si, scusate, ma anche se mi sforzo non mi esce nulla, nessun pensiero positivo, soprattutto pensando e ripensando a quello strano attentatucolo. Il souvenir pacchiano quasi quanto lui, quella specie di sacchetto nero della monnezza che, non si sa come, gli compare magicamente in mano subito dopo la botta prima che i suoi boys lo trascinino in camerino… oops, in auto, per il trucco prima dell’esposizione dell’uomo sindone.
Ha ragione Lidia Menapace a parlare di stigmate. Ecco cosa ricordava quello stranissimo sangue per niente simile a quello che sgorga copioso da ferite fresche e che lorda gli abiti (in questo caso rimasti intonsi!) ma spalmato sul volto, in certi punti quasi rappreso, da madunino che piange, da natuzzo evolo in estasi mistica. Chissà se è sangue vero o è l’ennesimo trucco dell’imbonitore da fiera in cerca di rilancio? Sono vere stigmate o c’è il trucco? Ah, se fosse ancora vivo Padre Agostino Gemelli!

Un’esposizione plateale in favor di telecamera, al di là di ogni logica di sicurezza e poi la scomparsa. Chi l’ha visto? “Tornerò dopo le feste.” Vedremo. Scommettiamo che non si noterà nulla delle ferite? Un asso quel chirurgo, sembra che non gli sia successo nulla*. E scommettiamo che, se non gli concederanno l’impunità totale, ricomincerà a sanguinare?

* sempre pronta a ricredermi qualora dovesse ricomparire con il profilo da pugile di Owen Wilson e un delizioso quasi-leporino à la Joaquin Phoenix . Chissà, forse potrei perfino innamorami.

Nel mondo dei vip serpeggia il panico. Diciamolo, se non hai subìto un attentato da parte di uno psicolabile nel mese di dicembre, non sei nessuno.
Prima Berlusconi in Piazza Duomo con il lancio del souvenir. Attentato pacchiano con una nota splatter e un finale sdolcinato sul quale reclamano i diritti d’autore Riccardo Schicchi, Cicciolina e Mauro Biuzzi nel nome della compianta Moana Pozzi.
Poi Michelle Obama che doveva essere uccisa da una squilibrata alle Hawaii. Attentato sventato a monte dai servizi segreti.
Ieri sera il Papa, aggredito da Ugly Betty in piena messa di Natale. Benedetto si è rialzato con una capriola all’indietro degna di Pai Mei. E’ andata peggio al cardinale Etchegaray, che ci ha rimesso un femore nel placcaggio stile All Blacks.

D’Alema, per sedersi al tavolo delle riforme, si acconterebbe anche di un buffetto sulla guancia, di un nocchino sul capo, di una spintarella. Anche su commissione e per finta, disciamo.

Da Papi a Papa, un papello: “Papa don’t preach! “
Papa al pappa:
“Oh Madonna, Papi Satan, Papi Satan, Aleppe!”
“Chi si deve mettere in viaggio per lunghe percorrenze, come dal Nord alla Sicilia o viceversa, farebbe bene a munirsi di panini e coperte, o almeno di un maglione in più nel caso in cui dovesse saltare la rete elettrica e quindi il treno fermarsi con la possibilità di una interruzione del riscaldamento all’interno del convoglio e di un accumulo di ritardi.”
(Mauro Moretti, amministratore delegato FS)

Ho frequentato treni e stazioni da pendolare sulle tratte Faenza-Cesena e Faenza-Bologna ogni giorno per cinque anni, quando studiavo all’Università. Al mattino treno alle 7:40, come nella canzone di Battisti e alle 18:00 quello del ritorno. Faenza – Castel Bolognese – Imola – Castel S. Pietro – Varignana – Mirandola – Bologna. Tutte le santissime fermate.

Di quei tempi non ricordo particolari disagi, se non quelli endemici di un paese che non è più riuscita, dopo la dipartita del Duce, a far arrivare i treni in orario: ritardi e sovraffollamento.
Ogni lunedi, ad esempio, c’era il problema del rientro dei fuorisede dal weekend trascorso a casa. Ore 14:00, assalto tipo Freccia del Punjab. Un treno vecchio, di quello con gli scompartimenti stile Orient-Express. Ogni volta, immancabilmente, ti toccava fare il viaggio in piedi o seduta sui seggiolini a misura di sedere di puffo nel corridoio. Domanda di rito al controllore: “Perchè il lunedì, sapendo che il treno si riempie all’inverosimile di studenti, le FFSS non predispogono un paio di carrozze in più?” Risposta con alzata di spalle oppure con un laconico “perchè non ce ne sono”.

Delle ferrovie ricordo inoltre la puzza che ti rimaneva addosso quando eri costretta, per mancanza di posti liberi altrove, ad infilarti nelle camere a gas per fumatori e ovviamente i già accennati biblici ritardi. “Informiamo i sigg. viaggiatori che l’interregionale proveniente da Lecce, atteso in stazione alle ore 18:15, per prolungato ritardo, viaggia con circa 80 minuti di ritardo.”
Di disagi veri e propri ne ricordo, per fortuna, pochi.
Una volta si ruppe il treno in aperta campagna. Dovettero mandare un’altra motrice a trainarci misericordiosamente fino alla successiva stazione.
Un’altra volta, a causa di un’alluvione, si allagarono i binari a Forlimpopoli e quindi fummo trasportati via autobus da Cesena a Forlì e poi caricati su un treno successivo. Tre ore di ritardo sulla tabella di marcia. Tra parentesi, non c’erano ancora i telefonini e quindi non c’era modo di avvertire casa che si sarebbe fatto tardi. Decisamente altri tempi.
La mia seconda volta a Vienna viaggiai in modalità quasi fantozziana. Dieci ore in una poltroncina striminzita, senza poter allungare le gambe e con il riscaldamento spento. Tenendo conto che era il 1° gennaio, una goduria.

Tutto sommato sono stata fortunata se tutto il disagio della mia carriera di viaggiatrice delle FFSS si riduce a questi pochi episodi. In confronto a ciò che sta succedendo ultimamente nelle ferrovie sempre più apparenza e meno sostanza, privatizzate nel senso che le controlloresse hanno il bel foularino simil-hostess ma i sedili li puoi trovare imbottiti di cimici, la manutenzione è un costo da eliminare e su tutto aleggia un insopportabile classismo.
Siamo tornati, con le fanfaronate della Freccia Rossa ai treni per i signori di qua e i treni per i poveretti, quelli destinati ai pendolari, di là. Se il classismo è considerato un vecchio arnese ottocentesco, in ferrovia è ancora un must.
Due anni fa andai a Roma e vidi la differenza tra la sala d’attesa per i passeggeri di prima classe extralusso supervip e quella normale, per le seconde classi e le prime normali non vip. Perfino i bagni erano diversi dagli altri. In questi c’era perfino la carta. Ci infilammo per sbaglio nella saletta riservata e le signorine alla reception ci fecero notare che i nostri biglietti non s’intonavano con l’ambiente.

In questi giorni, per un po’ di neve, si è visto quanto debole sia la capacità di Trenitalia di fronteggiare l’emergenza e quanto sia poggiata sulla managerialità-spettacolo la sua gestione di un servizio pubblico in concessione.
I disagi patiti dai viaggiatori non hanno scusanti. Non parlerò anch’io, per fare un impietoso paragone, delle ormai mitiche ferrovie finlandesi, visto che ne ha già parlato egregiamente il sempre ottimo Lorenzo Cairoli. Lascio piuttosto la parola ai ferrovieri, a coloro che vivono dal di dentro tutta la problematica del settore.

Lettera aperta ai viaggiatori:
“Quanto è successo non è addebitabile, se non in minima parte, al maltempo quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate.
Vogliamo chiedere pubblicamente scusa, a nome di tutti i ferrovieri, alle migliaia di pendolari e viaggiatori per i disagi e i disservizi subìti in questi giorni. Ma soprattutto vogliamo esprimere il nostro imbarazzo per l’atteggiamento poco rispettoso, al limite dell’offensivo, tenuto dai vertici aziendali.

Siamo vittime insieme a voi degli stessi disagi e spesso anche oggetto delle legittime proteste, perché accomunati a chi, contro ogni logica, ha presentato l’inverno e la neve nel nord Italia come “evento imprevedibile” e ha manifestato una indifferenza al limite dell’offensivo.
La causa principale non è addebitabile, se non in minima parte, alla “emergenza maltempo” quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate, oltre che alla scarsa considerazione per gli utenti. Per questo non ci pare giustificato il rifiuto dei rimborsi. La riduzione degli addetti in tutti i settori, la saturazione delle capacità di treni e linee (comprese le nuove tratte AV, costate tanto alla collettività, in termini economici, ambientali e di vite umane), la copiosa propaganda e la promessa di prestazioni inverosimili hanno generato aspettative che non possono ragionevolmente essere soddisfatte. Il mito del profitto ferroviario e di una ferrovia fatta di lustrini rossi si è impantanato in quattro dita di neve.

Siamo orgogliosi di lavorare in una azienda che si ammoderna ma ci dissociamo quando gli investimenti, pagati con i soldi di tutti, vengono concentrati solo su un settore a danno della generalità della popolazione. La pubblicità non basta a far marciare i treni, sicuri, puliti ed in orario.
Lavoriamo in un “gruppo” pieno di amministratori delegati, “manager” e dirigenti che hanno rinunciato al loro ruolo di iniziativa e controllo e che hanno scelto la strada più semplice: obbedire sempre, in silenzio, anche di fronte a scelte oggettivamente sbagliate e dannose. Noi ferrovieri “semplici” che pur con tutti i nostri limiti, garantiamo giorno e notte la regolarità del servizio ferroviario, siamo mortificati nel vedere sciupato il nostro lavoro e infangata in questo modo l’immagine della nostra azienda.

L’amministratore delegato Mauro Moretti, invece di chiedere scusa e prendere adeguati provvedimenti, non escludendo neanche le proprie dimissioni, ha attaccato tutti, viaggiatori, giornali, macchinisti, fino ad arrivare alla inverosimile richiesta di dotarsi di coperte e panini! Come ha detto il ministro Matteoli, forse si tratta di una persona sotto stress.
Auspichiamo che dopo quanto accaduto in questi giorni lo Stato riprenda le redini di questo importante servizio pubblico facendolo funzionare nell’interesse della collettività e non di creative scelte di mercato. (La rivista “ancora In Marcia!”)

Se non bastasse la voce dei ferrovieri, per capire lo stato in cui versa il servizio ferroviario italiano ci sono poi gli ormai leggendari servizi di “Report”. Soprattutto sullo smantellamento dell’infrastruttura che permetteva controlli regolari da parte di una manutenzione affidata non a terzi ma a personale ed officine interni. Smantellamento nel nome del Dio assoluto della privatizzazione: “tagliare i costi”. Tagliare tutto tranne lo stipendio dei supermanager. Di coloro che, non contenti di non saper assolutamente affrontare un’emergenza, impegnati come sono a pensare solo agli utili, invece di migliorare il servizio, si travestono da buontemponi e vanno a schiaffeggiare i viaggiatori in partenza sul locale per Empoli. “Buon viaggio, signore!”

Odio l’inverno che si porta dietro: nebbia, freddo, pioggia e neve. Lo odio ancor di più quando manda in giro per le strade il suo serial killer preferito, il ghiaccio.
Il ghiaccio infido come un serpente che ti fa sfida “stai in piedi se ci riesci” e ti fa dare uno slappone per terra quando meno te lo aspetti.
Il ghiaccio che costringe i nostri anziani prigionieri in casa per sfuggire alla sua bramosia di femori, braccia, spalle e nuche.

Il freddo, quello che ti attanaglia la testa, ti prende alla gola e fa fare bisboccia a tutta la maledettia genìa di virus influenzali.
Il freddo che uccide i senzatetto, che stringe in una morsa di dolore i cardiopatici, che fa tremare chi non ha una casa ben riscaldata e confortevole, come i terremotati ancora lontani dalla ricostruzione delle loro case (checché ne dicano i tg) e coloro che 600 euro di bolletta di gas, quest’anno, proprio non possono permettersela.

Se qualcuno mi dice che il Natale è bello con la neve…

L’amore di cui sostiene farci oggetto il nostro presidente del consiglio è vero amore, quello che sostiene anche i sacrifici e le pene e sopravvive al passare del tempo o è l’amore sdolcinato bimbominkia, fatto di cuoricini, fatine luccicanti, cagnolini che sleccazzano lo schermo e frasi da baci perugina?
Ho paura si tratti della seconda che ho detto.

Che sia in preda ad una pericolosa deriva gerontoadolescenziale è evidente. Che Erasmo da Rotterdam stia per essere soppiantato da Federico Moccia e Machiavelli da Marco Carta è ormai inevitabile.
La sua trasformazione in un papibimbominkia brufoloso ha già raggiunto il punto di non ritorno. Non c’è niente di male ad avere settant’anni se però non se ne vogliono dimostrare sedici perchè si hanno amiche di diciotto. Ma i suoi medici, che dicono? Ah, giusto, sono tutte balle. Non è vero che frequenta diciottenni, che ha messo le bombe, che tocca i giudici corrompendoli, che tromba ancora e che è mafioso.
NON VI CI PROVATE A TOKKARE SILVIUCCIO KE SIETE SL DL MEERDE. LUI E’ UNIKOOOO!!!

“L’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia”. Il male della banalità. Ci porteremo questa frase addosso per mesi. Non viene più via, come “tu sarai la forza mia”. Bisognerebbe sverniciarsi il cervello per eliminare certe stronzate.

Ora che è Natale, figurati, giù melassa, letterine (nel senso di lettere) e videomessaggi del nostro Amore72, ma solo ai “letori” del “Giornale”, ossìa a gente del proprio branco, agli iscritti al proprio fansclub. E’ un po’ patetico quando invita chi già lo vota e lo voterebbe anche se il contendente fosse Gesucristo, “con l’occasione” (!!!), a “regalarsi e regalare una tessera del PDL”.
Amore si, ma interessato.
Però mi delude se ama vincere facile con dei fans che hanno già i calzoni calati.
Cosa succede al grande seduttore che non ci prova più con noi che siamo riluttanti? Non ha il coraggio di dichiararsi?
Ci messaggerà anche noi?

“Skusa splendore, ma ti voglio kandidare”. Firmato Amo’72

“Skusa Amo’72 ma c’ ho da fare. E nn insistere xchè ti appendo al gancio in mezzo al cielo”.

“Andrò avanti per il bene del Paese”.

Tra le righe: “e per il mio interesse personale che è ciò di cui mi frega soprattutto”.
Presidente ma… essere sincero una volta, una volta sola nella vita, no?

“Sono commosso e ringrazio Verona che ha per prima voluto organizzare questa manifestazione di solidarietà”.

Non mi stupisco. La città dell’amore, di Giulietta. Da noi, sa, non avrebbe avuto lo stesso calore, quel bel calore veneto. Siamo romagnolacci magnaprit e ancora troppo bastardi rossi dentro. In questi giorni di dolore, ogni volta che appariva sullo schermo tv, lo vuole proprio sapere? erano sghinazzate, battutacce, risolini.
La cosa più gentile che ho sentito a commento delle sue immagini di convalescente incerottato proveniva da un tavolo di ristorante accanto al mio, da una tavolata nemmeno di black bloc e punkabbestia ma di signori dall’aspetto inequivocabilmente partita IVA giacca&cravatta. Guardi, mi fa male perfino ripeterlo ma hanno detto, rivolgendosi proprio a lei: “T’é da murì!” (non oso tradurre). Lo so che la farà lacrimare più della tronculare frontale ma un altro commensale ha ribattuto: “Col cazzo che lo rivoto!” No, mi sa che non erano proprio comunisti.

“L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Dunque. Gesu Cristo, che dell’amore ne fece una bandiera, finì male. Non parlo del gran finale con la Resurrezione ma del sottofinale, sulla croce.
La storia d’amore del Titanic non è finita molto bene. I sopracitati Giulietta e Romeo hanno avuto un doppio funerale.
Anche con gli ayatollah, vede? Il Signore t’ha fatto morire quello buono, quello che si opponeva alla dittatura. Ma dico, non potevi far schiattare quello fetente?
Quindi, non faccia il Federico Moccia della politica e non finga di essere buono. Continui a stare dal lato oscuro della forza, che è più vantaggioso. Finchè la Forza la sostiene, è ovvio.

Ah, l’invidia. Ma davvero pensa che chi la odia lo faccia per invidia? Ci sono ottantenni con meno rughe di lei e che trombano ancora senza aiuti. Secondo me è lei che dovrebbe invidiare loro. E poi lo sa che i soldi vanno e vengono e con tanti soldi ci si fa anche tanti nemici? Quei vecchietti di nemici come i suoi non ne hanno.

“Sotto l’albero di Natale, regalate una tessera del Pdl”.

Voleva dire una tessera di Mediaset Premium ma si è trattenuto.
Ah, vecchio bottegaio!

A proposito di denti. Stamattina sul blog dell’amico Tafanus ho letto questa chicca, tratta da un vecchio giornale del 2002: “Dentiere a 800mila anziani”.
Leggetevi l’articolo ma, in soldoni, nel maggio del 2002 il nostro amato nano si spremette l’idea di munire, nel giro di due anni, 800 mila vecchietti sdentati di una nuova gioiosa macchina per masticare. Aggratis, è ovvio, con qualche clausola scritta in piccolo: solo a chi ha rimasto meno di cinque denti in bocca ed è in condizioni di estrema povertà, il famoso reddito capestro non superiore ai 6.713 euro o a 11.271 se coniugati. Compresi coloro che dichiarano 11mila euro ma poi girano in Hummer.

Da gran bastarda quale sono, ho subito controllato se questa iniziativa fosse poi andata a buon fine.

A novembre 2002 i primi problemi:

“Procede con una certa lentezza il progetto delle cosiddette «dentiere di Stato», personalmente voluto dal premier e destinato agli anziani ultrasessantacinquenni con la pensione minima. Fu annunciato con particolare enfasi molti mesi fa ma la sperimentazione non è ancora partita. Lazio e Piemonte dovrebbero essere le prime regioni a distribuire le dentiere. Successivamente sarà scelta anche una regione del Sud, per evitare discriminazioni. «Molti i nodi da sciogliere», leggiamo su «Il Secolo», quotidiano di An, partito di governo: «Non risulta ancora chiaro come i dentisti saranno remunerati per il loro lavoro, visto che nella legge finanziaria non è stato inserito un capitolo ad hoc». Già: un problema non da poco, perché, sia pur animati da spirito solidale, gli operatori del dente giustamente vogliono farsi pagare. La fase operativa dovrebbe comunque essere avviata a gennaio, dopo una serie di vertici tra i cosiddetti esperti.”

Poi accadde un vero e proprio evento misteroso. Delle dentiere non se ne parlò più fino a maggio 2003, quando ricomparirono in prossimità di un turno elettorale. Ripresentate come una novità ma diminuite di numero. Non più 800mila ma, più realisticamente, 6mila:

“Dentiere gratis a favore di anziani indigenti con più di 65 anni di età. L’ iniziativa è stata presentata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cifra stanziata è di 20 miliardi di vecchie lire. Il progetto, ha spiegato il premier, partirà nel Lazio che sarà la regione pilota di questa sperimentazione: circa 6 mila, si stima, le persone che dovrebbero beneficiarne. Unici requisiti richiesti: avere una situazione gravemente compromessa (non più di 5 denti), nessuna protesi e un reddito non superiore ai 6.713 euro o a 11.271 se coniugati. Le prime visite, già lunedì prossimo”.

Ma è la stessa fuffa dell’anno prima. Promessa elettorale e basta? Circonvenzione di sdentato? Che brutta parola, però gli assomiglia tanto.

A luglio 2004 cominciamo a saperne di più sull’esito dell’iniziativa “Un sorriso per gli anziani”, che è fallimentare. Intanto non si trattava di una dentiera nuova gratis ma di un bonus di mille euro da utilizzare per l’acquisto di una protesi. Quindi, chi doveva campare con 6mila euro all’anno avrebbe dovuto sganciarne 3-4mila da aggiungere a quelli del bonus del nano.

“Ne avevano promesse settemila. Invece ne sono arrivate molte meno della metà. […]
La regione prescelta per la sperimentazione, che sarebbe durata poco più di un anno (da maggio del 2003 fino al 30 giugno del 2004), è proprio il Lazio.
Gli anziani potevano rivolgersi sia a studi dentistici convenzionati che ad ambulatori odontoiatrici pubblici. Tra questi anche il policlinico di Tor Vergata, il Gemelli, l’ Umberto I, il Fatebenefratelli, l’ Eastman e il San Filippo Neri. Ma l’ iniziativa non è mai decollata.

Delle sette mila dentiere messe a disposizione per gli anziani di tutta la regione, ne sono state richieste poco più della metà (in tutto 3.775, di cui quasi ottocento non sono state accordate) e distribuite solo 1.886, di cui 1.035 nella città di Roma”.
Nel 2005 la “sperimentazione” coinvolgeva, secondo Sirchia, “tremila anziani”.
Nel gennaio 2006 arrivano le prime notizie giudiziarie relative alla “Truffa delle dentiere gratuite”.
Quattrocento mila euro spariti nel nulla per protesi mai installate: la Procura ha aperto un’ inchiesta su una maxi truffa commessa ai danni del ministero della Salute che nel 2003 aveva stanziato dieci milioni di euro per finanziare il primo programma di odontoiatria sociale a favore degli anziani. […]
Il progetto era stato poi affidato all’ Agenzia di sanità pubblica allora presieduta da Domenico Gramazio. […]
L’ indagine, coordinata dal pm Giorgio Orano, non coinvolge politici ma punterebbe su presunte irregolarità nella Clinica Odontoiatrica dell’ Umberto I. […] decine di interventi fatti risultare come già effettuati ma in realtà mai eseguiti e regolarmente pagati: 200 mila euro ad arcata. Gli inquirenti avrebbero appurato che l’ elenco degli anziani destinatari delle protesi gratuite sarebbe stato falsificato. In pratica molti dei vecchietti indicati non esisterebbero o non hanno mai ricevuto alcuna dentiera. Per il momento la presunta truffa sfiora i 400 mila euro. Ma gli inquirenti vogliono capire se le protesi siano state rivendute”.
Mi piacerebbe sapere come è finita la storia. Se è finita come la “Pensione Minima a Mille Euro”, con gli aumenti concessi arbitrariamente e poi da restituire a cura degli eredi, come ho raccontato qui. Se è finita come la “Social Card”: 520mila card assegnate delle quali 190 mila risultarono senza copertura, cioè senza dindini dentro. Insomma se è stata la solita presa in giro. Tra l’altro, se vi ricordate, la storia delle dentiere è stata sventolata anche in faccia ai poveri terremotati dell’Aquila.

Veda Cavaliere, non è che la odiamo. E’ che a chi ci prende per il culo a volte ci scappa di rompergli i denti.

“Egregio direttore, per festività ‘serene’ senza ossessioni e allucinazioni.
Firmato: Gianfranco Fini“.

“Ci vada piano con il lambrusco, il rosso fa bene ma non bisogna esagerare. E lui ultimamente ha fatto parecchio uso di ‘rosso’, e non gli ha fatto bene.” Vittorio Feltri

Questo scambio di battute tra il Presidente della Camera e un noto giornalista immagine, scaturito a seguito della continua campagna di stampa denigratoria contro Fini portata avanti dal “Giornale”, è come uno sprazzo di luce in queste giornate gelide e nevose, perchè dimostra ormai inconfutabilmente l’esistenza di due destre in Italia. Una ancora acerba ma che impara presto e macina esami su esami per laurearsi destra veramente liberale e democratica e quell’altra, una cosa molliccia, marrone e maleodorante che si identifica nella compagine governativa guidata dal nanocontuso.

Chissà, forse la celebre frase di Indro Montanelli

“Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello.”

riferita a Berlusconi ed alla sua accozzaglia di vario fascistume assortito per opportunismo potrà essere un giorno smentita.
Addirittura, una destra finalmente guarita dall’infezione berlusconiana e guidata da questo Fini, potrebbe raggiungere livelli di consenso ancora maggiori di quelli che raccoglie ora. E’ questo che infiamma le emorroidi dei papiminkia e preoccupa gli inetti piddini grigi: la consapevolezza che esisterà una destra senza Berlusconi. Che morto un papi se ne farà un altro, speriamo trovandolo tra le persone ragionevoli e non tra gli avventurieri egocentrici a tendenza tirannica.

La destra molliccia non ha ancora recepito l’esistenza dell’altra destra presentabile e ragionevole, capace di distinguere, tanto per dirne una, tra difesa del territorio e razzismo becero, tra Patria e diritto di asilo e cittadinanza per gli stranieri che scelgono di vivere nel nostro paese.
Il fascioberlusconismo che si crede insostituibile ed eterno scambia la destra liberale per sinistra. Come accusavano Montanelli di essere divenuto comunista (figuriamoci, lui!) e idem il suo pupillo Travaglio, ora Fini è un traditore che si è venduto al nemico. I Berlusconidi sono come i tori, il rosso li rende nervosi e lo vedono dappertutto. Talmente nervosi che non sentono le banderillas che gli si stanno conficcando nella gobba.

Per tornare ai sedativi che vengono recapitati nelle redazioni degli house organ che sbattono le mogli ribelli in prima pagina con le poppe di fuori, è da notare la differenza di stile tra i due interlocutori.
Fini ci stupisce con una battuta più british del principedigalles di Feltri. Cortese ma efficace come una rasoiata.
Feltri invece non ci stupisce affatto, regalandoci come al solito una ventata di volgarità in faccia. Più che un direttore, un petomane.
Tanto per restare in tema di destra molliccia e marrone.

(…) questo Pisistrato di cui si parla, il quale, approfittando che gli Ateniesi della costa erano in discordia con quelli della pianura (capo dei primi era Megacle, figlio di Alcmeone, e di quelli della pianura Licurgo, figlio di Aristolaide) e mirando al dominio assoluto, diede vita a un terzo partito: raccolti, quindi, dei partigiani e facendosi, a parole, capo degli uomini dei monti, ricorse a questo stratagemma: dopo essersi ferito da solo e aver ferito le mule, spinse il carro nella piazza del mercato, come se fosse sfuggito ai nemici che, mentre egli si recava nei campi, avrebbero voluto uccciderlo. Chiedeva, perciò, al popolo di ottenere un corpo di guardia, egli che, già prima, s’era particolarmente distinto nella campagna contro i Megaresi, avendovi conquistato Nisea e compiuto altre valorose imprese.
Il popolo di Atene, lasciatosi ingannare, gli concesse di scegliersi fra i cittadini 300 uomini che furono non già i portatori di lancia di Pisistrato ma, piuttosto, portatori di clava, poiché lo scortavano seguendolo armati di clave di legno. Costoro, sollevatisi insieme con Pisistrato, si impadronirono dell’ acropoli.

(Da: Erodoto, Storie, I, 59, Mondadori)

In seguito all’instaurazione del potere assoluto di Pisistrato vi fu una compattazione del fronte dell’opposizione: un’alleanza tra Licurgo e Megacle costrinse il tiranno all’esilio.*

Nota a margine:
Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto.
Esistono poi coloro che per principio
mettono in ridicolo le teorie del complotto sostenendo, allargando il discorso, che i complotti non esistono.
Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati.

* (Ogni riferimento a fatti e persone attualmente esistenti è puramente sincronicistico.)

Su Pisistrato è stato girato nel 1992 anche un film: “Bob Roberts“. Storia di un miliardario dell’ultradestra candidato al Senato americano che, quando rischia di venir incastrato dall’inchiesta di un giornalista su un traffico di droga, inscena un falso attentato per impietosire l’elettorato. E di fatti viene eletto…


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