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Notiziole dal fronte rotture di bambocci tra coniugi e relative miserie – morali, non certo materiali.
Ma non si era detto che lui dal giudice non ci può andare perchè ci ha da fare e quindi ci deve okkupare il Parlamento obbligandolo ad approvare leggi cucitegli addosso come uno dei suoi doppiopetti Caraceni?
Invece, avete presente Paperon de Paperoni quando gli posano gli occhi sul deposito e dà di matto con le zampette in spaccata per aria?
Come recita il detto: “la fame leva il lupo dal bosco” e i soldi trascinano Berlusconi davanti al giudice.
La notizia è che ieri, con notevole sprezzo del legittimo impedimento, Berlusconi si è recato in prefettura ed ha visto in faccia per la prima volta dopo anni un giudice, seppur del Civile, per la rituale udienza di conciliazione prevista nelle cause di separazione.

Il fatto è che Veronica chiede 3 milioni e mezzo di euro al mese per fare pari e patta con le corna e togliersi lo sfizio di qualche spesuccia antidepressiva e lui, da oculato imprenditore e gran signore, siccome dice che le corna gliele ha messe anche lei, si autoapplica lo sconto outlet più i saldi di fine stagione e offre alla consorte la miseria di 200.000 euro al mese. 2.400.000 euro all’anno invece di 43 milioni. Un bel risparmio. Per quella cifra si può anche mandare in culo il legittimo impedimento.

Non so perchè ma io lo vedrei bene assieme a Madonna. Due egocentrici di tal fatta si annichilirebbero a vicenda e il problema sarebbe risolto per sempre. Davvero, non so se sia peggio lei che ti obbliga a trombare su delle sex chairs particolari con i-Pod incorporato che spara “Like a Virgin”, “True Blue” e “Papa Don’t Preach” durante il dai e vai – parola di Guy Ritchie al quale va tutta la mia comprensione, o lui che tortura le ospiti di palazzo Grazioli proiettando i suoi filmini porno con Bush obbligandole a fare pure la ola.

P.S.
Tra le altre nanominchiate che non ci siamo fatti mancare in settimana, l’ipotesi “Berlusconi praticamente stuprato da Patrizia D’Addario, introdottasi a Palazzo Grazioli per attentare alla specchiata virtù del presdelcons” pubblicata da Panorama. Sul prossimo numero: “Non siamo mai stati sulla Luna” e un’intervista al capo dei rettiliani.
Ed infine, la sorprendente rivelazione di Taormina – anche se le cose che dice vanno sempre prese con le molle – che Berlusconi riesce ad essere sincero almeno con i suoi avvocati. Ecco perchè dicono che se Previti dovesse parlare…

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Prima di nominare ministro il suo cavallo, come finirà per fare prima o poi, anche in omaggio al San Mangano protettore degli stallieri, Silvio Berlusconi ha annunciato di voler premiare con un ministero l’uomo che gli ha recentemente strappato il titolo mondiale di gaffeur su strada ed indoor, Guido Bertolaso.
Mi sembra giusto. Nonostante il quasi incidente diplomatico con l’Impero, provocato dall’itagliano impastapizza che va a fare le bucce agli americani e scongiurato fino a questo momento un nuovo sbarco ad Anzio, il genio della politica prestato allo spettacolo continua ad elargire prebende e premi di produzione ai suoi più fedeli vassalli.

Non ha detto di quale dicastero Bertolaso sarà ministro. Proporrei “Ministero delle Disgrazie”. Il primo ministero che, come lo senti nominare, ti tocchi.

Riprendo volentieri questo documento dal blog di San Precario con una domanda che rivolgo al mio pubblico: sinceramente, a quanti di noi italiani serve una legge sul legittimo impedimento?
Coraggio, servi papiminkia stolti e boccaloni, venite a dirci in faccia che questa mobilitazione del Parlamento Italiano, questa okkupazione del nostro tempo prezioso, mentre i nostri – e vostri – posti di lavoro cadono come i birilli di Jesus Quintana, non serve solo per salvare il culo del (vostro) padrone.

Ieri ho scritto un post su Treblinka e se lo sono filato in quattro gatti spelacchiati perfino su Facebook, dove di solito ricevo parecchio feedback positivo e negativo qualsiasi cosa io scriva, comprese le minchiate varie ed eventuali.
In fondo, che un argomento tanto importante e tragico spurgasse solo indifferenza e forse rifiuto è ciò che mi aspettavo e temevo. E’ un problema di information overload, di eccesso di informazione che provoca un colossale effetto boomerang su tutto ciò che anche solo sfiori l’argomento Olocausto. Altro che dover ricordare, non ci è proprio permesso dimenticare.

Come tragica conseguenza, la Shoah ormai non serve più, come sarebbe suo compito primario, per ragionare sul pericolo sempre vivo della deriva eliminazionista delle dittature, argomento che dovrebbe interessare ciascuno di noi perchè ciascuno di noi è potenziale vittima di un progetto di Eliminazione di Gente Scomoda ed Invisa al Regime.

Non serve più, in primo luogo, perchè è stata sfruttata in maniera ignobile da tutta la paccottiglia sionista formata da marpioni come Elie Wiesel che ogni anno si appropria della sacra memoria di milioni di vittime torturate e passate per i camini, per propagandare gli interessi di uno staterello fin troppo protetto dalle forze imperiali ma che non rappresenta affatto il mondo ebraico nel suo complesso. Si, compresi i famigerati “ebrei che odiano loro stessi” ma non solo, anche i religiosi ebrei ortodossi, ad esempio, quelli che considerano Israele uno stato troppo laico che non poteva che opprimere le popolazioni arabe indigene esendo basato sul militarismo imperialista.

Visto che la Shoah è ormai un brand di proprietà dello Stato di Israele acquisito a costo zero da milioni di defunti che non ne possono reclamare l’uso improprio, le cerimonie ufficiali non possono che essere fondate sulle solite frasi fatte à la napolitain, sull’evocazione a mezzo seduta spiritica del fantasma di Ahmadinejad che vuole distruggere Israele – tralasciando di citare l’armamentario nucleare israeliano di Dimona – e sul frusto slogan “per non dimenticare” che ormai provoca più reazioni di rigetto di un fegato incompatibile trapiantato.

Di conseguenza, la gente, invece di essere obbligata a ragionare sul pericolo di finire bruciata nel forno per una ragione qualsiasi che garbi al dittatoraccio di turno, guardando a quel trememdo precedente storico, dice “oh no, che palle, basta” e fa zapping mentale su pensieri meno impegnativi, oppure reagisce con rabbia, rifiutando l’idea della memoria della Shoah perchè a Gaza i palestinesi soffrono.

E’ sacrosanto ricordare che i palestinesi stanno soffrendo un’oppressione da apartheid stile ancient régime sudafricano e che, grazie a media sempre più compiacenti verso lo staterello viziato, nessuno si interessa ormai del loro destino, nemmeno quando è di morte. Un silenzio che spacca i timpani.
Posso dire però che mi dà un fastidio della madonna, una specie di orticaria pruriginosa da portarsi via la pelle, che il giorno della memoria dei morti dell’olocausto, totalmente incolpevoli della sofferenza palestinese, si dica in coro, a sinistra, “non celebro la giornata della memoria della Shoah perchè gli israeliani opprimono Gaza”? Lo trovo sbagliato e anche poco furbo perchè così facendo si cade dritti dritti nel trappolone sionista di ricondurre tutto ciò che è ebraismo, comprese le persecuzioni ed i poveri morti, al tornaconto sionista. E, di conseguenza, di passare per quelli che, utilizzando un demenziale ossimoro papiminkia, vengono chiamati nazicomunisti.

I nazisti duri e puri nel giorno della memoria se ne sbattono della Shoah e scrivono le loro oscenità e i loro “Jude raus” sui muri o sulle bustine di zucchero. Tanto a sinistra, impegnati come sono a farsi dare degli antisemiti dai sionisti da salotto, nessuno ricorda che è dalla merda nazifascista che nacquero le camere a gas dove finirono gli ebrei, gli omosessuali, i diversi, i menomati, i malati di mente e gli asociali. Camere a gas dove, se continuiamo a coltivare la malapianta razzista con il letame leghista prodotto da certe menti sopraffine, rischiamo di finirci tutti, non solo i neri e gli extracomunitari.

Sappiamo che la storia si ripete ma noi, invece di ricordare il problema principale, ossìa il principio di diseguaglianza teorizzato ancora oggi da troppe parti politiche, stiamo come al solito a menarci tra di noi.
Anche nella Germania nazista c’era chi spaventava i lavoratori dicendo che era colpa di quelli dell’Est che portavano loro via il lavoro. I lavoratori al giorno d’oggi votano Lega, Silvio e fasci vari e la sinistra dei politici abbozza. Non reagisce, non si incazza, non si chiede “come mai?” Maledetti incapaci.

Quando si rievoca il genocidio non c’è bisogno di indulgere ad ovvie napolitanate o a disquisizioni comparatorie sul diverso peso specifico dei cadaveri. Basta ricominciare a parlare di antifascismo, con la stessa passione di un tempo. Volete?

“[…] A Natale del 1942, Stangl ordinò la costruzione di una falsa stazione ferroviaria: un orologio con numeri dipinti ed indicante sempre le 6.00, sportelli per i biglietti, diversi tabelloni degli orari e frecce (incluse alcune indicanti le coincidenze dei treni “Per Varsavia”, “Per Wolkowice” e “Per Bialystok”) erano dipinti sulla facciata delle baracche di smistamento. Lo scopo era di tranquillizzare le vittime in arrivo, facendo loro credere di essere veramente arrivate in un campo di transito. Per rendere la zona di residenza delle SS il più possibile piacevole, furono anche costruiti uno zoo e un giardino dove bere birra”. (tratto da Treblinka, storia del campo)
Voglio ricordare Treblinka, un lager altrettanto spaventoso e forse ancor di più, se possibile, di Auschwitz per lo scopo quasi esclusivamente eliminatorio che lo contraddistingueva.

Ricordo di aver partecipato molti anni fa, in preparazione alla mia tesi, ad un convegno sulla Shoah organizzato da diverse associazioni ebraiche, nel corso del quale parlarono alcuni sopravvissuti.
La testimonianza che in assoluto mi sconvolse di più fu quella di un anziano signore polacco che, con tono pacato e quasi temendo di disturbare, ricordò ad una platea già distratta dall’imminente buffet di mezzogiorno e dalla presenza di papaveri più o meno alti di governo, istituzioni e media l’orrore assoluto di Treblinka. Un campo dove il treno ti scaricava direttamente nella fossa comune. Un colpo alla nuca e giù assieme agli altri cadaveri. Migliaia e migliaia.

Mentre le parole del signore polacco stavano imprimendomi nella memoria come un marchio indelebile l’immagine del binario che termina sull’orlo della fossa comune, dalla fila dietro, dove sedevano alcune signore impellicciate mi giunse il seguente commento, vomitato sottovoce ma con stizza: “Si, però questi polacchi sono sempre deprimenti con queste storie”.

Le damazze dell’aneddoto non sono una teratologia, rappresentano il modo di pensare comune del sistema dal quale una cellula apparentemente normale diede origine alla neoplasia nazista; il sistema della borghesia che è abituata a suddividere ogni cosa e soprattuto gli esseri umani in classi. Nemmeno appartenendo allo stesso popolo di cui si sta parlando si riesce a superare il fastidio verso il parente povero. Nemmeno la Shoah che mise assieme nello stesso forno, fianco a fianco, l’ebreo ricco e quello povero riesce a scardinare l’idea che, se le vittime sono povere, valgono meno punti-carrarmato.
I polacchi che finirono a Treblinka erano per la maggior parte poveri, i classici poveri ebrei che provenivano dagli shtetl, i villaggi dell’Est Europa la cui cultura fu quasi completamente cancellata e i cui abitanti, in fondo, nessuno avrebbe rimpianto veramente, nemmeno nella Palestina da colonizzare con immigrati di prima scelta e possibilmente danarosi.

E’ triste dirlo ma esiste evidentemente una gerarchia anche tra i sopravvissuti dell’orrore: di serie A e serie B, da campi di prima classe e di seconda scelta, da lager facilmente trangugiabile anche dalle bocche più sofistiche perchè omogeneizzato dai media in una serie infinita di film, serie tv e libri, a quello indigeribile, che non riesci a mandar giù neanche con un bicchier d’acqua e che non hanno nemmeno il coraggio di renderti appetibile. Perchè ti deprimeresti troppo.

Nonostante si parli tanto di Shoah, ho l’impressione che la memoria di quell’abominio venga sempre più gestita in modo quasi mitologico e sempre meno aderente alla realtà che fu. Arriviamo al paradosso che Auschwitz è perfetto come paradigma dell’Olocausto perchè non è orrendo come Treblinka e nemmeno come le migliaia e migliaia di esecuzioni sommarie degli squadroni della morte Einsatzgruppen, incaricati di ripulire l’Est Europa dalle razze inferiori, ebrei, zingari e slavi. Manifestazioni dell’orrore nazista delle quali si parla molto meno, anzi per niente. Al punto che, parlando solo di Auschwitz dal quale tanti portano testimonianza , inevitabilmente salta fuori il cretino che mette in dubbio fosse poi così tremendo. Auschwitz oscura gli altri campi, come ad esempio il primo in assoluto, Dachau, inaugurato nel marzo del 1933. Un campo ancora di concentramento e non di sterminio ma già esemplificativo di ciò che sarebbe diventato il nazismo.

Io non penso si debba raccontare la Shoah per mitologie e in versione edulcorata da fascia protetta. Sono per raccontarla e ricordarla per intero, con i dettagli più crudi, comprese le camere a gas non a Zyklon B ma armate con il meno compassionevole monossido di carbonio di Treblinka da venti-trenta minuti di agonia e me ne sbatto se le damazze si deprimono. Che buttino giù il solito Tavor.

Consiglio la lettura dell’intero articolo che ho linkato alla fine della citazione per guardare bene fino in fondo all’abisso. Lo so, vengono le vertigini ma è necessario, vista la brutta aria che tira nel nostro paese.
Ne consiglierei la lettura anche ai pezzi di merda che compongono la filiera che parte dal committente e va al creativo, al grafico, allo stampatore, al distributore ed all’utilizzatore delle bustine di zucchero con la “battuta” sugli ebrei. Vorrei tanto fosse una bufala ma temo, respirando l’idiozia razzista che c’è in giro, che non lo sia.

L’insegnamento della Shoah dovrebbe essere quello che, anche se non lo crediamo, c’è sempre un treno pronto alla partenza sul binario per Treblinka. Bisognerebbe mettere una placca con una freccia indicativa in ogni stazione. Un cartello grande e tremendo. “Per Treblinka”.

Sinceramente, e senza pensarci troppo su, chi buttereste stasera dalla torre?

1) L’uomo in ammollo Brunetta.
2) Il sindaco di Bologna che prima col piffero che mi dimetto, poi non mi dimetto e poi mi dimetto ma si mi dimetto, no anzi mi dimetto.
3) Bersani e tutto il suo penoso PD.
4) Nichi Vendola e il suo trionfalismo.
5) Berlusconi e la visita fiscale proprio nell’ospedale dove fecero la supposta diagnosi farlocca. Da invocare la legittima suspicione.
6) Il ministro virtuale degli Esteri Frattini, stanco di guerra ma soprattutto di figure di merda.
7) L’ubiquo Bertolaso, ormai più temibile di un’invasione di cavallette ed altrettanto molesto. Gli americani hanno già coniato il termine per le operazioni atte a difendersi dal supponente ciaccione che sa tutto: “debertolising”.
8) Violante che rassicura che non faranno favori al Cavaliere. Lui.
9) Bagnasco che si augura una classe politica cattolica, come se questi fossero scintoisti.
10) A proposito di cattolici, la Gelmini che si sposa incinta in municipio dopo la mezzanotte. Perchè? Chi è lo sposo, Edward Cullen?
11) Lapo Elkann ed i suoi cazzo di 300 mila euro per una foto.
12) Luca Barbareschi. Lui sa perchè.

Allora, chi tirate giù? O buttate giù direttamente la torre?

“Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli”.
(Renato Brunetta, gennaio 2010)

Figli fuori casa a 18 anni. OK, come fanno in Svezia.
Se li vogliamo fuori però hanno bisogno di un lavoro con relativo stipendio, anche nel caso che vogliano continuare a studiare. Ci vuole un appartamento, arredato di tutto punto, dove possano andare a vivere.
Il ministrino, con la nota mentalità della zia ricca, per la quale i poveri campano di nulla, praticamente di ciò che lei spende dal parrucchiere, pensa di poter far tutto ciò con miseri 500 euro. Cinquecento euro – attenzione perchè qui viene il lampo di genio assoluto da un cervello pur così minuscolo – forniti non dallo Stato (dagli evasori fiscali no, eh?) ma tolti dalla pensione dei genitori e pagati dai contributi dei lavoratori attivi, che si troverebbero quindi a mantenere i figli degli altri.

Un’immagine vale più di mille parole a commento. La vignetta dimostra perchè Brunetta è il candidato sindaco ideale di Venezia.

Se dico che il rapimento di Aldo Moro fu gestito dalla CIA che aveva infiltrato le B.R. attraverso Mario Moretti e che Moro doveva comunque morire perchè aveva osato portare i comunisti al governo, scommettiamo che sicuramente diranno tutti che è un’assurdità, una stupida teoria del complotto intrisa di dietrologie senza senso? Il famoso “non può essere”.
Invece, se i camerati di merende del nano sostengono che Di Pietro era un agente della CIA e che Mani Pulite fu un’operazione in nero per eliminare Craxi che aveva sgarrato liberando un terrorista palestinese ebreicida, chissà perchè, ciò dovrebbe essere per forza vero. Nessuna dietrologia in questo caso, anzi, dipietrologia.

Lasciamo stare che Di Pietro nei panni dell’agente segreto intento a sorseggiare un Martini mescolato e non agitato è meno credibile di Giuliano Ferrara e Scaramella messi assieme. Oddìo, tutto può essere.
Intendiamoci, le ingerenze atlantiche in casa nostra non sono una novità, come l’utilizzo della mafia in funzione anticomunista e reazionaria, fin dai tempi di Lucky Luciano, scarcerato e aviotrasportato dagli angloamericani in Sicilia per coordinare l’appoggio logistico delle cosche all’invasione alleata dell’isola. Si chiama sovranità limitata e vi sono testi molto ben documentati sull’argomento.

Dal bandito Giuliano mandato a sparare sui lavoratori a Portella della Ginestra, fino all’Enrico Mattei che si mise di traverso sulla strada delle Sette Sorelle fino a Moro che osò sfidare il dogma della conventio ad excludendum nei confronti del PCI, la storia dell’Italia del dopoguerra è storia di misteri, complotti e trame più o meno segrete. Di black-ops in Italia ne sono state messe in atto diverse, vi sono documenti desecretati che lo dimostrano.
Basti pensare agli anni della strategia della tensione, delle stragi impunite, degli opposti estremismi e dei primi vagiti della P2, strumento di eversione con propaggini anche nel Sudamerica dei torturatori. L’imperativo categorico allora era la lotta al comunismo (comprese anche le sue versioni più annacquate) con ogni mezzo. Ho detto ogni mezzo.

Potremmo dire che, si, forse anche Craxi è stato vittima del suo atto di superbia di fronte alla potenza imperiale ma, siccome coloro che si avvantaggiarono dalla sua caduta e dal supposto complotto atlantico ai suoi danni sono coloro che comandano ora, in primis l’amato nanetto, qualcuno potrebbe sospettare che i camerati di merende parlino così perchè allora erano della partita e conoscono bene i loro polli.
Strano che diano ora dello spione a Di Pietro quando, se non sbaglio, vi fu un tempo in cui lo corteggiavano assiduamente e lo slinguazzavano più delle loro baldracche, pur di tirarlo dalla loro parte con offerte di ministeri vari. Altro che Mercedes.

Non si capisce l’Italia se non ci si imprime in testa il concetto fondamentale che la fa tirare avanti da un quindicennio e oltre: non esiste cosa cattiva se essa può giovare a Berlusconi.
Se Di Pietro si fosse steso bravo a cuccia davanti alle scarpe con il rialzo, scodinzolando ogni volta che papi gli avesse tirato un osso, Craxi sarebbe rimasto il ladro pregiudicato e latitante che era e basta. Ora diviene non solo un martire della giustizia ma una vittima dei poteri occulti. Dei Rosacroce e del Bilderberg.

Ricordiamolo bene, invece, e scolpiamolo sulla pietra, come nella lapide qui sopra. Craxi, Andreotti, Forlani, lo spurgo uscito da Mani Pulite era un sistema di potere corrotto e truffaldino. Rubavano a man salva i nostri soldi e sono i primi responsabili dello sforamento del debito pubblico con il quale stiamo lottando ancora oggi. Questa è la sacrosanta verità. Mani Pulite cercò di fermare questo scempio.
I corruttori dei ladri quindi tentarono di corrompere anche i giudici di Mani Pulite ma non vi riuscirono. A meno che non si voglia credere che l’opposizione dipietrista al nano sia solo una pantomima che va avanti da anni.

Gli italiani non lo sanno perchè sono ottusi da trent’anni di culi e fighe in televisione, ma non è improbabile che la seconda repubblica si scoprirà essere ancora più ladra della prima.
A lui piace tanto la frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ci si fa gli sciacqui ogni giorno a mo’ di colluttorio.
Certo, non le mettono nelle tasche perchè le hanno già infilate da un’altra parte. Qualcuno forse un giorno chiederà conto degli sprechi, dei bagordi, delle clientele, delle elargizioni a puttane e leccaculi vari, che forse potrebbero aver raggiunto vertici mai visti.
Agli italiani per ora non importa. Il fisting arcoriano li esalta. Forse quando si vedranno uscire qualcosa dalla bocca si accorgeranno finalmente di essere stati impalati.

Tornando alle dipietrologie Pomiciniane di questi giorni, ho un sospetto. Se allora i politici della seconda repubblica furono scelti come nuovi esecutori materiali della politica atlantica in Italia, alle spese del CAF, non è che ora tirano fuori la dipietrologia ed il complottismo perchè sentono la puzza della discarica dove potrebbero finire presto, smaltiti come rifiuti tossici dagli stessi poteri atlantici che li avevano sponsorizzati e portati sugli altari negli anni ’90?

Io non starei tranquillo, fossi in loro. Anche Saddam per un periodo è stato grande amico degli USA. Perfino Osama Bin Laden, quando faceva comodo in Afghanistan contro l’URSS. Poi gli amici litigano, le bisce si rivoltano ai ciarlatani e anche nelle relazioni più solide si rompono i bambocci.
Un alleato può diventare scomodo. Quando si impiccia in giochi internazionali più grandi di lui, quando frequenta amicizie discutibili, oppure quando, sempre allargandosi troppo, vorrebbe addirittura sfasciare un intero paese per la smania di diventare invincibile ed invulnerabile. L’impero, in questi casi, è come una nota parte anatomica. Nun vuo’ penziere.

“Il “processo breve” è la ventesima legge approvata nell’interesse di Silvio Berlusconi dai commessi nominati in Parlamento dalla Lega e dal Partito della libertà. È una legge che salva l’Egoarca (morirà il rognosissimo processo Mills, dove è accusato di corruzione). Qualche effetto immediato. La legge sfascia la già malmessa macchina giudiziaria. Non c’è, infatti, nessun contemporaneo provvedimento che asciughi le procedure, depenalizzi i reati, renda più efficiente l’organizzazione giudiziaria, qualifichi le risorse umane e incrementi gli strumenti materiali.
Il “processo breve” impoverisce le casse dello Stato perché si creano condizioni favorevoli alla “casta” (ministri, sindaci, amministratori pubblici) per non risarcire il danno di sperperi e distrazioni. Allontana dalla condanna le società che hanno la responsabilità amministrativa dei reati commessi dal management nell’interesse dell’azienda. Prepara soprattutto un processo ingiusto e diseguale.” (Giuseppe D’Avanzo, “La Repubblica”, 21 gennaio 2010)

Venti leggi. Fatte al posto di quelle che sarebbero servite all’interesse di tutti.
Credete che gliene freghi un cazzo agli italiani di questo sfascio e di questo schifoso utilizzo personale di leggi che dovrebbero tutelare la collettività? Credete che si preoccupino questi teledeficienti acquisiti, questi dementi da interdire con provvedimento d’urgenza, contenti di essere fottuti come la celebre folla femmina di Benito – quanto aveva ragione!, privi completamente di alcun senso dello Stato che non sia quello che riguarda il proprio cortiletto? Impegnati come sono a scrivere stronzate con il k sul telefonino da non accorgersi che l’astronave Italia si autodistruggerà tra trenta minuti perchè hanno premuto loro il pulsante?

Si, bisogna rivalutare Craxi. Questo pover’uomo si limitò a rubare, a mettere da parte dei miseri miliardi di lire per sé e per la propria famiglia. Un ladro di galline, in pratica. Fanno un po’ schifo i figli che piangono quando dovrebbero solo ringraziare il cielo per la generosa eredità ricevuta e che se avessero un briciolo di dignità dovrebbero restituire, essendo refurtiva.
Oggi diciamo accidenti a Craxi che ha aperto la strada a Berlusconi e che ci ha lasciato delle metastasi come Brunetta e De Michelis ma forse nemmeno lui immaginava dove sarebbe arrivato questo imprenditore brianzolo di origini siciliane. Davvero, lui pensava solo di spillargli dei quattrini, non che dandogli un dito si sarebbe preso il culo dell’Italia.
E, sono d’accordo, la seconda repubblica è decisamente peggio della prima, se non ci facciamo mancare nemmeno il migliorista che celebra i ladri di galline con comunicati ufficiali e lettere alla vedova.

In una celeberrima intervista ad Enzo Biagi, Indro Montanelli disse una volta che votandolo e provandolo direttamente sulla pelle come capo di governo gli italiani si sarebbero vaccinati contro il morbo berlusconiano.
Dispiace per il caro Indro ma questa profezia è risultata più errata di quella che, di fronte alla prima trasmissione su lunga distanza di Marconi, fece dire a qualcuno che la radio non avrebbe avuto futuro.
E’ Berlusconi che si sta vaccinando. Sono anni che fa richiami su richiami per immunizzarsi completamente contro la Giustizia e la Legalità e gli italiani gli stanno dando più di una mano. Sapete voi cosa.

Ci pensate se il 21 dicembre 2012 dovesse esserci veramente la fine del mondo e Berlusconi pretendesse di far coordinare le operazioni a Bertolaso?

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