Se dico che il rapimento di Aldo Moro fu gestito dalla CIA che aveva infiltrato le B.R. attraverso Mario Moretti e che Moro doveva comunque morire perchè aveva osato portare i comunisti al governo, scommettiamo che sicuramente diranno tutti che è un’assurdità, una stupida teoria del complotto intrisa di dietrologie senza senso? Il famoso “non può essere”.
Invece, se i camerati di merende del nano sostengono che Di Pietro era un agente della CIA e che Mani Pulite fu un’operazione in nero per eliminare Craxi che aveva sgarrato liberando un terrorista palestinese ebreicida, chissà perchè, ciò dovrebbe essere per forza vero. Nessuna dietrologia in questo caso, anzi, dipietrologia.

Lasciamo stare che Di Pietro nei panni dell’agente segreto intento a sorseggiare un Martini mescolato e non agitato è meno credibile di Giuliano Ferrara e Scaramella messi assieme. Oddìo, tutto può essere.
Intendiamoci, le ingerenze atlantiche in casa nostra non sono una novità, come l’utilizzo della mafia in funzione anticomunista e reazionaria, fin dai tempi di Lucky Luciano, scarcerato e aviotrasportato dagli angloamericani in Sicilia per coordinare l’appoggio logistico delle cosche all’invasione alleata dell’isola. Si chiama sovranità limitata e vi sono testi molto ben documentati sull’argomento.

Dal bandito Giuliano mandato a sparare sui lavoratori a Portella della Ginestra, fino all’Enrico Mattei che si mise di traverso sulla strada delle Sette Sorelle fino a Moro che osò sfidare il dogma della conventio ad excludendum nei confronti del PCI, la storia dell’Italia del dopoguerra è storia di misteri, complotti e trame più o meno segrete. Di black-ops in Italia ne sono state messe in atto diverse, vi sono documenti desecretati che lo dimostrano.
Basti pensare agli anni della strategia della tensione, delle stragi impunite, degli opposti estremismi e dei primi vagiti della P2, strumento di eversione con propaggini anche nel Sudamerica dei torturatori. L’imperativo categorico allora era la lotta al comunismo (comprese anche le sue versioni più annacquate) con ogni mezzo. Ho detto ogni mezzo.

Potremmo dire che, si, forse anche Craxi è stato vittima del suo atto di superbia di fronte alla potenza imperiale ma, siccome coloro che si avvantaggiarono dalla sua caduta e dal supposto complotto atlantico ai suoi danni sono coloro che comandano ora, in primis l’amato nanetto, qualcuno potrebbe sospettare che i camerati di merende parlino così perchè allora erano della partita e conoscono bene i loro polli.
Strano che diano ora dello spione a Di Pietro quando, se non sbaglio, vi fu un tempo in cui lo corteggiavano assiduamente e lo slinguazzavano più delle loro baldracche, pur di tirarlo dalla loro parte con offerte di ministeri vari. Altro che Mercedes.

Non si capisce l’Italia se non ci si imprime in testa il concetto fondamentale che la fa tirare avanti da un quindicennio e oltre: non esiste cosa cattiva se essa può giovare a Berlusconi.
Se Di Pietro si fosse steso bravo a cuccia davanti alle scarpe con il rialzo, scodinzolando ogni volta che papi gli avesse tirato un osso, Craxi sarebbe rimasto il ladro pregiudicato e latitante che era e basta. Ora diviene non solo un martire della giustizia ma una vittima dei poteri occulti. Dei Rosacroce e del Bilderberg.

Ricordiamolo bene, invece, e scolpiamolo sulla pietra, come nella lapide qui sopra. Craxi, Andreotti, Forlani, lo spurgo uscito da Mani Pulite era un sistema di potere corrotto e truffaldino. Rubavano a man salva i nostri soldi e sono i primi responsabili dello sforamento del debito pubblico con il quale stiamo lottando ancora oggi. Questa è la sacrosanta verità. Mani Pulite cercò di fermare questo scempio.
I corruttori dei ladri quindi tentarono di corrompere anche i giudici di Mani Pulite ma non vi riuscirono. A meno che non si voglia credere che l’opposizione dipietrista al nano sia solo una pantomima che va avanti da anni.

Gli italiani non lo sanno perchè sono ottusi da trent’anni di culi e fighe in televisione, ma non è improbabile che la seconda repubblica si scoprirà essere ancora più ladra della prima.
A lui piace tanto la frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ci si fa gli sciacqui ogni giorno a mo’ di colluttorio.
Certo, non le mettono nelle tasche perchè le hanno già infilate da un’altra parte. Qualcuno forse un giorno chiederà conto degli sprechi, dei bagordi, delle clientele, delle elargizioni a puttane e leccaculi vari, che forse potrebbero aver raggiunto vertici mai visti.
Agli italiani per ora non importa. Il fisting arcoriano li esalta. Forse quando si vedranno uscire qualcosa dalla bocca si accorgeranno finalmente di essere stati impalati.

Tornando alle dipietrologie Pomiciniane di questi giorni, ho un sospetto. Se allora i politici della seconda repubblica furono scelti come nuovi esecutori materiali della politica atlantica in Italia, alle spese del CAF, non è che ora tirano fuori la dipietrologia ed il complottismo perchè sentono la puzza della discarica dove potrebbero finire presto, smaltiti come rifiuti tossici dagli stessi poteri atlantici che li avevano sponsorizzati e portati sugli altari negli anni ’90?

Io non starei tranquillo, fossi in loro. Anche Saddam per un periodo è stato grande amico degli USA. Perfino Osama Bin Laden, quando faceva comodo in Afghanistan contro l’URSS. Poi gli amici litigano, le bisce si rivoltano ai ciarlatani e anche nelle relazioni più solide si rompono i bambocci.
Un alleato può diventare scomodo. Quando si impiccia in giochi internazionali più grandi di lui, quando frequenta amicizie discutibili, oppure quando, sempre allargandosi troppo, vorrebbe addirittura sfasciare un intero paese per la smania di diventare invincibile ed invulnerabile. L’impero, in questi casi, è come una nota parte anatomica. Nun vuo’ penziere.