Ieri ho scritto un post su Treblinka e se lo sono filato in quattro gatti spelacchiati perfino su Facebook, dove di solito ricevo parecchio feedback positivo e negativo qualsiasi cosa io scriva, comprese le minchiate varie ed eventuali.
In fondo, che un argomento tanto importante e tragico spurgasse solo indifferenza e forse rifiuto è ciò che mi aspettavo e temevo. E’ un problema di information overload, di eccesso di informazione che provoca un colossale effetto boomerang su tutto ciò che anche solo sfiori l’argomento Olocausto. Altro che dover ricordare, non ci è proprio permesso dimenticare.

Come tragica conseguenza, la Shoah ormai non serve più, come sarebbe suo compito primario, per ragionare sul pericolo sempre vivo della deriva eliminazionista delle dittature, argomento che dovrebbe interessare ciascuno di noi perchè ciascuno di noi è potenziale vittima di un progetto di Eliminazione di Gente Scomoda ed Invisa al Regime.

Non serve più, in primo luogo, perchè è stata sfruttata in maniera ignobile da tutta la paccottiglia sionista formata da marpioni come Elie Wiesel che ogni anno si appropria della sacra memoria di milioni di vittime torturate e passate per i camini, per propagandare gli interessi di uno staterello fin troppo protetto dalle forze imperiali ma che non rappresenta affatto il mondo ebraico nel suo complesso. Si, compresi i famigerati “ebrei che odiano loro stessi” ma non solo, anche i religiosi ebrei ortodossi, ad esempio, quelli che considerano Israele uno stato troppo laico che non poteva che opprimere le popolazioni arabe indigene esendo basato sul militarismo imperialista.

Visto che la Shoah è ormai un brand di proprietà dello Stato di Israele acquisito a costo zero da milioni di defunti che non ne possono reclamare l’uso improprio, le cerimonie ufficiali non possono che essere fondate sulle solite frasi fatte à la napolitain, sull’evocazione a mezzo seduta spiritica del fantasma di Ahmadinejad che vuole distruggere Israele – tralasciando di citare l’armamentario nucleare israeliano di Dimona – e sul frusto slogan “per non dimenticare” che ormai provoca più reazioni di rigetto di un fegato incompatibile trapiantato.

Di conseguenza, la gente, invece di essere obbligata a ragionare sul pericolo di finire bruciata nel forno per una ragione qualsiasi che garbi al dittatoraccio di turno, guardando a quel trememdo precedente storico, dice “oh no, che palle, basta” e fa zapping mentale su pensieri meno impegnativi, oppure reagisce con rabbia, rifiutando l’idea della memoria della Shoah perchè a Gaza i palestinesi soffrono.

E’ sacrosanto ricordare che i palestinesi stanno soffrendo un’oppressione da apartheid stile ancient régime sudafricano e che, grazie a media sempre più compiacenti verso lo staterello viziato, nessuno si interessa ormai del loro destino, nemmeno quando è di morte. Un silenzio che spacca i timpani.
Posso dire però che mi dà un fastidio della madonna, una specie di orticaria pruriginosa da portarsi via la pelle, che il giorno della memoria dei morti dell’olocausto, totalmente incolpevoli della sofferenza palestinese, si dica in coro, a sinistra, “non celebro la giornata della memoria della Shoah perchè gli israeliani opprimono Gaza”? Lo trovo sbagliato e anche poco furbo perchè così facendo si cade dritti dritti nel trappolone sionista di ricondurre tutto ciò che è ebraismo, comprese le persecuzioni ed i poveri morti, al tornaconto sionista. E, di conseguenza, di passare per quelli che, utilizzando un demenziale ossimoro papiminkia, vengono chiamati nazicomunisti.

I nazisti duri e puri nel giorno della memoria se ne sbattono della Shoah e scrivono le loro oscenità e i loro “Jude raus” sui muri o sulle bustine di zucchero. Tanto a sinistra, impegnati come sono a farsi dare degli antisemiti dai sionisti da salotto, nessuno ricorda che è dalla merda nazifascista che nacquero le camere a gas dove finirono gli ebrei, gli omosessuali, i diversi, i menomati, i malati di mente e gli asociali. Camere a gas dove, se continuiamo a coltivare la malapianta razzista con il letame leghista prodotto da certe menti sopraffine, rischiamo di finirci tutti, non solo i neri e gli extracomunitari.

Sappiamo che la storia si ripete ma noi, invece di ricordare il problema principale, ossìa il principio di diseguaglianza teorizzato ancora oggi da troppe parti politiche, stiamo come al solito a menarci tra di noi.
Anche nella Germania nazista c’era chi spaventava i lavoratori dicendo che era colpa di quelli dell’Est che portavano loro via il lavoro. I lavoratori al giorno d’oggi votano Lega, Silvio e fasci vari e la sinistra dei politici abbozza. Non reagisce, non si incazza, non si chiede “come mai?” Maledetti incapaci.

Quando si rievoca il genocidio non c’è bisogno di indulgere ad ovvie napolitanate o a disquisizioni comparatorie sul diverso peso specifico dei cadaveri. Basta ricominciare a parlare di antifascismo, con la stessa passione di un tempo. Volete?

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