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Parlando del terremoto di Haiti, un amico mi ha confessato oggi, con molto imbarazzo ma altrettanta ammirevole sincerità, il fatto che non riusciva a provare alcun dolore a riguardo. Tanti morti, un numero enorme, una tragedia inenarrabile ma, orrore, solo una sensazione di estraneità, di lontananza, di “non me ne frega niente”. Un’insensibilità rettiliana dal tracciato emotivo piatto ai limiti della sociopatia, ovvero dell’incapacità di provare sentimenti di solidarietà ed empatia per gli altri.
Se proprio doveva ammettere di provare qualcosa era solo la rabbia ed il fastidio per la commozione a comando indotta dai media verso esseri umani che, fino a qualche giorno prima, crepavano lo stesso ma nell’indifferenza del mondo.
“Ma ti pare possibile che, solo perchè ne sono morti a migliaia tutti assieme, dobbiamo improvvisamente accorgerci della loro esistenza?”

E’ ciò che si è chiesto anche Massimo Fini nel suo articolo per il Fatto. Siamo quotidianamente addestrati all’indifferenza verso l’uomo che sta male o addirittura muore per strada, per l’extracomunitario sfruttato dal caporale e vittima del nostro razzismo, per l’operaio che perde il lavoro e dà di matto, ma se avviene la catastrofe a migliaia di chilometri di distanza con i mucchi di cadaveri sbattuti in televisione, dobbiamo sentirci improvvisamente tutti fratelli.
E’ incredibile come riesca a manipolare le menti la suggestione delle immagini e delle parole. Oggi ho sentito persone normalmente intolleranti verso gli extracomunitari e razziste verso i neri, sciogliersi di fronte all’orfanello di Haiti e fare addirittura propositi di adozione.
Mi sentirei quasi di considerare più patologico questo atteggiamento rispetto all’insensibilità provata dal mio amico.

Infatti non si capisce come ci si debba smuovere solo di fronte ai grandi numeri, diciamo dai 10.000 morti in su e non per il singolo fratello sfortunato.
In parte, a causa degli spaventosi genocidi del secolo scorso, si è formata ormai una specie di “estetica” dell’olocausto su larga scala. Si combattono addirittura battaglie ideologiche per stabilire se il mio genocidio lavi più bianco del tuo e se le mie migliaia di morti valgano meno dei tuoi milioni.
Da un punto di vista psicodinamico, ragionare di milioni di morti finisce invece paradossalmente per diluire il senso di angoscia che ci provoca normalmente il lutto singolo, quello che abbiamo provato tutti in occasione della perdita di una persona cara. Il milione di morti, siccome è difficilmente immaginabile e rappresenta un’idea quasi intollerabile, diventa un’astrazione, un concetto che si allontana dalla nostra sfera emotiva, innescando il meccanismo di difesa dal dolore che ci porta all’insensibilità.

In una società che non vuole veramente eliminare la miseria ma solo utilizzarla a scopi spettacolari, per far risaltare “quanto sono buoni i bianchi” e ridisegnare certi assetti geopolitici con gli strumenti della shock economy, è più facile manipolare le coscienze e spingerle ad agire per alleviare le sofferenze di migliaia di persone piuttosto che di un singolo individuo.
Se noi siamo milioni e mandiamo milioni di SMS da un euro avremo aiutato migliaia di persone ma non vi sarà stato alcun contatto, alcun impegno realmente emotivo tra noi e loro.
In fondo non ce ne frega nemmeno di sapere se i soldi che versiamo andranno veramente a buon fine o non finiranno piuttosto nelle tasche dei gatti e delle volpi che sappiamo esistere nel campo della cooperazione e della solidarietà. L’importante è l’atto simbolico. Con un euro ho aiutato le vittime dello Tsunami, o del terremoto di Haiti – il che è assurdo, con un euro non si fa nulla, ma me ne lavo le mani del problema a monte: la povertà endemica di quelle terre.

La sconfinata ipocrisia del Sistema stabilisce che finchè si muore in modica quantità e per una malattia incurabile come la miseria, malattia che dipende quasi totalmente dall’egoismo e dalla cupidigia umane, si è in numero insufficiente per scatenare gli appelli delle star dello sport, dei chitarrosi (come li chiamava Sergio Saviane) e in genere dei ricchi che ogni tanto sentono il bisogno di svuotare gli armadi degli stracci vecchi per sentirsi le buone Dame di San Vincenzo che fanno del bene ai miserabili.
I poveri sono come la serva di Totò, servono, ma solo per far risaltare la straordinaria generosità del calciatore, dell’uomo di spettacolo, del politico in auge o di quello bollito o addirittura riesumato per l’occasione che magari se la cavano solo con l’atto di presenza, l’ appello filmato, il fiocchetto sul bavero e non tirano fuori neanche l’euro che noi, nel nostro piccolo, regaliamo con il messaggino.

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Da una notiziola possono nascere varie associazioni. Così, in libertà. Pure sincronicità con beneficio di inventario. Giusto per il gusto di far toccare i gioielli di famiglia ai papiminkia.

Il TG1 nuoce gravemente alla salute. Il TG1 provoca gravi disturbi a fegato, stomaco e colecisti, rovina la pelle ed ingiallisce i denti. Un uso prolungato può favorire l’insorgenza di pruriti e sudorazioni profuse notturne, incubi ricorrenti, rash cutaneo, alterazione della libido e disfunzioni erettili. Non sono ancora noti studi sugli effetti del TG1 sul feto e se possa provocare papiminkionismo congenito ma, nel dubbio, è bene che le donne in stato interessante si astengano dalla visione.

C’è chi sostiene che una volta abituatisi al TG1 sia quasi impossibile smettere di guardarlo tutte le sere alle otto. Non è vero, io da ormai un paio di mesi non lo guardo più e sto benissimo. Non ho nemmeno avuto la scimmia dei primi giorni. La digestione serale è nettamente migliorata, e così la qualità del sonno. Non mi mangio più il fegato assieme ai panini ed anzi, mi chiedo come ho fatto ad intossicarmi per così tanto tempo.

Al posto del TG1, se proprio voglio informarmi su ciò che accade nel mondo, guardo SkyTG24. Niente di trascendentale, intendiamoci, ma in confronto al Telecinegiornale Duce del gerarca Minzolini sembra un telegiornale normale. La politica è ridotta ai minimi termini. Beh, Bonaiuti ti tocca lo stesso ma di Gasparri ne contiene pochissimo e ci sono perfino le notizie.

Oggi ad esempio hanno parlato del contratto segreto tra governo e Novartis sul vaccino antimaiala, pubblicato su Altreconomia e della rivolta dei lavoratori della casa farmaceutica senese, minacciati di licenziamento causa crisi nonostante la pioggia di milioni caduta grazie al contratto ultravantaggioso per il fornitore di vaccino dell’influenza fantasma.
Si, proprio così. Hanno dato una NOTIZIA. Hanno parlato di lavoratori e sindacati, di crisi e posti di lavoro in pericolo. Tenendo conto che è il TG di quello squalo di Murdoch è quasi un miracolo.

Di cosa avrà parlato Minzolini invece? Non voglio nemmeno saperlo. Ho giurato che ho smesso e non lo toccherò mai più.

Sollievo e sofferenza: quale dei due applicherò, adesso dipende unicamente da lei.
(Dr. Szell, “Il maratoneta”)

Temibile come il nazidentista che usava il trapano come strumento di tortura, Silvio Berlusconi prima promette il sollievo della riduzione delle odiate tasse ai suoi elettori e il giorno dopo nega come al solito di aver fatto promesse, toccando ai suoi la nervatura scoperta della scarsella e facendoli mugolare dal dolore. Peggio che trapanar loro il dente senza tronculare.

Perfino le normalmente docili bisce Feltri e Belpietro si sono rivoltate oggi al loro ciarlatano di riferimento, con due prime pagine quasi da giornali di opposizione. Se continua ad illuderli così, prima o poi si becca anche lui del negro.

La promessa, uscita come al solito ad uno che troppo spesso innesta la favella prima di aver collegato il cervello, riguardava una riforma fiscale a due sole aliquote di contribuzione IRPEF, 23 e 33%. Quelli che già hanno l’aliquota al 23%, bustepaghe e pensionati, non avrebbero avuto comunque alcun beneficio dalla riforma del sistema fiscale. Ovviamente. Questo non è un governo per poveri.
Non sia mai che lui ed i suoi geni tributari della lampada vogliano privare i redditi fissi del piacere di pagare le tasse fino all’ultimo centesimo dovuto, alla fonte e senza possibilità di scampo.

La riforma, essendo pensata da un ricco – e mica un ricco qualunque ma un fantastiliardario, non poteva che essere vantaggiosa per i ricchi, soprattutto quelli che, ai massimi livelli, si sarebbero visti ridurre l’aliquota dal 43 al 33%. Dieci punti percentuali secchi in meno. Silvio Berlusconi e suoi eredi compresi.

Leggendo gli editoriali degli house organ in rivolta mi è venuto comunque il sorriso da Gioconda. Hanno stipulato la polizza con l’imbonitore ma gli stanno piovendo addosso le clausole scritte in piccolo. Noi non ci avevamo mai creduto alle sue promesse, loro si. Auguri.

Il mio problema principale, in questi giorni, tra tempeste emotive ed ormonali varie, è che mi sono fatta incastrare dal giochino di Facebook, quello dove riconosci i veri amici, quelli che ti vogliono veramente bene, perchè ti riempiono di galline e alberi di frutti esotici.

Per chi non conoscesse ancora Farmville, ci si crea un avatar e si ha a disposizione, in partenza, un lotto di terreno che bisogna coltivare.
Più si semina e più si raccoglie e, man mano che si cresce nei livelli del gioco, ci si può dedicare a coltivazioni sempre più pregiate ed aumentare l’ampiezza della piantagione. Ovviamente i raccolti portano soldi, con i quali si possono acquistare attrezzature varie; trattori Landini, autorimesse, pollai, stalle, animali, alberi e sementi ma anche una serie infinita di oggetti più o meno coerenti con l’ambiente agreste.

Una volta seminati i quadretti di terreno bisogna ricordarsi di fare il raccolto in tempo, altrimenti si secca tutto. Questo perchè ogni tipo di coltivazione ha i suoi tempi di maturazione. Le fragole, ad esempio, di solito vanno sempre a male perchè maturano troppo alla svelta. Gli animali vanno tosati, munti, le uova raccolte. Un lavoro della madonna.
Ogni Farmer, in italiano coltivatore diretto, ha la possibilità di farsi dei vicini ai quali farà la cortesia di scacciare i corvi, dare il mangime alle galline e concimare il terreno. I vicini restituiscono il favore e inoltre ci si scambiano regali, soprattutto alberi da piantare e animaletti vari.
Ci sono poi da aprire le uova misteriose che contengono altri regali, bonus vari e sorpresuole che arrivano direttamente dal Signor Farmville in persona.

E’ un gioco strano. Indubbiamente collettivista, perchè cresci se crescono gli altri. Se io do una gallina a te, tu molto probabilmente ne darai una a me e, nello scambio, ci guadagnamo tutti. No gallina, no party. Se trascuri il tuo campo e ci trovo sempre erbacce e foglie secche mi stuferò di visitarlo e non ti aiuterò più. Invece, coloro che hanno piantagioni curatissime e rigogliose scateneranno la nostra voglia di concimare e concimare ettari di terreno. L’erba del vicino…

Collettivista si, maanche un inno all’accumulazione. Farmville è la famigerata accumulazione capitalistica applicata all’agricoltura.
Visitando le Farm dei vicini ti chiedi come mai certuni ammassino tonnellate di bovini in un recinto strettissimo ed allineino gli alberi stretti stretti senza più alcun senso di realtà paesaggistica. Perchè non cedere le mucche in sovrannumero, mi chiedo, e sostituirle con altri animali o cose? No, il bello di Farmville è proprio avere cinquanta pecore in un centimetro quadrato.
Al colmo dell’ammasso, alcune Farm non sono più fattorie, ma assomigliano a quei capannoni di mercatino dell’usato dove c’è un’accozzaglia assurda di ogni tipo di mercanzia tra cui puoi trovare palloni aerostatici, tendoni da circo, pagode, elefanti, lampioni, ecc.

Non c’era bisogno di dirmelo perchè ad una strizzacervelli certe cose non sfuggono. Avevo già intuito che dal modo in cui uno si struttura la sua Farm in Farmville si può capire il carattere e la personalità del soggetto. Come quando ti dicono che dal modo in cui uno si comporta a tavola puoi capire come sarà più tardi a letto.
I precisini e le persone razionali terranno tutto separato e ben ordinato nei recinti. Vacche di qua e maiali di là. I caotici e i pazzerelloni tenderanno all’accumulazione selvaggia e senza regole. Senza steccati, letteralmente. Ci sono poi quelli che coltivano trenta ettari a vite e basta e forse hanno una passione, per Bacco.

Il problema rappresentato da Farmville, al di là dello snobismo di chi ti deride: “Nooooo, anche tu qui???!” Ma come, non l’avrei mai detto!” e dico snobismo perchè il gioco è carino e divertente, oltre che più delicato di un Resident Evil, è che rischi di perderci delle mezze giornate. Tra concimare tutti i terreni dei vicini, fare i regali agli amici, andare a raspare nelle bacheche altrui l’animaletto smarrito da adottare o la gallinella dalle uova d’oro, ricordarsi di andare a trebbiare il grano e raccogliere i tulipani rossi prima di mezzogiorno perchè se no appassiscono, questo è un gioco che, se ti ci perdi, ci passi tranquillamente delle ore intere.

Così magari alla sera, per colmo di assurdità, se hai avuto in ufficio una giornata tranquilla da passare su Farmville per non morire di noia, ti senti pure stanca a causa della mietitura virtuale.
Speriamo l’Italia non veda la sua crescita frenata a causa di persone che invece di lavorare si trastullano con le galline.
Come arma di distrazione di massa in effetti non è niente male. Braccia rubate dall’agricoltura, appunto.

Il frame of mind di Maroni, purtroppo-ministro degli interni, riguardo ad una questione complessa e tragica come quella che comprende lo sfruttamento selvaggio di lavoratori stranieri, il razzismo sempre più dilagante e la perdita del controllo del territorio da parte dello Stato a favore della criminalità organizzata, si può riassumere nella seguente frase: “Non siamo noi che non sappiamo risolvere il problema, sono loro che sono negri.”

Il sassofonista si vantava oggi con la Latella su Sky dei successi del suo governo nei confronti della criminalità organizzata. Pericolosi latitanti arrestati, miliardi di beni sequestrati. Tra parentesi, quelli che vorrebbero mettere all’asta con il rischio che i mafiosi se li ricomprino.
Insomma un bel proclama da spot pubblicitario, da relazione sugli obiettivi raggiunti da presentare in CdA aziendale che però non rappresenta propriamente la realtà di un paese dove le Mafie, di fatto, la fanno da padrone in intere regioni ed hanno sempre più influenza anche al Nord.

E’ qui che ci stava bene la domandona, ci fosse stato un giornalista a disposizione, su come il governo pensa di combattere il caporalato, lo sfruttamento, le collusioni della politica locale con le cosche, tutte cose che formano il substrato dove rischia di attecchire il razzismo nella sua forma più violenta.
Invece si è lasciato che il solito ottuso leghista desse la colpa degli spari contro gli schiavi neri, da parte di giovinastri probabilmente collusi, alla tolleranza verso gli extracomunitari e, indovinate? al lassismo dei governi di centrosinistra. Si sarà reso conto, il varesotto messo di fronte agli immani problemi del Sud, che colpevolizzando i négher si assolvono di conseguenza i delinquenti provocatori?

Eh già, ci toccano pure questi governanti leghisti, questi campioni della politica taragna preoccupata solo dalla pagliuzza del povero immigrato che non ci sta più a farsi sfruttare e non dalla trave nell’occhio dello Stato rappresentata dal problema delle Mafie.
Mafie che alzano sempre più la posta con un governo capitanato da un premier che trascorre venti giorni e passa in vacanza a farsi i cazzi propri non essendo in grado di far altro che i cazzi propri.
Il madonnino di Arcore non ha detto nulla sulla bomba alla Procura. Zitto come una mummia. Non ha detto nulla nemmeno oggi dopo le violenze di Rosarno.
Perchè tace? Dopo i centrini di Casoria e le allusioni di Spatuzza che parlerà “forse, non si sa, vedremo”, mancava giusto la ‘ndrangheta. E’ strano, lui che ha la lingua tanto sciolta, quando parla la Mamma, si ammutolisce.

Anch’io ho visto un legame tra la bomba di Reggio alla Procura e questa ondata di violenza xenofoba contro degli schiavi.
E’ evidente che se il premier non si esporrà in prima persona contro le Mafie, al di là degli slogan sui millantati successi, queste si sentiranno in diritto di avanzare altre richieste e di spingersi fino a ricattare lo Stato come nel ’92 -’93. Ogni minuto di silenzio in più è una porta che si apre alla trattativa. Non so quanti se ne stiano rendendo conto.

Ed io, invece, caro Alessandro, penso proprio che sia stata una sceneggiata, di quelle da far smascherare senza pietà dal C.I.C.A.P. come le madonnine fraudolente che piangono o sanguinano.
Certe cose si sentono subito a pelle, non ti sfagiolano fin da subito, troppe cose non quadrano e, soprattutto, questa non è la faccia di uno che ha avuto una tranvata con ferite lacerocontuse, trauma buccale con avulsione dentaria, frattura del setto nasale, varie ed eventuali.
Perchè, o al San Raffaé gira E.T. con il dito illuminato che guarisce o il suo medico che dichiarò alla televisione che il premier aveva la faccia praticamente devastata ci stava prendendo in giro.

Avrai anche ragione a parlare della sua volontà di dimostrare, mostrandosi con la faccetta intonsa, che lui è invulnerabile e Unbreakable ma, facendo così, eviteremo magari l’accusa di complottismo ma entriamo a piedi uniti nel suo delirio di onnipotenza e nella sua sconfinata megalomania. Il che è assai peggio. Lui ama credere diversamente ma noi sappiamo che lui non è Achille o un altro semidio dell’Olimpo, non è invulnerabile, non è eterno e un giorno, come tutti, morirà.

Lui va sul sicuro. Persino di fronte all’evidenza la maggioranza degli osservatori negherà, per paura dello stigma di complottismo – che è peggio dell’accusa di eresia, sai?, la possibilità della montatura e questa garanzia permette che le montature abbiano luogo indisturbate.
E’ la sfrontatezza del potere che ti sfida ad obiettare alle sue frottole, se ne hai il coraggio, sapendo che non lo farai perchè “no, non può essere, sarebbe troppo grossa”.

Vuoi sapere cosa è successo? Voleva farsi i cazzi suoi per un mesetto, perchè questo bluff vivente non è capace di fare altro. Voleva sparire dalla circolazione per sgamare l’attenzione della giustizia e dell’opinione pubblica soprattutto fuori d’Italia. Voleva prolungare la vacanza, allungare il ponte, insomma.
Agli italiani ha dato l’ennesima madonnina insanguinata da adorare e da prendere per vera. Non voglio spingermi ad indicare la coincidenza della scelta del giorno 13, giorno delle apparizioni di Fatima e data dell’attentato di Ali Agca a Papa Woityla.
A San Siro l’arbitro avrebbe fischiato un fallo di simulazione. In un paese cattolico invece la miracolistica pacchiana e splatter, con i suoi simbolismi ricorrenti, funziona e si porta bene in ogni stagione.
Per il resto sono d’accordo con te e con le tue conclusioni ma io non ho paura di denunciare questa come una volgarissima sceneggiata populista dello stigmatizzato della Brianza.

In ultimo vorrei sapere, visto che non se lo chiede nessuno: che fine ha fatto Tartaglia? Sta ancora in galera in attesa di giudizio o in una struttura psichiatrica? E’ stato perdonato dal madonnino, ok ma allora perchè non ci hanno detto se è stato scarcerato o meno o se è già stato sottoposto a giudizio per direttissima? Non se ne sa nulla. Praticamente un mistero glorioso.

Domani parliamo di cose serie. Di ‘ndrangheta e dei segnali che sta mandando allo Stato. Altro che cerotti.

Si erano fatti scudo persino di un innocente simbolo dell’infanzia dei quaranta-cinquantenni, il mite Topo Gigio, fatto passeggiare sulle spalle dei bravi (nel senso manzoniano) Bonaiuti e Fazio nel corso di una pantomima di presentazione della campagna di vaccinazione contro il virus-spauracchio H1N1. Fazio, il compare del ministro e marito della caporiona di Federfarma, Sacconi, non aveva giurato sui suoi figli che il vaccino era sicuro, aveva fatto di peggio. Aveva promesso addirittura di vaccinarli tutti. Questo nel momento in cui qualunque medico ti diceva di lasciar perdere questo vaccino realizzato in quattro e quattr’otto e potenzialmente affatto sicuro ma di limitarsi ad usare quello tradizionale stagionale.

Dopo averci scassato la minchia con l’influenza pandemica minaccia mondiale per mesi, avete notato che adesso, sui media prostituiti ai voleri del mercato, non si parla più di influenza suina? Non dovremmo essere nel pieno del famoso picco? Non dovremmo essere tutti a letto non in piacevole compagnia ma accasciati dal virus killer?
Nessuno si chiede dove cazzo è finita la pandemia? Siamo davvero così inscimuniti dai saldi e dai recenti bagordi natalizi da non renderci conto della buggeratura che ci hanno dato? E’ così difficile fare il passo successivo e chiedersi chi ci ha guadagnato e se per caso ci sono delle responsabilità governative in questo enorme spreco di denaro?
Perchè si parla di una cifra enorme: 184 milioni di euro spesi dal governo (a carico delle casse regionali) per una pandemia che non è mai arrivata. Va bene, direte voi, se la pandemia ci fosse stata il governo si sarebbe dimostrato previdente. Giustissimo. Però un conto è tenere alla salute dei cittadini e un altro firmare dei contratti capestro ad esclusivo vantaggio di quella moderna Grande Meretrice che è BigPharma. Il governo polacco, ad esempio, non ha fatto scorte di vaccini perchè non era abbastanza convinto della gravità della minaccia.

C’è un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano che parla dei costi italiani dell’operazione “influenza maiala” e delle milioni di dosi che sono rimaste inutilizzate e che finiranno probabilmente per andare a male. Descrive i contratti, gli accordi, i sospetti di favoritismi e soprattutto rafforza l’impressione che lo scassamento dei mesi scorsi sia stato parte di una grande operazione di marketing virale con l’aggravante di terrorismo a mezzo stampa e diffusione di notizie false e tendenziose.

Ed è qui che capisco sempre meno i miei connazionali. Quando si parla di Sanità pubblica si lamentano in continuazione che non funziona, che ci sono gli sprechi, che è tutta inefficienza, anche quando non è vero. Sempre pronti a maledire medici e infermiere se non scattano sull’attenti per ogni fisima soprattutto dei parenti dei malati.
Va bene che il popolo che ama farsi sodomizzare sempre più a fondo dai nani non saprà mai nulla di questa enorme truffa ed estorsione ai danni della Sanità pubblica, cioè di tutti noi, visto che nessun telegiornale e giornale servo gliela racconterà.
Però costerebbe troppo, a volte, tirare la cordicella e mettere in moto il cervello e farsi delle domande, anche le più semplici: “E la famosa influenza??? Ma non dovevano esserci migliaia di morti?” “I nostri soldi spesi per i vaccini dove sono finiti?”
Macchè, gli italiani non fanno e non faranno una piega.

Ciò che mi manda in bestia è che negli ospedali mancheranno i guanti di lattice e le traverse assorbenti per i letti dei vecchi perchè si sono dovute pagare 24 milioni di dosi di un vaccino inutile al doppio del prezzo normale e indovinate di chi sarà la colpa? Non del conflitto di interessi della moglie di Sacconi; non della remissività dei governi Berlusconi nei confronti delle voglie da ninfomane di BigPharma e nemmeno della sorte che ha sventato la pandemia.
Se mancheranno i pannoloni e staremo mesi in lista d’attesa per la mammografia sarà ancora colpa dei comunisti.

P.S. Non c’entra niente ma è una domanda che mi faccio dall’altra sera. Tutte le alte cariche dello Stato hanno condannato l’attentato mafioso al tribunale di Reggio Calabria. Il presidente Napolitano, il presidente Fini, la vicepresidente della Camera Bindi, il presidente della regione Loiero. Da Berlusconi, presidente incerottato del consiglio, nulla. Non pervenuto. Perchè?
Solo una curiosità.

P.S.2 Sono andata per curiosità, ancora, a cercare sul sito dell’antibufalaio ad honorem, Attivissimo, qualche notizia sulla bufala dell’H1N1. Nulla. Forse è solo questione di tempo. Attendo con ansia.

“Intendiamoci. Tangentopoli non è stata un’invenzione della magistratura, le tangenti, le corruzioni e le concussioni c’erano e sono state provate e non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte. Ma al di là delle responsabilità penali, la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica“. (Piero Fassino, dicembre 2009)

Ecco. Con il cervello obnubilato dall’overdose di carboidrati e acidi grassi a catena lunga dei cenoni di questi giorni, ci eravamo lasciati sfuggire questa chicca, questa uscita a mezzo stampa del magro Fassino.
Vedi cosa vuol dire mantenere una dieta bilanciata ed avere un fisico asciutto e senza un filo di grasso che ti circola per le arterie? Non si rischia di avere le traveggole e di vedere dei cinghialoni fantasma che girano attorno a casa, con la voglia da parte tua di mettere mano alla doppietta del nonno.
Troppi zuccheri rendono cattivi, è provato scientificamente, aumentano l’aggressività, si arriva ad odiare l’avversario politico.
I magri invece mantengono la calma e l’obiettività. Certo i magistrati potevano chiudere un occhio ma, ormai che il guaio è fatto, diciamo che Bettino è stato un capro espiatorio. Tra un po’, basta avere fede, diventerà anche un martire.

Che il cinghialone sia il primo responsabile dell’enorme potere di Silvio Berlusconi fondato sull’illegalità più completa e del fatto che qualsiasi fenomeno da baraccone ex-socialista si senta in diritto ormai di attentare alla Costituzione perfino nella sua parte immodificabile, al cachettico Fassino non passa manco p’ ‘a capa. Siamo in emergenza democratica e lui disquisisce di massimi sistemi. O di massimi D’alema, il politico che se gli strappi la pelle del volto ci trovi sotto le squame del biscione. Inciuciors, la razza peggiore di reggitori di sacco del più grande statista degli ultimi 150 anni impegnato a diventare un neopornoduce con il fondotinta da far rimpiangere Benito.

A proposito, l’idea di De Magistris, di offrire un salvacondotto al nano ed alle sue ballerine purchè se ne vadano via alle Cayman o in culo al mondo, modestamente, l’avevo avanzata anch’io qualche post fa.
Ovviamente la proposta, che è molto più pragmatica di qualsiasi ipotesi di accordo, inciucio o riforma, perchè toccherebbe solo lui e non l’interesse collettivo del popolo italiano, e sarebbe quindi il minor male possibile per il nostro povero paese, ha già suscitato lo sdegno degli esponenti del PDL, in primo luogo dei maggiordomi Bondi e Capezzolone.
A ruota, naturalmente, è giunta anche la riprovazione del PD, per bocca del Letta nipote. I piddini grigi, terrorizzati all’idea di un nano esiliato a Sant’Elena, con il quale non poter più inciuciare ed infilarsi le dita reciprocamente negli orifizi, dicono che Di Pietro e De Magistris con queste iniziative portano il centrosinistra nell’abisso.

Questione di punti di vista. Nell’abisso della vergogna nei confronti dei propri elettori i piddini ci sono già, almeno per coloro che hanno a cuore la legalità e che credevano che la sinistra avrebbe difeso la collettività dalle velleità autoritarie di un singolo. Berlusconi è illegale, chi difende Berlusconi difende l’illegalità. Sarà un banale sillogismo ma è la verità. Chi ha sentito Violante confessare il vergognoso accordo con Berlusconi, secondo il quale “non gli avrebbero toccato le televisioni”, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale che chiedeva di ripristinare la legalità, sa che non potrà mai più dare fiducia ad un centrosinistra che comprenda i Fassino, i D’Alema, i Letta e gli altri Inciuciors. Altro che revisionismo filocraxiano e capri espiatori che fanno ciao.

Giorni fa Massimo D’Alema si chiedeva, sdegnato dai sospetti di neoinciucio, quali fossero mai gli accordi sottobanco fatti dal centrosinistra con Berlusconi in questi anni. Un Travaglio sull’argomento, a questo punto, è di rigore.

Perchè oggi, invece di zamponi e cotechini, lenticchie, fuochi artificiali, botti, valzer viennesi, insulsi messaggi di fine anno e spumanti troppo gasati, prendo come immagine simbolo del Capodanno il poster di un film che doveva fungere da seguito di un capolavoro assoluto come “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e che risultò ovviamente niente di più di un onesto prodotto di fantascienza? Perchè diventa interessante e meritevole di menzione a posteriori, come mera curiosità, ormai giunti a questo fatidico 2010 citato nel titolo.
L’immagine poi è tipica dell’iconografia classica di fine anno. L’anno nuovo raffigurato come un bambino, in questo caso un po’ speciale, come ricorderanno gli amanti di 2001. Sullo sfondo, non la Terra ma Giove che simboleggia la prosperità. Scusate ma, invecchiando, sto diventato tremendamente junghiana. Mi acchiappano le simbologie e le sincronicità. Spero di non trasformarmi in un eroe di Dan Brown perchè sarebbe la fine.

Interessante è anche lo slogan del film che recitava: “L’anno in cui un gruppo di Americani e Russi intraprese la più grande avventura di tutti i tempi, per vedere se c’era vita oltre le stelle.”
Ah, l’ineffabile romanticismo degli anni sessanta! E come ci siamo ridotti in questo nuovo millennio…
L’Uomo è da un po’ che è sceso dal pero cosmico e non guarda più alle stelle ma alle più terrene stalle.
Quale avventura potremmo mai intraprendere quest’anno che non sia l’uscita definitiva, si spera, dalla crisi economica e dalle numerose guerre cominciate da una banda di delinquenti che oggi, a distanza di 9 anni da quel “2001” (sincronicità, sincronicità!) sta rialzando la cresta in cerca di nuovi disastri da combinare in giro per il mondo?

Si devono fare gli auguri, oggi, e facciamoceli. Salute, sicurezza economica nel senso di tutto ciò che non rappresenta precarietà, serenità (di conseguenza), affetti e sesso a tutto spiano, pace e crescita (nel senso individuale, perchè quella economica è una cazzata che ci sta portando alla rovina tranne pochi profittatori).

Nel nostro piccolo penisulare, cosa potremmo desiderare di più di liberarci di una zeppa di bassa statura che ci impedisce, ormai da decenni, di andare avanti in tranquillità e di pensare ai problemi generali, oppressi come siamo dalle sue personali magagne, e di lasciarcelo alle spalle per sempre? Oggi non lo nomino perchè non voglio farmi andare per traverso quella stupenda pasta al forno che un’amica mi ha preparato con tanto affetto ma è chiaro a chi mi riferisco. Che sia veramente l’anno della liberazione. Magari mandiamolo a vedere se ci sono altri mondi in giro per la galassia al posto di Americani e Russi ma l’auspicio sia, “fuori dai coglioni”.
Ma che amore e amore. Ho detto sesso, prima.

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