Seconda parte (la prima qui), della classifica dei più bei film degli anni zero secondo la papera cinefila.
1) Il Pianista – Roman Polanski
2) La promessa dell’assassino – David Cronenberg
3) Gran Torino – Clint Eastwood
4) Kill Bill vol. I-II – Quentin Tarantino
5) The Believer – Henry Bean
6) The Prestige – Christopher Nolan
7) Bastardi senza gloria – Quentin Tarantino
8) A History of Violence – David Cronenberg
9) Grazie per la cioccolata – Claude Chabrol
10) Million Dollar Baby – Clint Eastwood
11) Le tre sepolture – Tommy Lee Jones
12) Non è un paese per vecchi – Ethan Cohen, Joel Cohen
13) Irina Palm – Sam Garbarski
14) The Others – Alejandro Aménabar
15) Donnie Darko – Richard Kelly

15. Anche se il regista di Donnie Darko non riuscirà più a fare un film così e forse un film in generale, merita una citazione per l’incredibile contorsione mentale a cui obbliga lo spettatore. Gli abissi concettuali della fisica dati in pasto ai bimbominkia che, miracolo, si domandano cos’hanno capito del film. Ancora oggi ci chiediamo che cazzo significa questo film, ed è solo un bene. Cult: Patrick Swayze.

14. Finalmente un film sui fantasmi dove sono i vivi ad apparire e a spaventare. Cult: la rivelazione finale su Nicole e i suoi figli.

13. Per l’incredibile leggerezza, intelligenza e delicatezza con la quale vi si racconta la storia di una signora di mezza età che per necessità economiche – deve far curare un nipotino ammalato – fa le seghe a sconosciuti che lo infilano dentro un buco. Solo gli inglesi potevano riuscirci. Marianne Faithfull sublime. Cult: la malattia professionale di Irina.

12. Javier Bardem, con quell’assurda pettinatura, è il killer più spietato e spaventoso del decennio. Cult: l’arma impropria di Anton Chigurh.

11. Un western? Un horror? Un film straordinario. Dove i cadaveri producono effetti collaterali, specialmente se vuoi portarteli in giro per il Texas. Cult: Tommy Lee Jones regista e interprete.

10. Come fare un capolavoro su una roba come la boxe femminile. Il rapporto padri e figli che sempre ritorna nella filmografia da regista di Clint. L’eutanasia come scelta d’amore e libertà. Clint e Morgan Freeman che duettano in maniera mozartiana e Hilary Swank immensa solista. Cult: i dialoghi.

9. Chabrol è più crudele di Eli Roth ma non sembrerebbe. Il più bel ritratto di mantide del decennio affidato ad una Isabelle Huppert che fa persino rabbia, da quanto è brava. Cult: Mika che prepara la cioccolata.

8. Il passato che ritorna. La metamorfosi di un uomo che ha tentato di eliminare la violenza dalla sua vita senza riuscirci. Cronenberg e Mortensen assieme sono una garanzia. Cult: i camei di Ed Harris e William Hurt.

7. Perchè l’ultima parte, “La vendetta della faccia gigante”, è puro cinema e perchè “Orgoglio della nazione” di Eli Roth (per intero sul DVD) è un capolavoro nel capolavoro. La rivelazione Christoph Waltz oscura il bellone Pitt. Evvai! Da vedere assolutamente in lingua originale per apprezzare il multilinguismo del film.

6. Non solo uno dei più bei film del decennio ma di sempre. Duello e duetto logico e oltre la logica e l’immaginazione tra due illusionisti sul tema del doppio. Padrone di casa il grnade Michael Caine. Cult: David Bowie che interpreta Nikola Tesla.

5. Un ebreo che dice peste e corna degli ebrei. Un ebreo nazista. Un ossimoro vivente. Ryan Gosling in una interpretazione stratosferica per un film coraggioso e osteggiato. Cult: “Dove vai, Danny, non c’è nulla lassù!”

4. La Sposa. L’azione e il dialogo. I piedi di Uma Thurman. Gli 88 folli e la sepolta viva. La Pussy Wagon. Simply Tarantino.

3. L’ultimo film (forse) come attore di Clint Eastwood, meraviglioso ottantenne. Il vecchio operaio e la solitudine. Cult: “Mio Dio, ho più cose in comune con questi musi gialli che con i miei famigliari”.

2. Ancora Viggo Mortensen e David Cronenberg all’insegna del capolavoro. assoluto La spietatezza delle nuove mafie d’importazione. Film magnetico e insinuante come un cobra. Cult: I tatuaggi di Viggo.

1. Chissenefrega del passato di Roman Polanski. “Il Pianista” è il film definitivo sull’Olocausto e il più bello del decennio. Un Adrien Brody scarnificato per fame è un’immagine assolutamente indimenticabile. Tutto è vero della guerra raccontata da Polanski: l’irruzione improvvisa della morte, l’esplosione che ti assorda, l’assurdità del male, il fatto che i buoni e i cattivi sono da entrambe le parti e il fatto che il caso può farti incontrare, invece di una spietata SS, un tedesco che ama la musica. Cult: Le dita nella marmellata.

Bonus – Il miglior peggior film del decennio

La Passione di Cristo di Mel Gibson

Il pregio di questo film, al di là del kitsch sanguinolento sparso con i cannoni sparaneve è che ha stabilito una volta per tutte che la Passione ha da essere una Passione, non il megasantino di Zeffirelli con i chiodi per finta. Altrimenti i cristiani non si smuovono più e non comprendono fino in fondo l’entità del sacrifico divino. Quindi ci stanno anche le mazzate iperrealistiche ed il sangue ad ettolitri. Cult: i romani che parlano finalmente in latino.

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