Che questo governaccio sia profondamente fascista fin dentro agli aminoacidi del DNA, del fascismo leccaricchi dei gerarchi più che di quello di Mussolini, lo dimostra la sua cultura dell’elemosina, del governo che fa e graziosamente concede per lascito, per generosità del Sire, più che per dovere.
Il gerarca coordinatore Denis Verdini, compagno di merende di Balducci, membro onorario della cricca magna-appalti della Bertolaso S.p.A. (Società per Arraffare), nella lettera inviata ai responsabili abruzzesi del partito, incaricati di reclutare terremotati da deportare a Roma per il nanoday, ci offre questi nobili concetti, direttamente estrapolati dalla mentalità neocoloniale del partito del Bauscia Re per il quale, appena usciti da Milano, siamo nel Terzo Mondo dei bisognosi:

“GLI ABBIAMO dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni”.
“Trovo che avete difficoltà a raggiungere l’obiettivo fissato di 50 pullman per l’Abruzzo”.

Sa, marchese, gli abruzzesi avrebbero altro a cui pensare, con un centro storico ancora invaso dalle macerie di un anno fa, con branchi di sciacalli che si sono arricchiti sulle loro disgrazie, con case consegnate si, ma che cadono già a pezzi perchè sono state realizzate dagli amici degli amici.
Non importa. Secondo Verdini la ricetta è “andare nei quartieri ricostruiti dove sono state consegnate le case a 40 mila persone, con un semplice megafono, reclamizzando la manifestazione romana e sollecitando quelle persone a ringraziare Berlusconi venendo in piazza San Giovanni“.
“Non posso credere che quella popolazione beneficiata non riempia cento pullman oltre a quelli già organizzati”.

Come è ovvio, dopo averti fatto l’elemosina, il ricco te la rinfaccia sempre: la casa ricostruita, secondo il Denis, “vale almeno il doppio” di quella che avevi prima, ingrato d’un aquilano.

Questa roba vomitevole mi ha fatto ritornare in mente le usanze del nostro passato fascista, delle quali ho parlato in un post tempo fa:

“Il 19 febbraio 1937 Rodolfo Graziani, per festeggiare la nascita a Napoli dell’erede al trono Vittorio Emanuele, convocò nel suo palazzo di Addis Abeba un bel po’ di notabili locali e qualche centinaio di poveri, ciechi e storpi ai quali annuncia che farà l’elemosina di due talleri d’argento.

Anche adesso come allora il regime non parla a cittadini ma a sudditi e, se questi sono stati tanto sfortunati da subire un terremoto, li considera automaticamente straccioni da aggregare alla massa dickensiana dei bisognosi ignoranti ai quali è convinto di riuscire a strappare un voto in cambio di qualche roboante promessa. La falsa promessa di aumentare le pensioni al minimo, l’elemosina della Social Card, ricordate? I vari bonus che periodicamente questi cialtroni pensano di farci cadere nel piattino perchè stiamo buoni e continuiamo silenziosamente a leccare.
Questo mentre loro pagano la prestazione di una puttana quello che noi guadagnamo in un mese.

Non so cosa abbiano risposto gli aquilani ai megafoni del PdL. Ci voleva un vaffanculo da smuovere i pennini del sismografo.

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