Il suo nome è Gianfranco Fini. Ne sono ancor più convinta dopo aver ascoltato stasera il commento a palle mosce di Pierluigi Bersani, colui che in teoria dovrebbe fare l’Opposizione in Italia, a margine del resoconto degli stracci della libertà che sono volati nel Gran Consiglio del Berlusconismo in questo quasi 25 luglio.
Bersani, concentrandosi più sull’epifenomeno “rissa” che sulla sostanza delle cose, ovverosia le rivendicazioni di legalità, difesa dell’unità nazionale e della democrazia di Fini, dimenticandosi che sono temi che doveva portare avanti LUI assieme a quei cazzoni del PD, ha parlato in generale di “spettacolo indecoroso” confondendo Fini con Berlusconi, cioè uno che parlava da persona sana di mente e con lucidità di cose concrete con un vecchio miliardario squilibrato agitato sulla sedia da un delirio di lesa maestà.
Invece di tendere una mano a Fini ed ammettere che non si poteva che condividere il suo intervento odierno anche perchè, volenti o nolenti, una volta tolto il disturbo Berlusconi, è con lui che bisognerà fare i conti, Bersani si illude che cada il governo, si torni alle urne e gli italiani, ormai assuefatti alla destraccia berlusconiana, improvvisamente si mettano a votare sinistra, o quella specie di sinistra che rappresenta. Dice: “Finchè governano loro non si faranno le riforme”. Bravo Bersani, come al solito non hai capito un cazzo.

Non so se ci si renda conto veramente di ciò che ha fatto Fini oggi. Del coraggio, bisogna dirlo, che ha dimostrato.
Riassumendo per sommi capi, ha detto in faccia a Berlusconi che deve accettare il dissenso interno al partito. Sembra una cavolata ma ricordiamoci che di fronte aveva il ducetto di Arcore. Colui che si esalta della ola di un manipolo di troiette prezzolate.
Fini ha definito lo strapotere di costui, risultando fin troppo gentile, “centralismo carismatico”. Ha ricordato al ducetto l’uso criminoso che fa dei suoi giornali in funzione antidissenso, gli ha ricordato che il tradimento proviene più sovente da coloro che leccano piuttosto che da coloro che criticano costruttivamente. Chissà a quanti avranno fischiato le orecchie in platea?
Lo ha punzecchiato sulla questione liste nel Lazio facendo capire a buon intenditor che quella “dei radicali violenti e del complotto dei giudici cattivi” è stata più probabilmente una montatura fatta per tentare di vincere facile con qualche trucchetto. Insomma ha insinuato che sia stata una sceneggiata. Mica pizza e fichi.
Ha citato Giovanni Falcone. Come bestemmiare in chiesa, di fronte a tanti stallieri o aspiranti tali.
Ha chiesto conto al ducetto della sua accondiscendenza verso tutte le richieste della Lega, anche quelle più assurde.

Già, la Lega. Come non essere d’accordo con il Fini che si domanda se il federalismo non sia una cosa che non ci possiamo permettere , data la attuale congiuntura economica? Che abbia senso promettere solo tagli alle tasse e facile ottimismo quando invece sono i sacrifici che bisogna chiedere alla gente per ripianare il debito? Che si chiede perchè si debba cedere alle richieste di chi vorrebbe calpestare la dignità delle persone solo perchè sono extracomunitarie?
Certo, qualcuno dirà che Fini ha firmato la legge Bossi-Fini, che è stato corresponsabile di tutti gli atti del governo attuale e degli altri precedenti di centrodestra. Chi lo nega?
Però se oggi esce allo scoperto è perchè obiettivamente non si può pretendere che un uomo di destra accetti passivamente che un gruppo di cialtroni ignoranti della storia del loro paese si permettano di definire l’Unità d’Italia un anniversario che non ha motivo di essere festeggiato.
A pensarci bene non è questione di essere di destra. Qualunque italiano oggi ha il dovere di essere con Fini contro la Lega sfascianazione. Lega che ha mano libera solo perchè ha promesso al vecchio squilibrato di aiutarlo a morire impunito, dopo avergli dato del mafioso per anni.

La legalità, appunto. Vi sembra poco che si sia tentato, da parte di Fini, di difenderne il primato? Di ricordare al ducetto che il processo breve, che lui ha chiamato più correttamente la “prescrizione breve” era una porcata visto che avrebbe mandato impuniti migliaia di potenziali colpevoli? Non è degno di encomio il continuo richiamo di Fini all’Europa, continente al quale dobbiamo disperatamente aggrapparci se non vogliamo affrontare una fatale balcanizzazione sempre per colpa dei magnapolenta?

Mentre lo ascoltavo oggi mi tornava in mente la sua faccia impietrita immortalata dalle immagini televisive quando Berlusconi, in pieno parlamento europeo, recitò la guittata di Schultz e i Kapò. Allora Fini avrà pensato di aver visto il fondo dell’abisso. Invece da allora Berlusconi è, se è possibile, peggiorato. Ribellarsi alla sua follia, allo sfascio totale del paese che ha in programma è il minimo che un politico serio possa fare. Fini ha solo dimostrato di non voler seguire il pazzo nei suoi deliri. Vi pare poco?

Che Bersani non comprenda in pieno la portata della rottura di Fini nei confronti della deriva dittatoriale del berlusconismo più spetasciato non rattrista nemmeno, fa solo rabbia. La rabbia di chi vede un potenziale enorme in termini di capacità di opposizione sprecato nelle mani di incapaci che rimarcheranno che comunque Fini è un ex fascista. Certo, ce ne fossero di ex comunisti con altrettanta lucidità. Lì in platea, tra i papiminkia più sfegatati, c’era un ex comunista: Sandro Bondi.

In un paese dove il coraggio è merce rara e la vigliaccheria pretesca ha avuto gli onori della più alta letteratura, il dissenso esternato da Fini oggi mi è parsa una cosa importantissima, da salutare addirittura con un fragoroso applauso. Ma tutto questo Bersani, come Alice, non lo sa.