Iniziano ad arrivare alcuni flebili lamenti di riprovazione nei confronti del governo dagli elettori di Berlusconi, affidati alle pagine online dei siti azzurri e ripresi ieri in un articolo dell’Unità.

«Presidente, se vuole avere la stima degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti i suoi predecessori».
«Silvio, caccia tutti i mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti a pu…..e».
«Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei».

Questi lai dovrebbero stringerci il cuore come i gemiti dei piccoli di foca presi a bastonate o i belati degli agnellini condotti al macello e invece, a me personalmente, fanno venire il sorrisetto da Gioconda, oltre alla voglia di prendere la mazza da baseball ed assestare qualche colpo di grazia agli ingenui che non si sono accorti di aver eletto una manica di ladri. E che, oltrettutto, non si rendono conto, talmente sono ingenui, che le puttane, i servi e di conseguenza i famosi ladri li ha messi lì proprio Berlusconi, non la Fata Turchina o Babbo Natale.
Eppure i presupposti perchè andasse a finire nel magnamagna c’erano tutti. Quando si mandano in Parlamento, oltre alle favorite di letto ed ai compagni di merende, frotte di inquisiti e addirittura condannati in via definitiva, qualche sospetto dovrebbe nascere anche nell’elettore più sprovveduto.

Questi commenti sono antropologicamente e sociologicamente interessanti perchè mettono a nudo il problema principale che affligge questo paese e che bisognerà, una volta risolto il nodo Berlusconi, affrontare con serietà. Magari con l’aiuto di una classe dirigente veramente moderna. Mi riferisco alla voglia di dispotismo, di piccolo padre, di conducator che ancora affligge gli italiani e che li spinge a cercarsi, più che un governante capace, un diopadreonnipotente al quale delegare ogni decisione importante che li riguardi.
I commenti sono preziosi perchè denunciano il carattere intrinsecamente dispotico del berlusconismo ed il tipo di relazione immatura che gli elettori hanno con Berlusconi.

Se avete notato, questi elettori delusi non se la prendono con Berlusconi per la corruzione dilagante ma con chi gli sta attorno, con le figure in secondo piano, con i comprimari e le comparse.
In qualunque altro paese europeo avrebbero detto: “Berlusconi, hai fallito, vattene a casa e non farti più vedere” ma purtroppo questa non è l’Inghilterra di Gordon Brown e Berlusconi non abita al 10 di Downing Street.
Lui, il protagonista, il Papi Re, è sempre innocente, ha sempre ragione. Il popolo lo giustifica. Se ha sbagliato è perchè è stato ingannato, perchè i “cattivi” lo hanno indotto in errore, perchè qualcuno ha carpito la sua fiducia. Perchè lui è buono. Non può essere cattivo.

Certi comportamenti ed atteggiamenti dei popoli possono essere tranquillamente descritti con i modelli della psicodinamica individuale. Più il popolo è coeso in un pensiero unico, come avviene delle dittature o pseudo tali, più il parallelo è azzeccato.
Dal punto di vista psicologico, questo atteggiamento fideistico degli elettori di Berlusconi nei confronti del potere politico e della figura del capo è profondamente infantile perchè ricalca la relazione padre-figlio vissuta dal bambino piccolo, per il quale il padre è infallibile e un modello da copiare pari pari. Successivamente arriverà la fase adolescenziale del rifiuto e della ribellione ma, fino a quel punto, ogni cosa che fa papà è buona e giusta, comprese le malefatte.
Non si può negare che questi italiani vogliano tutti diventare come Berlusconi, da grandi, che ne siano orgogliosi al punto di sentirsi un poco partecipi di tanta fortuna e di vantarsene con gli altri bambini: “il mio papà è più ricco del tuo, gne gne.”

C’è dell’altro, però. Il bambino nutre una fiducia cieca nei confronti del padre, si affida completamente a lui. Così succede al popolo-bambino che si fida ciecamente del dittatore.
Non rivendica sempre, Silvio, che il popolo gli ha dato fiducia con il voto? Non lo ripete fino alla nausea?
Ora càpita che papà a volte abusi di questa fiducia e faccia delle brutte cose al bambino , il quale però non ha il coraggio di credere che possa averle fatte perchè sarebbe come ammettere di essere stato ingannato da colui che non avrebbe mai dovuto farlo. Ciò equivarrebbe al crollo di un mondo intero, al verificarsi di un evento devastante.
Per cui rimuove, nega o proietta il male su altre figure, su comodi capri espiatori e babau perchè ha disperatamente bisogno di continuare ad avere come riferimento un padre infallibile che non lo deluda mai.

Nei regimi dittatoriali succede spesso che il buon padre di famiglia che ha carpito la fiducia del popolo si tramuti in abusante. Il popolo ha sotto gli occhi gli abominii del regime, li subisce sulla propria pelle ma non ha il coraggio di denunciarli o di ribellarvisi. Il dittatore carismatico tiene il popolo sotto ricatto emotivo. La disillusione è talmente dolorosa che è meglio illudersi che non sia successo nulla.

Il conflitto interiore tra percezione inconscia dell’abuso subìto e necessità di conservare un’immagine buona del padre provoca un devastante disturbo nevrotico e una depressione caricata da un’enorme rabbia repressa. Magari, dopo vent’anni, questa rabbia nascosta riuscirà a tramutarsi in aperto risentimento verso l’abusante ed in ribellione e voglia di giustizia ma intanto il male corrode all’interno chi lo ha subìto.

La reazione depressiva dei popoli abusati si concretizza nel ritiro dalla partecipazione politica, nel ripiegamento su se stessi ed in uno sfrenato individualismo, nella sensazione provata che non vi possa essere alcun tipo di cambiamento possibile, nel nihilismo. Un popolo malato dentro perchè è stato ingannato ha anche paura degli altri, soffre di diffidenza paranoica nei confronti dei diversi perchè è su di essi che proietta la propria angoscia.

Solamente il ristabilimento della democrazia, che non a caso corrisponde in questo modello ad una fase evolutiva successiva all’infanzia, può condurre verso un rapporto quasi paritario tra popolo e governanti.
In democrazia il capo che sbaglia viene cacciato senza giustificazioni e ricatti emotivi perchè è solo un amministratore, non un deus ex machina o una figura paterna. Soprattutto al capo si riconosce la responsabilità finale di ciò che fanno i suoi sottoposti. Se la nave va a fondo è colpa del capitano, non di una congiura dei boccaporti.
Generalmente la cacciata avviene senza alcun spargimento di sangue, con la semplice rescissione di un contratto e con nuove elezioni. “Vi ringrazio, è stato bello, vi auguro una buona giornata.”
In democrazia la relazione tra governanti e governati è sana, matura, adulta, basata sull’Io cosciente.
Quella tra capo carismatico e popolo bambino invece è malata, immatura, infantile, dominata dall’inconscio. Ecco perchè i popoli che vogliono uscire da una dittatura lo fanno spesso abbandonandosi ad atti di violenza inaudita. La ferocia agita sul corpo di Mussolini a Piazzale Loreto era anche quella di un popolo ingannato, ferito, abusato e trascinato in un abisso di morte e distruzione fino alla follia.

Per tornare al berlusconismo, ai suoi elettori che cominciano forse a togliersi il prosciutto dagli occhietti, come finirà?
Siamo in una situazione anomala come poche. Siamo in una democrazia però guidata da un dittatore seguito da un popolo adorante che però comincia a vedere nel suo regime qualche ombra.
Gli italiani saranno capaci di liberarsi di Berlusconi e della sua cricca di affamati di potere e soldi in maniera pacifica o perderanno la testa? Si limiteranno anche questa volta alle monetine o andranno oltre? Difenderanno il loro caimano fino in fondo o la crisi sarà come un bello schiaffo sonoro in faccia che ci farà svegliare tutti?
Dipenderà anche dalla capacità di chi si oppone al governo, dall’esterno e dall’interno, di proporre alternative concrete. Ne va della nostra democrazia.

A proposito di opposizione. “Non si tratta di mele marce” ha detto Don Bersani, riferendosi ai casi di corruzione che hanno coinvolto i castamen governativi, “ma è tutto il cesto ad essere marcio”.
Io aggiungerei che il problema è l’albero. Che sarebbe da tagliare rasoterra.

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