Ha ragione Marco Travaglio. Dobbiamo lasciarlo lavorare, il piccoletto, perchè sta scavandosi la fossa da solo e ormai è arrivato ai fatidici six feet under.
Un Berlusconi sotto osservazione da parte di numerosi poteri forti internazionali per le sue tendenze autoritarie e le minacce alla libertà di stampa che fa? Va a Parigi e cita Mussolini, sottilmente paragonandovisi e lamentando che “i capi di governo non hanno potere”. Parla di gerarchi, di cavalli, neanche fosse Caligola, insomma un delirio totale ed ormai irreversibile. Si può pensare che se il prossimo 25 luglio Fini e Bocchino non lo faranno cadere durante un Gran Consiglio dei Ministri, ne farà una malattia.
Non abbiamo visto le facce di chi lo ascoltava durante il vertice parigino dell’OSCE ma possiamo immaginarle simili a quella dell’impietrito Gianfranco Fini all’epoca dello Schultz-suggerito-nel-ruolo-di-Kapo nella famosa guittata in “chiacchiere&distintivo mode” di Strasburgo.

La cosa incredibile comunque è che abbia scelto, come fonte della sua citazione odierna, i “diari di Mussolini”. Diari sbandierati tempo fa da Marcello Dell’Utri come una grande scoperta storica e in seguito bocciati come falsi clamorosi dagli esperti. Non si accontenta più delle sue, di bugie, utilizza anche quelle altrui, raccatta le cicche.

Il suo rapporto con la menzogna è a dir poco cosmico. Giorni fa ha inanellato una sequela di balle sull’operato del suo governo che ad un certo punto il naso ha sfondato la vetrata.
Durante un incontro con la Lega ha affermato che “con me tecnico il Milan sarebbe campione” e “Avrei vinto lo scudetto con 5-6 punti di vantaggio”.

Non è che al Real lo vorrebbero al posto di Mourinho? A me, come premier, al suo posto, andrebbe benissimo anche Leonardo.