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Mi hanno rimproverato di aver risposto a Paolo Barnard e non a Massimo Fini.
Tranquilli, nessun favoritismo, ma che dire di fronte a qualcuno che scrive:

“Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.”

Forse abbiamo capito male o voleva provocare, come il bimbetto che al tè delle signore si mette a giocare con la pupù nel vasino ma pare proprio un’invocazione al modo di produzione afghano di oppressione femminile. Che non lo sentano gli americani, che da anni si stanno sbattendo per modernizzare il paese a scopo di mercato e per importare colà anche i wonderbra e i perizomi.

Capito? Era partito con un’interessante analisi del capitalismo che non ha affatto liberato le donne dalla schiavitù del doppio ruolo casa-lavoro, ok, bravo, anche se l’argomento non è affatto nuovo anzi, è più trito di un hamburger, e poi si è perso miseramente, forse distratto dal passaggio sotto i portici delle teenager con il solco che occhieggia dal jeans a mezza chiappa. O Lolita, fuoco dei miei lombi ed obnubilamento dei miei neuroni.
Perchè proprio l’Afghanistan e non, mettiamo, l’altrettanto repressiva Arabia Saudita dove le donne, ad esempio, non guidano l’automobile? Scartando l’ipotesi provocazione perchè sarebbe veramente banalotta, sembra che il Fini pensi: “Mettiamo un bel burqa a queste svergognate in tanga, diamo loro una bella dose di svergate a tarantella,” così ci sentiamo veri uomini e non dei mezzi finocchi come i babbi che spupazzano i figlioli, aiutano le mogli in casa e, vivaddio, sono capaci anche di disinnescare ogni tanto il modulo “machoman per forza”.

Che idea retriva della virilità hanno questi ragazzi nonni che si sfogano strofinando vigorosamente la penna. Oserei dire che stanno per perdere definitivamente l’opportunità di capire le donne. Poi, scusate, ma se alle strafighe mettiamo il burqa, come fa Barnard ad eccitarsi sotto i portici e a darci delle cretine, che ci piace tanto?

Ora basta, stiamo dando eccessiva importanza ad un caso conclamato di carampanismo maschile à deux.

Signor Paolo Barnard, si lasci servire da me, il cretino sarà lei.
Ancora con la storia delle donne che non gliela danno? No, davvero, non se ne può più. Arrivo ormai a preferire i titoli e relative articolesse del “Giornale”, almeno mi fanno ridere e non mi sollecitano quel misto di insofferenza, rabbia e penosissimo disprezzo per chi si permette, non avendo ottenuto il giocattolino, di maledire l’intero genere femminile, ma come si permette.
Orsù, sottoponiamoci per l’ennesima volta al tormento del Barnard in bianco. Vai con la lamentazione numero… ormai abbiamo perso il conto.

“Percorro in bicicletta una via di Bologna sotto un portico, e scorgo una silhouette femminile strepitosa. Come mi avvicino, realizzo ancor di più la bellezza di quelle forme, una vera grazia. Se ne sta in attesa da sola, avrà una trentina d’anni, io le sfilo di fianco e ammiro. Dentro un maschio sessualmente sano, e sano di mente, in quei momenti accadono due penosissime cose: prima cosa, ti dici “ma perché non posso semplicemente premere un bottone e ritrovarmi abbracciato a quella meraviglia ora, subito, baciarla e fare l’amore, Dio mio!”, e te la prendi un po’ con la crudeltà della natura che ci ha fatti così maledettamente innamorati delle donne, del loro odore, di come sanno toccarti, quando poi quell’oggetto/soggetto di desiderio è così difficile da raggiungere pur essendo così frequente da incontrare. Un po’ come fossimo tutti, noi maschi, appassionati di sonate romantiche, e a ogni angolo di strada udissimo le note di un notturno di Chopin, per poi dover accelerare via e perderci subito nell’ignobile fracasso del traffico. Un tormento.”

No, Paolo Barnard, non dica “innamorati delle donne” perchè non è vero. Prima di tutto non è innamoramento ma volgare ingrifamento modello muflone muschiato in calore. Però, a differenza della povera bestia che non starebbe certo a controllare le misure della muflona, lei è innamorato solo di certe donne, quelle strafighe, bella forza, ed è questo il tormento che un dio particolarmente sadico le ha giustamente inflitto, facendole incontrare solo strafighe che non se la filano.
Provi ad accontentarsi se vuole veramente chiavare. Don Giovanni insegna che per essere un vero collezionista di passere non bisogna andare troppo per il sottile, farsi condizionare sempre dall’estetica, mioddio che banalità. “Non si picca che sia ricca, che sia brutta che sia bella. Pur che porti la gonnella, voi sapete quel che fa.”
Lei non sa cosa si perde ad essere così sofistico di palato. A quali delizie rinuncia ragionando solo con il cervellino tarato sull’ultimo numero di “Max”. Ci sono donne che non attendono altro che il seduttore che era stato creato apposta per loro e invece si ritrovano solo degli sfigati che per amare le donne devono avere per le mani come minimo Angelina Jolie. La quale, giustamente, si è scelta un Brad Pitt, mica un Paolo Barnard, with all respect.
Ma proseguiamo con la lamentazione del nostro, che merita.

“La donna sotto al portico aspetta la fine delle mie parole, si gira sui tacchi e muove un passo via da me, muta, neppure uno sguardo. Penso “non ho scritto ’Sono andato a puttane’ per nulla, ci risiamo”. C’era il sole, ora grandina, sto per mandarla a cagare, ma in un moto di civismo che non merita le do una seconda chance: “Era solo un complimento, non fa piacere?” le dico. Muove altri due passi dandomi le spalle, guarda laggiù chissà che cosa di più interessante di un uomo che è cortese al punto di omaggiare la sua bellezza. Tutto questo si realizza nella metà di secondo che ci metto ad esprimere la sintesi appropriata, e quando ancora la ‘ere’ di “non ti fa piacere?” è nell’aria le sibilo “Cretina”, e me ne vado.”

Bontà sua che riesce a tenere a freno quella specie di istinto predatorio da serial killer mancato che guata la preda e non ottenendone soddisfazione vuole solo ucciderla e non la prende a rasoiate ma si limita all’insulto, al “cretina”. Peccato che poi, tornato a casa, l’istinto omicida si sfoghi attraverso la penna e cretine lo diventiamo tutte, comprese noi che strafighe lo fummo ma tempo fa e che quindi non possiamo più sperare nemmeno in un suo prezioso insulto di genere.

Sa, Barnard, sempre a causa di quel dio leggermente sadico, lei porta il cognome di colui che i cuori li aggiustava invece di frantumarli e che, per ironia della sorte, è passato alla storia come gran chiavatore.
Se non vuole fidanzarsi con il suo sodale Massimo Fini, che io penso sarebbe l’unica soluzione per placare entrambi i bollenti spiriti, dia retta a me, abbassi il tiro e si rassegni a doversi accontentare, anche perchè a mettersi contro le donne c’è da rompersi le corna.
Prenda atto che noi siamo superiori.
Anche noi potremmo riempire giornalate di lamentazioni (e non lo facciamo) su gran tocchi di manzo che, siccome non abbiamo la taglia 42 o abbiamo superato i quaranta, nonostante facciamo loro sentire il nostro profumo e siamo ben disposte a darla loro senza indugi e magari senza complicazioni sentimentali, fanno i preziosi, ci ignorano ancor peggio di quanto abbia fatto la sua ignota bolognese. Diventate per questo dei cretini ai nostri occhi? No, solo individui che non ci meritano, peggio per voi. Potremmo scrivere di questa crudeltà del maschio troppo convinto di poter scegliere per sempre il meglio ma non lo facciamo. Abbiamo altre cose a cui pensare.

Non avrei dovuto nemmeno rispondere al suo ultimo articolesso ma il gusto di darle del cretino in ribattuta, mi creda, è troppo grande.

Essù, che volete che sia, siamo stati sbattuti fuori dai Mondiali al primo turno. Noi, i Campioni del Mondo gridato quattro volte, quelli del cielo azzurro sopra Berlino, di Materazzi, un anziano difensore, capocannoniere e della capocciata di Zinedine al suddetto che manda la Francia sotto la doccia.
E, pensate, “non-succedeva-dal-1974” hanno belato agonizzanti i fanatici delle statistiche, quei portasfiga che, appena un minuto prima, avevano detto appunto che era impossibile non passare il turno visto che dal 1974 non venivamo sconfitti. Possinammazzalli.

Ma poi perchè, pensavate che avremmo combinato qualcosa con quella squadra? Quando si gioca alla pene di cane, sempre con il solito schema: Zambrotta che va giù sulla fascia, crossa in area dove attende Cannavaro vestito da San Gennaro che ci deve fare la grazia, più un paio di attaccanti che sperano sempre che la palla caramboli loro sui piedoni di balsa, tutti marcati a francobollo da tre o quattro avversari misura armadio quattro stagioni che regolarmente intercettano la palla per manifesta superiorità fisica, cosa volevate di più?

In questi casi sono stupende le giustificazioni che vengono accampate da chi non è capace di dire “abbiamo fatto schifo, è giusto così” ma vogliono spiegarci il motivo della sconfitta. Per primi i giocatori, quando dicono: “Sentivamo la responsabilità”, “Eravamo terrorizzati”.
Grazie al cazzo, se queste signorine avessero dovuto sbarcare ad Omaha Beach con i crucchi che gli tiravano addosso, chissà…
E’ qui che si vedono gli attributi di una nazione e le palle dei suoi abitanti maschi. A questi miliardari in tacchetti, alla prima avversità, è scappata la responsabilità all’improvviso, con il sudorino freddo, e se la sono fatta addosso.

Ho sentito telecronisti tirare in ballo la sfortuna (e vabbé, un classico che si porta su tutto), l’altitudine (1600 metri, hai detto l’Annapurna), la stanchezza (ziobò, non per essere banali, ma con quello che guadagnano…). Non ho sentito nessuno nominare una “distrazione da vuvuzela”, peccato, non ci sarebbe stata male.
Per fortuna non abbiamo dovuto lamentarci dei soliti errori arbitrali, non ce n’è stato neppure bisogno, dell’arbitro ostile. E’ stato un suicidio collettivo tipo Guyana, tipo Reverendo Jones.
Con Lippi che sorbisce l’amaro calice per ultimo, dichiarando sorprendentemente di “assumersi tutte le responsabilità” della débacle. Davvero, è talmente raro che qualcuno in Italia si assuma delle responsabilità che la cosa sembra quasi sospetta. Abbiamo dovuto riascoltare la dichiarazione più volte, perchè non potevamo crederci.

I leghisti avevano detto che l’Italia avrebbe comprato la qualificazione. Qualcosa tipo la famosa partita sospetta con il Camerun, ricordate?
Come al solito i legaioli mancano di fantasia. Non scherziamo, questa Italia sembrava tutt’altro che una potenza calcistica che corrompe le schiappe per vincere e consolidare il suo predominio. Sembrava invece una squadra pagata per perdere. In fondo, al nostro calcio, mancherebbe solo questo.

In fondo, sotto al maglioncino di cachemire, sono uguali. Due padroni.
Il più anziano, l’esecutore materiale del Piano di Rinascita, si ritiene insoddisfatto del potere da satrapo orientale che ha raccattato in decenni di sbattimento su ogni versante utile a farlo diventare un’edizione economica di uno statista, un ducetto tascabile.
Nonostante ciò ed alla dabbenaggine di elettori convinti, votandolo, di votare il male minore ( minore rispetto a cosa non è dato sapere) che lo hanno fatto diventare presidente del consiglio già troppe volte, è costretto a millantare un 68% di consenso che è cifra fasulla come l’ottone, fabbricata dalle sue amorevoli badanti sondaggiste che entrano a piedi uniti nel suo delirio. Il padroncino vorrebbe chissà, il 99,9 % periodico dei consensi ma, conoscendolo, possiamo dire che continuerebbe a lamentarsi di non avere potere.
Ora dice perfino che medita di lasciare, di andarsene. Noi non lo tratterremo di certo, specialmente se ci farà la garbatezza di portarsi dietro tutta la sua genìa famigliare per evitare tentazioni dinastiche. Francamente un PierSilvio 2 la vendetta non lo reggeremmo.

L’altro, il grande manager, il rianimatore di catene di montaggio comatose con la semplice imposizione delle mani, manda a dire che forse Pomigliano si può salvare, bontà sua, portando la produzione della Panda dalla Polonia alla Campania. Certo c’è da sbrigare prima una pura formalità: presentare una bozza di accordo-capestro ai sindacati, indire un referendum tra i lavoratori e pretendere almeno un plebiscito con oltre il 70 % di consensi, altrimenti non se ne fa nulla. Si torna a fare il culo ai polacchi.
Naturalmente si sapeva benissimo già dall’inizio che la FIOM avrebbe impedito il raggiungimento della percentuale richiesta dal maglioncino, visti i suoi numeri di rappresentanza in fabbrica.
A parte che ormai in questo paese le parole: discussione, dibattito, democrazia non sono più tollerate, sta passando definitivamente il messaggio che i sindacati devono giacere proni, alla pecorina, pronti a ricevere e possibilmente a muoversi un po’ così il padrone gode meglio e più in fretta. E se loro non godono ringrazino comunque per l’ombrellone conficcato nel didietro, che è meglio di niente. Lo sapete, no, il principio della zia ricca: “meglio lavorare a cinque euro all’ora in nero che non lavorare”.

A me tutta la faccenda Pomigliano, ovverosìa la pretesa del plebiscito, il chiedere apposta l’impossibile per non dover poi mantenere l’impegno, pare una sceneggiata in piena regola.
Così intanto si spaccano i sindacati ancora di più e si isola la CGIL (come Gelli comanda), e alla fine, vedrete se mi sbaglio, la Fiat andrà a pietire il solito aiuto di stato più o meno occulto, che farebbe fare al governo il beau geste di “salvare i posti di lavoro”. Siccome però gli aiuti di stato non sono più ammessi dall’Europa, per la Fiat la vedo grama. Stavolta forse gli investimenti per la “crescita” le toccherà tirarli fuori di tasca propria.

Intanto la domina di Confindustria, quella che la “crescita” la fa godere più del rabbit, dice che la crisi è passata, che si riparte. Abbiamo lasciato a terra i cadaveri di qualche milione di lavoratori, abbiamo la disoccupazione al 9,2% ma che volete che sia. Si era capito che lo scopo della crisi era tagliare i rami secchi, ovvero i lavoratori, per ottimizzare i profitti. “Ti licenzio”. “Ma perchè? Stiamo lavorando.” “C’è la crisi, signora mia”.

Questo è il capitalismo del ventunesimo secolo. Una robina marcia totalmente incapace di creare benessere generalizzato ma capace solo di combinare affari, accumulare capitale, distogliere risorse dal concreto per andarsele a giocare nel virtuale della Borsa-Casinò.

Su, dite che ci avevate creduto.
Stava solo scherzando. La crescita a Pomigliano? Sorridi, sei su scherzi a Panda.

Era colpa di un batterio, lo Pseudomonas, cioè uno che non è nemmeno un mona ma una specie di, se le mozzarelle crucche diventavano blu appena aperte le confezioni. Una cosa schifosa che ricordava dei bozzoli alieni, dei blob contenenti chissà quale forma di vita pronta ad infettarci.
“Problema risolto”, dicono, “non c’è pericolo per la salute dei consumatori”. Il fintomona è stato debellato, scusateci per il disturbo.
E’ incredibile come, anche di fronte all’evidenza di un alimento divenuto di un colore più che improbabile ed inquietante, pur di venderti della roba, si affrettino a minimizzare.
Sarà ma, le mozzarelle blu di Prussia, al limite, magnatevele voi.
Non è il caso di dire: “A volte ritornano” perchè costui non se n’è mai andato. E’ una presenza scomoda che aleggia da decenni sulla politica italiana, condizionandola pesantemente, e che ora rischia di diventare per il Dongiovanni di Palazzo Grazioli un vendicativo Commendatore, tornato dall’oltreloggia per ammonirlo della sua scelleratezza. Anche Mozart era massone, quindi la metafora calza a pennello.
Il Maestro Licio Gelli, intervistato dall’Espresso, è in vena di scrutini e pagelle per i suoi alunni, ma i voti finali di coloro che parevano all’inizio i più meritevoli riservano non poche sorprese.
Che il fratello n° 1816 fosse stato designato come esecutore materiale del Piano di Rinascita non era certo un fatto esoterico. Finora pareva essersi comportato di conseguenza. La RAI, come da istruzioni, la stava distruggendo, i giornali e le tv erano state infiltrate ad hoc. Molti confratelli erano entrati nei gangli vitali del sistema. Ecco un utile bignamino sulla storia della P2, dato che un ripasso, in tempi di esami, non fa mai male.

Invece il Maestro è in vena di bacchettate:

“Gli uomini al governo si sono abbeverati al mio Piano di Rinascita, ma l’hanno preso a pezzetti. Io l’ho concepito perché ci fosse un solo responsabile, dalle forze armate fino a quell’inutile Csm. Invece oggi vedo un’applicazione deformata’.
D. Non è contento dell’esecutivo?
‘Ho grandi riserve. Ci sono gli stessi uomini di vent’anni fa e non valgono nulla. Sanno solo insultarsi e non capiscono di economia. Tremonti è un tramonto. Il Parlamento è pieno di massaggiatrici, di attacchini di manifesti e di indagati. Chi è sotto inchiesta deve essere cacciato all’istante, al minimo sospetto’.

Sembrerebbe d’accordo con il wannabe ducetto di Arcore che reclama “più potere, più potere, più potenza, più potenza” (i freudiani si astengano da facili commenti). Invece, come un fulmine a ciel sereno, scende sul figliolo prediletto ex primo della classe la bocciatura senza appello:

D. Almeno il suo ex iscritto Silvio Berlusconi ha la sua benedizione?
‘Io sono un laico. Non do benedizioni ma certamente non condivido ciò che accade per sua volontà. Anche certe questioni private si risolvono in famiglia. Deve essere meno goliardico‘.
D. Vede in lui il realizzatore del Piano Rinascita?
‘Non è adatto. Inoltre, non ha molti collaboratori di valore’.

Oplà! Che il fratello 1816, invece di vedere la Luce, abbia visto solo la propria riflessa sullo specchio della vanità?
Non è una bagattella, ciò che Gelli manda a dire al fratello 1816. Gli sta rimproverando di pensare solo al proprio “particulare”, sottintendendo che altri potrebbero essere più adatti di lui.
Vuole perfino espropriarlo, in un momento politicamente delicato, e in prossimità del 25 luglio, dell’alleato più fedele, il Bossi:

D. Pensa che sia vittima della pressione leghista?
La Lega per me è un pericolo. Sta espropriando la sostanza economica dell’Italia. Le bizzarrie di Umberto Bossi hanno già diviso il Paese. Bisogna dire basta‘.

Sarà per questo che, da vecchio volpone, il nostro pensa ad una exit strategy in stile Craxiano? Un buen retiro al caldo nell’illusione che in Italia lo rimpiangeranno?
Parliamoci chiaro, se perfino Gelli lo vuole portare in autostrada per legarlo al guardrail, non è un buon segno.
Buon per lui che gli itagliani credono ancora che, come Gatto&Volpe, “non pensi al vile interesse ma unicamente ad arricchire gli altri”.
Gelli invece ricorda a chi vuole intendere ed agli italiani ottusi che questo tizio non sta facendo il suo lavoro. “Non è adatto”.
Mentre l’illuso dice che “siamo il paese più ricco d’Europa” (ah, quella luce che lo acceca…) e si pavoneggia con sondaggi sempre più compassionevoli preparati dalle sue badanti, il Maestro ha già inserito la marcia successiva, ed è una marcia rivoluzionaria:

‘I partiti non esistono più e i leader attuali passano il Rubicone con tre tessere in tasca. Non bisogna riformare solo la giustizia, ma prima di tutto l’economia e la sanità’.
Ci tranquillizzi, dottor Gelli. Lei non sta diventando di sinistra?
‘Io sono per il buon senso. Sono per il benessere al popolo che oggi patisce, non arriva al 20 del mese. Qui siamo oltre i margini della rivolta. Siamo alla Bastiglia’.

Il Gran Maestro, per lo meno con il suo ex pupillo, ha chiuso il cerchio con il compasso.

Avendo letto il testo dell’accordo su Pomigliano d’Arco, dico che le condizioni non sono poi così malvagie, suvvia. Otto ore di lavoro filate sul ritmo della Polacca (l’ultima mezz’ora serve per la ristorazione ma è retribuita, eccheccà) in uno stabilimento abituato a ritmi circadiani mediterranei posson bastare. Certo senza coca sarà dura ma per l’indennità sniffata, per la famosa Pista di Stakhanov, ci vorranno ancora molti anni di lotte operaie.

No, no, poteva andare peggio. Potevano chiedere agli operai di rinunciare anche all’ultima mezz’ora. Non lo sapete che i padroni, loro, lavorano anche quattordici ore di fila senza sentire né fame né sete né fatica? Non so come se la caverebbero con l’antidoping ma non sottilizziamo.

Mi rimane il dubbio su come si regoleranno con le necessità fisiologiche dei lavoratori durante le famose otto ore continuate. Va bene che non mangiano ma una pisciatina, secondo me, ogni tanto scappa lo stesso.
Suggerirei l’uso di cateteri e sacchettini tipo quelli degli astronauti. Altrimenti a qualcuno potrebbe venir voglia di pisciare nel serbatoio della Panda.

“Siamo tutti spiati”, urlava ieri il nanaccio dal solito palchetto da imbonitore congressuale, brandendo come una katana uno dei suoi più spompati deliri, quello di persecuzione. Dopo il presidente operaio, il presidente pompiere ed il presidente protettore civile, ecco il presidente paranoico ossessionato dalle cimici che si arrampicano sui muri e dalle reti invisibili di controllo che alieni malvagi, magistrati e comunisti hanno steso per tenerlo d’occhio. Un nuovo pupazzetto dipinto a mano da aggiungere ad una collezione che fa invidia a quella dei Puffi.

Ancora una volta un “tutti” usato come arma impropria, una generalizzazione che semplifica il concetto annullandolo nella propaganda. Per la cronaca, le persone sottoposte ad intercettazione telefonica in Italia sono, secondo un calcolo delle agenzie competenti, ventiseimila. Che diventano, per il moltiplicatore di pani e cimici di Arcore, sette milioni e mezzo di cittadini.

Come al solito il nostro usa un suo problema personale per convincere gli italiani di averne uno simile anch’essi. Non essendo riuscito a farli diventare tutti fantastiliardari come lui, pensa di cavarsela, come premio di consolazione, con la coccarda “Anche tu intercettato come me.” Naturalmente qualche papiminkia suggestionabile che si convince di essere anch’esso spiato come il capo volete che non salti fuori? “Si, si è vero, è una vergogna, siamo tutti spiati, Silvio ha ragione”, dicono appaludendo con le manone.

La menzogna del pupazzetto contiene come al solito una verità. In Italia è vero che si è spiati ma non dalla magistratura, che se lo fa ha sempre i suoi buoni motivi e per giunta legali, per esempio perchè pensa che siamo dei delinquenti in procinto di commettere un reato e cercano di impedirci di perpetrarlo. Con le probabili vittime che magari anticipatamente ringraziano.

Premesso che, fin dai tempi di Caino e Abele, chi fa parte del Potere è sottoposto al controllo dei suoi simili di casta e che la battaglia per il potere è da sempre combattuta a colpi di dossier, noi comuni cittadini siamo più facilmente spiati, o meglio schedati, che è la parola giusta, per altri motivi e da organismi tutt’altro che limpidi e regolari che niente hanno a che vedere con la magistratura che fa il suo mestiere contro il crimine.
Nei decenni passati, giusto per fare un poco di storia, chi faceva politica ed era iscritto ad un sindacato (a quel sindacato), veniva automaticamente schedato, cioè finiva nella lista nera. Nelle piccole e grandi fabbriche, c’era sempre modo di sapere chi era comunista. E, ovviamente, le idee politiche sono un fatto privato, sono dati sensibili che non dovrebbero interessare al datore di lavoro, soprattutto come scusa per licenziarti.
Poteva perfino succedere che certi politici locali andassero a spulciare le liste delle firme raccolte in piazza da un partito per vedere se c’era il figlio di tizio o di caio e in quel modo dare un parere all’imprenditore desideroso di conoscere le opinioni politiche di un neoassunto.

In occasione della recente campagna denigratoria contro il direttore di “Avvenire”, caduto sotto le grinfie degli “inglorious bastards” che scrivono sugli house organ di famigghia, si è riparlato della possibilità che anche l’essere omosessuali o il frequentare persone ed ambienti omosessuali possa costituire da sempre motivo di schedatura.

A parte le schedature politiche, i cittadini sono sotto osservazione continua delle telecamere poste ovunque, anche nei luoghi pubblici. Sono torturati ad ogni ora del giorno da telefonate moleste di gente che vuole vender loro qualcosa.
Il ministro sassofonista acchiappamafiosi vuole addirittura mettere in tutte le principali stazioni ferroviarie i body scanner, quelli che ti guardano dentro le mutandine per vedere se ci nascondi una pistola o sei solo contento di vederlo.
Ovviamente la scusa è che bisogna difendersi dal terrrrorismo interrrrrnazionale, quello con tutte le errre, che magari lancerebbe una Freccia Rossa a bomba contro l’ingiustizia, e non perchè magari chi fabbrica quegli aggeggi vuole fare l’affarone con la grande Meretrice che è lo Stato committente.

Ormai lo sanno anche i sanpietrini che queste norme antiterrorismo che scimmiottano il famigerato “Patriot Act” degli Stati Uniti, non servono contro il terrorismo (che viene fuori a comando quando, come la serva, serve) ma per controllare meglio i cittadini nei loro movimenti ed azioni. Anvedi mai che crollino tutte le Borsacce all’unisono e scoppino tumulti. Con la scusa del terrorismo gli scateniamo contro i Robocop e li immobilizziamo con i pungoli elettrici che avevamo già pronti dai tempi di Bin Laden.

Al Grande Protettore della privacy dei cittadini pronto a disfare la Costituzione pro domo sua chiederei, inoltre, perchè io, mentre sto esercitando le mie funzioni di segretaria e telefono per conto della mia ditta al call center di un fornitore di energia per sbrigare una pratica amministrativa, devo dare le mie generalità comprensive di codice fiscale (non la partita IVA della ditta, badate bene, il mio codice fiscale) senza potermi opporre alla richiesta, altrimenti la pratica non va avanti? Che gliene fotte ad Enel o alla Telecom di chi materialmente sbriga un lavoro aziendale per conto del suo datore di lavoro?

A proposito, sapremo mai la verità sui dossier Telecom, sull’Agenzia di Tavaroli e compagnia bella? Sull’uso illegale di intercettazioni telefoniche fatto per conto del centrodestra allo scopo di fottere i politici di sinistra? Sui nastri che arrivano sul tavolo di Silvio grazie ai buoni servigi dei parenti?
Con la legge contro le intercettazioni, i magistrati non potranno più di fatto usare le intercettazioni e tentare di sventare crimini in divenire.
I giornalisti non potranno più raccontare le meschinità e la delinquenza della classe dirigente.
Siamo sicuri che le agenzie illegali non continueranno a spiare come e più di prima in nome e per conto di chi comanda ormai in maniera assoluta? Non è che non vogliono le intercettazioni. Vogliono poterle fare solo loro.

Forse anche Totò avrebbe dei problemi a fare satira politica di questi tempi. E questo diventerebbe un esempio di uso criminoso del mezzo cinematografico.
Vogliono ridurre l’Italia così. Imbavagliata e sottomessa, preda di un gioco sadico. La nostra povera Italia ridotta a schiava non di Roma ma di Varese e delle cosche metastatizzate anche al Nord grazie alla connivenza di politici corrotti e corruttibili che nessuno avrebbe mai sospettato essere collusi con le coppole del profondo sud a causa della loro impeccabile inflessione meneghina.

I magistrati, con sforzi sovrumani e senza mezzi come sono, riescono a colpire la Piovra tagliandole un tentacolo dopo l’altro ma il governo del fare è pronto a varare una legge che farà stappare le bottiglie di champagne a tutto il peggio della criminalità organizzata e farà ricrescere i tentacoli alla bestiaccia. Una legge che da un lato impedisce alla Giustizia di funzionare e dall’altro lascerebbe i cittadini all’oscuro di tutto ciò che potrebbe turbarne il sonno. Per esempio scoprire che certi intoccabili di regime, autentici supereroi della propaganda, sono solo dei volgari ladri attaccati al quattrino e alle natiche di vari corpivendoli e corpivendole d’alto bordo, per una botta ai quali spendono volentieri lo stipendio mensile di un operaio.

L’OSCE, organismo internazionale di controllo sulle libertà democratiche si è espresso oggi contro la legge bavaglio che Berlusconi vuole a tutti i costi ed alla svelta, manco fosse a bordo di un’astronave pronta ad autodistruggersi tra trenta minuti (magari). L’ha detto a Fini, che traccheggia assieme a Bocchino ed alla Bongiorno: “O ti sottometti o si va ad elezioni anticipate”. Il nanaccio scalpita, vuole chiudere la partita. Di che si preoccupa? Non deve campare fino a 120 anni?
Il labbropendulo Gasparri ha risposto all’OSCE in maniera sublime, da autentico statista, invitandola a “presentarsi alle elezioni, quando sarà eletta potrà parlare…” Occazzo, questi sono convinti di aver vinto le elezioni a vita. Anzi, governeranno anche dopo morti, dall’oltretomba, che il Signore se li fulmini.
Eh, cari elettori del nanaccio, per voi un bel Signore vendicativo e giustizialista tipo quello dell’Ezechiele 25, 17 sarebbe ancora poco.

Intanto le regioni pagano il prezzo della manovra finanziaria e noi cittadini ci vedremo tagliare i servizi essenziali. Incredibile a dirsi, anche il Formicone era incazzato stasera, anche la Polverina. Ho sentito perfino Fitto belare contro la manovra. Ho visto cose…
Chissà i cialtroni leghisti a cui piace tanto il “poveropiero… poveropiero… poveropiero” del Peppino al posto del Fratelli d’Italia come ci rimarranno di merda quando gli salterà il federalismo. Vuoi vedere che, Verdi per Verdi, passeranno al “Dies Irae”?

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