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” CiAo! SoNo uNa rAgAzZa eStReMaMeNtE StYlOsA, bAsTa gUaRdArE Il mIo tEmPlY HiHiHi!! pOtReI EsSeRe lA TuA FiDaNzAtA, o, La tUa mIgLiOrE AmIkA Se sEi uNa fEmMiNa, CmQ Nn mI PuOi kOnFoNdErE, iO SoNo iO!! SoNo mOlTo vAnItOsA, qUaNtO StYlOsA, kIaKkIeRoNa, SoCiEvOlE, sOnO uNa HoUzEtTaRa! sTaTe aTtEnTi a fArMi iNkAzZaRe kE Io dIkO Le kOsE In fAcCiA SeNzA PeNsArCi!! aMo iL RoSa E lE mIe TeShOrE hOuZeTtArE! TuTtO KuElLo kE FaCcIo è sTyLoSo! LeGgI I MiEi pOsT E Mi iNvIdI PeRkÈ Io Ho sTyLe e tU No, PeRkÈ Io fAcCiO KoSe kE Tu nN FaI E Nn hAi mAi fAtTo e nN FaRaI MaI!! KrEdI Di rIuScIrE A GiUdAkArMi sOlO Da kOmE SkRiVo e kOsA SkRiVo, Ma fIdAtI Ke nN PuOi! E Se lO FaI VuOl dIrE Ke sEi iNvIdIoSo/a!! kUeStA SoNo iO: uNa rAgAzZa eStReMaMeNtE StYlOsA! LoVVo: L’EsTaTe, Il rOsA, iL FuCsIa, Le vAkAnZe, NeW YoRk, GlI StAtI UnItI In gEnErAlE., lE KoSe StYlOsE, lA HoUsE, lE DiSkO, l’aLtRo mOnDo sTuDiOs, TuTtE Le kOsE KoN Le sTeLlInE, iL MiO NuOvIxImO TaGlIo dI KaPeLlI Tr HoUse, AnDaRe dAlLa fRaNcY E dAlLa sAlLyNa, AnDaRe a cEnA FuOrI KoN MiKy, JaCkY, kAlDa, La jEsSy e lA NiKa e pOi tAnTe aLtRe kOsE!! hate: La sKuOlA, l’iNvErNo, TuTtI I KoLoRi kE Nn sIaNo iL RoSa e iL FuCsIa, TuTtE Le kOsE Nn sTyLoSe, tUtTi gLi sFiGaTi, TuTtI I VeStItI Nn fIrMaTi, La mIa eX MiGlIoRe aMiKa kE È UnA SfIgAtA ImPoX!!! sKrIvErE SeNzA “k”, lE SkArPe sEnZa tAkKo, Nn aNdArE In dIsKo, Nn aVeRe i sOlDi nEl cElL, lE XsOnE FaLsE, Le RiKoPiOnE EcC..!! NoN E’ bElLo cIo’ Ke è bElLo, Ma è bElLo cIò kE È HoUsE! Mi dRoGo dI HoUsE MuSiC, sEmPlIcEmEnTe iO, sOnO StRoNzA Ma cOn sTyLe! lE StElLe sTaNnO In cIeLo, Ma iO SoNo l’eCcEzIoNe! iO ReGnO SeMpRe e oVuNqUe QuEsTa E’lA PrInCiPeSsA HoUzEtTaRa! Se CoPi iL MIO mOtTo, FaI pRoPrIo PeNa! NoN hAi StYlE! “

(Anonima bimbaminkia, trovata per caso navigando a vista)

Casomai qualcuna si facesse prendere dal rimpianto per un figlio mai nato o le saltasse l’uzzolo di farlo a 54 anni come la Gianna. Per la serie “lo chiameremo Giovanni Battista”.
Guardate su, tentate di leggere senza farvi venire un ictus e pensate a cosa poteva capitarvi.
Una bella dislessia di ritorno ed aver bisogno di un decriptatore per crackare un figlio cuneiforme che parla come i Sumeri. E pure stronzo ma con StYlE.

Non venite poi a piangere, cari papiminkia se, dopo aver scampato per quasi dieci anni il terrorismo islamico in casa nostra, qualche esagitato alqaedista o chi per lui farà un bell’attentatone con il botto in Italia, essendosi offeso per quel Corano impugnato come il catalogo dell’IKEA da 500 non-vergini affittate a ore e pronte a convertirsi al Corano per la modica cifra di 70 euro. (Cassandra mode off.)

All’alqaediano o a chi si traveste da tale con tanto di turbante in testa non interessa se le ragazze erano magari, per carità, tutte irreprensibili e devote figlie di Mary sinceramente affascinate dalla religione che, in qualche caso, prevede la lapidazione per le loro sorelle troppo emancipate. Ormai in Italia per qualunque cosa non andiamo oltre lo schema dell’ignobile farsa che, in questo ultimo frangente, offende qualsiasi religione, non solo l’Islam. Come si dice “scherza con i fanti ma lascia stare i santi”. A quanto mi risulta, il Corano non può essere toccato se non dopo profonde abluzioni dagli stessi fedeli islamici. Figuriamoci se avrà fatto piacere ai fondamentalisti vederlo abbinato al tacco a spillo, al wonderbra ed alla minigonna giropassera. Come gridare: “Ehi, siamo qua, si avvicina l’11 settembre, non c’è qualcosa anche per noi?” Perchè gli islamici sono dei terroristi che vogliono solo distruggerci, non è così? Perchè le donne italiane sono tutte zoccole da convertire, vero?

Strani sommovimenti si sono uditi questa notte nel cimitero degli Allori, a Firenze. Chissà come avrebbe commentato il Rocky Horror Beduin Show la buonanima, quella che avrebbe volentieri dato alle fiamme in stile cappuccino, cornetto e napalm e fatto saltare la moschea, giammai ne avessero costruita una accanto a casa sua.
Chissà se quelli che indossano la maglietta con scritto “I cuore Oriana” non si saranno sentiti un pò presi in giro dal cialtrone della Brianza che, mentre fa l’alleato nella guerra al terrorismo islamico con gli imperiali e con i tollerantizero della Lega razzista, fa bondage estremo con un ex terrorista, anzi uno che Bin Laden al confronto gli fa una pippa. Uno che lo piglia allegramente per il culo, una volta sbarcato a Roma, auspicando l’islamizzazione dell’Europa.

Chissà cosa ne pensano l’infeltrito Feltri e tutti i borghesoni terrorizzati dall’Eurabia di queste liaisons dangereuses con l’amico del deserto un po’ rintronato che sbarca con le amazzoni, le tende e il guardaroba sulle gruccette. Chissà cosa ne pensa la Chiesa cattolica, quella che bisogna tenersi buoni nonostante le escort che animano il lettone di Putin (altro bel tomo), i divorzi e, in generale, la spregiudicatezza morale.

Io penso che lui, il brianzolo, stia solo preparandosi ad una vecchiaia dorata in esilio a Tripoli. Per quella mania che hanno gli statisti milanesi (per carità, basta, non datecene più) di emigrare in Nordafrica quando vedono la mala parata. Come Bettino, per illudersi di essere stato un politico almeno al suo livello. L’allievo che ha superato il maestro in senso negativo.

Magari un giorno i nostri discesi, in un trafiletto in cronaca estera, leggeranno:

“Tripoli, 2056. E’ morto a 120 anni Silvio Berlusconi, curioso personaggio dello spettacolo diventato per diverse volte Presidente del Consiglio italiano negli anni tra il 1990 e il 2010. Travolto da processi e scandali e da una clamorosa debacle finanziaria in seguito al crollo del suo ultimo governo, inseguito dalla CIA, era stato costretto all’esilio in Libia, ospite dell’amico e sodale Muhammar Gheddafi. Da molti decenni si era persa ogni traccia di lui.”

Morto in Libia, appunto.

“…selvaggia bellezza a cavallo di una tecnologica moto d’acqua tra le acque cristalline di Bermuda ricorda Galatea, la più bella fra le Nereidi, dalla pelle bianco latte…”.

Il brano è tratto dall’ultimo numero di “Chi”, lo trovate dai migliori parrucchieri. Uno, leggendo, pensa immediatamente alla bellissima e burrosa Scarlett Johannsson e invece Alfonso Signorini, che in fatto di bellezza femminile forse ha le idee un po’ confuse, speriamo che con gli uomini abbia più gusto, intendeva quel gran pezzo di portafogli della tusa nana, la Marina.
Chissà perchè ora, rileggendo quella prosa simildannunziana e pensando non più a Scarlett ma a Marina, viene da ridere. Non è per cattiveria, è che anche lo zelo del più zelante dei direttori di giornaletti di famigghia dovrebbe conoscere un limite di pura decenza.

Ha detto proprio così, invece, nella foga di compiacere il papi: “la più bella delle Nereidi”. Chissà com’erano le altre.

Chi compera e sfoglia “Chi” non lo sa perchè è abituato a guardare solo le figure anche nella vita ma questa ganza tutta tana, mostrando due poppucce di plastica come se ne vedono anche sulla spiaggia libera di Casalborsetti, crede di farci dimenticare il furto con destrezza compiuto ai danni del Fisco, cioè nostro, grazie all’ennesima legge ad aziendam voluta da papi che ha salvato la sua Mondadori dal pagamento di circa 173 milioni di tasse evase. Ne pagherà solo 8 e noi ce lo saremo presi ancora una volta nel didietro.
Chissà, quei soldi li tireremo fuori noi dalle nostre buste paghe, perchè no?

Ecco perchè ci sono volute ben 25 pagine tutte preziosamente umettate con la saliva dell’intera redazione per descrivere quanto gozzovigliano, quanto sono contenti questi Berlusconi e perchè lei fa la lap-dance con la scopa.

“Poi, finito di mangiare, ha iniziato a ballare inscenando per gli amici e i parenti anche una sorta di scherzosa lap dance con una scopa, bruciando così le calorie che eccedevano quelle consentite dalla dieta”.

Con un papi al governo che le risolve i guai e un Signorini che le grida: “Marinaaaa, sei una forza della naturaaaa, sei una gran figaaaa”, pensando di distrarre i contribuenti, si possono anche spaccare le montagne. E solo un’invidioso comunista potrebbe fare l’associazione finale inevitabile tra scopa, bruciando e strega.

La storia dei pensili da cucina non è ancora finita. Esaurite le preziose testimonianze dei mobilieri di Cantù, restano quelle dei commessi dell’IKEA di Bologna Casalecchio e magari del famoso tabaccaio di Montecarlo, quello della curva. Il Giornale continuerà sicuramente a prendere a sbadilate chi si frappone tra Iddu e la Gloria e a marchiare i ribelli a punta di coltello.

Al manipolo di basterdi arruolati dal sire duca nano di Brianza per far fuori tutti coloro che hanno smesso di leccarlo, con l’ordine di accanirsi, da buoni teppisti, sulle di loro famiglie ed affetti, oltre ai Feltri e ai Bondi si è aggiunto l’Hugo Stiglitz della critica d’arte.

Il redivivo Sgarbi – nomen omen – già in passato star dell’one man show di killeraggio politico “Scalpi quotidiani”, in onda sull’ammiraglia del nano, si è incaricato del duro compito di far sapere al mondo intero e magari alla galassia circostante che la compagna di Fini era una che “lo andava a trovare a casa”. E siccome bisogna farlo capire proprio bene di che pasta è la traviata che ha traviato Fini aggiunge, nell’intervista rilasciata al compiacente “Corriere”, che anche La Russa la frequentava, tanto per restare in famiglia AN, con il Benito Maria che non nega né conferma.
Che uomini! Soprattutto che gentiluomini!
Non solo arrivista, assetata di denaro e campionessa del free-climbing sociale assieme al parentado ma, suggeriscono questi veri cavalieri, con la chiappa facile di ordinanza. Ovviamente tutto serve a far intendere che la ribellione del congiurato è dovuta solo agli effetti collaterali dell’innamoramento, per non dirla in maniera più volgare. Con una rasoiata sola se ne colpiscono due: Zozza Mary e pazzo Gary.

Orbene, se questi uomini onesti, questi uomini probi che fanno le pulci agli altri si accompagnassero abitualmente con figlie di Maria giunte vergini al matrimonio e pronte a sacrificare la vita per difendere la virtù, capirei.
Ma il colmo, quello che rende la loro faccia ancor peggio del culo, è che presentano al pubblico ludibrio la presunta immoralità degli altri mentre sono dei consumatori compulsivi di donnine a pagamento. Lavorano per uno che normalmente arruola una quarantina di sgallettate per allietare le feste in casa e si porta le escort a due per volta nel letto e vogliono far credere al popolaccio che le puttane sono le mogli degli altri.

E’ tipico dell’uomo di potere con il debole per la donna da saloon, per l’attricetta vistosa e arrivista, Peron docet, demolire l’avversario politico a colpi di donna. Anzi di puttana, l’unico tipo di donna che sembra popolare il suo mondo. L’unica della quale crede di poter comperare il silenzio, nel senso di azzittirne anche le opinioni, pagandola o ricompensandola in vario modo con regali e regalini.
Il vero uomo di potere non si fa sopraffare dalla donna. L’avversario politico da demolire di solito lo ha fatto.

Così, non solo l’attricetta assetata di soldi ha circuìto ed inscimunito il Presidente della Camera ma lo ha pure fatto deviare dalla retta via. Magari è pure di sinistra.
Quel gran pezzo del Silvio, da par suo, è pronto a giurare che l’Elisabetta voleva venire a Palazzo Grazioli a fare la ola ma, respintane, ha fatto come la strega cattiva della fiaba, ha giurato di vendicarsi.

Quanto odio misogino affligge questi presunti amatori di donne, tutte trattate come le pupe del gangster.
Usano i diminutivi coccolosi: Evita, Claretta. Le portano fin sugli altari del potere, le fanno diventare pure, sante ed immacolate, magari ministre o presidentesse ma solo per far vedere quanto sono buoni. Se però la prescelta si ribella o esce solo per un attimo dallo schema “succhia e taci” ecco giungere il rinfaccio dell’averla raccattata per strada, il fatidico “zitta, troia”. Ricordate il “Velina ingrata” inciso con il pennino sulla candida pelle di Veronica Lario, con tanto di vecchia foto tette-al-vento sbattuta in prima pagina sul “Giornalaccio”, ai tempi del divorzio annunciato?
Sono pronta a scommettere qualsiasi cifra che se, per pura lontanissima ipotesi, la Carfagna e la Gelmini si rivoltassero al ciarlatano potremmo finalmente sapere cosa si dicevano per telefono tempo fa a proposito del loro principale. In barba al divieto di pubblicare le intercettazioni ed in spregio alla privacy. In prima pagina sul “Giornale” a puntate e, con la prima uscita, il CD della versione integrale uncut in regalo.

Oggi, in via eccezionale ed in segno di lutto, se dovremo farne il nome lo scriveremo con la C, la kappa osserverà un minuto di silenzio.
Il rispetto per i morti ci induce anche all’astensione dalle battutacce, come quella che da ieri ci martella nella testa un diavolaccio tentatore, inducendoci all’irriverente e blasfemo accostamento da punteggio calcistico tra attrezzi da scavo, tra vanga e piccone, che eviteremo di pronunciare.

La vera tragedia è che, assieme all’emerito presidente, stiamo perdendo sempre più la possibilità di conoscere mandanti ed esecutori materiali di tanti infami delitti politici del nostro passato.
A meno che Andreotti non se ne esca con un clamoroso colpo di teatro in articulo mortis e decida di vuotare il sacco, lasceremo questa terra anche noi senza sapere nulla di Piazza Fontana, di Gladio, di Ustica, dei servizi deviati, del terrorismo, di come Moro fu condannato a morte, della strategia della tensione e di quella complessa questione che attiene alla sovranità nazionale.
Con la rabbia di sapere che tanti altri morti, morti senza rimorsi a macerarli per il resto della loro vita, resteranno ancora una volta gabbati, senza che nessuno si preoccupi di scrivere un coccodrillo tutto per loro. Con la consolazione che di solito, però, quelli ignorati dalla stampa sono i morti per i quali si piange davvero.

In suo onore, si dice, si potrebbe cambiare l’inno nazionale da “Fratelli d’Italia” a “Misteri d’Italia”. Ma sapeva veramente o ci ha torturato con sadismo per anni facendoci credere che sapesse mentre non sapeva niente nemmeno lui? C’era o ci faceva? Magari la vera tragedia di Cossiga è che passerà alla storia come colui che sapeva tanto e non voleva dire mentre non poteva dire niente perchè non sapeva nemmeno lui. In fondo ciò che ha rivelato di quando in quando erano cose note perfino ai lampioni.
Non so perchè ma ho l’impressione che con lui scenderanno nell’avello meno segreti di quanti siano sepolti assieme a Renatino in Sant’Apollinare.

La vignetta è nata ieri ed ha portato bene, visto che oggi sulla Romagna splende il sole. Occorreva crederci proprio, con l’acqua a secchiate che è venuta giù tutto il pomeriggio e il cielo che offriva un preassaggio di tutte le delicatessen ottobrine, inclusa la malinconia. Le previsioni locali annunciavano il ritorno del bel tempo per Ferragosto ma ho sentito qualcuno, di fronte al cielo plumbeo, insinuare che fosse una manovra occulta degli albergatori della Riviera, in grado perfino di comperare e taroccare i bollettini meteo per accaparrarsi i turisti.
Tutto è bene ciò che finisce bene. Chi può oggi vada al mare e si goda la splendida giornata di sole sulla spiaggia.

A proposito, era da parecchio tempo che d’estate non frequentavo il mare romagnolo e quest’anno che ho potuto trascorrervi qualche domenica in qua e in là, non ho potuto fare a meno di notare come gli anni passino inesorabilmente ma alcune cose rimangano immutabili nei secoli.
Per esempio i negozi con le cianfrusaglie da spiaggia, ovvero il regno della gomma: materassini, salvagente, le bisce finte, le ciabatte. E poi le confezioni con paletta e secchiello, il retino per acchiappare non si sa cosa, i solari e doposole, le cartoline, i costumi e copricostumi. L’unica differenza con il passato è che i negozi sono ormai tutti gestiti da asiatici.
Mi sono resa conto che molte delle cose che osservavo quarant’anni fa quando frequentavo la spiaggia di Cesenatico sono ancora lì, intatte, perfettamente conservate. Cose che noti appena arrivi, come i risciò famigliari e l’odore di pizza fritta o quando fai la passeggiata regolamentare sul bagnasciuga. Almeno un paio di chilometri al giorno con l’unico dilemma: “Vado verso l’Agip o dall’altra parte?”

E’ incredibile ma resistono all’usura dei secoli secchiello, paletta e formine. Sono proprio quelle di una volta. I terrificanti bambini tecnologici di oggi, incredibile, ci giocano ancora. Almeno fino a quando non imparano la parola Nintendo. Il trastullo con paletta e secchiello degli impuberi avviene di norma in riva al mare. Se c’è qualche adulto a supervisionare, di solito i babbi, si può osservarne la regressione improvvisa e spontanea all’infanzia e allora si apre il cantiere e si costruisce il castello di sabbia. Lo costruisce il babbo, l’unico che si diverte, mentre il bimbo di solito preferisce la demolizione a colpi di paletta dei manufatti appena eretti.
Parlando ancora di bambini, se cammini sul bagnasciuga non puoi farti mancare: il treenne scarso che, provenendo dall’ombrellone ti taglia la strada all’improvviso, direzione mare, come un capriolo sulla Statale Alemagna, incurante del rischio di franarti addosso. Noi psicologi lo chiamiamo egocentrismo infantile. Per il ninno non c’è altri al mondo che lui, sei tu che devi scansarti, fate largo che arriva.

Sulla spiaggia ci sono ancora: i juke-box, le docce calde e fredde, il coccobello & frutta fresca venduto sdraio a sdraio da ragazzotti che parlano un dialetto campano ancora più stretto di quello di Gomorra. Manca forse l’arzdora biancovestita con la cassetta degli spiedini di frutta caramellata e i bomboloni caldi. Io a Cesenatico non l’ho vista ma se qualcuno l’ha avvistata mi farebbe piacere sapere che c’è.
E poi gli aeroplanetti con la pubblicità attaccata alla coda, il gioco del tamburello, la pallavolo nella gabbia di rete, la radiospiaggia, la motonave che parte per la meravigliosa gita al largo delle piattaforme petrolifere oppure vi porta giù a Rimini a vedere lo spettacolo dei delfini, al ritorno pesce e vino per tutti.
Per fortuna pare siano state debellate definitivamente le famigerate clic-clac che ci torturarono un’estate intera negli anni settanta.

Forse, a pensarci bene, qualcosa del passato è scomparso dalla spiaggia romagnola. I vucumprà, ad esempio. Non c’è più una bancarella in spiaggia. Eliminati con le buone o con le cattive, non si sa. Spariti anche i massaggiatori abusivi, i lettori di mano, i senegalesi con la cassetta con le collanine e i marocchini con gli ‘sciugamà . I tedeschi. Io non ne ho visto mezzo, nemmeno la scorsa domenica d’agosto.
Scomparsi anche i mitici bagnini. Si, ci sono ancora ma non sono più, mi dispiace, quelle apparizioni mariane di muscoli e testosterone che erano una volta e che soprattutto si davano un gran daffare con le turiste. Tutte, come Don Giovanni, pur che portino la gonnella. Ora mi sa che si smuovono solo, come minimo, per una supertop. Diventati anche loro esigenti di palato.

Tra le novità, poche per la verità, della vita di spiaggia, rispetto al passato, una che osserva i bagnanti si domanda: “Perchè io non ho un tatuaggio?” Ormai in spiaggia non si legge più, si guardano le figure.
C’è il fitness sul bagnasciuga e a volte l’aquagym. Ecco, a proposito ancora di maschi, scusate se insisto. Non sperate neanche lì di trovare il fustacchione. Ho visto istruttori decisamente fuori forma saltellare al ritmo di Lady Gaga in evidente debito di ossigeno e con maniglie dell’amore ondeggianti tipo tricheco. Cari Enti del Turismo, no, così non va. Si prega di rimediare per l’anno prossimo. Mica un supertopo, ma un caro vecchio manzo nostrano con tutti gli argomenti al posto giusto, non ci farebbe schifo.

Uno dei papiminkia storici di questo blog, nome in codice Davide, sostiene candidamente e senza provare alcuna apparente vergogna, di essere perfettamente a conoscenza del dubbio passato del nano malefico e dell’origine sulfurea dei suoi soldi ma dice di averlo votato lo stesso perchè tanto tutti i politici sono disonesti e quindi…
Un ragionamento che è tutto una piega e che fa intuire con chi abbiamo a che fare in Italia, in quanto ad elettorato. Per la serie, non ho parole. Purtroppo sono in tanti a pensarla così, a far svaccare i neuroni in quel modo.

Una volta usava, tra due mali, scegliere quello minore per limitare il danno. Questo era il gioco dei moderati che si tenevano bene alla larga dagli opposti estremismi e di coloro che, affetti da anticomunismo sclerosante spongiforme, avrebbero votato il Diavolo pur di non favorire la sinistra. Era gente che in maggioranza non avrebbe mai avuto alcun danno da un comunismo all’italiana ma che ne era stata terrorizzata per induzione da chi aveva bisogno della sua dabbenaggine, oggi come ora, per mantenere i propri privilegi di casta.
Moderati e anticomunisti si turavano il naso e votavano dei miti democristiani un po’ incurvati e dei baldi e rampanti socialisti, così moderni e modaioli. Dall’altra parte, bisogna capirli, c’era appunto il vero pericolo comunista, almeno a Mosca. Vivo e vegeto, mica quel cadavere in putrefazione che è oggi la sinistra. Il loro anticomunismo era, per così dire, in parte giustificato.

Solo quando scoppiò Mani Pulite gli italiani seppero che il male minore che avevano votato fino a quel momento era in realtà il peggiore. Che gli insospettabili baciapile tutti casa e famigghia sbaciucchiavano mafiosi con la lingua, che i garofani puzzavano di marcio e che tutti rubavano allegramente. Allora, pensate, soprattutto per il partito. Decisamente altri tempi. Non come i rapaci arraffatori di regalucci personali di oggi.

Gli italiani di allora però avevano un’attenuante alla colpa di votare dei mafiosi. Non c’era la pletora di libri d’inchiesta sulle malefatte del potere, non c’erano i Travaglio e i Genchi e soprattutto non c’era Internet ad informare persino i più restii ignoranti. Nel senso che ignorano.

Gli italiani di oggi non hanno alcuna scusante, anzi meritano la condanna per attentato alla Costituzione ed alla democrazia con l’aggravante della continuazione e l’interdizione perpetua dal voto per indegnità. Sono ignoranti colpevoli.
Se avessero voluto avrebbero potuto sapere benissimo chi era Berlusconi e chi c’era dietro l’esile ombra nel nanetto leggendo una a caso tra le biografie a lui dedicate fin dai primi anni Novanta.
Avrebbero dovuto, i moderati ed anticomunisti, rizzare le antenne quando un uomo certamente di destra ed anticomunista viscerale come Montanelli iniziò a metterli in guardia contro il tuttofaccendiere con la parlata milanese spetasciada ed il mafioso da giardino.
Sapevano o forse intuivano ma hanno deciso che quello era il male minore. Certo, se mi dite che le alternative erano quasi nulle, vi do ragione. C’era pur sempre il Partito dei Pensionati però, se proprio avessero voluto evitare di consegnare l’Italia, chiavi in mano, al malaffare.
Questi analfabeti politici ai quali purtroppo il suffragio universale ha consentito in questi anni di trascinare i propri connazionali non consenzienti nel letamaio del berlusconismo, ormai non ammetteranno più di aver preso la cantonata della vita, neppure se gli dimostrassero che il loro adorato nanerottolo c’entrava perfino con la strategia della tensione degli anni 90.

C’è una speranza, tuttavia. Anche se non lo ammettono , i papiminkia sono delusi dal nanetto ma non hanno il coraggio di scegliere qualcun’altro al suo posto. Non c’è nessuno, del resto, altrettanto disgustoso e loro amano i sapori e gli odori forti. Non c’è nessuno all’orizzonte capace di titillare le loro zone erogene così sensibili alla volgarità e di soddisfare l’istinto necrofilo che gli fa prediligere i vecchi bituminosi con le gorge fissate dal formolo.
Una speranza, dicevo. Pare che in molti si asterranno dal voto. Lo sento dire sempre più insistentemente in giro. Se ne staranno buoni a casa a guardare le stronzate che gli vomita in casa la TV. Non usciranno a far danni. Bene. Spero che quel giorno ci sia un programma da almeno 15 milioni di spettatori di share.

Ultimi aggiornamenti dal baraccone del Gran Circo Italia. Il nano malefico, con l’appoggio fondamentale dell’unico alleato fedele rimastogli, il mostro della palude padana, tenterà in ogni modo di dimostrare che Fini, il turpe traditore, è un corrotto perchè la sua donna ha avuto non si sa in che modo un appartamento a Montecarlo e il cognato si è accomodato in RAI riempiendosi il piatto più volte.
Praticamente, quello che movimentava attricette in RAI per telefono con i vari maggiordomi, perchè doveva ingraziarsi qualche deputato ancora vergine di corruzione, tenterà di convincere gli italiani che, oltre ad essere corrotto e corruttibile, Fini è anche schiavo della figa e nepotista. Ma và? Praticamente una mosca bianca nel PDL, uno scarafaggio sul tappeto bianco. L’unica pecora nera in un gregge di pecorelle candide come la neve.

Questo mentre lui, a proposito di edilizia, ha approfittato dell’ingenuità immobiliare di una marchesina orfana per portarle via la villa di inestimabile valore a prezzo stracciato. E colui che lo aiutò nell’impresa e lo conosce bene, un avvocato di trentadue che lui ne ha, ha spesso fatto intendere di tenerlo per le palle perchè “se mai dovesse parlare” del passato di questo signore…
Insomma, l’unico che detiene veramente il primato della rogna nel PDL si preoccupa di controllare lo stato igienico degli altri e di spulciarli a dovere sulla pubblica piazza. E non dimentichiamo che il vecchio confabulatore deve ancora spiegare a quei babbei che lo votano come ha fatto i soldi dall’oggi al domani, da semplice figlio di bancario e non da figlio di banchiere. Deve ancora raccontare dei suoi rapporti con Dell’Utri e Mangano e una certa Piovra e cosa ci facesse un capomafia nel suo giardino al posto del nanetto d’ordinanza. Giardino di quella stessa villa, en passant, estorta con l’inganno alla ricca orfanella.
Non basta. Il nano deve sciogliere ancora i dubbi che ci attanagliano su un suo possibile ruolo nella strategia della tensione degli anni 90, quella del famoso “patto”, dal quale lui, casualmente, ma proprio proprio per puro caso, ha tratto la sua fortuna politica che dura ormai da quasi un ventennio. Magari sono tutte chiacchiere da bar ma se uno si rifiuta di spiegare, come lui fa da anni, fa pensar male.
Le domande sui suoi rapporti con la Signora Piovra gliele rivolgeva insistentemente anche il tizio della palude, una volta, ma dopo il trauma e l’emiparesi, il poveretto pare aver smarrito anche la memoria. Quando si dice che ad uno gliele vanno tutte dritte. Al nano, s’intende.

Berlusconi potrà dare del cornuto a Fini quanto vuole, ma con quel palco da cervo che si ritrova da par suo ci vorrà tutto il bronzo di una fonderia per ricoprirsene la faccia. Ci riuscirà probabilmente, visto che l’opposizione, sempre all’epoca dei “patti di non belligeranza” gli promise che non gli avrebbe toccato le panzertelevisionen. Quelle che scatenerà contro il traditore e che faranno dire ai cornacchioni: “Povero Silvio!”

Stamattina, durante la passeggiata sul bagnasciuga di Cesenatico, mi è stata rifilata da dei simpatici finti bagnini una sportina contenente una pesca nettarina e un depliant. Visto che si trattava di un’iniziativa del PD, con tanto di bandiere e cartelloni, mi sono fermata volentieri a leggere lo slogan prescelto e che spiegava il motivo della nettarina: “Il governo è alla frutta!” Visto che sono bastarda dentro e fuori mi è subito uscita la battuta conseguente: “e il PD è all’ultima spiaggia”.

Il depliant l’ho letto dopo sotto l’ombrellone e mi ha fatto piacere leggere delle belle proposte concrete che non includevano più, finalmente, la “risoluzione del conflitto di interessi”. Meno male, tanto quando lo promettono e vanno al governo non lo fanno. Abbiamo fatto un passo avanti. Un piccolo passo per il PD e un doppio carpiato con avvitamento all’indietro per l’umanità.
Sono notoriamente fissata con la questione dell’inciucio e del collaborazionismo, per cui non mi è parso vero, intanto che ero lì tra nettarine e pedalò, di fermarmi per rivolgere ad uno dei volontari un bel rimprovero da elettrice delusa. “Però non si doveva permettere a questo individuo di arrivare dove è arrivato. Ci sono delle responsabilità precise dell’opposizione, in questo paese”. Come dire, il governo è alla frutta ma voi gli avete permesso intanto di mangiarsi antipasto caldo e freddo, tris di primi, secondo con contorno, grigliata mista, assaggio di fritto, dessert, caffè e grappino. Il riferimento era chiaro e lampante ma niente, non ho ricevuto risposta. Tantomeno quella che un tempo si sarebbe chiamata autocritica. I revisionisti mandati in giro con il cappello d’asino. Niente, tanatogramma piatto. Solo un rassegnato “Eh, si…” come se stessimo parlando dell’inevitabilità di un meteorite che viene giù dal cielo.

Volevo aggiungere: “Con questi presupposti, col cavolo che vi voto se ci saranno le elezioni anticipate” ma ho avuto pietà e ho lasciato perdere.

Mentre addentavo la nettarina e ne osservavo un’altra, mordicchiata e gettata tra le onde, da buona genovese mi sono chiesta: “Con questa crisi, quanto saranno costate* le sportine di tela griffate PD distribuite ad un ben considerevole numero di bagnanti una domenica d’agosto?” Probabilmente non tanto ma il ridursi a fare da spalla alle battuta di una caustica blogger non mi pare dignitoso, per il maggiore partito d’opposizione.

* Leggo adesso sul sito del PD: “5mila sportine con il logo del PD, oltre 40mila volantini con le proposte del partito per un’Italia più giusta, 5 quintali di pesche della Romagna”. Apperò!

Di questo ultimo atto di inaudita brutalità verso una donna accaduto nella jungla milanese vorrei capire una serie di cose.
La madre dell’assassino aveva allertato le forze dell’ordine temendo che il figlio, uscito di casa in preda a raptus violento, potesse commettere una sciocchezza ma c’è anche chi, tra i testimoni, sostiene che l’aggressione alla donna sia nata da un tentativo di rapina.
Quindi, vorrei capire se è vero che questo pezzo di merda a due gambe ha aggredito la prima passante che ha incontrato per sfogare la sua rabbia per essere stato lasciato dalla fidanzata, come hanno affabulato i giornali e telegiornali.

Non è un dettaglio. E’ importante saperlo perchè, visto che questa notizia non occupa la prima pagina dei giornali ma è un trafiletto in cronaca sotto le solite puttanate politiche, i diamanti insanguinati di Naomi e le interviste al vecchio trombone Bono, se la motivazione del delitto è casuale (forse addirittura il classico futile motivo) e non stiamo assistendo a dibattiti, a prese di posizione, alla movimentazione di criminologi, psichiatri da salotto e da trifola aviotrasportati in trasmissioni ad hoc a riempire il pomeriggio, vuol dire che la situazione è più grave del previsto. Vuol dire che ammazzare in quel modo una donna, fino a spaccarsi le mani sulla sua faccia, è una cosa ritenuta ormai normale e la società sta dicendo alle donne: “non abbiamo nessuna intenzione di difendervi da questa violenza che vi minaccia.” Altro che un soldato a guardia di ogni bella ragazza, come scemenzava tempo fa il nano.

Come è possibile, sempre ammesso che sia vero che questa bestia ha massacrato in quel modo una povera ignara passante per puro caso, che questo fatto non scateni, come minimo, un’interrogazione parlamentare urgente da parte di tutte le deputate che riempiono il parlamento per merito e non. Le Carfagna, le Turco, le Mussolini, quelle che erano andate in jeans a manifestare contro lo stupro, ora che fanno? Non sentono il bisogno di cercare una soluzione ad un fenomeno che è sempre più preoccupante? Pensate, care deputate, visto che una donna non vi smuove un callo, se il bruto avesse aggredito un bambino, invece di una filippina. Immagino la Brambilla in gramaglie, se l’assassino avesse preso a pugni un cane con pedigree.

Non voglio pensare che la motivazione per la quasi indifferenza a quest’ultimo episodio di violenza inaudita sia razzista. Non sarà perchè vittima e carnefice sono, in questo caso, entrambi extracomunitari ed entrambi cristiani (particolare non da sottovalutare)? Proviamo a pensare se si fosse trattato di una donna italiana, padana d.o.p., aggredita da uno straniero, magari islamico, se ci sarebbe stato il titolo a quattro colonne, con Libero che urla “E ora friggetelo sulla sedia”?
E se l’assassino fosse stato italiano e la vittima straniera? E se il delitto si fosse consumato tra italiani?
Questo tipo di violenza è di genere, non c’entrano le nazionalità e necessiterebbe di una pronta risposta di civiltà, con leggi severe a punire i colpevoli ma per la propaganda, per il messaggio che deve giungere al popolaccio, veicolato dai megafoni di regime, è più importante forse continuare a trasmettere che: gli stranieri sono intrinsecamente violenti; le donne si possono ammazzare tranquillamente anche per futili motivi; questo era un pazzo, dopo tutto, e i pazzi sono sempre violenti.
Dobbiamo dedurne che al regime non interessa risolvere un problema di macelleria italiana, con un bollettino di guerra sempre più agghiacciante. Sembra quasi, a pensar male, che la violenza di genere sia un fenomeno auspicabile, tollerato e che il suo racconto serva magari ad intimidire le donne, a tenerle buone, come negli anni settanta quando c’erano resoconti tremendi di stupri ogni giorno sui giornali. Terrorismo mediatico a scopo intimidatorio.

Vorrei sapere infine perchè, di fronte a questa serie di orrori che vede vittime le donne, gli uomini che di solito scrivono tanto e riempiono paginate di pensieri profondissimi e pieni di razionalità non hanno niente da dire, non sentono il desiderio di distinguersi da queste bestie che appartengono al loro stesso sesso. Che ne so, un bel “ma che sta succedendo nella testa degli uomini?” Non è difficile. Noi donne riusciamo a farlo, anche se siamo cretine.
Gli uomini normali, quelli che ci stanno accanto e ci amano lo fanno, si dicono indignati di fronte a certi episodi, ma gli intellettuali stanno in coma depassée, non hanno niente da dire e la cosa è grave. Non capiscono che il silenzio può diventare complicità. Un silenzio-assenso che potrebbe anche al limite giustificare. “Eh, se è arrivato a quel punto chissà quella stronza cosa gli aveva fatto, povero cocco”.
Io credo invece vi sia ancora una responsabilità civile dell’intellettuale, un suo ruolo di guida della società, di educazione a ciò che deve essere accettato e no, altrimenti è giusto mandarlo a cogliere pomodori in Campania. A lavorare, insomma.

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