“La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.”
(Noam Chomsky, “Le 10 strategie della manipolazione mediatica”)

Ridicolo e kafkiano. Giornalistucoli che accusano Gianfranco Fini di “aver saputo” e di aver comunque lasciato perpetrare il crimine. Quale crimine? Non si sa. Non ce lo spiegano perchè non è importante. L’importante non è il contenuto ma la distrazione.
Nella peggiore delle ipotesi, Fini, accecato dalle grazie della Tulliani, non si sarebbe accorto di ciò che gli combinava alle spalle il cognatino tuttopepe. E non è che nell’appartamento di Montecarlo sottratto con il presunto inganno al patrimonio di AN una banda di pedofili torturasse e filmasse infanti di tre anni. Semplicemente, sempre nella peggiore delle ipotesi, ci abita il cognato che, quindi, avrebbe approfittato del fatto che la sorella si faceva il capo per ottenerne vantaggio economico. M’hai detto cotica! 
Forse in un paese come la Finlandia questa bagattella, questa leggerezza, potrebbe effettivamente portare alle dimissioni di un politico. In altri paesi meno ironici del nostro, per dimettersi basta non aver pagato i contributi della badante.
La cosa tragica invece è che, in questa vicenda, dei serial killer fanno la predica a dei borseggiatori da supermercato. 
“Un appartamento di grande valore svenduto per soli 300 mila euro”, strillano i belpietri e i sospesi dall’ordine.
Sono gli stessi che lavorano a cottimo per uno che ha rubato ad un’orfana traumatizzata dalla morte violenta dei genitori un villone megagalattico zeppo di quadri di inestimabile valore, quello si per una cifra scandalosa. 
Siamo il paese nel quale, mentre Fini viene accusato di un reato finlandese, il presidente del consiglio che ha deciso di eliminare a sangue freddo i suoi nemici e assomiglia ogni giorno di  più a Michael Corleone  o all’Al Capone delle “chiacchere e distintivo”, ancora compare nell’inchiesta della procura di Firenze, che ha ottenuto una proroga alle indagini grazie all’emersione di nuovi elementi, indagato per STRAGE
Indagato per un presunto ruolo nella famigerata stagione delle stragi, nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quando la mafia cercava nuovi referenti e gli ideologi della Lega sognavano un’Italia spaccata in due come il Vietnam: al Nord la Lega e in cambio il Sud lasciato in balia delle Mafie che ne avrebbero fatto una specie di enorme Santa Lucia, un paradiso fiscale da Ancona in giù. Il famoso PATTO.
Un progetto sciagurato  e perverso che, guarda un po’ la combinazione, l’ascesa di Berlusconi sta quasi portando a compimento.
Io, così a naso, di fronte ad uno che è sospettato di aver favorito il cognato e ad un altro sospettato di terrorismo e stragismo, non avrei dubbi da quale parte stare. A quanto pare però la forza della distrazione è più potente di quella della logica.
L’Italia sta quindi a preoccuparsi di una verruca, tutti si affannano per asportarla, per carità facciamo presto, mentre un melanoma maligno, dall’altra parte, la sta uccidendo.
Complimenti anche all’opposizione. A Bersani che, invece di appoggiare il discorso sulla difesa della legalità di Fini spera che crollino tutti i Filistei per poterne approfittare politicamente, illudendosi di poter far risaltare la sua infinita tristezza e nullità. Come quelli che si vantano di aver vinto una gara d’appalto per averci partecipato solo loro.
Complimenti a Di Pietro che salomonicamente non vuole o non sa distinguere tra una verruca e un tumore maligno e forse asporterebbe per prima la verruca. La distrazione, appunto. 
Per sviare il pubblico da ben altri reati, da  crimini  orrendi, da collusioni mafiose inimmaginabili che stanno portando questo paese allo sfascio economico e sociale, ci si trastulla con le visure catastali e i millesimi condominiali.
Da un ex-palazzinaro cosa ti aspettavi?
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