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Bellino Bersani che manda una lettera agli elettori. Poteva scrivere ai disgraziati che hanno votato Berlusconi ma siccome non si permetterebbe mai, si rivolge solo ai democratici, quindi alla cerchia ristretta dei suoi.
Non bisogna essere troppo ottimisti. Già farà fatica a tenersi quelli, non allarghiamoci troppo, deve aver pensato il quasicalvo. Quando si dice essere sicuri di vincere.
Nella missiva urlata ed illeggibile (la prossima volta la scriverà alternando una maiuscola e una minuscola come le bimbominkia?), elenca tutte le brutte cose che ha fatto Berlusconi all’Italia mentre il PD la teneva ferma.
Esordisce con una splendida metafora calcistica, in onore del presidente del Milan: “VIVIAMO  NEL SECONDO TEMPO DEL BERLUSCONISMO”. Bravo, e se andiamo ai supplementari e poi ai rigori? Non ti basterebbero nemmeno quattro mafiosi serbi che, sfasciando lo stadio, ti facessero vincere a tavolino tre a zero.
“I FONDAMENTALI PRESIDI DEL NOSTRO ASSETTO COSTITUZIONALE VENGONO MESSI IN DISCUSSIONE O ADDIRITTURA AGGREDITI.” 
Traduzione dal piddino antico: stanno facendo bunga bunga alla Costituzione. 
Non è esattamente una cosa che è cominciata ieri. Verrebbe da chidersi dove abbia vissuto il quasicalvo fino a questo momento, su una luna di Urano?
Finita l’elencazione nemmeno troppo hard dei mali dell’Italia, senza un a capo che ti faccia capire bene la situazione, complimenti per la punteggiatura, il comunicato prosegue con  la conferma delle minacce già proferite quest’estate: 
“ABBIAMO CRITICHE CHIARE E FORTI DA FARE ALLA POLITICA DELLA DESTRA; ABBIAMO PROPOSTE NUOVE DA AVANZARE AL PAESE. PRESENTEREMO LE UNE E LE ALTRE IN UNA CAMPAGNA SENZA PRECEDENTI, ANDANDO A PORTA A PORTA IN OGNI LUOGO DEL PAESE PER ASCOLTARE E RACCONTARE QUELLO CHE SIAMO E QUELLO CHE VOGLIAMO PER L’ITALIA.”
Bellissmo l’andare “a porta a porta” invece che “di porta in porta”. Un lapsus vespasiano.
E chi la farà mai la campagna senza precedenti? E’ semplice. Come quando si mobilitavano le sfogline per la festa dell’Unità. Decine di donne ad impastare tagliatelle e cappelletti. Armiamoci e partite. Anzi, disarmiamoci.
Questa volta sono i democratici, quelli che votano ogni volta il PD “perchè se no vince Berlusconi” e Berlusconi vince sempre, che dovrebbero in teoria sbattersi di casa in casa in nome e per conto di Bersani. Non i tea party ma i piadina party. Non i circoli della libertà ma un ritorno trionfale ai gloriosi agit-prop.
Bellino, Bersani. Non ti voto più nemmeno se ti metti l’orecchino.
A questo punto, se Calderoli chiedesse la castrazione chimica per il premier sarebbe solo un atto di pietà cristiana. Un intervento per Caritas di patria.

Abbiamo capito cos’è il famoso impedimento. E’ il perchè lo voglia a tutti i costi considerare legittimo che non si capisce.

Comunque vada a finire ci rimarrà il dubbio: Berlusconi se le trombava davvero o ce lo faceva solo credere?
Un altro dei misteri d’Italia.
Ho sentito ieri in TV uno psichiatra del PDL sostenere che in Berlusconi c’è appena appena un accenno di delirio di onnipotenza assieme ad un pizzico di depressione. A parte che a me pare più un delirio di impotenza ma, della compulsione a mentire e della confabulazione che mi dice, dotto’?
Abbiamo scoperto che le labbra a gommone stile scafista servono per andare a fare la spesa alla Caritas.
Tra due giorni Ruby compirà diciotto anni. Come regalo le toglieranno i pixel dagli occhi.
Immaginate Obama che telefona al capo dell’FBI intimandogli di rilasciare subito una minorenne portoricana fermata per furto e senza documenti “perchè è la nipote di Fidel Castro”. Sembra uno “Scary Movie” con Eddie Murphy e Leslie Nielsen, vero? Da noi è la realtà.

La D’Addario, che s’è sbattuta tutta la notte e ha rischiato pure la polmonite con le docce gelate, non ha avuto niente. Niente busta.
La scafista, solo per fare presenza, ha avuto (dice) settemila euro di elemosina, un gioiello di Damiani e, pare, un Audi. C’è un parametro illogico, direbbe il professor Cagnato.

Un giorno chiederanno ai bambini a scuola: “Chi sconfisse Silvio Berlusconi?” “Veronica Lario”.

Non dirò niente sul bunga bunga. Solo che, dopo averci privati del piacere di gridare “Forza Italia” allo stadio, ci sta togliendo pure quello di raccontare barzellette e forse tra un po’ anche quello di scopare.
“In casa mia entrano solo persone perbene”. Come disse accompagnando il nuovo stalliere nella scuderia.
“Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro … ” 
(Carlo Collodi, profeta)
Nel mondo reale dei viali, delle circonvallazioni, dei raccordi anulari e delle statali, le puttane rischiano le botte, le marchiature a fuoco e gli stupri di gruppo dei papponi; gli stupri e le botte dei clienti che non vogliono pagare e perfino, se sono particolarmente sfigate, l’incontro con il serial killer che le lavorerà di coltello prima di gettarne i resti in un fosso. 
Nel mondo della prostituzione di basso livello, quello che infastidisce tanto le famiglie perbene dei clienti, le puttane (maschi e femmine) fanno un lavoro duro, quasi da minatore e a tariffe da sottoproletariato. 50-100 euro quando va bene e la fetta più grossa se la tiene il pappone. Una vita di merda, altro che “fanno le puttane perchè così hanno i soldi facili senza dover faticare”.

Poi c’è il livello superiore, il mondo della prostituzione d’alto bordo, quello dove i clienti hanno i soldi, tanti soldi da spendere e la puttana non si chiama più puttana ma escort.  Come un vecchio modello della Ford ma molto più carina. 
Salendo di livello, con l’introduzione del fattore denaro a manetta, saltano tutte le regole, come  nella Protezione Civile dopo il terremoto. Nel livello precedente, quello infimo, la puttana può anche essere vecchia e sfatta e tali saranno di conseguenza i suoi clienti. La escort invece deve essere rigorosamente strafiga, se no sarebbe solo una puttana ma, attenzione,  in questo caso non è che di conseguenza si ritroverà sempre come clienti dei Clooney o dei Pitt o i Richard Gere delle pretty women. Anche qui vecchi e sfatti come nel livello inferiore ma con i dané e quindi la cosa, capirete, aiuta a sopportare.
Infine, proprio in cima alla scala di Giacobbe, entrando da una porta circonfusa di luce, c’è il meraviglioso mondo di Silvio.
In questo mondo soprannaturale ci sono vecchi e sfatti pieni di soldi anzi stracarichi, esondanti soldi ma, questo è il bello del paradiso, se sei giovane, meglio giovanissima e bisognosa come una piccola fiammiferaia infreddolita, i vecchi e sfatti non ti chiedono di fare nulla in cambio. Non devi lavorare di bocca o di canali come un gondoliere, senza utilizzare i labbroni e il mandolino con i quali ti  eri attrezzata con tanto impegno perchè ti aspettavi chissà cosa, giustamente. Perchè pensavi di stare ancora al piano di sotto, tra le escort.
Nel meraviglioso mondo di Silvio alle caste Susanne  non è riservata la concupiscenza ma solo la generosità  dei vecchioni. Sono uomini con la figa infissa in fronte con il fischer eppure si accontentano di guardare e non toccare. Che la parola chiave sia, a questo punto, “contemplativo”?
Come nella favola di Pinocchio, dove c’era l’albero degli zecchini, qui ci sono alberi dove crescono gli euro a migliaia, i gioielli d’oro firmati e perfino le automobili. “Tieni, è tua”, “Ma come, Eccellenza, almeno un pompino”. “Ma figurati, ma che scherzi, io sono una persona di cuore”. Una volta vendemmiato l’albero ti ritrovi con 5-6000 euro in borsetta. Roba che una puttana deve slogarsi la mascella per mesi, per non parlare di una lavoratrice qualsiasi da 800 euro al mese, e tu non ha fatto niente, solo la bella statuina.
Dice che la ragazza non è attendibile, che è una bugiarda. Se le spara così grosse lo è sicuramente ma deve aver studiato alla scuola di Silvio. C’è il suo marchio inconfondibile. Riconosco il suo far credere che il mondo sia meraviglioso e perfetto e che il successo si raggiunga senza sforzo, con il solo intervento dell’Uomo della Provvidenza e della sua infinita magnanimità.
Una favola, appunto.
Che al nano piacciano le Biancaneve di 17 anni che vanno per i 35 in quanto ad esperienza non mi sembra una novità. Io non mi meraviglio più di nulla né mi scandalizzo più di tanto. Un patetico vecchio che cerca di scopare e si illude che la carne fresca, la gnocca a “tartare”, compia il miracolo. Una situazione da barzelletta come il suo bunga-bunga, appunto. 
Casomai mi fanno molta più rabbia le madri e i padri che sarebbero ben lieti di infilargli nel letto le figliole di ogni forma ed ogni età in cambio di una decina di minuti di sculettate in televisione o solamente per servilismo, per avere l’onore della figlia toccata dal Duce.
Detto questo, anche se Mavalà si affretta a smentire e il suo tassametro da avvocato continua a segnare e a mettere tutto sul conto – beato lui, non si può negare che vi sia la zampa inconfondibile di Berlusconi in questo ultimo scandaLetto. La bugia grossa come una casa, innanzitutto, se vogliamo dar credito al racconto dei giornali.
“E’ la nipote di Mubarak” avrebbero infatti insistito qualche mese fa da Palazzo Chigi per telefono con la Questura di Milano perchè fosse rilasciata immediatamente una sconosciuta minorenne marocchina  (ma Mubarak non è egiziano?), fermata per furto e senza documenti e che ora si candida a ricoprire il ruolo di protagonista nell’ultimo pecoreccio all’italiana: “Noemi 2 il ritorno”. 
L’ultima vergine offerta al drago (cara Veronica, di vergine è rimasto solo l’olio Brisighello), pare stia vuotando il sacco sui suoi presunti incontri con il suddetto ed io ho l’impressione che sia  tutto l’ennesimo depistaggio volto a coprire ben altre magagne che potrebbero saltar fuori dall’immenso repertorio delle porcherie dello statista più grande degli ultimi centocinquanta secoli. 
Non siamo in America dove per un rapporto con una minorenne finisci sulla sedia elettrica mediatica, noi siamo tolleranti. Per i berlusconidi (leggete i commenti che lasciano sul “Giornale”), avere un capo che si zompa le minorenni (o dice di) è solo un merito, una medaglia al valore. Non si scandalizza nessuno, diciamolo. Anche se fosse dimostrato che è un utilizzatore finale compulsivo di bimbeminkia, il fatto non gli toglierebbe mezzo voto. 
Parlo di depistaggio perchè ci sono ben altre inchieste in corso che potrebbero far esplodere quelle famose bombe atomiche di cui parlava Fini quest’estate. Altro che nipoti da parte di fava.
http://www.youtube.com/v/c6hRWkU2An8?fs=1&hl=it_IT

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“Ci sono stati atti di vera e propria violenza nei confronti delle forze dell’ordine e questo non è più accettabile: per cui faccio un invito a tutti a deporre le armi, altrimenti credo che sarà necessario intervenire in modo più duro di quanto non si sia fatto finora”. 
(Roberto Maroni)

Cioè che fanno mo’, sparano? Avete ascoltato il soffiatore di sassofono evocare l’altro giorno una presunta “ricerca del morto” da parte dei manifestanti (si sa, sono sempre le teste a lanciarsi contro quei poveri manganelli indifesi). Lo avete udito minacciare il ricorso alla forza. Perchè finora hanno solo provato i microfoni. Non dite poi che non vi aveva avvertito.

Per Maroni e il suo principale il popolo, per definizione, non scende in piazza, non protesta, non si lamenta mai di nulla, tantomeno dell’operato di questo governaccio. Se lo fa se ne meravigliano, pensano che si tratti di eversori alieni, di terroristi venuti da Urano che quindi bisogna reprimere, reprimere, reprimere. Contestare il meraviglioso mondo di Amélie-Silvio, il ghepensimì tutto truccato delle Milanodue-tre-quattro da clonare in tutto il paese, laghetti e paperette inclusi, isole comprese;  dei mulini bianchi e del tutto perfetto,  espressione di una visione totalmente fittizia della realtà ispirata agli spot pubblicitari delle multinazionali, è per loro inconcepibile.

Il popolo, secondo la visione del tappetto e dei suoi scherani,  è formato da utili idioti ai quali viene chiesto di obbedire come servi, di inginocchiarglisi davanti come le escort e di non lamentarsi mai delle sue decisioni. Decisioni che ovviamente non perseguono mai i loro interessi ma quelli degli eroi del Pantheon personale di Berlusconi: eroi  come “quelli di Impregilo”, eroi come Mangano o come l’odioso Bertolaso.

Avete visto la gente protestare in Campania per le discariche. Vi hanno raccontato che i napoletani sono dei cialtroni che non fanno la raccolta differenziata perchè sono pigri e sporchi, perchè in fondo la monnezza fa parte del loro habitat naturale. Eppure qualche tempo fa vi avevano raccontato che il ghepensimì aveva risolto il problema dei rifiuti in Campania con la sola imposizione delle mani e qualcosa ora non vi torna.

Bene. Premesso che i provocatori incappucciati che vanno a far casino in mezzo alla protesta  dei cittadini servono solo a delegittimarla e a fare gli interessi del governo e, ricordato quanto questi assomiglino a quelli che scorrazzavano per Genova, questa sera spegnete la televisione e le sue minchiate che vi percolano in salotto. Guardatevi questo documentario: “Una montagna di balle” raccontato da Ascanio Celestini. Scoprirete perchè il sassofonista e il pagliaccio mandano i robocop a menare la gente comune che protesta: le mamme vesuviane e i cittadini che  non vogliono vivere in un territorio dove gli ospedali stanno a fianco delle discariche.
Vi racconteranno perchè in Campania la raccolta differenziata non si fa:  per colpa della complicità tra  banche e  ditte appaltatrici per lo smaltimento dei rifiuti che hanno bisogno di uno stato permanente di emergenza per fare affari secondo i principi della Shock Economy, altrimenti detta l’adunata degli avvoltoi.  L’emergenza serve perchè in emergenza saltano tutte le regole e vigono le leggi speciali. Lo abbiamo visto a L’Aquila e lo vediamo ad Acerra e Terzigno. Quell’emergenza dalle uova d’oro che poi va a gestire il supereroe Bertolaso con i suoi amigos e gli imprenditori ridens.
E se non vi piace, giù botte.

Marchionne mi ricorda quelle mogli piccoloborghesi e attempate che, dopo essersi fatte una posizione a base di casa di proprietà, seconda casa al mare o in montagna o entrambe, pelliccetta di animale selvatico e tutti i comfort ai quali possa ambire una casalinga, grazie al marito che si è spaccato la schiena per anni con il duro lavoro e che le ha dato tutto ciò che desiderava, scappa con l’amante giovane lasciando solo due righe di spiegazione sul comò. Se ne va perchè è stufa: con il marito non si diverte più da tanto che è noioso e, a pensarci bene, non l’ha neppure mai amato.
Una delle favole di Nonno Caimano, raccontate ai bimbiminkia che ci credono

Poer nano caimano, cominicia a farmi seriamente pena. Lo sottopongono quotidianamente alla tortura, ad una sorta di waterboarding politico. Appeso per i piedi, gli fanno fare dentro e fuori dal pentolone di acqua bollente dove hanno già deciso da tempo di bollirlo, prima di servirlo su un bel piatto d’argento con ghirigoro di maionese, limone in bocca e carota dall’altra parte.
Un giorno sembra che la sua adorata impunità totale, compreso il lavacro dal peccato originale, siano ad un passo dall’essere conquistati; poi il verricello ricomincia a cigolare e lui si ritrova ad un pelo dall’acqua con l’asfalto che già gli si fonde in testa. Come l’altro giorno quando, dopo aver festeggiato per l’appoggio inatteso di alcuni finiani sulla retroattività del Lodo Alnano, con la salvezza già a portata di mano, Napo presidente capo (che fa parte del piano) ha  detto a bruciapelo anzi, a bruciasquama, che del Lodo Alnano lui non ha bisogno. Quindi se non ne ha bisogno Napolitano, rimane solo uno che potrebbe avvantaggiarsene. Indovinate chi?

Poveraccio, gli stanno disegnando dei pupazzetti sulla schiena ma lui non se ne accorge più. Siamo oramai al vilipendio di cadavere politico, al senectus di un wannabe uomo della provvidenza in pieno marasma che addirittura arriva a negare anche se stesso: “Ma io il Lodo non l’ho mai chiesto!”, ha sbugiardato a giornali unificati poco dopo.
Domani dirà che non ha mai detto che lui il Lodo Alnano non lo voleva, poi negherà la negazione e via all’infinito, fino al disfacimento totale dell’ultimo dei suoi neuroni e dei nostri cabbasisi.

E’ ormai chiaro a chiunque non sia cieco che è in corso una guerra di logoramento tra chi, come lui, vorrebbe disperatamente restare a galla per salvarsi dall’appuntamento con la giustizia e chi conosce i tempi della politica e li applica in modo spietato, fregandosene di chi grida al tradimento, per un unico motivo: gli italiani non hanno ancora capito abbastanza chi è Berlusconi, non ci hanno ancora sbattuto bene la faccia e se si andasse alle elezioni sarebbero capaci di votarlo ancora. Quindi ci vuole tempo, bisogna lavorarlo bene al fegato, spingerlo nell’angolo, obbligarlo ad esagerare, a tentare il golpe, a dimostrare al mondo intero che è solo un avventuriero che ha preso in ostaggio una nazione e non chiede solo un aereo e dieci milioni in contanti nella valigetta prima di scappare alle Bahamas, ma vuole distruggere l’Italia facendone saltare in aria la Costituzione. Se questo eversore megalomane non avesse in mano i media che raccontano agli italiani che lui è un grand’uomo e il più grande statista dell’umanità, lo potremmo vedere come lo vedono all’estero: una zeppa, un intralcio, un doloroso foruncolo sul culo dell’Italia.

Non c’è bisogno di un cervello da Einsten per capire che non è possibile liberarsi facilmente di Berlusconi, che gode tuttora del consenso popolare (il cui calo non è ancora sufficiente a disarcionarlo) e che ha in mano i media gentilmente regalatigli dall’opposizione con i quali può spacciare qualsiasi patacca falsa in prime time grazie ai suoi volonterosi pallisti. Ecco perchè non ci vuole fretta.

Basta anche un cervello AB normal per capire che i poteri forti, i colleghi confindustriali, il potere imperiale e chiunque conti nel mondo lo stanno abbandonando sull’iceberg alla deriva.
Se ci fate caso, gli unici che lo sostengono ancora e sbraitano tanto sono i Cicchitto, le Gelmini, le Carfagne, i Bondi, i DottorBertolasi, i bellocci di partito, gli yesmen e yeswomen miracolati sulla via di Arcore che, senza di lui, non esisterebbero nemmeno e che un giorno sono destinati a sparire come neve al sole come le Anja Pieroni dell’epoca di Craxi. Il loro pianto assomiglia a quello delle badanti al funerale del vecchietto. Disperate perchè sanno che hanno perso il posto di lavoro.

Gli unici che non hanno ancora capito il gioco che si sta giocando in Italia attorno alla demolizione controllata del berlusconismo, eseguita con cura e spiazzando carica dopo carica con tanta pazienza, per evitare di portarsi dietro anche i palazzi accanto, sono i Piddini e purtroppo i loro sostenitori. 
Secondo loro, se un giorno Fini appoggia il Lodo Alnano e il giorno dopo no,  non è perchè Fini sta giocando una partita a scacchi e non a rubamazzetto ma perchè Fini non è serio, è un traditore, non ci si può fidare. Lo avevamo detto noi.
Parlano quelli che già dai primi anni novanta giurarono nelle mani di Berlusconi di non toccargli le televisioni. Quelli che gliele hanno lasciate quando hanno governato e che hanno affossato due volte (una pareva poco) uno dei pochi uomini politici in grado di non farci vergognare fino al midollo all’estero, Romano Prodi, con l’unico risultato di regalarci altri due governi con le Carlucci e gli Angelino.
Oggi il quasicalvo Bersani dice, con il tono da preanestesia, che “gli italiani spazzerebbero via il Lodo Alnano con il referendum”. Muhahaha!
Ma se gli italiani non vanno più a votare per i referendum da secoli perchè rimangono a casa a guardare le televisioni del nano che gli raccontano che il referendum è fatto dalle toghe rosse invidiose di Berlusconi che lo vogliono sbattere in galera perchè lui ha un mucchio di figa e loro no! ‘A Bersa’, ma ce fai o ce sei?

E questo sarebbe il leader dell’opposizione? Un’opposizione che si illude di vincere gettando nell’arena con i leoni Nichi Vendola. Non perchè Vendola sia bravo ma perchè bisogna convincersi che lo sia. Perchè vogliamo giocare ad essere un paese normale talmente evoluto da eleggere un premier gay dimenticando la merda fascioleghista spalmata su tutto il territorio nazionale che i gay li brucerebbe volentieri nei forni e che  rivoterà Berlusconi per non votare un frocio comunista.
Quell’opposizione che vive nel mondo delle nuvole e dei sogni veltroniani a happy ending e che ne riesumerà il cadavere (di Veltroni) per mandarlo a perdere per l’ennesima volta le elezioni a colpi di maanche.
Perchè non ci si può fidare di Fini. Di D’Alema e Bersani si, invece.

C’è una novità nel tragico caso di Sarah Scazzi.  Siccome ci sono gli sciacalli a due zampe che sguazzano tutto il giorno e da anni nel torbido televisivo, non possiamo tentare di fare un discorso più approfondito sull’efferato omicidio di una ragazzina perché si tratta di inutile e gratuita morbosità e, come dicono i guardiani di regime, ci vuole moderazione.

E’ il colmo perchè ci hanno abbuffati a forza fino a ieri di villette e plastici di Cogne, di mostri di Firenze e delitti di via Poma, di  omicidi di Perugia, di Olindi e Rose e Chiare Poggi, con la santa benedizione del dio dei media. Le adunate presso le villette del delitto sono una conseguenza delle migliaia di portapporta dedicati ai più truci delitti con plastico incorporato, o no?
Perchè, quindi, questo caso dovrebbe essere diverso e dovrebbe indurci ad un maggiore rispetto delle persone coinvolte, arrivando alla necessità dell’autocensura?

Non è improvviso ravvedimento contro i precedenti eccessi di una cronaca gettata in pasto alla televisione. Non è assolutamente vero che vogliono proteggere la pubblica opinione dalla morbosità. La cronaca più nera viene servita ogni giorno a cucchiaiate e fatta ingollare a forza al popolo da un regime quando è funzionale ad esso.
Finchè si tratta di zingari ladri di bambini, di extracomunitari stupratori e violenti e di islamici che vogliono sterminarci, non prima di averci tutti convertiti a barbone e burqa, ok. Nessuna remora. Se si tratta di instillare ansia e diffidenza verso l’altro da sé e far diventare tutti paranoici con il terrore del diverso va bene, purchè il popolo italiano prosegua nella sua trasformazione da entità quasi-civile a popolaccio infame pronto a difendere un assassino per puro spirito di solidarietà tribale sullo schema del clan mafioso allargato a tutto il territorio nazionale.
Perchè di questo si tratta. Della mentalità mafiosa che,  come un cancro, sta invadendo e distruggendo il tessuto ancora sano del paese. La sottomissione ad un unico padrino avente potere di vita e di morte sugli altri, dispensatore di ordini ai quali bisogna obbedire. Con una vasta rete di esecutori materiali che si occupano di far fuori gli infami, zittire i testimoni e garantire al capo l’impunità assoluta. Garantita mediante intimidazione, omertà e, se necessario, violenza e disprezzo di ogni regola. Un modello che, risalito dai bassifondi ai piani alti del potere, ne ridiscende fino ad infiltrarsi ovunque nella società (in)civile.

Se nell’inevitabile strutturazione della nostra comunità nazionale in clan in lotta l’un l’altro fino alla morte si inserisce la componente razziale si può arrivare facilmente alla pseudospeciazione, al considerare gli appartenenti ad un altro popolo al di fuori non solo della razza ma addirittura della specie, quindi potenzialmente eliminabili senza rimorsi perchè nemmeno i loro cuccioli ci muovono a pietà. Cominciate a riscaldare i forni perchè torneranno utili a breve.
Lo avete visto ieri. Di fronte ad una donna morta per il pugno di un energumeno si è arrivati a parteggiare per il bruto solo perchè la vittima è rumena, ovvero aliena e a valore zero, insultando le forze dell’ordine incaricate di arrestarne l’aggressore, come si fa nei paesi ad alta concentrazione mafiosa quando si vanno a prelevare i boss dai covi segreti ma noti a tutti.

La cronaca nera al servizio dell’addestramento occulto alla mentalità mafiosa di un popolo va bene, quindi.
Se invece un delitto va a scoperchiare un avello puzzolente contenente tutte le schifezze possibili che può racchiudere la Sacra Famiglia del Mulino Nero,  le sue  brutture, le sue ancestrali modalità di oppressione dei deboli, le sue norme interne di omertà, così simili alle regole mafiose, appunto, è uno schifo, bisogna censurare.  I panni sporchi si lavano in famiglia anche se il vederli appesi fuori potrebbe mettere in guardia altre potenziali vittime e salvarle.
Perchè una bambina morta potrebbe  muoverci a pietà e indurci a voler modificare le cose, ad eliminare le metastasi culturali che hanno provocato la sua morte. Invitarci a ribellarci tutti contro l’omertà così diffusa in famiglia che, in quel caso, ha permesso l’eliminazione violenta di un suo membro. Insomma potrebbe farci vedere improvvisamente quanto la mafiosità sia ormai insita nella nostra società e cultura. E non è questione di Nord o Sud, di ambienti degradati o altoborghesi.

C’è un altro punto interessante, però, negli ultimi sviluppi del caso di Sarah. Come nei gialli più appassionanti, c’è stato il colpo di scena. Il principale dei sospetti potrebbe non essere l’unico colpevole, potrebbe addirittura essere innocente. Se le risultanze delle indagini dovessero essere confermate, delineando una faida intrafamigliare tutta femminile di rivalità, gelosie, coperture di misfatti e brutalità spinta all’omicidio, ci troveremmo nella necessità di dover porre le scuse allo zio Michele che non solo non avrebbe stuprato la nipote post mortem ma non l’avrebbe nemmeno ammazzata. Lo so che è difficile, dopo averne invocato la morte per macellazione come zio porco ma se la verità fosse questa dovremmo accettarla.

Una vasta complicità fra donne, quindi, al fine di colpirne una, la più fragile, molto probabilmente. Il mio  precedente scritto sull’argomento si è rivelato in certi aspetti profetico, non certo per mie qualità paranormali ma perchè conosco i miei polli (o dovrei dire piuttosto pollastre?)
Ho parlato di omicidio di mafia e difatti, una volta commesso l’omicidio, il clan si è mosso per occultarlo. Tanto, come ci ricordano, il favoreggiamento in ambito famigliare non è punibile. Se io non denuncio mio marito e mia figlia che hanno fatto sparire il cadavere di mia nipote, uccisa per un qualsiasi motivo da determinarsi, non possono farmi nulla**. L’appartenere alla famiglia ti protegge, esattamente come l’appartenere all’altra famiglia, quella mafiosa.
Se ti ribelli alla famiglia potresti anche morire, come accade agli infami. Sia che tu abbia resistito alle voglie di un vecchio patriarca o che abbia osato mettere gli occhi sul fidanzatino della cugina-amica del cuore.
Comunque vadano a finire le cose, non si potrà che riflettere su come una bambina possa essere stata ammazzata in quel modo dopo essere stata intrappolata in quella tela di ragno di evidenti complicità.

Devo dire, come ultima cosa, che sto leggendo dei discorsi che non mi piacciono affatto sui siti femministi.

Vi si sostiene, tra l’altro, che sarebbe in corso una campagna misogina contro Sabrina “a prescindere dalle sue colpe” (!). Sabrina sarebbe additata come strega colpevole ” in quanto donna” e per alimentare l’odio contro le donne, non perchè  avrebbe tenuto ferma Sarah mentre suo padre la strangolava oppure addirittura la strangolava ella stessa. Cioè il delitto eventualmente commesso da Sabrina scompare di fronte alla necessità di denunciare comunque e sempre la malvagità degli uomini e la grande cospirazione maschilista. Tutto ciò riduce a qualcosa di francamente grottesco una questione seria come la violenza contro le donne.
Ecco, per fortuna io non amo le donne fino al punto di negarne l’eventuale cattiveria. Siccome credo nell’effettiva parità tra i sessi e considero le donne fatte della stessa carne degli uomini, non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di emendarne le colpe in quanto donne solo perchè ogni giorno una donna muore per mano maschile.
Care amiche, la violenza maschile sulle donne non c’entra niente se una donna ne ammazza un’altra. Troppo comodo. Abbiamo un bel cervello funzionante anche noi che ci permette di compiere delle scelte. A volte siamo talmente brave che riusciamo a far fare agli uomini quello che vogliamo, perfino fargli commettere un omicidio. L’aver subito violenze non ci emenda da eventuali colpe successive. Anzi, scegliere di colpire la vittima, nel caso della pedofilia intrafamigliare, invece che il carnefice, è il massimo della crudeltà. O della stupidità, se volete le attenuanti generiche.
Dire che “è impossibile che una madre voglia coprire un padre pedofilo” e  sostenere che sarebbero comunque comportamenti che non ci appartengono come genere, come il negare che ogni giorno vengano compiute “scelte di Sophie” è una cazzata, perchè la realtà dimostra il contrario.

Se Sabrina ha ucciso Sarah o ha partecipato al suo delitto perchè era gelosa, perchè non voleva che si scoprissero gli altarini di casa, perchè Sarah voleva denunciare il suo paparino, ebbene, rimane colpevole e basta. Non in quanto donna (questo è puro vittimismo da minoranza ed è paradossale perche noi  donne siamo addirittura la maggioranza!) ma in quanto persona e basta. Allo stesso modo dello zio porco o non porco, si vedrà.

Non credo affatto infine, come sostengono alcuni, scegliendo la strada più comoda che tutto spiega senza nulla spiegare, che in quella casa siano tutti matti. La patologia non c’entra, casomai facciamo riferimento all’antropologia culturale, a certi modelli criminali che hanno sempre più adepti anche fra i giovani.

Parlare dell’atroce morte di Sarah, tradita ed attirata con l’inganno in trappola e poi soppressa come un animale, dovrebbe servire, soprattutto a noi donne, perchè di  delitto ad alto tasso di estrogeni pare trattarsi, a fare una profonda autocritica sul rapporto tra di noi, sulla nostra inestinguibile voglia di combatterci e distruggerci l’un l’altra. Dire che è tutta colpa della società creata dagli uomini è una menzogna. Noi abbiamo addirittura, per un certo periodo della loro vita, da piccoli, la possibilità di plasmare la mentalità degli uomini ma decidiamo comunque di crescerli egoisti, di permetter loro di agire la violenza e di atteggiarsi a padroni nostri e delle nostre vite. Che vi piaccia o no siamo complici del maschilismo e a volte sappiamo essere altrettanto cattive dei nostri oppressori. Il caso di Sarah ci permette di ammetterlo, finalmente, se siamo oneste.

** Ho rettificato il testo perchè, come mi hanno fatto giustamente notare nei commenti, la non punibilità si riferisce solamente al non denunciare un parente, non certo al partecipare attivamente ad un omicidio sia come esecutori  che come complici materiali.

Il mio stipendio è il minimo! Perché tutte le spese che ho le sostengo con i miei soldi. Spese che giustamente servono a mantenere il rapporto con l’elettorato. […]

Un operaio quando va a casa ha lasciato i suoi problemi nel suo ufficetto. Io quando vado a casa ho ancora i miei problemi di lavoro. Il mio telefono è sempre acceso, è sempre quello dal 1994 e chiunque mi può raggiungere, sabato domenica o festivi. Ma mica solo io lavoro così tanto. Però voi purtroppo pensate che tutti [i parlamentari, n.d.a] siano dei lavativi perché questo è il messaggio che passa.”
(Maria Antonietta Carlucci, agosto 2010, stipendio da parlamentare circa € 13.000,00 al mese) 
Siccome pareva brutto che una vicenda riguardante dei minatori finisse bene, con 33 uomini portati in salvo a riabbracciare le proprie famiglie in Cile, la bontà divina, toltasi le cuffiette con le quali ascolta in religioso silenzio  l’ultimo ciddì di Giovanni Allevi,  ha pensato bene di riequilibrare i piatti della bilancia facendo morire 21 minatori ed intrappolandone altri 16 in Cina. Oh, che nessuno pensi che improvvisamente la categoria dei lavoratori più umili sia stata dotata di un megastellone rotante a razzomissile con circuiti di mille valvole.

La vicenda dei minatori cileni, del resto, se è finita felicemente dal punto di vista del salvataggio, continua  sul piano delle rivendicazioni salariali e della sicurezza del lavoro. Da mesi non ricevono la paga, e si parla di circa € 300,00 al mese (Mourinho all’Inter li guadagnava in un quarto d’ora). Non bisogna dimenticare che la loro odissea è nata perchè non erano state rispettate le regole in tema di sicurezza.

Ecco perchè fin dall’inizio si è buttata la faccenda, da parte dei media, sul reality show, con il preciso intento di nascondere, sotto una montagna di merda mediatica, la vera questione in ballo e cioè perchè era accaduto l’incidente e come mai le regole di sicurezza non vengano mai rispettate da chi di dovere. Con l’immondo TG5 delle marieantoniette in diretta dal Petit Trianon tutte garrule e con le caprette che fanno ciao, a fare il paragone tra l’uscita del minatore dal  pozzo di lavoro a 700 metri di profondità e l’uscita del tronista rintronato dalla casa del Grande Fratello. Caro minatore Sepulveda, sei stato nominato.

E allora, cari lacchè e madame pompadour, facciamone un altro, di reality. Uno talmente figo che la gente smetterà di mangiare e scopare per guardarlo. Non voglio soldi da Endemol, vi cedo l’ideona gratis.
Ho già il titolo: “La Miniera dei Famosi”. Quanti erano i minatori di Atacama, 33? Ok, facciamoci prestare la miniera, tanto la proprietà è fallita nonostante avessero risparmiato fino all’ultimo centesimo nella messa in sicurezza dell’impianto e mandiamo giù a 700 metri questa squadra fenomenale di wannabe minatori dal volto bruno. Poi facciamo esplodere l’ambaradan e ricreaiamo la condizione dei mineros ma con 33 Famosi prigionieri nelle viscere della terra. Da brividi.

Ecco la seleção.  Io comincerei dalle signore e, in specie, dall’onorevole Carlucci, in onore della citazione che ci ha donato in apertura. Poi, in ordine di discesa: Daniela Santanchè (che si occuperà di servire il té), Simona Ventura (un esperto di reality ci vuole e poi ha la voce bella tonante che si sente giù dai 700 metri), Belen (non può mancare), Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti ( a sostenere le speranze dei reclusi dicendo che non ci sono i soldi per le operazioni di recupero), Bondi (per un pò di cooltura), La Russa, i Bossi padre e trota, Ghedini (per i mavalà e i macosadice), Bruno Vespa e Minzolini, Santoro e Masi a dividere il medesimo strapuntino, Belpietro e Feltri in rappresentanza del grande giornalismo. E poi: Lele Mora di bianco vestito e Fabrizio Corona, Daniele Capezzone come portavoce, Dolce e Gabbana  e, ad allietare le serate al buio, il maestro Apicella. Perchè proprio Apicella? Eh, lo so io, abbiate pazienza.  Per il conforto religioso e la contestualizzazione di eventuali bestemmie scenderà nel pozzo Mons. Fisichella.

In rappresentanza del mondo del lavoro, settore padronato, mandiamo giù, in rappresentanza di Confindustria,  Marchionne e la Marcegaglia,  il patron della Ducati che sostiene che i cinque minuti  concessi ai lavoratori per lavarsi le mani prima della pausa pranzo devono essere eliminati perchè cinque minuti per la produttività sono molti, il ministro Gianfranco Rotondi contrario alla pausa pranzo tout-court, e Bonanni, che è un sindacalista ma non si nota più di tanto.
Già che ci siamo, caliamo nella Fenix anche Bersani, Vendola e Ferrero (per vedere se in segregazione forzata si riesce a formare una sinistra unita).

Last but not least, per ingenerare ottimismo, fiducia, raccontare barzellette e aiutare la Santanchè a formare i tea party, l’unico capace di compiere il miracolo, di assicurare che tutti saranno portati in salvo a tempo di record. Del resto fuori, a coordinare i soccorsi, vi sarà Bertolaso e quindi si parla di botti di ferro per tutti.
Insomma, l’ultimo  a scendere, il 33° Famoso, sarà il  nostro amato presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Con il Presidente Napolitano che, in nome della condivisione, finita la discesa, sigillerà il tunnel.

Sto seguendo da stamattina il salvataggio dei minatori in Cile. La Fenice, l’ascensore realizzato dai tecnici, che scende lentamente fino a 700 metri di profondità lungo un budello stretto 66 centimetri e riporta alla superficie, uno ogni ora, i minatori con i loro soccorritori. Sarà una giornata lunga di attesa, ansia e trepidazione.
E’ come se questi 33 uomini dovessero essere partoriti una seconda volta dall’utero di madre terra, con un intero popolo e forse il mondo intero che attende e trepida, una sigaretta dopo l’altra,  facendo su e giù per il corridoio. Ci sentiamo un po’ tutti padri e madri di questi rinati.

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