Una delle favole di Nonno Caimano, raccontate ai bimbiminkia che ci credono

Poer nano caimano, cominicia a farmi seriamente pena. Lo sottopongono quotidianamente alla tortura, ad una sorta di waterboarding politico. Appeso per i piedi, gli fanno fare dentro e fuori dal pentolone di acqua bollente dove hanno già deciso da tempo di bollirlo, prima di servirlo su un bel piatto d’argento con ghirigoro di maionese, limone in bocca e carota dall’altra parte.
Un giorno sembra che la sua adorata impunità totale, compreso il lavacro dal peccato originale, siano ad un passo dall’essere conquistati; poi il verricello ricomincia a cigolare e lui si ritrova ad un pelo dall’acqua con l’asfalto che già gli si fonde in testa. Come l’altro giorno quando, dopo aver festeggiato per l’appoggio inatteso di alcuni finiani sulla retroattività del Lodo Alnano, con la salvezza già a portata di mano, Napo presidente capo (che fa parte del piano) ha  detto a bruciapelo anzi, a bruciasquama, che del Lodo Alnano lui non ha bisogno. Quindi se non ne ha bisogno Napolitano, rimane solo uno che potrebbe avvantaggiarsene. Indovinate chi?

Poveraccio, gli stanno disegnando dei pupazzetti sulla schiena ma lui non se ne accorge più. Siamo oramai al vilipendio di cadavere politico, al senectus di un wannabe uomo della provvidenza in pieno marasma che addirittura arriva a negare anche se stesso: “Ma io il Lodo non l’ho mai chiesto!”, ha sbugiardato a giornali unificati poco dopo.
Domani dirà che non ha mai detto che lui il Lodo Alnano non lo voleva, poi negherà la negazione e via all’infinito, fino al disfacimento totale dell’ultimo dei suoi neuroni e dei nostri cabbasisi.

E’ ormai chiaro a chiunque non sia cieco che è in corso una guerra di logoramento tra chi, come lui, vorrebbe disperatamente restare a galla per salvarsi dall’appuntamento con la giustizia e chi conosce i tempi della politica e li applica in modo spietato, fregandosene di chi grida al tradimento, per un unico motivo: gli italiani non hanno ancora capito abbastanza chi è Berlusconi, non ci hanno ancora sbattuto bene la faccia e se si andasse alle elezioni sarebbero capaci di votarlo ancora. Quindi ci vuole tempo, bisogna lavorarlo bene al fegato, spingerlo nell’angolo, obbligarlo ad esagerare, a tentare il golpe, a dimostrare al mondo intero che è solo un avventuriero che ha preso in ostaggio una nazione e non chiede solo un aereo e dieci milioni in contanti nella valigetta prima di scappare alle Bahamas, ma vuole distruggere l’Italia facendone saltare in aria la Costituzione. Se questo eversore megalomane non avesse in mano i media che raccontano agli italiani che lui è un grand’uomo e il più grande statista dell’umanità, lo potremmo vedere come lo vedono all’estero: una zeppa, un intralcio, un doloroso foruncolo sul culo dell’Italia.

Non c’è bisogno di un cervello da Einsten per capire che non è possibile liberarsi facilmente di Berlusconi, che gode tuttora del consenso popolare (il cui calo non è ancora sufficiente a disarcionarlo) e che ha in mano i media gentilmente regalatigli dall’opposizione con i quali può spacciare qualsiasi patacca falsa in prime time grazie ai suoi volonterosi pallisti. Ecco perchè non ci vuole fretta.

Basta anche un cervello AB normal per capire che i poteri forti, i colleghi confindustriali, il potere imperiale e chiunque conti nel mondo lo stanno abbandonando sull’iceberg alla deriva.
Se ci fate caso, gli unici che lo sostengono ancora e sbraitano tanto sono i Cicchitto, le Gelmini, le Carfagne, i Bondi, i DottorBertolasi, i bellocci di partito, gli yesmen e yeswomen miracolati sulla via di Arcore che, senza di lui, non esisterebbero nemmeno e che un giorno sono destinati a sparire come neve al sole come le Anja Pieroni dell’epoca di Craxi. Il loro pianto assomiglia a quello delle badanti al funerale del vecchietto. Disperate perchè sanno che hanno perso il posto di lavoro.

Gli unici che non hanno ancora capito il gioco che si sta giocando in Italia attorno alla demolizione controllata del berlusconismo, eseguita con cura e spiazzando carica dopo carica con tanta pazienza, per evitare di portarsi dietro anche i palazzi accanto, sono i Piddini e purtroppo i loro sostenitori. 
Secondo loro, se un giorno Fini appoggia il Lodo Alnano e il giorno dopo no,  non è perchè Fini sta giocando una partita a scacchi e non a rubamazzetto ma perchè Fini non è serio, è un traditore, non ci si può fidare. Lo avevamo detto noi.
Parlano quelli che già dai primi anni novanta giurarono nelle mani di Berlusconi di non toccargli le televisioni. Quelli che gliele hanno lasciate quando hanno governato e che hanno affossato due volte (una pareva poco) uno dei pochi uomini politici in grado di non farci vergognare fino al midollo all’estero, Romano Prodi, con l’unico risultato di regalarci altri due governi con le Carlucci e gli Angelino.
Oggi il quasicalvo Bersani dice, con il tono da preanestesia, che “gli italiani spazzerebbero via il Lodo Alnano con il referendum”. Muhahaha!
Ma se gli italiani non vanno più a votare per i referendum da secoli perchè rimangono a casa a guardare le televisioni del nano che gli raccontano che il referendum è fatto dalle toghe rosse invidiose di Berlusconi che lo vogliono sbattere in galera perchè lui ha un mucchio di figa e loro no! ‘A Bersa’, ma ce fai o ce sei?

E questo sarebbe il leader dell’opposizione? Un’opposizione che si illude di vincere gettando nell’arena con i leoni Nichi Vendola. Non perchè Vendola sia bravo ma perchè bisogna convincersi che lo sia. Perchè vogliamo giocare ad essere un paese normale talmente evoluto da eleggere un premier gay dimenticando la merda fascioleghista spalmata su tutto il territorio nazionale che i gay li brucerebbe volentieri nei forni e che  rivoterà Berlusconi per non votare un frocio comunista.
Quell’opposizione che vive nel mondo delle nuvole e dei sogni veltroniani a happy ending e che ne riesumerà il cadavere (di Veltroni) per mandarlo a perdere per l’ennesima volta le elezioni a colpi di maanche.
Perchè non ci si può fidare di Fini. Di D’Alema e Bersani si, invece.

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