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“Ginoooo!”

“Dimmi, Levante.”

“Quant’anni tu c’hai?”

“Settantasette.”

“Come tu ti senti?”

“Bene.”

“Ho visto la bara.”

“Ma vaffanculo, va!”

Monicelli partecipò, solo in voce, a “Il Ciclone” di Pieraccioni, dal quale è tratto questo breve dialogo. 

Addio, Gino.
Si è ucciso come Primo Levi, gettandosi nel vuoto. Si può avere avuto un vita lunghissima e piena di soddisfazioni ed essere lo stesso disperati. Una cosa che chi mitizza la vita per principio non capirà mai.
Monicelli non credeva nella speranza, ce l’aveva detto nell’intervista a Raiperunanotte. La speranza era una cosa inventata dai padroni, diceva. 
Forse è vero. Gli inguaribili ottimisti, quelli per i quali va sempre tutto bene e che si meravigliano se gli altri sono disperati, sono quasi sempre coloro che pensano di poter comperare la speranza con quei soldi che non sanno più dove mettere. 
Senza speranza, inseguito dalla malattia e dal terrore di perdere la libertà che è data da un cervello straordinariamente lucido come il suo, Monicelli ha scelto la morte, che a volte è preferibile alla paura di morire. Disperazione ma anche ribellione e burla estrema al destino. 
Da artista aveva giocato con la morte, l’aveva sbeffeggiata nei suoi film. Come il Perozzi, il giornalista di “Amici Miei”, quello che in punto di morte fa la supercazzola al prete che gli dà l’estrema unzione. Come aveva fatto veramente Ettore Petrolini che, sempre in fin di vita, si rivolse al medico che lo assisteva, Professor Ascoli, con un’ultima battuta: “Aah, parente di Piceno?
L’insegnamento di Monicelli era che si deve sempre trovare il lato comico della tragedia, come la guerra o  l’atroce solitudine dei vecchi che viene esorcizzata dalla zingarata, e nel “colpo di genio” dei cinque amici. Non sempre però si riesce a scherzare di tutto.

Recentemente aveva espresso il suo disagio per gli italiani, passivi come l’amante della Signora Necchi che si lascia pisciare nella minestra e che sorbisce tutto di un regime che taglia i contributi alla cultura, al film d’autore, per finanziare le velleità cinematografiche delle nipoti da parte di fava del re. Usando i soldi del popolo, in estremo spregio al medesimo.
Non possiamo credere che un maestro come Monicelli si sia ucciso perché anche alla cultura italiana si sta cercando di togliere definitivamente la speranza di un futuro. Forse è solo la depressione e la stanchezza di vivere che ti fa compiere gesti estremi come questo ma se fosse così, se questo paese stesse diventando intollerabile per i grandi vecchi della cultura, qualcuno dovrà pagare e caro per questo. 
E noi che pensavamo di poter scoprire finalmente se siamo veramente sbarcati sulla Luna, se esistono gli alieni, quanti erano a sparare a Dallas e per ordine di chi, chi ha messo le bombe in Italia durante la strategia della tensione, se a volere Moro morto erano proprio solo le Brigate Rosse, chi ha abbattuto l’aereo ad Ustica, chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna, chi ha firmato il patto con la Mafia negli anni ’90, come ha fatto i soldi Berlusconi, insomma noi che volevamo delle vere rivelazioni con il botto, dobbiamo accontentarci di queste cacatine di mosca?  Di ancor meno di ciò che ha rivelato in articulo mortis la buonanima con la kappa, cioè nulla?
Di sapere insomma che siamo governati da un vecchio porco che si circonda di donnine ridanciane a gettone ma che in realtà è schiavo del fascino slavo di un alpha dog russo e pure comunista dal quale ha ricevuto in dono un letto, presumibilmente pieno di cimici? “Che lettone grande mi dai!” “E’ per controllarti meglio”.
Che delusione. Con tutta quest’acqua calda ci faremo un bel bagno. Poi magari rimettiamo su i DVD degli “X-Files” che sono molto più sexy ed emozionanti. No, davvero, non sto scherzando. Se davvero è tutta qui la storia almeno fateci una bella porno parodia: “Vicky licks”.
“Par condicio” di Edoardo Baraldi

Questi intolleranti burocrati imburrati sopra e sotto di dogmatismo di stampo servile hanno studiato psicologia. Sono arrivati alla lettera “e”: “effetto recenza”, quel meccanismo mnemonico grazie al quale la gente, fra una serie di cose ascoltate, ricorda meglio l’ultima. “Allora basta avere sempre l’ultima parola!” Gli è piaciuto talmente tanto che hanno chiuso il libro e lo hanno gettato nel fuoco. Non c’era bisogno d’altro.

Intolleranti e ripieni di certezze, quelle del padrone che gli tira gli ossi di bollito sotto il tavolo, appena qualcuno apre bocca e, secondo loro, non dice quello che il padrone vuole sentire, pretendono il “diritto di replica”.
Esso viene conculcato a forza nel campo della politica, dove il berlusconide rettiliano deve sempre avere diritto di replicare ai fatti con una bugia dell’immenso repertorio del nano, e in quello della religione e della morale, dove si segue il precetto cattolico oltranzista dell’abolizione del relativismo, ovvero dei diversi punti di vista.

Pensiamo se il diritto di replica diventasse legge e dovesse essere applicato come prassi in ogni frangente. Se, per esempio, quando si commemora la tragedia della Shoah, si dovesse dare il diritto di replica ai negazionisti. Assurdo, vero?
Oppure se fosse imposto nell’ambito della vita culturale.
Ogni volta che si rappresenta il “Don Giovanni” di Mozart saremmo obbligati, per par condicio, a mettere in scena anche un’opera di Antonio Salieri. In ogni museo, accanto ad un Caravaggio o Tintoretto, bisognerebbe appendere il disegno del figlio treenne del custode, oppure un’opera dei sommi pittori con la bocca e con il piede. Giusto per stemperare la Sindrome di Stendhal.
Nei licei, accanto allo studio del Manzoni e del Leopardi, i temi di Renzo Bossi e le poesie di Sandro Bondi.
Ogni volta che va in onda in tv un film di Kubrick, per par condicio e diritto di replica, un cinepanettone dei Vanzina a random.

E’ la mediocrità al potere, il trionfo del popolo dei sei meno-meno che il nano ha fatto assurgere a popolo della libertà (sua, di fare ciò che gli pare). Mediocrità giunta al successo con l’inganno, rosa dall’invidia verso la vera bravura e terrorizzata dal genio. Prigioniera di una gabbia di menzogna, che difende a spada tratta.. Mediocrità che, per sentirsi viva, ha bisogno dell’ultima parola. Mediocrità con la coscienza sporca che vive perennemente in un clima processuale dove, per carità, che l’avvocato possa replicare in difesa dell’imputato.
Mediocri ed intolleranti, hanno talmente paura che qualcuno, nel salotto di casa sua, ascoltando Beppino Englaro in televisione possa pensare “Però, povero padre e povera figlia, quanti anni di sofferenza. E’ giusto?”, che non ci dormono la notte.
Temono come la morte che il vero e profondo amore di Mina e Piergiorgio Welby, che ha oltrepassato la malattia e la morte, possa far pensare alla coppia davanti allo schermo: “Ma allora l’amore esiste, non è solo bunga bunga. E non c’è bisogno di essere ricchi, belli e stronzi per essere amati”.
Vogliono un popolo di nonpensanti, di ignoranti congeniti che possano mandar giù meglio la menzogna quotidiana servita su un piatto d’argento. Ma non passeranno.
Non è che Lui venga sempre  frainteso. Bisogna tradurlo correttamente con l’apposito dizionario.
“Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di dare una informazione corretta rispetto a un misfatto”.
(trad.) “Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di fare propaganda a mio favore”.
“Lei crede che la Rai sia sua mentre è pagata da tutti i contribuenti”. 
(trad.) “Lei crede che la Rai sia di tutti i contribuenti, invece è mia”. 

“Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché, se permette, di tv ne so io più di lei”. 
(trad.) “Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché, se permette, di tv ne ho io più di lei”. 
“In dieci giorni, attraverso il nostro dipartimento siamo intervenuti e abbiamo rimediato alla situazione attraverso la Protezione Civile evitando che i rifiuti producessero ancora cattivi odori. Abbiamo risolto il problema con l’accordo di tutti i sindaci di 18 comuni alla fine del nono giorno: la promessa è stata mantenuta”. 
(trad.) “In dieci giorni abbiamo piazzato duemilacinquecento Arbre Magique per evitare che i rifiuti producessero ancora cattivi odori ma non ha funzionato. Così abbiamo fatto credere di aver risolto il problema con l’accordo di tutti i sindaci di 18 comuni alla fine del nono giorno: la bugia è stata mantenuta”. 
“Siamo intervenuti con l’esercito e i rifiuti sono stati rimossi”. 
(trad.) “Siamo intervenuti con l’esercito e i rifiuti sono stati rimossi. Ma i bastardi sono ritornati”. 
Nel giorno in cui Marcello Dell’Utri  ribadisce che Vittorio Mangano è stato un eroe perché non ha fatto il nome suo e di Berlusconi e ricordando ai miei piccoli lettori che Mangano era un mafioso con le controcoppole, anche se non si vedevano a occhio nudo, esce un video del ministro Maroni. Più imbarazzante di quello di Belen e con l’aggravante che lo hanno visto dieci milioni di telespettatori.
Roberto Saviano aveva appena svelato uno dei misteri d’Italia. Come mai i napoletani producono tanta monnezza fino a riempirne e farne sommergere intere città? Che minchia avranno sempre da buttare via ogni giorno? 
Da noi al Nord non succede, non c’è mai un sacchetto fuori posto per strada. Al massimo, in qualche stradina di campagna, passandoci di sera, vedi un materasso o un vecchio televisore gettati via abusivamente accanto al cassonetto ma la mattina dopo, puf! tutto è già sparito. 
La chiave di questo mistero puzzoso vale venti miliardi di euro all’anno, ossia il fatturato che le organizzazioni criminali ricavano dal trattamento illegale dei rifiuti. Dei rifiuti di Napoli e della Campania a cui si vanno ad aggiungere quelli provenienti dal Nord che i nordisti ovviamente non vogliono tra le loro (eco)balle e rifilano al Sud, venendo a patti, si vocifera tra le malelingue, con la Camorra. La Campania è diventata, racconta Saviano, grazie alla corruzione della politica locale e nazionale e al potere della Camorra, come un’immensa pattumiera dove va a finire tutto il sudicio di una nazione e forse, anzi certamente, anche qualcosina proveniente dall’estero.
Ecco perchè le discariche campane non riescono a smaltire le tonnellate di monnezza e l’emergenza dura da sedici anni. Perchè sono piene dei rifiuti delle altre regioni. Per ironia della sorte, i sindaci del Nord che protestano lo fanno perchè non vogliono, in sostanza, riprendersi parte della LORO spazzatura.
Dopo i fatti, le favole. Roberto Maroni, nel ruolo del ministro degli interni del governo del padrone di casa di Mangano, va al microfono e ci racconta un film di John Wayne, di quelli dove i cattivi perdono e i buoni vincono. Sempre. Una nuova puntata della “Piovra” dove il commissario Cattani non muore ma sconfigge  Casalesi e Corleonesi con lame rotanti ed alabarda spaziale.
Roberto elenca i superlatitanti arrestati e non gli viene il sospetto che, per ogni boss arrestato, ve ne siano due  ancora più fetenti ed emergenti che lo hanno soppiantato. Bastava ricordarsi di Michael Corleone.
Dà due botte agli uomini delle forze dell’ordine dimenticando, come loro stessi gli fanno notare stamattina sui giornali, i tagli ai fondi per la giustizia e la polizia e i progetti di legge per impedire le intercettazioni, che sono indispensabili per incastrare i superlatitanti che lui colleziona. Tagli e leggi voluti dal locatore di Mangano.
Maroni parla con orgoglio materno di sequestri di beni effettuati ai danni dei boss. Palazzi, ville, terreni. Bazzecole, visto che Saviano ti ha appena detto che il fatturato della Camorra, solo per il ramo aziendale ecoballe, vale 20 miliardi di euro per il 2009.
Si sdegna quando ricorda le insinuazioni sulle relazioni pericolose tra criminalità organizzata e Lega Nord al Nord. “Non è giusto, anche gli altri partiti trattano con le mafie”, piagnucola. Sembra Bondi quando giura di non aver mai visto ragazze ad Arcore ma solo statue inanimate e rigorosamente senza tette o peni.
Insomma, questa è l’impressione finale, Maroni racconta le novelle ai bambini piccoli.  “Le mafie si combattono…” è il suo mantra. Certo però, non è cattiveria, ministro, sembra sempre il governo del dire di aver fatto, più che quello del fare. 
Più va avanti con l’elenco più cresce l’imbarazzo. Se all’inizio te l’eri immaginato vestito da Babbo Natale o da Mamma Oca con il libro dei Grimm Bros. in mano, ora ti fa quasi pena, lo vedi un povero gioppino gettato allo sbaraglio, cosparso di pece e piume, sommerso dai fischi e dalle sirene tipo “La Corrida”. Un Cocciolone mandato in video a raccontare il punto di vista dei suoi sequestratori.
Non te lo spieghi. Allora ci crede veramente? Non è possibile. Devono averlo minacciato di fargli saltare la casa con il C4, di fargli trovare la testa della nonna novantenne nell’uovo di Pasqua, insomma deve essere stato sottoposto a notevole pressione psicologica perché, di fatto, in una trasmissione dove Saviano gli ha appena raccontato che cosa sono le Mafie veramente – e non abbiamo parlato di quelle balcaniche o russe, tanto per fare un esempio, lui sta ad autoconvincersi, in una sorta di autoipnosi, di avere sconfitto la Mafia.
“E’ solo una tua impressione, la Mafia non esiste, stai solo sognando. La Mafia l’ha sconfitta il commissario Cattani nella “Piovra 17”. Sono riusciti finalmente a fare parlare Mangano.

Povera Mara che credeva di essere diventata, dopo il miracolo del ministero piovutole addosso in premio, qualcosa di più di un grazioso soprammobile, di una sex doll alla quale un dio benevolo diversamente alto aveva concesso la parola, il movimento ed il pensiero.  Proprio il pensiero la sta fregando, altro che Bocchino.
Sta a vedere che, frequentando l’ambiente, magari ci aveva preso gusto, si era messa in testa di combinare qualcosa e addirittura di sparigliare i giochi di potere all’interno del partito. Illudendosi magari di fare le scarpe a Cosentino in Campania.
Il PDL è governato dagli affaristi, me ne vado. Certo, Mara, che ti credevi?

Mara si lamenta che il partito non le dà spazio? Che non la valorizza nella sua regione come meriterebbe? Premesso che forse un tantinello la testa se la deve essere montata, bisogna dire alla ragazza che questo regime è un peronismo che non vuole Evite tra le palle. Se ci sono, che se ne stiano buone sotto la scrivania.  Questi non sono dei e neppure grandi uomini capaci di stare ad ascoltare e farsi perfino consigliare da una donna.  Sono papponi che dalle donne vogliono solo il ricavo quotidiano, con la consegna del mangia (anzi, succhia) e taci. Magari in pubblico ti chiamano “dottoressa” ma in privato sei solo l’ultima delle troie che sono passate da quella porta.

Detto questo, non farò anch’io la scontata battuta del giorno che “le zoccole cominciano ad abbandonare la nave” anzi, devo confessare di provare un disagio sempre più forte a leggere i commenti in giro sulle annunciate dimissioni di Mara Carfagna. Come se fosse lei l’unico motivo per il Parlamento di vergognarsi. 
Sinceramente, è peggio un ministro Carfagna o un senatore Dell’Utri? 
Non so, mi pare che stiamo solo agendo il nostro sconfinato disprezzo per le donne, che il berlusconismo ha elevato a livelli cosmici, attraverso l’insulto libero contro una che, in fondo, ha fatto meno danni come ministro di altri personaggi dello stesso livello.
Certo non ne faremo un’eroina. Non abbiamo dimenticato l’imbarazzo provato quando il nano la nominò  ministro, visto che si sapeva da un pezzo che era chiacchierata come una delle sue storiche amanti, di cui si conoscevano pure le presunte specialità erotiche.
Però, se quello era un sistema ed il criterio di assunzione era quello, dobbiamo dedurre che di miracolate, di altre specialiste con tanto di insegna fuori come nei casini pompeiani ve ne siano altre, magari più nascoste. Ecco, non date della zoccola solo alla Carfagna per difendere le criptozoccole. Almeno, se derattizzazione deve essere, che sia completa. 

Non credo perciò, come sostiene il “Riformista”, che la vendetta del metodo Boffo colpirà la Mara traditrice e che verranno finalmente fuori le famose intercettazioni hard del primo sexgate del nanoquelle che tutti i direttori dei giornali pare abbiano letto ma che non hanno voluto pubblicare. Lasciando, ad esempio, che la scuola italiana venisse distrutta.

Le intercettazioni non verranno fuori perché pare coinvolgano altre ministre, finora fedeli al loro protettore e  quindi resteremo ancora con la curiosità inappagata. Almeno fintanto che non crolleranno le mura del tempio spappolando nani e ballerine e il berlusconismo sarà solo un rifiuto speciale da termovalorizzare.
Per ora accontentiamoci delle borsettate tra le ex attricette e le ex soubrette, dei reciproci insulti a base di “cagna” e “vajassa”, del clima da ultima difesa della fetta di marciapiede. Un bello spettacolo, non c’è che dire. 

Eh, caro Wil, hai ragione da vendere a chiedere al ministro jazz lumi sull’inversione a U della Lega nei confronti del nano, con quelle tue splendide dieci domande. Anch’io mi sono sempre chiesta come mai, dopo avergli dato del mafioso per anni, siano rimasti gli unici, apparentemente, ad essergli rimasti fedeli. Ed hai ragione a domandarti se non sia perché il nano si è comprata la Lega, chiavi in mano.
Una volta ho letto che la fedeltà di Bossi e dei suoi gurkas padani sarebbe costata a suo tempo 70 milioni di euro ma sono notizie non confermate ed io non ci credo assolutamente. (irony mode off)
Facciamo una scommessa? Scommettiamo che, se per il nano si mette veramente male e Bossi ottiene lo stesso  la promessa del federalismo dagli altri, manda affanculo pure lui per la seconda volta senza pensarci un attimo?

http://www.youtube.com/v/4aCTqEg5Ygc?fs=1&hl=it_IT

Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Sembra una formula magica contro il malocchio come “aglie, fravaglie, fattura ca nun quaglie” ma è il mito fondativo della Mafia. Da vecchi ignoranti nordisti, non conoscevamo la leggenda dei tre cavalieri fino a che non ce l’ha raccontata Roberto Saviano l’altra sera. Non è mai troppo tardi per uscire dall’ignoranza. Però siamo colpevoli fino ad un certo punto. Andreotti non ce l’aveva mai raccontata quella bella storia. Ce l’aveva tenuta nascosta.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo cavaliere fonda Cosa Nostra, il secondo la ‘Ndrangheta e il terzo la Camorra. 
Un satiro maligno direbbe che manca il quarto che fondò Forza Italia. Ma io a queste dicerie non credo e poi sono notizie non confermate. 
A proposito di cavalieri. Ascoltatevi l’intervista al vecchio banchiere siciliano che nel 1986, assieme ad altre banche dell’isola, rifiutò il prestito di 20 miliardi di lire al cavaliere di Hardcore, nonostante la perorazione in suo favore nientepopodimeno che di Dell’Utri e Ciancimino sr.. Vista la situazione delle sue aziende, già allora indebitate per migliaia di miliardi, i banchieri non credettero alle promesse di pronto rientro dei fondi e risposero picche. 
Questo signore avrebbe dovuto, in seguito, salvare l’Italia. L’unica cosa che gli è riuscita, venticinque anni dopo, è di salvare le sue aziende, con una trentina di leggi ad personam, mentre l’Italia con i suoi problemi aspettava. Chissà, sarebbe curioso sapere se poi trovò i soldi altrove e chi glieli prestò. Quelli che magari ora gli stanno spedendo il conto.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Mi piace questa formula magica. Mi piace ripeterla come un mantra scacciaguai. Grazie Saviano, grazie per averci raccontato la realtà di un Nord insospettabilmente Mafia friendly.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Se ci aggiungiamo una bacchetta da agitare e recitiamo, ad esempio, “Cota, Trota e Mastrota” spariscono il nano, le sue televisioni, i Bossi, Sandokan e anche il Pirla di Labuan?
Il nostro impareggiabile sassofonista ha perso l’ennesima occasione per evitare una figura di emme al quadrato. Dopo il pur grave avallo all’ignobile storiella della “nipote di Mubarak”, ripetuta in Parlamento per parare il deretano al nano, eccolo agitarsi come un’anguilla di Comacchio perchè Saviano in TV ha semplicemente e correttamente citato una frase dell’ideologo di riferimento della Lega. L’unico, per altro. Quel Gianfranco Miglio a cui hanno intitolato la scuola di Adro, poeri bimbi. 
Eccola qui, la frase incriminata.
L’intervista completa al verde Miglio, rilasciata al “Giornale” il 20 marzo del 1999, si trova qui (cliccate “link diretto all’articolo”) nella Rassegna stampa della Camera dei Deputati. Nell’era di Internet esistono gli archivi elettronici che non perdonano e  chi, da bastardo, non aspetta altro che di andare a spulciarli per smentire il potente che vuole negare la realtà.
Faccia un po’ come crede, ministro, ma io trovo quell’affermazione secondo la quale le mafie andrebbero costituzionalizzate ossia, mi pare di capire, legalizzate al fine di lasciare il Sud del nostro paese in pasto al crimine organizzato, esecranda ed eversiva. 
E’ una frase che denota cinismo e disprezzo razzista nei confronti delle popolazioni del Sud; espressione di una volontà che, se messa in pratica fino in fondo, toglierebbe per sempre a quella gente, i nostri connazionali,  i nostri fratelli, la cosa più importante, la speranza, e sputerebbe in faccia ai morti che hanno dato la vita per tutti noi nella lotta al crimine organizzato. E’ una frase scellerata di una gravità inaudita e che tale rimane checché ne dica il ministro dell’interno. 
Tra l’altro vi sono inchieste della magistratura ancora in corso che mirano a stabilire se, nella stagione delle stragi del ’92-’93, il famigerato presunto “patto” tra Mafia e Stato non intendesse proprio una spartizione di fatto tra Nord e Sud, con il Nord in mano al federalismo leghista e, in cambio, il Sud lasciato in pasto alle Mafie che ne avrebbero fatto una sorta di enorme paradiso fiscale, di enclave per ogni tipo di traffico illecito. Una Vietnamizzazione in piena regola del nostro paese. Forse in quest’ottica, ancora tutta da verificare, s’intende, si potrebbe capire perché Bossi, da un giorno all’altro, smise di dare del mafioso a Berlusconi e cominciò a farci bunga bunga con mucho gusto.
Non so voi ma io, da questa gente che vuole togliere la speranza a chi ha già troppo sofferto e sputare in faccia a chi la pelle l’ha lasciata per strada nel tentativo di ridarla, la speranza, ai suoi concittadini, non voglio più essere governata. 
I have a dream, ministro. Che anche lei, viste le cose che dice e che avalla, torni a suonare il sassofono. Levandosi, come si dice, dai suoi omonimi.
Non è una vignetta, questa sartoria esiste veramente.

Abituato a farsi confezionare abiti su misura dalle migliori sartorie – come Caraceni, il nano è convinto di potersi far cucire un’elezione addosso. Se il Senato è quello di due anni fa ma è ancora di moda,  la Camera no, bisogna rifarla. Che gli calzi a pennello. Gli abiti nuovi dell’alligatore.
Ruby è stata contestata dalla sue coetanee in discoteca. Quella che le gridava più forte “puttana” aveva appena vinto una gara di pompini nei bagni.
Il Papa, causa la crisi economica, invoca sobrietà. Quest’anno lo si vedrà solo in saio. Però firmato Dolce & Gabbana.
Calderoli il Semplificatore vuole le dimissioni di Montezemolo perché Domenicali ha ciccato la strategia della Ferrari nell’ultimo gran premio di stagione. Perchè non ha chiesto le dimissioni della Moratti visto che l’Inter ha perso il derby? Quindi, per coerenza, se il Milan non vincerà lo scudetto, chiederà le dimissioni di Berlusconi?
Pisapia, la Moratti si porta via?
Che dite, mi si nota di più se stasera guardo “Vieni via con me” o se non lo guardo?

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