Nel sistema silviocentrico Vittorio Feltri è un satellite che, se dovesse esplodere il pianeta Silvio colpito dalla Morte Nera, si perderebbe miseramente nello spazio assieme alle sue perfidie a mezzo stampa. Bisogna capirlo quindi se si butta a corpo morto a difendere l’indifendibile gettando merda a palate su quelli che considera gli avversari da colpire. Silvio vuole i suoi cento scalpi al giorno e Vittorio glieli fornisce ancora belli sanguinanti.

Detto questo, siccome la luna di Silvio e gli altri satelliti senza gloria tirano sempre fuori l’articolo della Repubblica di Stefano Malatesta, “Il Gay della FGCI” del 1985, sono certa che Nichi Vendola non avrebbe difficoltà a spiegare, una volta per tutte, cosa intendeva dire quando si riferiva al diritto dei bambini ad avere una sessualità loro, giusto per zittire le malelingue e fugare i dubbi che potrebbero venire ai suoi tanti ammiratori.
Riporto dal citato articolo la dichiarazione incriminata, attribuita a Nichi: 
“Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione. Le donne, da questo punto di vista, sono notevolmente più sensibili.”
Obiettivamente sono parole ambigue che necessitano un chiarimento. Dire che i bambini hanno una loro sessualità è verissimo. Dire che possono avere rapporti tra loro è  già fuorviante, perchè quelle dei bambini tra di loro (ribadisco, tra di loro) sono esplorazioni, manipolazioni in forma di gioco ma non sicuramente qualcosa di paragonabile ai rapporti sessuali veri e propri dell’adulto.
Il concetto fondamentale da capire e da tenere a mente è che la sessualità infantile è qualcosa di totalmente diverso dalla sessualità adulta e che i due mondi devono rimanere nettamente separati. Se non altro perchè si tratterebbe, comunque la si volesse vedere, della relazione tra un consenziente e  un non consenziente. E’ per questo che la pedofilia è una perversione, perchè si abusa di qualcuno che non è in grado di poter scegliere in piena libertà se partecipare o no al rapporto. Allo stesso modo di una scarpa, di un animale o di un cadavere.
Se il bambino manifesta curiosità sessuale nell’ambito della sua propria sessualità infantile, che può benissimo essere freudianamente perversa e poliforma, ciò non vuol dire che la sessualità infantile possa incontrare quella adulta. La curiosità infantile riguardo alle cose sessuali deve ricevere risposte educative chiare e senza malizia o condizionamenti moralistici da parte dell’adulto, di solito il genitore, ma in forma di una relazione assolutamente non seduttiva, al pari della relazione medico paziente. E’ ovvio che questo non significa eliminare l’affettività dal rapporto adulto bambino ma solo la componente di seduzione.
E vengo al punto centrale del problema. Sostenere che i bambini possano avere rapporti con gli adulti non è scabroso, è demenziale e profondamente dannoso come messaggio da divulgare. Io come donna sono appunto sensibile, come dice Vendola, ma come vittima della pedofilia lo sono ancora di più. Purtroppo è risaputo che il mondo della pedofilia, sbandierando un supposto diritto dei bambini alla sessualità,  giustifica il via libera ai rapporti tra bambini ed adulti.
Ecco perchè, al di là di ciò che può scrivere un Vittorio Feltri (che, ricordo, su uno dei suoi giornali passati scrisse che in Baviera si cucinavano i pastori tedeschi nei ristoranti tipici), è indispensabile, prima che l’articolo del 1985 venga usato come arma impropria a reti berlusconiane unificate, che Nichi chiarisca. Magari con una delle sue garbate videolettere. 
Grazie in anticipo.
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