E così, alla fine, la sensazione che ho avuto domenica è quella che Gianfranco Fini abbia premuto il pulsante e che ora a Palazzo Chigi echeggi l’allarme che annuncia la prossima autodistruzione del Berlusconi IV (e speriamo ultimo). Altro che cerino.
Vogliamo dire che Fini mi è piaciuto? Si, diciamolo pure. La sensazione, durante quell’ora e mezza di discorso, è stata quella di riabbracciare una persona normale dopo essere stati prigionieri per anni di un pazzo scatenato e dei suoi deliri. Mi rendo conto che è in agguato la Sindrome di Stoccolma verso il salvatore in questi casi ma bisogna anche pensare da cosa stiamo cercando di uscire. 
Era la soddisfazione di sentire qualcuno che parla di lavoro come qualcosa che ti spetta e ti dà dignità ed importanza nella vita. Altro che “sposatevi uno ricco se siete gnocca”. Che ritiene che l’Italia debba essere aperta alla laicità, al multiculturalismo, al rispetto della diversità anche sessuale ma debba anche ritrovare la coesione nazionale. C’è una bella differenza tra questo e il vedere per anni un ministro, seppur cerebroleso, pulirsi il culo con il tricolore e una manica di razzisti scorrazzare per il Nord gridando contro negri e culattoni  facendoci dimenticare tutto ciò che di buono ed altro può venire dal Nord.  E poi il richiamo all’appartenenza all’Europa, questo vecchio ma ancora dignitoso continente, con il suo ombrello di garanzie democratiche. Infine l’amarezza di dover rimpiangere i politici del passato (tra i quali ha citato anche Berlinguer) visto quelli che ci sono toccati ultimamente.
E’ di destra tutto questo? Dobbiamo sentirci in colpa se ci auguriamo che questo embrione di destra presentabile possa diventare un bel bambino paffuto?
Certo, c’è chi dice “dove stava Fini fino ad ora?” Dov’era anche l’opposizione, se è per questo. La colpa dell’infezione berlusconiana può essere suddivisa in maniera rigorosamente bipartizan.
L’importante è che qualcuno abbia detto basta, abbia visto la misura colma ed abbia avuto il coraggio, in un paese di conigli, di metterci la faccia.

Detto questo, non si esce da questo criptofascismo mignottocratico berlusconiano se prima non si creano, si rifondano se preferite, una destra moderna, una sinistra anch’essa moderna e meno ottusa e legata al centralismo della dirigenza e poi, fatto ciò, non si gettano alle ortiche una volta per tutte le ideologie e gli schieramenti, si cancellano i concetti di destra e sinistra e, stabiliti alcuni punti fermi, alcuni fondamentali come la democrazia, la partecipazione, i diritti civili e la laicità dello Stato, ci si mette assieme attorno ad un tavolo per costruire delle soluzioni ai problemi, quelli veri, quelli contingenti. Non più quelli di un tizio qualsiasi che si crede il padreterno e crede di comprarsi, oltre alle battone, anche la dignità di un popolo. 
Pensate all’uso che ha fatto Berlusconi dell’ideologia, nel suo caso dell’anticomunismo. Mentre noi ci scannavamo sugli spalti dandoci reciprocamente della “zecca comunista” e del “fascio di merda”, lui si comprava l’arbitro, i giocatori e la partita.
Il comunismo era finito da tempo e l’anticomunismo era un residuato inesploso del passato. Lui l’ha usato spregiudicatamente per tenere impegnati gli italiani in un risiko politico virtuale, in un social game perverso, mentre provava a soddisfare il suo ego ipertrofico diventando il più grande statista degli ultimi centocinquant’anni. Ma no, che dico, provava a salvare le sue aziende dal fallimento e a farle prosperare illecitamente alla faccia nostra.

Ora, quell’uso ideologico della politica deve finire. L’emergenza impone di affidarsi a coloro che potranno salvare la baracca prima di tutto dal punto di vista economico ma cominciano già i distinguo. Draghi no perchè è espressione degli Illuminati. E allora chi, Beppe Grillo, Renzi, Bersani o Paravendola?
Dice che FLI è pieno di riciclati e persone sospette. Ricordo che il primo governo del postfascismo fu affidato a Badoglio, un criminale di guerra.

Quando Berlusconi sarà in volo per i Caraibi con la sua corte, come ci auguriamo per non augurargli di peggio che non sta bene, dovremo ricostruire l’Italia. Dovremo raccogliere i cocci della scuola, dell’università, della ricerca, affidate finora a chi non sarebbe stata in grado nemmeno di pulire un cesso. Dovremo riappropriarci della nostra credibilità all’estero, far capire che in Italia il sogno delle donne non è scopare con un vecchio di settantaquattro anni.
Ci vorranno politici di destra e di sinistra uniti per il bene del paese. Con una visione e un progetto.
A proposito. Fini ha vent’anni di meno di Berlusconi e parla di futuro con l’energia di chi può farcela. Quel futuro che Berlusconi non ha, se non da pensionato di lusso in qualche paradiso fiscale, e nonostante tutti i suoi soldi. 
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