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Volatili ingordi o volatili per diabetici per tutti?
Da qualche tempo nella mia città, Faenza, piovono tortore, uccise a decine ogni giorno da qualcosa che le sta sterminando. Può capitare, girando in macchina, di doverne schivare qualcuno, di questi poveri animali, agonizzante proprio in mezzo alla strada.
Il luogo dove si sta concentrando maggiormente la morìa delle tortorine è la zona industriale dove si trova un oleificio, noto soprattutto per appestare di miasmi coloro che entrano in città dall’autostrada.
Diversi enti stanno investigando le ragioni di questa strage, compreso il WWF, l’ASL e alcuni laboratori di analisi. C’è chi parla di semi tossici ingeriti dalle tortore, altri ipotizzano un avvelenamento da cianuro perché i becchi degli animali si sarebbero colorati di blu. Altri ancora non sanno spiegarsi il fenomeno e, saggiamente, attendono i risultati delle analisi tossicologiche che, in questi casi, possono essere determinanti per risolvere il mistero ma richiedono qualche tempo per essere completate.

Niente di certo ancora, quindi, nell’x-file romagnolo. Eppure stamattina, passando di fronte alla civetta di un’edicola, leggo questo straordinario titolo della “Voce di Romagna”:  “Risolto il mistero delle tortore, è stata un’indigestione”. Lo sponsor della teoria dell’uccello bulimico, riportata anche da Repubblica, è un ex consigliere regionale di Forza Italia, ora consigliere del ministro Renato Brunetta e giustamente la Voce, giornale molto ma mooolto vicino al centrodestra, la riporta come fosse vangelo.

Forse è voluto che chi legge distrattamente la civetta e passa oltre, senza approfondire l’argomento e scoprire magari, leggendo l’articolo completo, che il mistero non è affatto risolto, rimanga con l’impressione che 400 uccelli morti all’improvviso non significhino nulla per l’ambiente e la salute pubblica. In fondo è forse quello il compito di certa informazione attenta a non disturbare qualunque tipo di manovratore e a fornire pappe politically friendly già pronte da inghiottire e senza discutere. In ogni caso, l’ipotesi dell’indigestione aviaria, diciamolo pure, mi pare ‘na strunzata.

Mi ha ricordato tanto il “Tutti guariti i 52 intossicati” letto sul Carlino il giorno dopo essere stata ricoverata d’urgenza, assieme ad altri 51 , per una salmonellosi contratta da una tossinfezione alimentare in un albergo di Milano Marittima. Io e gli altri eravamo ancora in preda a dolori, febbre e fenomeni innominabili e qualcuno era pure in gravi condizioni ma il maggiore giornale dell’Emilia Romagna tranquillizzava i turisti che si accingevano a partire per le spiagge romagnole. Eravamo a fine luglio. Se eravamo tutti guariti dovevamo crederci. Da allora, per reazione, diffido in automatico di ciò che riportano i giornali.

Tornando alle nostre tortorine, e scusandomi per la nota autobiografica, dare da bere alla popolazione faentina la storia dell’indigestione senza prima avere escluso altre cause, vendere la favola degli uccelli che decidono magari di morire tutti assieme con una ultima grande bouffe di vinacce è anche abbastanza puerile.
Primo, gli animali che non vivono in cattività e che non sono sottoposti a sedentarietà e diete paraumane come cani e gatti non mangiano a schiantabudella e non conoscono l’obesità perché possiedono meccanismi di autoregolazione della fame molto più efficaci dei nostri.

Se davvero le tortore faentine hanno cominciato ad ingozzarsi fino a farsi scoppiare il fegato dev’essere intervenuto un agente tossico, chimico, batteriologico o virale, che ne ha compromesso l’equilibrio metabolico. Oppure, più semplicemente, hanno mangiato qualcosa di tossico in sé e in questo caso è indispensabile indagare affinché l’intossicazione non possa essere trasmessa inavvertitamente anche all’uomo.
In ogni caso, c’è qualcosa che non va nell’ambiente e va indagato al più presto senza dare l’impressione di voler chiudere il discorso con qualche scusa magra. Magari per non disturbare gli interessi delle importanti aziende locali.
Nessuno vuole accusare senza prove ma tirare fuori la storia dell’indigestione puzza più dei miasmi dell’oleificio in questione. 

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