Ma una pianta ogni tanto, no?

Di nuovo sulla strada. ‘Na traggedia. Sfrattate le O(r)gettine dall’alveare brianzolo e, quel che è peggio, non dal padrone di casa ma dall’amministratore condominiale con la motivazione che la loro presenza danneggerebbe il decoro del palazzo. Come se nessuno avesse notato fino ad ora l’alto tasso di passera pregiata in zona e non se ne fosse chiesta la ragione. Chissà se sfratteranno anche i lampioni, che potrebbero adesso diventare arredi equivoci?
Non sarà che, più del danno al decoro del palazzo (che non è architettonicamente la Reggia di Caserta, diciamolo) qualcuno si stia preoccupando della credibilità di tutti quei contratti in comodato d’uso, che a volte vengono usati per  pagare meno tasse ed ottenere agevolazioni dai comuni, sull’I.C.I. ad esempio, ed attirano i controlli dell’Agenzia delle Entrate come il miele le mosche?
C’è chi ha scritto oggi che, come al solito, nello sfratto delle O(r)gettine pagano le più deboli. Beh, se sono deboli con settemila euro a botta e i bonifici da diecimila, secondo quanto si dice, cosa dovrebbero dire le albanesi da cinquanta euro, servizio completo, con pure il pappone che le sfregia con l’acido?
In ogni caso, pagare l’affitto di tasca propria fa bene e dopo un po’ ci si abitua. Come a pagare luce e gas. Se vogliamo parlare di debolezza, pensiamo piuttosto agli abitanti dell’Aquila centro che hanno ancora le case e le attività distrutte ma nonostante tutto le tasse devono pagarle.
E poi, tranquilli, forse il dramma delle papigirls sbattute on the road è solo rinviato.

(ASCA) – Roma, 21 gennaio – ”Il Consiglio dei ministri ha autorizzato, su mia proposta, la presentazione di un emendamento al decreto ‘mille proroghe” all’esame del Parlamento che proroga la sospensione degli sfratti, limitatamente a talune categorie sociali, al 31 dicembre 2011”. Lo annuncia il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, al termine della seduta del Consiglio dei ministri.

Coincidenza? Straordinario tempismo? L’ennesima legge ad personam? O, per meglio dire, ad lupanarae?
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