Negli anni ’30, la grande popolarità della radioattività come mirabolante novità del panorama scientifico diede l’idea ad alcuni produttori di commercializzare prodotti che contenevano o pretendevano contenere elementi radioattivi come il torio e il radio.
Molti decenni prima del Viagra, ci fu chi inventò queste supposte al radio, che si diceva compissero miracoli. Un altro tizio inventò il “Radioendocrinator”, uno strumento contenente radio  da applicare di notte sotto i gioielli di famiglia che, benevolmente irraggiati, avrebbero dato il meglio di sé alla prova del nove. William J. Bailey, l’inventore, era talmente entusiasta delle proprietà benefiche del radio che se lo beveva abitualmente sciolto in acqua a mo’ di bibita, oltre ad indossare ogni notte il Radioendocrinator. Morì nel 1949 di cancro alla vescica.

Stranezze di  altri tempi, direte. Frutti dell’ignoranza. Anche ai giorni nostri invece, e nei giorni di Fukushima, c’è chi sostiene, come questa biondona americana, Ann Coulter, opinionista conservatrice, che le radiazioni fanno bene, che una dose quotidiana può addirittura prevenire il cancro. Che cara, non le regalereste per il compleanno un bel dildo al plutonio da usare regolarmente mattina e sera, prima e dopo i pasti, negli orifizi principali?

Ieri ho rivisto “Sindrome Cinese” il film americano del 1978 che, uscito pochi giorni prima del disastro mancato alla centrale nucleare di Three Mile Island, raccontò le possibili conseguenze della sottovalutazione del pericolo legato alla mancata osservanza della sicurezza nel nucleare civile.
A parte l’ipotesi fantasiosa del nocciolo fuso che perfora la crosta terrestre fino a raggiungere gli antipodi, la famosa “Sindrome Cinese” del titolo, fantasiosa nel senso che un nocciolo fuso esploderebbe ben prima venendo a contatto con le falde acquifere sottostanti la centrale con conseguenze non meno catastrofiche; a parte questo, dicevo, tutto ciò che viene raccontato in questo film di più di trent’anni fa è ancora maledettamente attuale. La possibilità che un disastro di proporzioni incalcolabili nasca da un errore, da un indicatore di pressione guasto, dalla stupidità umana e anche dalla volontà di chi, colpevolmente, falsifichi i dati sulla sicurezza per risparmiarne sui costi, sono tutti fattori che hanno concorso a causare l’incidente di Chernobyl del 1986.

Le ultime notizie dal Giappone e dall’impianto nucleare di Fukushima I fanno pensare ad un incidente serio, visto che la radioattività è aumentata, si riparla di divieto di consumazione di alimenti provenienti dalla zona della centrale e, in ogni caso, l’emergenza non è finita perchè si parla di lotta contro il tempo e addirittura di necessità di sigillare tutto l’ambaradan con un sarcofago. Insomma, il ritorno della foglia larga*.

Credo che uno dei problemi che dovremo affrontare, nella sventurata ipotesi del sarcofago, sarà quella di reclutare i “liquidatori”, le eroiche persone da mandare in loco a lavorare a contatto diretto con il plutonio, il DU e l’uranio.
Una proposta l’avrei, visto che abbiamo tanti nuclearisti convinti che il nucleare sia assolutamente sicuro. Una roba realmente pulita. Bene, a fare le pulizie mandiamoci quelli che compaiono in questo gioiellino di compilation che ho trovato su Facebook.

Certo, sarebbe dura poi fare a meno di Gasparri, Casini, Zaia, Galan, Cota, Brunetta e le sue 50 centrali entro il 2020 e Testa. Per non parlare del nostro Nanocurie che ci regala l’affermazione più inquietante di tutte e che lo configura sempre più come elemento altamente rognattivo : “Ormai, dopo Chernobyl non vi sono stati mai altri incidenti”… Mamma mia!

E Scajola? Uno che dice: “Io, se potessi scegliere dove mettere una centrale nucleare, me la metterei nel giardino di casa.” Chi lo sa, magari potrebbe trovarne una domattina, svegliandosi, dietro il garage. Regalatagli a sua insaputa.

* Chi ha vissuto i giorni di Chernobyl ricorderà che in Italia, per diversi giorni dopo il disastro, furono bandite le verdure a foglia larga, spinaci ed insalata.