Scusate se la meno ancora con il nucleare ma, viste le velleità da apprendisti stregoni dei nostri sciagurati governanti, che credono che sia assolutamente sicuro e progettano perfino gli stress test sulle centrali (neanche fossero le poltrone dell’IKEA), credo sia necessario battere la barra d’uranio finché è calda.

Ieri è arrivata sull’Italia, dopo aver attraversato gli Stati Uniti e l’Atlantico, la “nube” radioattiva proveniente da Fukushima. A sentire il ministro della salute Fazio non c’è stato alcun pericolo e non ci sarà neppure nei prossimi giorni. “Il nucleare è assolutamente sicuro”.
Tanto, i media oppiacei tipo la televisione non parlano dell’incidente di Fukushima se non per minimizzarlo e comunque, confondendolo con i nanocurie e i roentgen, i millisievert, i becquerel e le supercazzole prematurate con scappellamento allo stronzio radioattivo, il cittadino medio non riesce a quantificare il pericolo e finisce per non temere più qualcosa che, tutto sommato, non vede e non sente. Che saranno mai questi radionuclidi, con tutte le porcherie che già respiriamo!

Peccato che le ultime notizie da Fukushima, che si possono trovare su Internet sui siti che si ostinano a fare informazione e non bunga bunga,  non siano per niente rassicuranti.
Innanzitutto pare che il reattore 3, quello alimentato a MOX (combustibile a base di uranio impoverito e plutonio), sia ridotto più o meno così, (confronta con il reattore 4 di Chernobyl); si sospetta che il nocciolo sia scoperto e stia emettendo radiazioni e, a questo punto, pare quasi certo che il livello INES complessivo dell’incidente sarà elevato a 6 (il penultimo stadio di gravità prima della catastrofe).
Del resto, che fosse successo un leggerissimo casino nell’impianto giapponese, a causa del terremoto, era ormai evidente.
E’ stata riscontrata radioattività nel mare, a Tokyo l’acqua potabile è stata vietata ai bambini, i pompieri che lavorano da giorni alla centrale cominciano a patire le conseguenze fisiche dell’esposizione alle radiazioni. Una “nube radioattiva” si è comunque sprigionata dalla centrale e sta facendo il giro dell’emisfero settentrionale. Quindi? Insistiamo a dire che il nucleare è “assolutamente sicuro”?

All’epoca di Chernobyl si disse che il più grave incidente della storia dell’energia nucleare era stato causato dall’imperizia, dalla vetustà dell’impianto, dall’errore umano e, perché no, dalla mentalità sovietica tendente all’inganno ed all’occultamento della verità. In molti documentari tipo National Geographic l’incidente di Chernobyl viene considerato in pratica l’ultimo crimine del comunismo.
Sottintendendo che, da noi nel mondo occidentale e tecnologicamente progredito che ha sconfitto il comunismo, una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere e mai lo potrà.
Ma è proprio così? Vediamo.
Se è indubbiamente vero che, quella notte a Chernobyl, fu condotto un test sperimentale (uno stress test di quelli che piacciono a Romani?) sotto il comando di un funzionario mediocre e ottuso che non fece nulla per evitare il disastro, la classica testa di cazzo nel posto sbagliato al momento sbagliato, è altrettanto dimostrato che quella centrale presentava un difetto strutturale di fabbricazione del quale non erano stati messi al corrente gli uomini che vi lavoravano. In pratica condussero un test su un manufatto che non lo avrebbe retto.

Leggendo le cronache che faticosamente vengono riportate da Fukushima si scoprono cose interessanti. Tu chiamale, se vuoi, coincidenze.
Pare che anche il reattore numero 4 (numero sfigato) dell’impianto giapponese  presentasse un difetto di costruzione relativamente al contenitore in acciaio del nocciolo. Invece di cambiarlo, visto che costava 250 milioni di dollari, gli irresponsabili della centrale progettarono una “pezza” da applicargli sopra, mentre mettevano tutto a tacere e distribuivano mazzette e prebende a chi avrebbe potuto parlare. La rivelazione è stata fatta alla stampa da Mitsuiko Tanaka, uno dei progettisti della centrale.
E’ ormai noto che, nei primissimi giorni dopo il terremoto e con i danni alla centrale, quelli della TEPCO, la società elettrica che gestisce l’impianto di Fukushima, ritardò colpevolmente le operazioni di raffreddamento d’emergenza dei reattori in avaria con acqua di mare per paura di danneggiarli. Solo un’ingiunzione del governo giapponese li convinse a cominciare a raffreddare il calderone nucleare utilizzando l’acqua salata.
Anche stavolta, non mi pare che vi sia stata una grande glasnost nel raccontare la verità sull’incidente.
Le autorità giapponesi  invitano la popolazione ad evacuare volontariamente nei trenta chilometri attorno alla centrale. Non dovrebbero essere evacuati comunque, anche  non volenti, per il loro bene?
Cos’è, il culto capitalistico per il libero arbitrio e la libertà d’impresa?

Riassumendo, c’è uno schema che sembra ripetersi ogni volta che  avviene un disastro in una centrale nucleare. Analizzando lo schema, in caso di nuovi incidenti, si dovrebbe mettere in conto che: 1) chi ha fabbricato la centrale possa aver nascosto eventuali difetti di fabbricazione; 2) chi la gestisce potrebbe ritardare le manovre di spegnimento per paura di danneggiare gli impianti; 3) numerosi e vistosi interessi economici potrebbero avere interesse a nascondere o minimizzare le conseguenze di un incidente nucleare.

Tornando ai nostri ministri che ci rassicurano sulle nubi di radionuclidi che sorvolano il nostro territorio, è probabile che la diluizione della radioattività nell’aria e la distanza geografica dal Giappone consentano l’ottimismo. Una cosa però mi preoccupa lo stesso. Fazio dice che «attualmente abbiamo in stock un milione di pasticche di iodio e non prevediamo di produrne di più».
E’ noto che l’assunzione di ioduro di potassio in pastiglie protegge la tiroide dai danni dello iodio radioattivo  in caso di contaminazione ambientale. In pratica si satura la ghiandola con iodio “buono” per impedire che quello radioattivo vi si possa fissare.
Questa profilassi comunque dovrebbe avvenire in teoria su tutta la popolazione colpita, o per lo meno, su tutti i bambini. Anche essendo ottimisti, si tratterebbe di milioni di dosi. Il prodotto costa poco e, in ogni caso, lo iodio radioattivo ha un’emivita breve, per cui si tratterebbe di un trattamento sul breve periodo.

Domandina per il ministro: un misero milione di pasticche in stock a cosa serve? A chi serve? Alla casta ed ai suoi parenti soltanto?
Cos’è, a BigPharma non conviene l’affare mentre invece per i vaccini contro le influenze fantasma si possono buttare nel cesso ogni anno milioni di euro? Dobbiamo arrangiarci privatamente con il farmacista perché lo Stato non vuole pensieri? Giusto per saperlo.

Del resto, anche al di fuori dell’emergenza da centrale in avaria, sul nucleare e sugli effetti delle radiazioni in genere la medicina ufficiale ha un atteggiamento parecchio schizofrenico che alimenta i sospetti nell’utente finale.
A noi ragazze sugli anta, ad esempio, adesso fanno tre mammografie in meno di un anno perché dicono che devi tenere sotto controllo le microcalcificazioni. Tu domandi se non siano un po’ troppe tutte quelle proiezioni e loro ti rispondono, con il sorriso da gioconda, che il dosaggio è minimo e che è molto peggio quando vai dal dentista.
Va bene ma, casualmente, quest’anno il dentista mi ha già fatto tre lastre mettendomi il grembiulone ed il collare al piombo e dopo essere scappato nella stanza accanto e, alla stessa domanda, ha risposto che è peggio quando si fa la lastra del torace. Quindi? Quindi, per la dottoressa, il dosaggio è minimo e smettila di fare domande. 

Però, poco prima, prima di farti la tetta alla milanese, l’addetta al mammografo ti ha chiesto se sei ancora fertile, se sei incinta, se hai nei grossi sul seno. Ma il dosaggio non era minimo ed innocuo? Che facciamo, ci mettiamo d’accordo fra noi o chiediamo al ministro?
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