Ma che razza di donna è la berlusconide rettiliana? Non parlo delle elettrici retequattrodipendenti, paurose dell’invasione dei comunisti e degli extracomunitari superdotati; delle nostalgiche ridotte ad accontentarsi di un duce nano imbroglione in fondotinta o delle comparse pensionate che si prestano alla celebrazione del culto del diosilvio di fronte ai tribunali per la modica cifra di un panino con il salame, non essendo più in età da bunga bunga.
Parlo di quelle scelte a rappresentare elettori ed elettrici e beneficiate per questo di un posto di ministro, deputata, sindaca o sottosegretaria e che, in ogni buona occasione, vengono paracadutate dei talk-show a rappresentare il silviopensiero. Vere e proprie sacerdotesse sabbatiche del culto del diocaprone piduista, un’anticultura che fa dell’ignoranza più nera (anche in senso politico) la sua bandiera ed il suo orgoglio.
Addestrate ad aprire bocca solo per ripetere il disco con lo slogan preregistrato e che hanno probabilmente inserito nella schiena, come le bambole della mia infanzia, vomitano cazzate a getto come delle indemoniate. Nessun maestro della dialettica può farle ragionare  mentre parlano a vanvera delle imprese del loro pre-si-den-te-ber-lus-co-ni (ben scandito come una formula magica da streghe che rimestano nel pentolone) con quelle bocche che, se togli l’audio al televisore, ti sembra di guardare un film porno dove lui è già andato via e lei non se n’è accorta.
Delle due l’una. O per essere scelte da Silvio in politica bisogna essere già cretine in proprio oppure fanno loro un addestramento più terribile di quello dei marines, utilizzando tecniche da MKUltra, con lo scopo finale di distruggere ogni residuo di pensiero indipendente ed eventualmente intelligente.
Per anni si è discusso sulla responsabilità del berlusconismo nella degradazione ad uso consumistico e voyeuristico del corpo femminile, la famigerata cultura della triade “cosce-tette-culi” che da trent’anni okkupa ogni canale televisivo. 
Ora, grazie alle ultime vicende giudiziarie, abbiamo avuto le prove che la televisione in Italia non è espressione della liberazione sessuale anni settanta ma nient’altro che una versione mediatica edulcorata del bunga bunga e la perfetta metafora del vecchio che fa puf, puf con la pompetta e si illude di essere Rocco Siffredi. Una pia illusione, come il fatto che il vecchio sia un grande statista.
Donne oggetto, bambole per uomini che vengono inconsapevolmente addestrati da decenni ad unirsi alla personale perversione del capo guardone. Guardare ma non toccare, delegare ma non decidere. Ghe pensi mi, anche alla scopata. Tu guarda le veline e dammi il voto. “Guarda e taci”, una versione moderna del fascista “Mangia e taci”. Poi tanto le tocco io perché io solo ho i soldi per farlo, visto che le fighe di pregio vanno solo con i ricchi. Perché le donne sono solo delle grandi puttane.
Se finora la devastazione del femminino era riservata ai corpi, ora siamo passati ai cervelli e l’opera di dispregio verso la Donna in generale è quasi completa. Se questo maledetto berlusconismo un giorno finirà, alle sue spalle si lascerà, tra i numerosi cadaveri sul campo, anche quello della reputazione femminile in politica, così faticosamente costruito, dopo il buio fascista, da decenni di impegno di donne di tutte le classi sociali e di tutte le opinioni politiche.
Uno che dice di amare le donne avrebbe cercato il meglio in ogni campo, sarebbe andato ad offrire di collaborare al governo del paese alle donne studiose, preparate, che lavorano come muli faticando il doppio perché da loro ci si aspetta sempre di più che dagli uomini. Senza guardare solo lo stacco di coscia e la quinta di wonderbra ma alla sostanza, alle idee. Accettando perfino le brutte, se portatrici di grande professionalità.
E’ evidente però che un mediocre non può che circondarsi di mediocri. E un mediocre misogino andrà a cercare il peggio della trivialità ed ignoranza femminile, accettando della donna solo l’elemento estetico e di richiamo sessuale. 
Le ricche imprenditrici espressione di un governo di pura casta, ad esempio, come la Brambilla, la Prestigiacomo o la Lombrichetto Moratti (una delle poche carampane ammesse alla corte, assieme alla carampana chirurgicamente modificata Santanché)  non devono essere certo in grado di offuscare la (presunta) bravura del capo. Anzi, qualche magagnetta, qualche pregresso fallimento sono vivamente consigliati, visto che lui rischiava di fallire se non scendeva in politica, ormai lo sanno anche i sampietrini per strada.
Va bene che devono ripetere la lezioncina a pappagallo e che non è richiesta, per questo, una particolare attività cerebrale di tipo corticale. Che se non capiscono un cazzo della materia ministeriale della quale sono eventualmente destinate ad occuparsi, meglio. Tanto è il governo del far finta di fare.
E’ gente del suo livello, perché meravigliarsi?

Però l’idea devastante che uno si fa dopo tutti questi governi berlusconiani delle Gelmini, Brambilla, Prestigiacomo, Carfagna, Santanché, per tacer del ciarpame eletto solo per meriti sessuali di bunga bunga, è che le donne, invece di fare politica, è meglio che restino in cucina a spignattare o a letto a darsi da fare.
E’ peggio di quanto succedeva durante il fascismo, che almeno alle donne non dava l’illusione di contare qualcosa ma le escludeva completamente dalla politica, privandole prima di tutto del diritto di voto.
E’ peggio della sottomissione talebana del burqa.
Il berlusconismo rischia di diventare, con gli esempi femminili che propone ed impone, la più violenta giustificazione della misoginia.
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