La migliore campagna elettorale per Pisapia, per giunta spontanea e gratuita, è quella che gli sta facendo la rete. E’ un tripudio di battute, vignette e gruppi a tema su Facebook partito dal tormentone “E’ colpa di Pisapia” e le sue mille varianti. 
Tutto questo mentre il nano pittato come una vecchia bagascia e talmente insicuro da aggrapparsi alla penna mentre farnetica in tv crede di spaventare i milanesi con gli zingari e le moschee e propone antiche visioni di piazze piene di bandiere rosse con le falci e i martelli, neanche stesse recensendo “Novecento” di Bertolucci. 
Un po’ poco. La sua pistolina fa clic, clic, clic. 
Se avesse un po’ più di fantasia in quel testone, come argomento de paura ci sarebbe la peste, a pensarci bene. Sient’amme’: Pisapia vuole consegnare il potere ai monatti e riempire Milano di lazzaretti perché in segreto sta tramando con Al Qaeda per contaminarla, a partire da Via Montenapo, con Yersinia Pestis. Lui si è già immunizzato in segreto con un antidoto. Lui e i punkabbestia dei centri sociali, che sono già pronti con le carrette per trasportare le sciurette e i cumenda, le casalinghe di Voghera e le vecchie passerottine con il bubbone ascellare fino ai lerci lazzaretti di Quarto Oggiaro prima che finiscano tutti al Monumentale.
Non sarebbe uno scenario credibile?
Meglio che taccia, va. Se no se per sbaglio mi legge Belpietro è capace di crederci e di farci il titolone in prima pagina: “La Peste a Milano se vince Pisapia”.
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