Tra le pieghe delle notizie di ieri è sfuggito sicuramente ai più un retroscena inquietante della nostra politica estera. Secondo il ministro Bossi, suo figlio, il Trota, ha partecipato agli incontri tra B. e Hillary Clinton dove si parlava di missioni internazionali e della nostra partecipazione ad esse.  Qualcuno ha scritto che The Trout era il traduttore ufficiale dell’incontro ma sinceramente questa è talmente grossa che credo se la siano inventata gli articolisti per farci ridere.
Ad ogni modo, il commento dell’Umberto sull’ennesima vittima italiana della guerra in Afghanistan, morta ieri in un’imboscata, è stato che non bisogna più mandare i nostri soldati in missione all’estero perché: 1) costano troppo e, 2) ogni tanto muoiono.
Non vorrei che, suggestionato dalle visioni cinematografiche e da play-station del giovane virgulto, il grande stratega di Varese non stia pensando di sostituire i nostri soldati in ciccia e ossa, non potendo mandarli a morire per 800 euro al mese o precettandoli, visto che la destra ha voluto un esercito professionale, con soldatini supertecnologici e transformers che, a fronte di un investimento iniziale, almeno non hanno la sfiga di morire. Soprattutto speriamo che il motivo della presenza del Trota all’incontro non sia stato per offrire quel tipo di suggerimento a Hillary Clinton. Forse, più semplicemente, volendo sincerarsi di ciò che B. avrebbe detto agli americani, Bossi ha fatto fare al figlio un salto di specie: da trota a cimice vivente. 
Annunci