“Troviamo un accordo per evitare l’Armageddon economico. E’ semplice, serve un approccio equilibrato, sacrifici condivisi e l’intenzione di fare scelte impopolari da tutte le parti. Questo significa spendere meno sui programmi interni, spendere meno per la difesa e prendere le leggi fiscali e tagliare alcuni sgravi e deduzioni degli americani più ricchi. Sono pronto a fare quello che è necessario per risolvere questo problema, anche se impopolare, mi aspetto che i leader del Congresso diano prova della stessa volontà per arrivare a un compromesso”. (Barack Obama, 16 luglio 2011)

C’è una novità succulenta in Italia. Più che i poveri, che poveri lo sarebbero rimasti comunque con qualunque manovra e qualunque governo, la crisi la pagheranno i redditi medio-bassi, soprattutto la classe media, con una decisione che un governo di sinistra avrebbe fatto fatica a prendere perché della classe media avrebbe avuto paura. Classe media che si innamorò del padrone dello stalliere perché aveva le televisioni che vomitavano oscenità, rotoloni e sofficini ad ogni ora del giorno e per questo faceva tanto libbertà e libberismo; uno che l’ha abbindolata facendole credere che, essendo un grande imprenditore (in realtà sceso in politica per non fallire già vent’anni fa) avrebbe fatto i suoi interessi e l’avrebbe resa ricca come lui. Uno che era Gatto e Volpe allo stesso tempo e che ha fottuto qualche milione di Pinocchi suoi concittadini, come scrivono i giornali stranieri, facendo loro innaffiare l’albero degli zecchini. Un albero che non è mai esistito ma che i papiminkia erano convinti svettasse pieno di dobloni e pezzi da 500 euro nel loro giardino e chi non lo vedeva era una zecca comunista.
Pensate a cosa hanno creduto, questi dementi. Che un miliardario, anzi un fantastiliardario, uno con quaranta case e abituato a pagarsi le zoccole a migliaia di euro a botta, potesse rendersi conto di cosa significa tirare avanti ed avere la forma mentis adatta per governare lo stile di vita della classe media. 
Da un certo punto di vista non era neppure colpa sua. Quando lui continuava a dire che la crisi non c’era, credete che lo dicesse per cattiveria, per sadismo? No, a parte la stupidità e l’impudicizia di dirlo, per lui la crisi effettivamente non c’era. Stranamente era sincero.
Poi, ovviamente, quando sono andati a strappargli con la pinzetta 560 milioni di peli dal culo con la sentenza del Lodo Mondadori, si è finalmente svegliato ed ha cominciato a piangere miseria e a sentirla anche lui, la crisi. Ma ovviamente hanno dovuto andarlo a pungolare nel patrimonio, altrimenti continuava a dormire.
Non pagherà la crisi la classe medio-alta, quella per la quale del resto la crisi non è mai veramente esistita,  a partire dai medici a 150+ euro a visita, dagli avvocati da 600 euro per un colloquio preliminare, dai commercialisti, dai notai, da certi bottegai con il ricarico a volontà; tutta gente che se ti fa la fattura è perché la Finanza gli ha appena fatto visita, altrimenti ciccia e che le tasse non le paga passando dalle forche caudine come chi è lavoratore dipendente ma riesce spesso e volentieri ad evaderle. Evadono per un motivo semplice, perché nessuno gliele trattiene alla fonte ma aspetta che le dichiarino di loro spontanea volontà. La crisi non la pagheranno perchè di loro il governo, evidentemente, ha un po’ più di paura, ma presto capirete il perché.
A proposito di Fiamme Gialle ed affini. Pagherei qualsiasi cifra per vedere in questi giorni le facce degli imprenditori che hanno votato B. per solidarietà di corpo, quegli imprenditori che magari si sono visti mettere i sigilli all’attività dalla Finanza, oppure quegli altri che ne ricevono la visitina regolarmente assieme ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate, magari per un controllo su uno scontrino non fatto o una fattura di dieci anni fa e che si vedono fare il verbale con conseguente multa da pagare ad Equitalia per migliaia di euro. Chissà come l’hanno presa a leggere le notizie sui sospetti degli inquirenti che per fare i controlli alle aziendacce di B., del loro nano della Provvidenza, la Finanza prima telefonasse per sapere se la visita disturbava. Le facce, le facce, vi prego.
Quanto gli sta bene agli italiani. Come un Caraceni su misura. Come se lo meritano, questo governaccio, il peggiore di tutti i tempi. Se non fosse che ci andiamo di mezzo tutti bisognerebbe tramutare questa situazione in uno stato permanente, in una pena infernale eterna. Punizione che non sarebbe ancora abbastanza per chi se l’è cercata fino in fondo. E non è ancora finita, ci sarà ancora da divertirsi.
Avrete saputo, spero, che nel mezzo della notte, come i ladri d’appartamento, questi infami manigoldi si sono riuniti nelle stanze del potere e si sono fatti le leggine paraculo per blindare la legislatura fino al 2013 e cancellare i tagli ai loro privilegi. Promessi di giorno e cancellati di notte.
Non pensate però che qui sia solo colpa del nano e del suo circo. Peter Gomez, sul  “Fatto quotidiano” ha scritto qualcosa che condivido profondamente:

“Nel nostro Paese, in maniera assolutamente bipartisan, ci sono un milione e 300mila persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica. Amici, parenti, ex camerati ed ex compagni. Gente che grazie all’attività di partito (magari condotta nell’onestà e buona fede più assolute) ha pianificato la propria esistenza presente, passata e futura. Gente che se fosse costretta ad andare a casa non saprebbe proprio cosa fare. Vi dice niente, a questo proposito, l’astensione di parte dell’opposizione sull’abolizione (mancata) delle province?”

Questa casta parassita ci costa, tra parentesi, 24 miliardi. Oltre ai politicanti puri, vi sono poi le varie caste professionali: i medici, gli avvocati, i notai, l’élite tradizionale ed ovviamente l’eterna Chiesa. Poi gli imprenditori, compresi quelli più spregiudicati ed impresentabili che pagano il pizzo alla politica. Infine, ed è la novità introdotta dal berlusconismo, gli inquisiti e i condannati che ormai rischiano di diventare maggioranza all’interno della casta. La casta mira a proteggere sé stessa e ad ampliare a dismisura i propri privilegi. Siccome sono già ricchi ma la permanenza nelle stanze del potere, attraverso i meccanismi della corruzione neoplastica che corrode il tessuto della nazione, li rende straricchi, ecco che diventano tutti come B., incapaci di mettersi nei panni dell’impiegato o dell’operaio.

La Casta, formata dalle elite tradizionali, dalle classi medio-alte, dalle malavite che approfittano dei favori dei politici non pagheranno la crisi. La pagheremo noi che della Casta non facciamo parte, che ne siamo espulsi, i cui membri non possiamo neppure toccare perché siamo solo marmaglia impura da gasare con il CS.

Tutto questo è infinitamente peggio di Tangentopoli perché dalla situazione attuale si uscirebbe solo con una Rivoluzione alla francese, con i tagli orizzontali si, ma a livello del collo.